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2022-01-21
Il Cav tiene il banco, ma se alla fine salta proverà a chiudere su Casellati o Draghi
Matteo Salvini e Silvio Berlusconi (Ansa)
Mario Draghi al Quirinale e «governo fotocopia», ovvero composto dagli stessi ministri in carica oggi con Marta Cartabia premier: è la soluzione al rebus istituzionale che si va delineando in queste ore. Intendiamoci: si tratta dello striscione d’arrivo di una tappa ancora assai lunga e piena di salite e insidie. La prima: finché Silvio Berlusconi non scioglierà la riserva, il centrodestra resta congelato. Il Cav, a quanto trapela, entro domenica dovrebbe comunicare agli alleati se ha deciso di giocarsi le sue carte alla quarta votazione oppure no. «Non c’è nessun ritiro», dicono in serata alla Verità altissime fonti di Forza Italia. Il giorno della ufficializzazione della decisione di Berlusconi dovrebbe essere domenica, la prima votazione è prevista per lunedì. Silenzio assoluto sui numeri da Arcore, mentre dal M5s trapela che una ventina di parlamentari pentastellati avrebbero dato l’ok al Cav. Ma se alla fine dovesse ritirarsi, cosa farebbe Berlusconi? Il sospetto di Matteo Salvini e Giorgia Meloni è che Silvio scelga, in caso di rinuncia, di indossare i panni del padre nobile e aprire lui la trattativa con il centrosinistra su un altro nome. L’ipotesi di un via libera a Draghi da parte di Berlusconi resta in campo, anche se dal quartier generale azzurro fioccano smentite; salgono a dismisura, invece, le quotazioni della presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati. La Casellati è una berlusconiana della prima ora, è stata votata alla seconda carica dello Stato anche dal M5s, libererebbe la sua poltrona seppure per soli sette mesi: per Berlusconi sarebbe una quasi vittoria. Italia viva, a quanto ci risulta, convergerebbe immediatamente sul suo nome allargando ufficialmente il campo del centrodestra e aprendo il varco al M5s. «Siamo di fronte a un quadro chiarissimo», dice alla Verità Gianfranco Rotondi, vicepresidente dei deputati di Forza Italia, «che ci sforziamo di complicare. Il centrodestra ha candidato Berlusconi, e la verifica sui voti supplementari può avvenire solo in aula. Non c’è una convergenza di partiti, si tratta di agglomerare una serie di consensi personali. Per adesso ha già vinto: il mondo parla solo di lui, ha frenato una candidatura come quella di Draghi che sembrava invincibile, e se anche le cose alla quarta votazione dovessero andare male si iscriverebbe al club dei mancati presidenti della Repubblica». Il ragionamento di Rotondi rispecchia la sensazione di quelli che hanno seguito la parabola politica di Berlusconi: le varie fonti interpellate concordano sul punto che all’ex premier la voglia di giocarsela, la partita della vita, non è passata. Così come è sostanzialmente impossibile fornire agli alleati i nomi e i cognomi dei grandi elettori non di centrodestra disposti a votarlo: un minuto dopo l’operazione sarebbe fallita.
«Gli alleati devono dare una prova d’amore», azzarda un big azzurro, «l’ultima. Queste storie sui kingmaker sono fuffa per retroscenisti, se Berlusconi cade in aula per il centrodestra non cambia assolutamente niente, i numeri quelli sono, a sinistra non c’è niente. Silvio punta anche sui dispetti incrociati nel campo avverso. Il passo indietro gli farebbe avere qualche complimento dai giornali di sinistra, tutto qui, e forse neanche questo». Mentre ad Arcore si continua a far di conto Matteo Salvini continua a fare incontri: nella giornata di ieri il leader della lega vede Giuseppe Conte e Maurizio Lupi. Con Conte, a quando si apprende, l’incontro va molto male: Giuseppi propone a Salvini alcuni nomi, tra i quali quello di Paola Severino, un modo come un altro per far sobbalzare il capo della Lega sulla sedia. «Conte», sospira una fonte del M5s, «vuole andare alle elezioni anticipate, lo sappiamo da tempo, sta lavorando per far crollare tutto». «La Lega», fanno sapere fonti del Carroccio, «ribadisce il ruolo determinante di Silvio Berlusconi. In tutte le occasioni, pubbliche e private, Matteo Salvini ha sottolineato la volontà di tenere unita la coalizione in ogni passaggio relativo al Quirinale, con l’obiettivo di offrire al paese una scelta di alto profilo». «Quello che ci lascia perplessi», riflette con La Verità una fonte autorevole di Fratelli d’Italia, «è l’immobilismo. Avevamo deciso di riunire i capigruppo, di istituire un tavolo permanente, invece non è stato fatto niente». «Il vertice di centrodestra», incalza Giorgia Meloni, «deve essere ancora convocato. Inevitabile che si svolga prima della fine della settimana. Se non sarà convocato lo chiederò ufficialmente».
Intanto, sembra in via di risoluzione il problema del voto per i grandi elettori positivi al Covid o in quarantena: la proposta del presidente della Camera, Roberto Fico, è quella di allestire una cabina elettorale nel parcheggio della Camera dei deputati, in via della Missione per far votare i grandi elettori senza scendere dall’auto, in modalità drive-in. È necessario un intervento normativo ad hoc del governo. Intanto, Draghi prosegue i suoi faccia a faccia: ieri ha incontrato il direttore generale del Dis, Elisabetta Belloni, e il presidente di Exor, Stellantis, Gedi e Ferrari, John Elkann.
Onorato ebbe un incontro con Toninelli grazie a Grillo
La chat tra l’armatore Vincenzo Onorato e Beppe Grillo è lunghissima, perché come ha spiegato anche l’avvocato dell’imprenditore, Pasquale Pantano, i due sono amici da oltre 40 anni. Sembra addirittura che si conobbero corteggiando la stessa ragazza. Poi l’allora comico iniziò a lavorare sulle navi di Onorato e da allora i due non si sono più persi. Forse l’errore è stato proprio non separare questa loro amicizia dagli affari quando «Beppe», così è salvato sul cellulare di Onorato, è diventato l’ingombrante garante del primo partito italiano.
In quella veste Grillo ha iniziato a preoccuparsi per l’amico quando l’armatore viene travolto dai guai: prima un gruppo di obbligazionisti della Moby fa istanza di fallimento, poi respinta dal giudice di Milano; quindi, per la pressione di alcuni creditori, Onorato è costretto a fare a istanza di concordato; senza dimenticare il sanguinoso contenzioso che contrappone l’armatore al Ministero dello sviluppo economico per un debito di 180 milioni legato all’acquisto della Tirrenia.
Ma i giornali italiani sono più interessati dal procedimento per traffico di influenze illecite coordinato dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli e da Cristiana Roveda. Un fascicolo che vede indagati Grillo e Onorato in cui sono confluite le chat sequestrate all’imprenditore nell’inchiesta sulla fondazione Open.
I messaggi con esponenti grillini sono più della dozzina citata ieri dai giornali e riguardano diversi temi. Ma le comunicazioni che hanno attirato in particolare l’attenzione degli inquirenti sono quelle propedeutiche a un incontro con l’allora ministro dei Trasporti Danilo Toninelli. Che, ieri, con La Verità, ha ammesso l’appuntamento e lo ha spiegato così via Whatsapp: «Sì certo che c’è stato l’incontro. Come con tutti o quasi i concessionari di beni o servizi pubblici. Mi pare fosse inizio estate 2019. Si parlò della normativa sul regime fiscale per i marittimi di origine italiana e comunitaria. E visto che me lo chiederà le rispondo già dicendole che non parlammo della concessione in essere. E non avrebbe nemmeno avuto titolo per chiedermelo perché era già partita la pratica tutta interna al ministero per la gara pubblica finalizzata all’assegnazione della nuova concessione, visto che la precedente scadeva il 18 luglio 2020. Quindi si ricordi che la concessione quando io terminai il mandato da ministro era ancora abbondantemente in essere. Non come alcuni suoi colleghi hanno detto. Un saluto».
Onorato sarebbe uscito da quell’incontro piuttosto allibito: «Toninelli mi ha chiesto: “Ma lei che lavoro fa?”. Cosa avrei dovuto rispondergli?..» ha confidato ai suoi più stretti collaboratori. Insomma Grillo avrebbe utilizzato la sua «influenza», ma Toninelli, l’ex ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli e alcuni senatori e deputati non si sarebbero adoperati più di tanto per la causa. Ben diversa la posizione di un ex parlamentare, oggi potente lobbista, che compare nelle chat di Onorato in modo costante. C’è da capire se abbia ricevuto pagamenti e ottenuto risultati a livello legislativo. Ma il gran agitarsi di Onorato sarebbe motivato dal derby infinito tra armatori con la schiatta dei Grimaldi, che l’indagato considera nelle grazie della Lega di Matteo Salvini, anche perché la proposta di accordo sulla restituzione di 144 milioni (garanti da ipoteca) dei 180 dovuti al Mise è stata bocciata dal ministero guidato dal leghista Giancarlo Giorgetti. E a rendere ancora più sospettoso Onorato sono stati alcuni titoli di giornale che annunciavano come «top player» della Lega per battere Vincenzo De Luca in Campania proprio un Grimaldi.
E la sindrome da accerchiamento forse trova una giustificazione nelle chat dell’inchiesta Open, da cui risulta che Onorato, storico elettore della sinistra e tesserato del Pd è stato gettato a mare dal suo stesso partito proprio a favore dei Grimaldi. Il casus belli lo spiega lo stesso Onorato ai pm: «Devo premettere che ero iscritto al Partito democratico da tempo; ho stracciato la tessera del partito nella circostanza del ritiro della legge Cociancich (il secondo emendamento Cociancich-deputato del Pd, Ndr-) dal Parlamento da parte dell’allora ministro dei Trasporti Delrio. Tale legge era finalizzata al recupero dell’occupazione dei marittimi italiani».
Ma Onorato forse ignorava che Lotti e il presidente di Open Alberto Bianchi lo avevano già scaricato a favore dei Grimaldi. Il 13 febbraio 2018, nel pieno della campagna elettorale per le politiche Bianchi scrive a Lotti: «A pranzo vedo Grimaldi c’è qualcosa di simpatico che tu pensi possa dirgli?». L’ex ministro risponde: «Poco. Anche se alla fine la battaglia l’ha vinta lui, grazie a Delrio». Bianchi chiede, senza ottenere risposta se Grimaldi «lo sa che è grazie a Delrio?». Qualche ora dopo Bianchi relaziona Lotti sull’incontro: «Buon impatto con Grimaldi. Sabato ti dico, non sarebbe male tu lo vedessi prima del 4 (marzo, giorno delle elezioni politiche 2018, Ndr)».
E il 29 marzo Bianchi certifica con un altro messaggino Whatsapp a Lotti la volontà di sacrificare Onorato a vantaggio del competitor: «Sei d’ accordo nel coltivare rapporto con Grimaldi anche a costo di perdere Onorato, che tende ai grillini? Mi serve saperlo prima possibile». Lapidaria la risposta di Lotti: «Yes».
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Centrodestra congelato, domenica la decisione di Berlusconi. Giuseppe Conte propone la Severino a Salvini. Ipotesi Cartabia premier.L’inchiesta sui finanziamenti al fondatore dei 5 stelle: Onorato, mollato dai renziani, fu messo in condizione di fare le sue richieste direttamente al ministro. Il quale però assicura: «Non parlammo delle concessioni».Lo speciale contiene due articoli.Mario Draghi al Quirinale e «governo fotocopia», ovvero composto dagli stessi ministri in carica oggi con Marta Cartabia premier: è la soluzione al rebus istituzionale che si va delineando in queste ore. Intendiamoci: si tratta dello striscione d’arrivo di una tappa ancora assai lunga e piena di salite e insidie. La prima: finché Silvio Berlusconi non scioglierà la riserva, il centrodestra resta congelato. Il Cav, a quanto trapela, entro domenica dovrebbe comunicare agli alleati se ha deciso di giocarsi le sue carte alla quarta votazione oppure no. «Non c’è nessun ritiro», dicono in serata alla Verità altissime fonti di Forza Italia. Il giorno della ufficializzazione della decisione di Berlusconi dovrebbe essere domenica, la prima votazione è prevista per lunedì. Silenzio assoluto sui numeri da Arcore, mentre dal M5s trapela che una ventina di parlamentari pentastellati avrebbero dato l’ok al Cav. Ma se alla fine dovesse ritirarsi, cosa farebbe Berlusconi? Il sospetto di Matteo Salvini e Giorgia Meloni è che Silvio scelga, in caso di rinuncia, di indossare i panni del padre nobile e aprire lui la trattativa con il centrosinistra su un altro nome. L’ipotesi di un via libera a Draghi da parte di Berlusconi resta in campo, anche se dal quartier generale azzurro fioccano smentite; salgono a dismisura, invece, le quotazioni della presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati. La Casellati è una berlusconiana della prima ora, è stata votata alla seconda carica dello Stato anche dal M5s, libererebbe la sua poltrona seppure per soli sette mesi: per Berlusconi sarebbe una quasi vittoria. Italia viva, a quanto ci risulta, convergerebbe immediatamente sul suo nome allargando ufficialmente il campo del centrodestra e aprendo il varco al M5s. «Siamo di fronte a un quadro chiarissimo», dice alla Verità Gianfranco Rotondi, vicepresidente dei deputati di Forza Italia, «che ci sforziamo di complicare. Il centrodestra ha candidato Berlusconi, e la verifica sui voti supplementari può avvenire solo in aula. Non c’è una convergenza di partiti, si tratta di agglomerare una serie di consensi personali. Per adesso ha già vinto: il mondo parla solo di lui, ha frenato una candidatura come quella di Draghi che sembrava invincibile, e se anche le cose alla quarta votazione dovessero andare male si iscriverebbe al club dei mancati presidenti della Repubblica». Il ragionamento di Rotondi rispecchia la sensazione di quelli che hanno seguito la parabola politica di Berlusconi: le varie fonti interpellate concordano sul punto che all’ex premier la voglia di giocarsela, la partita della vita, non è passata. Così come è sostanzialmente impossibile fornire agli alleati i nomi e i cognomi dei grandi elettori non di centrodestra disposti a votarlo: un minuto dopo l’operazione sarebbe fallita. «Gli alleati devono dare una prova d’amore», azzarda un big azzurro, «l’ultima. Queste storie sui kingmaker sono fuffa per retroscenisti, se Berlusconi cade in aula per il centrodestra non cambia assolutamente niente, i numeri quelli sono, a sinistra non c’è niente. Silvio punta anche sui dispetti incrociati nel campo avverso. Il passo indietro gli farebbe avere qualche complimento dai giornali di sinistra, tutto qui, e forse neanche questo». Mentre ad Arcore si continua a far di conto Matteo Salvini continua a fare incontri: nella giornata di ieri il leader della lega vede Giuseppe Conte e Maurizio Lupi. Con Conte, a quando si apprende, l’incontro va molto male: Giuseppi propone a Salvini alcuni nomi, tra i quali quello di Paola Severino, un modo come un altro per far sobbalzare il capo della Lega sulla sedia. «Conte», sospira una fonte del M5s, «vuole andare alle elezioni anticipate, lo sappiamo da tempo, sta lavorando per far crollare tutto». «La Lega», fanno sapere fonti del Carroccio, «ribadisce il ruolo determinante di Silvio Berlusconi. In tutte le occasioni, pubbliche e private, Matteo Salvini ha sottolineato la volontà di tenere unita la coalizione in ogni passaggio relativo al Quirinale, con l’obiettivo di offrire al paese una scelta di alto profilo». «Quello che ci lascia perplessi», riflette con La Verità una fonte autorevole di Fratelli d’Italia, «è l’immobilismo. Avevamo deciso di riunire i capigruppo, di istituire un tavolo permanente, invece non è stato fatto niente». «Il vertice di centrodestra», incalza Giorgia Meloni, «deve essere ancora convocato. Inevitabile che si svolga prima della fine della settimana. Se non sarà convocato lo chiederò ufficialmente». Intanto, sembra in via di risoluzione il problema del voto per i grandi elettori positivi al Covid o in quarantena: la proposta del presidente della Camera, Roberto Fico, è quella di allestire una cabina elettorale nel parcheggio della Camera dei deputati, in via della Missione per far votare i grandi elettori senza scendere dall’auto, in modalità drive-in. È necessario un intervento normativo ad hoc del governo. Intanto, Draghi prosegue i suoi faccia a faccia: ieri ha incontrato il direttore generale del Dis, Elisabetta Belloni, e il presidente di Exor, Stellantis, Gedi e Ferrari, John Elkann.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-cav-tiene-il-banco-ma-se-alla-fine-salta-provera-a-chiudere-su-casellati-o-draghi-2656444928.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="onorato-ebbe-un-incontro-con-toninelli-grazie-a-grillo" data-post-id="2656444928" data-published-at="1642765602" data-use-pagination="False"> Onorato ebbe un incontro con Toninelli grazie a Grillo La chat tra l’armatore Vincenzo Onorato e Beppe Grillo è lunghissima, perché come ha spiegato anche l’avvocato dell’imprenditore, Pasquale Pantano, i due sono amici da oltre 40 anni. Sembra addirittura che si conobbero corteggiando la stessa ragazza. Poi l’allora comico iniziò a lavorare sulle navi di Onorato e da allora i due non si sono più persi. Forse l’errore è stato proprio non separare questa loro amicizia dagli affari quando «Beppe», così è salvato sul cellulare di Onorato, è diventato l’ingombrante garante del primo partito italiano. In quella veste Grillo ha iniziato a preoccuparsi per l’amico quando l’armatore viene travolto dai guai: prima un gruppo di obbligazionisti della Moby fa istanza di fallimento, poi respinta dal giudice di Milano; quindi, per la pressione di alcuni creditori, Onorato è costretto a fare a istanza di concordato; senza dimenticare il sanguinoso contenzioso che contrappone l’armatore al Ministero dello sviluppo economico per un debito di 180 milioni legato all’acquisto della Tirrenia. Ma i giornali italiani sono più interessati dal procedimento per traffico di influenze illecite coordinato dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli e da Cristiana Roveda. Un fascicolo che vede indagati Grillo e Onorato in cui sono confluite le chat sequestrate all’imprenditore nell’inchiesta sulla fondazione Open. I messaggi con esponenti grillini sono più della dozzina citata ieri dai giornali e riguardano diversi temi. Ma le comunicazioni che hanno attirato in particolare l’attenzione degli inquirenti sono quelle propedeutiche a un incontro con l’allora ministro dei Trasporti Danilo Toninelli. Che, ieri, con La Verità, ha ammesso l’appuntamento e lo ha spiegato così via Whatsapp: «Sì certo che c’è stato l’incontro. Come con tutti o quasi i concessionari di beni o servizi pubblici. Mi pare fosse inizio estate 2019. Si parlò della normativa sul regime fiscale per i marittimi di origine italiana e comunitaria. E visto che me lo chiederà le rispondo già dicendole che non parlammo della concessione in essere. E non avrebbe nemmeno avuto titolo per chiedermelo perché era già partita la pratica tutta interna al ministero per la gara pubblica finalizzata all’assegnazione della nuova concessione, visto che la precedente scadeva il 18 luglio 2020. Quindi si ricordi che la concessione quando io terminai il mandato da ministro era ancora abbondantemente in essere. Non come alcuni suoi colleghi hanno detto. Un saluto». Onorato sarebbe uscito da quell’incontro piuttosto allibito: «Toninelli mi ha chiesto: “Ma lei che lavoro fa?”. Cosa avrei dovuto rispondergli?..» ha confidato ai suoi più stretti collaboratori. Insomma Grillo avrebbe utilizzato la sua «influenza», ma Toninelli, l’ex ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli e alcuni senatori e deputati non si sarebbero adoperati più di tanto per la causa. Ben diversa la posizione di un ex parlamentare, oggi potente lobbista, che compare nelle chat di Onorato in modo costante. C’è da capire se abbia ricevuto pagamenti e ottenuto risultati a livello legislativo. Ma il gran agitarsi di Onorato sarebbe motivato dal derby infinito tra armatori con la schiatta dei Grimaldi, che l’indagato considera nelle grazie della Lega di Matteo Salvini, anche perché la proposta di accordo sulla restituzione di 144 milioni (garanti da ipoteca) dei 180 dovuti al Mise è stata bocciata dal ministero guidato dal leghista Giancarlo Giorgetti. E a rendere ancora più sospettoso Onorato sono stati alcuni titoli di giornale che annunciavano come «top player» della Lega per battere Vincenzo De Luca in Campania proprio un Grimaldi. E la sindrome da accerchiamento forse trova una giustificazione nelle chat dell’inchiesta Open, da cui risulta che Onorato, storico elettore della sinistra e tesserato del Pd è stato gettato a mare dal suo stesso partito proprio a favore dei Grimaldi. Il casus belli lo spiega lo stesso Onorato ai pm: «Devo premettere che ero iscritto al Partito democratico da tempo; ho stracciato la tessera del partito nella circostanza del ritiro della legge Cociancich (il secondo emendamento Cociancich-deputato del Pd, Ndr-) dal Parlamento da parte dell’allora ministro dei Trasporti Delrio. Tale legge era finalizzata al recupero dell’occupazione dei marittimi italiani». Ma Onorato forse ignorava che Lotti e il presidente di Open Alberto Bianchi lo avevano già scaricato a favore dei Grimaldi. Il 13 febbraio 2018, nel pieno della campagna elettorale per le politiche Bianchi scrive a Lotti: «A pranzo vedo Grimaldi c’è qualcosa di simpatico che tu pensi possa dirgli?». L’ex ministro risponde: «Poco. Anche se alla fine la battaglia l’ha vinta lui, grazie a Delrio». Bianchi chiede, senza ottenere risposta se Grimaldi «lo sa che è grazie a Delrio?». Qualche ora dopo Bianchi relaziona Lotti sull’incontro: «Buon impatto con Grimaldi. Sabato ti dico, non sarebbe male tu lo vedessi prima del 4 (marzo, giorno delle elezioni politiche 2018, Ndr)». E il 29 marzo Bianchi certifica con un altro messaggino Whatsapp a Lotti la volontà di sacrificare Onorato a vantaggio del competitor: «Sei d’ accordo nel coltivare rapporto con Grimaldi anche a costo di perdere Onorato, che tende ai grillini? Mi serve saperlo prima possibile». Lapidaria la risposta di Lotti: «Yes».
L’energia è anche al centro degli equilibri fra Russia e America. Ieri, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha rivelato al forum Letture Primakov che gli americani sarebbero pronti a partecipare alle forniture di gas russo all’Europa comprando la parte occidentale del Nord Stream e facendosi pagare dai paesi Ue un sovrapprezzo: «Gli americani stanno trattando per l’acquisto della sezione europea del Nord Stream, il suo ripristino e la sua gestione. Attraverso di esso potrà transitare solo il nostro gas. Noi forniremo il gas e loro lo rivenderanno. Ma credo che il prezzo sarà assai maggiorato».
Così, dopo che l’America ha mandato navi cariche del suo gas liquefatto in Europa, eccola proiettata a gestire il gasdotto sul fondo del Mar Baltico, danneggiato nel settembre 2022 da un attentato sottomarino di probabile matrice ucraina, come sostengono gli inquirenti tedeschi. Per Mosca non cambierebbe nulla, ma gli acquirenti europei pagherebbero royalties aggiuntive agli intermediari Usa. Beffa che riecheggia quanto si sussurrava nel 2025. Già allora il presidente americano Donald Trump evocava un ruolo di aziende Usa nel riparare il Nord Stream, poi erano uscite indiscrezioni secondo cui l’investitore Usa repubblicano Stephen Lynch avrebbe comprato il gasdotto e per altre voci anche l’ex-spia della Stasi, il servizio segreto tedesco-orientale, Matthias Warnig, già gestore di Nord Stream 2 per Gazprom, avrebbe avuto «un piano per riaprire il gasdotto col sostegno di aziende americane».
Di certo, i rapporti russo-americani restano centrali per la risoluzione della guerra ucraina, pur col rischio che i giganti s’accordino alle spalle dell’Europa. Lavrov ha detto che «si sta lavorando a una visita a Mosca degli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner». Oltre che di Ucraina ed economia, parleranno anche degli equilibri strategici fra Aquila e Orso. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, oltre a sostenere che «una difesa europea distinta da quella americana sarebbe ostile alla Russia», ha rammentato che «solo il deterrente nucleare preserva il mondo da una guerra globale, ma non scongiura guerre regionali». Monito agli Stati Uniti, per quella voglia di invulnerabilità che fin dal 2002 li spinse a stracciare il trattato Abm del 1972 che limitava le difese antimissile per garantire la deterrenza reciproca.
Sempre ieri, il segretario Usa alla Guerra, Pete Hegseth, ha annunciato su X che «ha avuto successo il primo test dello scudo antimissile Golden Dome», il sistema multistrato voluto da Trump per proteggere l’America. Hegseth non ha rivelato in quale poligono s’è svolto il collaudo, ma ha scritto che è stato provato il laser Dynamic defense autonomous defeat (Ddad), che guidato da IA abbatte missili da crociera e droni. È però solo il livello a bassa quota del Golden Dome, il cui nerbo sarà la futura rete di satelliti intercettori volti a distruggere missili balistici nemici nello spazio orbitale.
Sul conflitto ucraino, Lavrov ha ribadito che «la Russia non accetterà una tregua lungo la linea del fronte come condizione per l’avvio dei negoziati». I raid di droni ucraini sulle raffinerie hanno causato il razionamento di benzina in 20 regioni russe, mentre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sostiene, da rapporti di intelligence, che i droni hanno «distrutto 60.000 tonnellate di munizioni nell’arsenale della flotta di San Pietroburgo» e l’agenzia Reuters stima che «la raffineria di Mosca sarà ferma per sei mesi». Tuttavia la Russia rivendica un avanzamento delle sue truppe nel distretto di Sumy, mentre gli stessi militari ucraini parlano «di un’offensiva russa su larga scala su tutti i fronti», con particolari spallate a Vovchansk nelle ultime ore.
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La sede dell'Onu a Ginevra (iStock)
Eppure sembra proprio che dei diritti delle donne e dei diritti umani più in generale ci si interessi soltanto quando possono tornare utili a qualche causa progressista: in tutti gli altri casi si possono bellamente ignorare. Anzi, c’è persino chi sostiene che l’utero in affitto, lungi dal ledere i diritti femminili, sia esso stesso un diritto. Anche per questa ragione, ancora troppe nazioni lo permettono, più o meno surrettiziamente.
Di questo e di altri temi si è discusso lunedì a Ginevra, nel corso di una sessione Onu dedicata in particolare ai diritti delle madri, che sono stati oggetto di un nuovo rapporto della Alsalem. Stavolta non si tratta però del solito convegno in cui si sciorinano dati e si forniscono utili quanto velleitari suggerimenti sulle azioni da intraprendere. No, stavolta c’è anche qualcosa di molto concreto e potenzialmente rivoluzionario. A margine della sessione, infatti, si è tenuto un incontro intitolato «Creare slancio verso una moratoria sulla maternità surrogata», promosso da Italia, Cile, Camerun e dalla Santa Sede. Non può sfuggire l’importanza della presenza vaticana: se la Magnifica Humanitas di Leone XIV è un baluardo contro la commercializzazione della vita che ribadisce l’indisponibilità dell’essere umano e la sua irriducibilità alle logiche economiche, allora diventa quasi inevitabile che le parole del Papa si traducano in opere. E l’opera in questione dovrebbe appunto essere una moratoria internazionale sull’utero in affitto.
Come è facile immaginare, il percorso per giungere a un simile risultato non è affatto semplice, anzi è pieno di ostacoli e trappole. Ma intanto un primo passo è stato compiuto, con un fondamentale contributo dell’Italia. In vista, poi, c’è un secondo passaggio determinante. Le nazioni che hanno promosso l’incontro di lunedì, assieme ad altre che hanno partecipato, stanno preparando una dichiarazione politica congiunta sulla surrogazione. Una volta che questa sarà stata completata e firmata dal maggior numero di Paesi possibile si inizierà a lavorare sulla moratoria vera e propria.
«La maternità surrogata non è più una questione limitata alla legislazione nazionale o alle scelte individuali. È diventata un fenomeno globale, sempre più plasmato dai mercati internazionali, da accordi transfrontalieri e da profonde disuguaglianze tra le società e all’interno di esse», ha detto a Ginevra il ministro Eugenia Roccella, presente in rappresentanza dell’Italia. «In qualità di decisori politici, abbiamo la responsabilità di porre una domanda fondamentale: riconosciamo ancora ogni essere umano come una persona da rispettare, o siamo disposti ad accettare situazioni in cui gli esseri umani diventano un mezzo per soddisfare gli interessi e i desideri altrui?».
Le parole di Roccella sono state particolarmente determinate e condivisibili. «Il rapporto del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne e le ragazze», ha detto il ministro, «ha inserito la maternità surrogata nel contesto della violenza contro le donne e ha evidenziato come gli accordi di surrogazia possano creare condizioni che espongono donne e bambini a sfruttamento, coercizione, tratta e altre gravi preoccupazioni legate ai diritti umani. Quando esistono tali condizioni, la comunità internazionale non può semplicemente voltarsi dall’altra parte. Nel corso degli anni», ha proseguito Roccella, «l’Italia ha tradotto queste preoccupazioni in politiche pubbliche concrete. Il nostro ordinamento giuridico sostiene da tempo che la maternità surrogata sia incompatibile con la tutela della dignità umana e con i diritti delle donne e dei bambini. Più di 20 anni fa, l’Italia ha vietato tale pratica e ha stabilito sanzioni penali contro chi organizza, agevola o trae profitto da accordi di surrogazia. Più di recente, il nostro Parlamento ha rafforzato questo quadro estendendo la portata della legge italiana alla maternità surrogata praticata all’estero da cittadini italiani, riflettendo una semplice convinzione: la dignità umana fondamentale non può dipendere dai confini geografici».
Il punto, tuttavia, è che l’esempio italiano, se si vogliono ottenere risultati concreti, da solo non basta. «La natura sempre più transnazionale della maternità surrogata richiede un dibattito più ampio e una risposta internazionale coordinata», ha dichiarato Roccella. «Riconosciamo che gli Stati possiedono sistemi giuridici e prospettive differenti. Eppure crediamo anche che esista un terreno comune da cui possa emergere un progresso significativo. Questo terreno comune parte dalla convinzione che le donne non dovrebbero mai essere ridotte a strumenti di riproduzione e che i bambini non dovrebbero mai essere trattati come l’oggetto di una transazione. È proprio con questo spirito che verrà presentata una Dichiarazione politica congiunta».
Questa dichiarazione, secondo il ministro, dovrebbe ribadire «principi già sanciti dagli strumenti fondamentali del diritto internazionale dei diritti umani: la dignità intrinseca di ogni essere umano, il diritto delle donne di vivere libere da sfruttamento e coercizione, e i diritti dei bambini all’identità, alla protezione, alla vita familiare e al pieno riconoscimento del loro valore umano». Soprattutto, però, quel testo dovrebbe fissare «un impegno politico condiviso. Un impegno a sostenere l’adozione di una moratoria internazionale sugli accordi di maternità surrogata. E l’impegno ad avviare lo sviluppo progressivo di un quadro giuridico internazionale per abolire la maternità surrogata in tutto il mondo. Questa Dichiarazione», precisa Roccella, «non è la conclusione di un percorso. Ne è l’inizio. Rappresenta un invito a governi, organizzazioni internazionali, esperti e società civile a impegnarsi in un dialogo serio e costruttivo su come affrontare al meglio le sfide poste dalla maternità surrogata, tutelando appieno i diritti di tutte le persone coinvolte».
È arrivato dunque il momento di passare dalle parole ai fatti. Se si vuole mettere fine all’abominio della surrogazione occorre che tutte le nazioni si impegnino a proibirla. L’obiettivo è certo ambizioso, e difficile da raggiungere. Ma un primo passo è stato compiuto. Vedremo, da qui in avanti, chi dimostrerà di avere davvero a cuore i diritti delle donne.
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Le affermazioni del manager confermano ancora una volta come sui vaccini la Commissione europea abbia seguito una strategia che accentrava ogni decisione e potere d’acquisto, tenendo nascosti procedure e contratti. «Sui vaccini non facevamo nulla, nemmeno abbiamo visto i dossier, è stato fatto tutto a livello europeo», ha proseguito Scaccabarozzi, ribadendo più volte di essere stato praticamente all’oscuro di quello che si decideva a Bruxelles e veniva imposto ai Paesi membri, senza che qualche governo si ribellasse.
Dichiarazioni che anche oggi risultano sconcertanti, in quanto rilasciate dall’ex numero uno dell’associazione delle imprese farmaceutiche, che si è fatta un punto d’onore dell’avere rapporti con il mondo scientifico-sanitario «regolati da un codice deontologico a oggi tra i più rigorosi». «Non sapevamo le quantità di vaccini destinati all’Italia, nemmeno ci occupavamo della distribuzione, i vaccini erano recuperati alla frontiera dall’esercito», dice oggi il manager.
Eppure, l’8 luglio 2021, in occasione dell’assemblea pubblica di Farmindustria, nella sua relazione Scaccabarozzi affermava: «La collaborazione avviata in Italia con il ministro della Salute, Roberto Speranza, con la Commissione europea e più in generale con tutti i Paesi occidentali porterà nel mondo circa 11 miliardi di dosi dei vaccini contro il Covid-19 entro il 2021 [...] grazie ad una intuizione del ministro Speranza, oggi facciamo parte di un circuito di prenotazione europeo che, seppur ingiustamente criticato, ha fatto sì che nessuno in Europa rimanesse indietro rispetto ad altri».
Non solo, esprimeva apprezzamento nei confronti delle autorità regolatorie, come Aifa, «che hanno attivato dinamiche di lavoro nuove e senza precedenti. A cominciare dalla rolling review attuata dall’Ema che ha permesso di seguire passo dopo passo lo sviluppo della ricerca verificando sicurezza ed efficacia dei vaccini. Con un confronto continuo con le aziende assolutamente innovativo».
Non è dello stesso parere Maurizio Federico, dirigente di ricerca presso l’Istituto superiore della sanità (Iss), che nella successiva audizione ha portato all’attenzione la quantità di eventi avversi post vaccino Covid ignorati, e l’assenza della farmacovigilanza attiva nel nostro Paese.
Il virologo ha citato diversi studi, che negli anni hanno confermato la certezza e la complessità del problema effetti collaterali. Perfino i ricercatori di Moderna, pur con un database costituito su segnalazioni passiva e su una finestra di 21 giorni, dopo due anni di osservazioni «nel 2024 riportarono decine di migliaia di morti, e soprattutto miocarditi e pericarditi significative tra gli effetti collaterali», ha dichiarato l’esperto.
Per poi aggiungere: «Un anno prima un gruppo dell’Iss aveva pubblicato una revisione con dati presi dalla letteratura scientifica su miocarditi e pericarditi, e per questo subirono un’ispezione e un “procedimento disciplinare interno” da parte dell’Iss». Con una nota, Lucio Malan presidente dei senatori di Fratelli d’Italia e componente della commissione Covid ha evidenziato la gravità di quanto accaduto: «Chiediamo di approfondire la circostanza evocata dal dottor Federico, per fugare i dubbi - legittimi - che il provvedimento dell’Iss sia stato un ammonimento affinché certi studi sugli effetti avversi dei vaccini non intralciassero la campagna vaccinale in corso».
L’intervento del dirigente di ricerca è stato molto articolato. Dall’affermare che «non ha senso porre delle finestre temporali arbitrarie sugli effetti collaterali, ponendo delle limitazioni, perché la realtà biologica è altra cosa», alla «pericolosità» dei vaccini a mRna. «Persistono a livello di linfonodi e di altri tessuti della persona più di 30 giorni dopo la vaccinazione. Almeno fino a 60 giorni dopo il secondo inoculo. Altri studi hanno dimostrato una permanenza maggiore».
La Spike vaccinale «può avere un effetto tossico direttamente sulle cellule del miocardio» e dal 2022 si sa che questi vaccini Covid «sono potentissimi a creare un’enorme quantità di anticorpi, che però vanno a riconoscere proteine del nostro corpo, quindi possono innescare fenomeni di autoimmunità che restano stabili. Non sono facili da combattere».
La capacità della proteina Spike di creare problemi al sistema immunitario, è una delle questioni «mai affrontata in maniera metodica e controllata dalla governance italiana», ha sottolineato il ricercatore, benché i vaccinati in Italia siano almeno 40 milioni e gli mRna «possono in qualche modo influenzare la crescita delle cellule tumorali».
Dura la sua critica: «Va bene metter in commercio questi vaccini, in una situazione di emergenza, ma un ministero della Salute doveva istituire una vigilanza attiva dal primo giorno. È un vulnus gravissimo, le responsabilità politiche sono pesanti», osserva Federico.
Tra le considerazioni conclusive ha ricordato: «Nel nostro istituto c’è un centro delle malattie rare, molto efficiente. Perché tutte le persone che sono state colpite effetti avversi non meritano la stessa attenzione che hanno le persone con malattie rare? Hanno dato fiducia allo Stato eppure si sono sentiti abbandonate, non ottengono risposte». Infine l’amarezza: «Ho mandato almeno tre volte al ministro della Salute una proposta per avviare studi a livello nazionale sugli effetti collaterali del vaccino Covid. Nemmeno mi ha degnato di una risposta».
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