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2022-01-21
Il Cav tiene il banco, ma se alla fine salta proverà a chiudere su Casellati o Draghi
Matteo Salvini e Silvio Berlusconi (Ansa)
Mario Draghi al Quirinale e «governo fotocopia», ovvero composto dagli stessi ministri in carica oggi con Marta Cartabia premier: è la soluzione al rebus istituzionale che si va delineando in queste ore. Intendiamoci: si tratta dello striscione d’arrivo di una tappa ancora assai lunga e piena di salite e insidie. La prima: finché Silvio Berlusconi non scioglierà la riserva, il centrodestra resta congelato. Il Cav, a quanto trapela, entro domenica dovrebbe comunicare agli alleati se ha deciso di giocarsi le sue carte alla quarta votazione oppure no. «Non c’è nessun ritiro», dicono in serata alla Verità altissime fonti di Forza Italia. Il giorno della ufficializzazione della decisione di Berlusconi dovrebbe essere domenica, la prima votazione è prevista per lunedì. Silenzio assoluto sui numeri da Arcore, mentre dal M5s trapela che una ventina di parlamentari pentastellati avrebbero dato l’ok al Cav. Ma se alla fine dovesse ritirarsi, cosa farebbe Berlusconi? Il sospetto di Matteo Salvini e Giorgia Meloni è che Silvio scelga, in caso di rinuncia, di indossare i panni del padre nobile e aprire lui la trattativa con il centrosinistra su un altro nome. L’ipotesi di un via libera a Draghi da parte di Berlusconi resta in campo, anche se dal quartier generale azzurro fioccano smentite; salgono a dismisura, invece, le quotazioni della presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati. La Casellati è una berlusconiana della prima ora, è stata votata alla seconda carica dello Stato anche dal M5s, libererebbe la sua poltrona seppure per soli sette mesi: per Berlusconi sarebbe una quasi vittoria. Italia viva, a quanto ci risulta, convergerebbe immediatamente sul suo nome allargando ufficialmente il campo del centrodestra e aprendo il varco al M5s. «Siamo di fronte a un quadro chiarissimo», dice alla Verità Gianfranco Rotondi, vicepresidente dei deputati di Forza Italia, «che ci sforziamo di complicare. Il centrodestra ha candidato Berlusconi, e la verifica sui voti supplementari può avvenire solo in aula. Non c’è una convergenza di partiti, si tratta di agglomerare una serie di consensi personali. Per adesso ha già vinto: il mondo parla solo di lui, ha frenato una candidatura come quella di Draghi che sembrava invincibile, e se anche le cose alla quarta votazione dovessero andare male si iscriverebbe al club dei mancati presidenti della Repubblica». Il ragionamento di Rotondi rispecchia la sensazione di quelli che hanno seguito la parabola politica di Berlusconi: le varie fonti interpellate concordano sul punto che all’ex premier la voglia di giocarsela, la partita della vita, non è passata. Così come è sostanzialmente impossibile fornire agli alleati i nomi e i cognomi dei grandi elettori non di centrodestra disposti a votarlo: un minuto dopo l’operazione sarebbe fallita.
«Gli alleati devono dare una prova d’amore», azzarda un big azzurro, «l’ultima. Queste storie sui kingmaker sono fuffa per retroscenisti, se Berlusconi cade in aula per il centrodestra non cambia assolutamente niente, i numeri quelli sono, a sinistra non c’è niente. Silvio punta anche sui dispetti incrociati nel campo avverso. Il passo indietro gli farebbe avere qualche complimento dai giornali di sinistra, tutto qui, e forse neanche questo». Mentre ad Arcore si continua a far di conto Matteo Salvini continua a fare incontri: nella giornata di ieri il leader della lega vede Giuseppe Conte e Maurizio Lupi. Con Conte, a quando si apprende, l’incontro va molto male: Giuseppi propone a Salvini alcuni nomi, tra i quali quello di Paola Severino, un modo come un altro per far sobbalzare il capo della Lega sulla sedia. «Conte», sospira una fonte del M5s, «vuole andare alle elezioni anticipate, lo sappiamo da tempo, sta lavorando per far crollare tutto». «La Lega», fanno sapere fonti del Carroccio, «ribadisce il ruolo determinante di Silvio Berlusconi. In tutte le occasioni, pubbliche e private, Matteo Salvini ha sottolineato la volontà di tenere unita la coalizione in ogni passaggio relativo al Quirinale, con l’obiettivo di offrire al paese una scelta di alto profilo». «Quello che ci lascia perplessi», riflette con La Verità una fonte autorevole di Fratelli d’Italia, «è l’immobilismo. Avevamo deciso di riunire i capigruppo, di istituire un tavolo permanente, invece non è stato fatto niente». «Il vertice di centrodestra», incalza Giorgia Meloni, «deve essere ancora convocato. Inevitabile che si svolga prima della fine della settimana. Se non sarà convocato lo chiederò ufficialmente».
Intanto, sembra in via di risoluzione il problema del voto per i grandi elettori positivi al Covid o in quarantena: la proposta del presidente della Camera, Roberto Fico, è quella di allestire una cabina elettorale nel parcheggio della Camera dei deputati, in via della Missione per far votare i grandi elettori senza scendere dall’auto, in modalità drive-in. È necessario un intervento normativo ad hoc del governo. Intanto, Draghi prosegue i suoi faccia a faccia: ieri ha incontrato il direttore generale del Dis, Elisabetta Belloni, e il presidente di Exor, Stellantis, Gedi e Ferrari, John Elkann.
Onorato ebbe un incontro con Toninelli grazie a Grillo
La chat tra l’armatore Vincenzo Onorato e Beppe Grillo è lunghissima, perché come ha spiegato anche l’avvocato dell’imprenditore, Pasquale Pantano, i due sono amici da oltre 40 anni. Sembra addirittura che si conobbero corteggiando la stessa ragazza. Poi l’allora comico iniziò a lavorare sulle navi di Onorato e da allora i due non si sono più persi. Forse l’errore è stato proprio non separare questa loro amicizia dagli affari quando «Beppe», così è salvato sul cellulare di Onorato, è diventato l’ingombrante garante del primo partito italiano.
In quella veste Grillo ha iniziato a preoccuparsi per l’amico quando l’armatore viene travolto dai guai: prima un gruppo di obbligazionisti della Moby fa istanza di fallimento, poi respinta dal giudice di Milano; quindi, per la pressione di alcuni creditori, Onorato è costretto a fare a istanza di concordato; senza dimenticare il sanguinoso contenzioso che contrappone l’armatore al Ministero dello sviluppo economico per un debito di 180 milioni legato all’acquisto della Tirrenia.
Ma i giornali italiani sono più interessati dal procedimento per traffico di influenze illecite coordinato dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli e da Cristiana Roveda. Un fascicolo che vede indagati Grillo e Onorato in cui sono confluite le chat sequestrate all’imprenditore nell’inchiesta sulla fondazione Open.
I messaggi con esponenti grillini sono più della dozzina citata ieri dai giornali e riguardano diversi temi. Ma le comunicazioni che hanno attirato in particolare l’attenzione degli inquirenti sono quelle propedeutiche a un incontro con l’allora ministro dei Trasporti Danilo Toninelli. Che, ieri, con La Verità, ha ammesso l’appuntamento e lo ha spiegato così via Whatsapp: «Sì certo che c’è stato l’incontro. Come con tutti o quasi i concessionari di beni o servizi pubblici. Mi pare fosse inizio estate 2019. Si parlò della normativa sul regime fiscale per i marittimi di origine italiana e comunitaria. E visto che me lo chiederà le rispondo già dicendole che non parlammo della concessione in essere. E non avrebbe nemmeno avuto titolo per chiedermelo perché era già partita la pratica tutta interna al ministero per la gara pubblica finalizzata all’assegnazione della nuova concessione, visto che la precedente scadeva il 18 luglio 2020. Quindi si ricordi che la concessione quando io terminai il mandato da ministro era ancora abbondantemente in essere. Non come alcuni suoi colleghi hanno detto. Un saluto».
Onorato sarebbe uscito da quell’incontro piuttosto allibito: «Toninelli mi ha chiesto: “Ma lei che lavoro fa?”. Cosa avrei dovuto rispondergli?..» ha confidato ai suoi più stretti collaboratori. Insomma Grillo avrebbe utilizzato la sua «influenza», ma Toninelli, l’ex ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli e alcuni senatori e deputati non si sarebbero adoperati più di tanto per la causa. Ben diversa la posizione di un ex parlamentare, oggi potente lobbista, che compare nelle chat di Onorato in modo costante. C’è da capire se abbia ricevuto pagamenti e ottenuto risultati a livello legislativo. Ma il gran agitarsi di Onorato sarebbe motivato dal derby infinito tra armatori con la schiatta dei Grimaldi, che l’indagato considera nelle grazie della Lega di Matteo Salvini, anche perché la proposta di accordo sulla restituzione di 144 milioni (garanti da ipoteca) dei 180 dovuti al Mise è stata bocciata dal ministero guidato dal leghista Giancarlo Giorgetti. E a rendere ancora più sospettoso Onorato sono stati alcuni titoli di giornale che annunciavano come «top player» della Lega per battere Vincenzo De Luca in Campania proprio un Grimaldi.
E la sindrome da accerchiamento forse trova una giustificazione nelle chat dell’inchiesta Open, da cui risulta che Onorato, storico elettore della sinistra e tesserato del Pd è stato gettato a mare dal suo stesso partito proprio a favore dei Grimaldi. Il casus belli lo spiega lo stesso Onorato ai pm: «Devo premettere che ero iscritto al Partito democratico da tempo; ho stracciato la tessera del partito nella circostanza del ritiro della legge Cociancich (il secondo emendamento Cociancich-deputato del Pd, Ndr-) dal Parlamento da parte dell’allora ministro dei Trasporti Delrio. Tale legge era finalizzata al recupero dell’occupazione dei marittimi italiani».
Ma Onorato forse ignorava che Lotti e il presidente di Open Alberto Bianchi lo avevano già scaricato a favore dei Grimaldi. Il 13 febbraio 2018, nel pieno della campagna elettorale per le politiche Bianchi scrive a Lotti: «A pranzo vedo Grimaldi c’è qualcosa di simpatico che tu pensi possa dirgli?». L’ex ministro risponde: «Poco. Anche se alla fine la battaglia l’ha vinta lui, grazie a Delrio». Bianchi chiede, senza ottenere risposta se Grimaldi «lo sa che è grazie a Delrio?». Qualche ora dopo Bianchi relaziona Lotti sull’incontro: «Buon impatto con Grimaldi. Sabato ti dico, non sarebbe male tu lo vedessi prima del 4 (marzo, giorno delle elezioni politiche 2018, Ndr)».
E il 29 marzo Bianchi certifica con un altro messaggino Whatsapp a Lotti la volontà di sacrificare Onorato a vantaggio del competitor: «Sei d’ accordo nel coltivare rapporto con Grimaldi anche a costo di perdere Onorato, che tende ai grillini? Mi serve saperlo prima possibile». Lapidaria la risposta di Lotti: «Yes».
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Centrodestra congelato, domenica la decisione di Berlusconi. Giuseppe Conte propone la Severino a Salvini. Ipotesi Cartabia premier.L’inchiesta sui finanziamenti al fondatore dei 5 stelle: Onorato, mollato dai renziani, fu messo in condizione di fare le sue richieste direttamente al ministro. Il quale però assicura: «Non parlammo delle concessioni».Lo speciale contiene due articoli.Mario Draghi al Quirinale e «governo fotocopia», ovvero composto dagli stessi ministri in carica oggi con Marta Cartabia premier: è la soluzione al rebus istituzionale che si va delineando in queste ore. Intendiamoci: si tratta dello striscione d’arrivo di una tappa ancora assai lunga e piena di salite e insidie. La prima: finché Silvio Berlusconi non scioglierà la riserva, il centrodestra resta congelato. Il Cav, a quanto trapela, entro domenica dovrebbe comunicare agli alleati se ha deciso di giocarsi le sue carte alla quarta votazione oppure no. «Non c’è nessun ritiro», dicono in serata alla Verità altissime fonti di Forza Italia. Il giorno della ufficializzazione della decisione di Berlusconi dovrebbe essere domenica, la prima votazione è prevista per lunedì. Silenzio assoluto sui numeri da Arcore, mentre dal M5s trapela che una ventina di parlamentari pentastellati avrebbero dato l’ok al Cav. Ma se alla fine dovesse ritirarsi, cosa farebbe Berlusconi? Il sospetto di Matteo Salvini e Giorgia Meloni è che Silvio scelga, in caso di rinuncia, di indossare i panni del padre nobile e aprire lui la trattativa con il centrosinistra su un altro nome. L’ipotesi di un via libera a Draghi da parte di Berlusconi resta in campo, anche se dal quartier generale azzurro fioccano smentite; salgono a dismisura, invece, le quotazioni della presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati. La Casellati è una berlusconiana della prima ora, è stata votata alla seconda carica dello Stato anche dal M5s, libererebbe la sua poltrona seppure per soli sette mesi: per Berlusconi sarebbe una quasi vittoria. Italia viva, a quanto ci risulta, convergerebbe immediatamente sul suo nome allargando ufficialmente il campo del centrodestra e aprendo il varco al M5s. «Siamo di fronte a un quadro chiarissimo», dice alla Verità Gianfranco Rotondi, vicepresidente dei deputati di Forza Italia, «che ci sforziamo di complicare. Il centrodestra ha candidato Berlusconi, e la verifica sui voti supplementari può avvenire solo in aula. Non c’è una convergenza di partiti, si tratta di agglomerare una serie di consensi personali. Per adesso ha già vinto: il mondo parla solo di lui, ha frenato una candidatura come quella di Draghi che sembrava invincibile, e se anche le cose alla quarta votazione dovessero andare male si iscriverebbe al club dei mancati presidenti della Repubblica». Il ragionamento di Rotondi rispecchia la sensazione di quelli che hanno seguito la parabola politica di Berlusconi: le varie fonti interpellate concordano sul punto che all’ex premier la voglia di giocarsela, la partita della vita, non è passata. Così come è sostanzialmente impossibile fornire agli alleati i nomi e i cognomi dei grandi elettori non di centrodestra disposti a votarlo: un minuto dopo l’operazione sarebbe fallita. «Gli alleati devono dare una prova d’amore», azzarda un big azzurro, «l’ultima. Queste storie sui kingmaker sono fuffa per retroscenisti, se Berlusconi cade in aula per il centrodestra non cambia assolutamente niente, i numeri quelli sono, a sinistra non c’è niente. Silvio punta anche sui dispetti incrociati nel campo avverso. Il passo indietro gli farebbe avere qualche complimento dai giornali di sinistra, tutto qui, e forse neanche questo». Mentre ad Arcore si continua a far di conto Matteo Salvini continua a fare incontri: nella giornata di ieri il leader della lega vede Giuseppe Conte e Maurizio Lupi. Con Conte, a quando si apprende, l’incontro va molto male: Giuseppi propone a Salvini alcuni nomi, tra i quali quello di Paola Severino, un modo come un altro per far sobbalzare il capo della Lega sulla sedia. «Conte», sospira una fonte del M5s, «vuole andare alle elezioni anticipate, lo sappiamo da tempo, sta lavorando per far crollare tutto». «La Lega», fanno sapere fonti del Carroccio, «ribadisce il ruolo determinante di Silvio Berlusconi. In tutte le occasioni, pubbliche e private, Matteo Salvini ha sottolineato la volontà di tenere unita la coalizione in ogni passaggio relativo al Quirinale, con l’obiettivo di offrire al paese una scelta di alto profilo». «Quello che ci lascia perplessi», riflette con La Verità una fonte autorevole di Fratelli d’Italia, «è l’immobilismo. Avevamo deciso di riunire i capigruppo, di istituire un tavolo permanente, invece non è stato fatto niente». «Il vertice di centrodestra», incalza Giorgia Meloni, «deve essere ancora convocato. Inevitabile che si svolga prima della fine della settimana. Se non sarà convocato lo chiederò ufficialmente». Intanto, sembra in via di risoluzione il problema del voto per i grandi elettori positivi al Covid o in quarantena: la proposta del presidente della Camera, Roberto Fico, è quella di allestire una cabina elettorale nel parcheggio della Camera dei deputati, in via della Missione per far votare i grandi elettori senza scendere dall’auto, in modalità drive-in. È necessario un intervento normativo ad hoc del governo. Intanto, Draghi prosegue i suoi faccia a faccia: ieri ha incontrato il direttore generale del Dis, Elisabetta Belloni, e il presidente di Exor, Stellantis, Gedi e Ferrari, John Elkann.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-cav-tiene-il-banco-ma-se-alla-fine-salta-provera-a-chiudere-su-casellati-o-draghi-2656444928.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="onorato-ebbe-un-incontro-con-toninelli-grazie-a-grillo" data-post-id="2656444928" data-published-at="1642765602" data-use-pagination="False"> Onorato ebbe un incontro con Toninelli grazie a Grillo La chat tra l’armatore Vincenzo Onorato e Beppe Grillo è lunghissima, perché come ha spiegato anche l’avvocato dell’imprenditore, Pasquale Pantano, i due sono amici da oltre 40 anni. Sembra addirittura che si conobbero corteggiando la stessa ragazza. Poi l’allora comico iniziò a lavorare sulle navi di Onorato e da allora i due non si sono più persi. Forse l’errore è stato proprio non separare questa loro amicizia dagli affari quando «Beppe», così è salvato sul cellulare di Onorato, è diventato l’ingombrante garante del primo partito italiano. In quella veste Grillo ha iniziato a preoccuparsi per l’amico quando l’armatore viene travolto dai guai: prima un gruppo di obbligazionisti della Moby fa istanza di fallimento, poi respinta dal giudice di Milano; quindi, per la pressione di alcuni creditori, Onorato è costretto a fare a istanza di concordato; senza dimenticare il sanguinoso contenzioso che contrappone l’armatore al Ministero dello sviluppo economico per un debito di 180 milioni legato all’acquisto della Tirrenia. Ma i giornali italiani sono più interessati dal procedimento per traffico di influenze illecite coordinato dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli e da Cristiana Roveda. Un fascicolo che vede indagati Grillo e Onorato in cui sono confluite le chat sequestrate all’imprenditore nell’inchiesta sulla fondazione Open. I messaggi con esponenti grillini sono più della dozzina citata ieri dai giornali e riguardano diversi temi. Ma le comunicazioni che hanno attirato in particolare l’attenzione degli inquirenti sono quelle propedeutiche a un incontro con l’allora ministro dei Trasporti Danilo Toninelli. Che, ieri, con La Verità, ha ammesso l’appuntamento e lo ha spiegato così via Whatsapp: «Sì certo che c’è stato l’incontro. Come con tutti o quasi i concessionari di beni o servizi pubblici. Mi pare fosse inizio estate 2019. Si parlò della normativa sul regime fiscale per i marittimi di origine italiana e comunitaria. E visto che me lo chiederà le rispondo già dicendole che non parlammo della concessione in essere. E non avrebbe nemmeno avuto titolo per chiedermelo perché era già partita la pratica tutta interna al ministero per la gara pubblica finalizzata all’assegnazione della nuova concessione, visto che la precedente scadeva il 18 luglio 2020. Quindi si ricordi che la concessione quando io terminai il mandato da ministro era ancora abbondantemente in essere. Non come alcuni suoi colleghi hanno detto. Un saluto». Onorato sarebbe uscito da quell’incontro piuttosto allibito: «Toninelli mi ha chiesto: “Ma lei che lavoro fa?”. Cosa avrei dovuto rispondergli?..» ha confidato ai suoi più stretti collaboratori. Insomma Grillo avrebbe utilizzato la sua «influenza», ma Toninelli, l’ex ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli e alcuni senatori e deputati non si sarebbero adoperati più di tanto per la causa. Ben diversa la posizione di un ex parlamentare, oggi potente lobbista, che compare nelle chat di Onorato in modo costante. C’è da capire se abbia ricevuto pagamenti e ottenuto risultati a livello legislativo. Ma il gran agitarsi di Onorato sarebbe motivato dal derby infinito tra armatori con la schiatta dei Grimaldi, che l’indagato considera nelle grazie della Lega di Matteo Salvini, anche perché la proposta di accordo sulla restituzione di 144 milioni (garanti da ipoteca) dei 180 dovuti al Mise è stata bocciata dal ministero guidato dal leghista Giancarlo Giorgetti. E a rendere ancora più sospettoso Onorato sono stati alcuni titoli di giornale che annunciavano come «top player» della Lega per battere Vincenzo De Luca in Campania proprio un Grimaldi. E la sindrome da accerchiamento forse trova una giustificazione nelle chat dell’inchiesta Open, da cui risulta che Onorato, storico elettore della sinistra e tesserato del Pd è stato gettato a mare dal suo stesso partito proprio a favore dei Grimaldi. Il casus belli lo spiega lo stesso Onorato ai pm: «Devo premettere che ero iscritto al Partito democratico da tempo; ho stracciato la tessera del partito nella circostanza del ritiro della legge Cociancich (il secondo emendamento Cociancich-deputato del Pd, Ndr-) dal Parlamento da parte dell’allora ministro dei Trasporti Delrio. Tale legge era finalizzata al recupero dell’occupazione dei marittimi italiani». Ma Onorato forse ignorava che Lotti e il presidente di Open Alberto Bianchi lo avevano già scaricato a favore dei Grimaldi. Il 13 febbraio 2018, nel pieno della campagna elettorale per le politiche Bianchi scrive a Lotti: «A pranzo vedo Grimaldi c’è qualcosa di simpatico che tu pensi possa dirgli?». L’ex ministro risponde: «Poco. Anche se alla fine la battaglia l’ha vinta lui, grazie a Delrio». Bianchi chiede, senza ottenere risposta se Grimaldi «lo sa che è grazie a Delrio?». Qualche ora dopo Bianchi relaziona Lotti sull’incontro: «Buon impatto con Grimaldi. Sabato ti dico, non sarebbe male tu lo vedessi prima del 4 (marzo, giorno delle elezioni politiche 2018, Ndr)». E il 29 marzo Bianchi certifica con un altro messaggino Whatsapp a Lotti la volontà di sacrificare Onorato a vantaggio del competitor: «Sei d’ accordo nel coltivare rapporto con Grimaldi anche a costo di perdere Onorato, che tende ai grillini? Mi serve saperlo prima possibile». Lapidaria la risposta di Lotti: «Yes».
Tim Walz (Getty Images)
Secondo tre esponenti del partito a conoscenza delle sue valutazioni, Klobuchar starebbe seriamente considerando una candidatura. La senatrice ha incontrato Walz domenica, hanno confermato fonti istituzionali. «Dopo aver riflettuto a lungo con la mia famiglia e con il mio team durante le festività, sono arrivato alla conclusione di non poter garantire l’impegno totale che una campagna elettorale richiede», ha spiegato Walz in una dichiarazione. «Ogni minuto speso a difendere la mia posizione politica sarebbe un minuto sottratto alla difesa dei cittadini del Minnesota dai criminali che sfruttano la nostra generosità e da chi specula cinicamente sulle nostre divisioni. Per questo ho scelto di fare un passo indietro e di concentrarmi esclusivamente sul lavoro di governo».
Come scrive il Wall Street Journal l’inchiesta sulle frodi, ancora in piena evoluzione e di dimensioni crescenti, ha rappresentato una distrazione costante per Walz e per l’intero Partito democratico del Minnesota, in una fase in cui i dem faticano a ritrovare una leadership nazionale e un peso reale a Washington. Lo scandalo è diventato rapidamente anche uno strumento di attacco per i repubblicani, che lo hanno utilizzato per dipingere il Minnesota e il suo governatore come l’emblema nazionale dello spreco di denaro pubblico e della cattiva amministrazione democratica. Dall’amministrazione Trump sono arrivate critiche quasi quotidiane, accompagnate dalla diffusione sistematica di video e contenuti ostili. Per il presidente Trump, Walz è entrato a pieno titolo nel suo personale «tour di rivincite politiche». Durante i 91 giorni trascorsi sulla scena nazionale come candidato alla vicepresidenza, il governatore aveva assunto il ruolo tradizionale di «cane da guardia», attaccando duramente gli avversari repubblicani e continuando a colpire Trump anche dopo la fine della campagna. Intanto, in Minnesota il clima si è fatto sempre più teso. Sdegno e imbarazzo si sono diffusi ben oltre i confini dello Stato. Influencer conservatori hanno raggiunto il territorio per realizzare video sul caso e mercoledì è prevista un’audizione al Congresso dedicata allo scandalo.
Il passo indietro di Walz innesca ora una corsa interna tra i democratici per individuare un nuovo candidato alla guida di uno Stato che tende storicamente a sinistra, ma che presenta una legislatura quasi perfettamente divisa tra i due schieramenti. Tra i possibili contendenti figurano il segretario di Stato Steve Simon e il procuratore generale Keith Ellison. Tuttavia, Klobuchar resta la figura con il profilo più solido: il maggiore consenso personale, una macchina organizzativa collaudata e una rete politica capillare. Sul fronte opposto, nonostante i repubblicani non conquistino una carica statale in Minnesota dal 2006, circa una dozzina di candidati si preparano alle primarie di agosto per contendersi l’accesso alle elezioni generali di novembre. Tra loro figurano il presidente della Camera statale Lisa Demuth, l’amministratore delegato di MyPillow Mike Lindell, l’imprenditore Kendall Qualls, l’avvocato di Minneapolis Chris Madel e l’ex candidato del 2022 Scott Jensen. Il Partito Repubblicano dispone di un ampio arsenale politico grazie agli sviluppi giudiziari: circa 60 persone sono già state condannate e oltre 90 incriminate in quello che viene descritto come il più grande schema di corruzione dell’era Covid negli Stati Uniti.
La maggior parte degli imputati è di origine somala. Le indagini, coordinate dall’ufficio del procuratore federale del Minnesota, rientrano in un più ampio sforzo del Dipartimento di Giustizia per smascherare i furti ai danni dei programmi di assistenza pubblica. Anche se alcune irregolarità risalgano a periodi precedenti al mandato di Walz, le frodi più estese emerse finora riguardano l’organizzazione no-profit Feeding Our Future, accusata di aver sfruttato un programma federale di nutrizione infantile. I primi 47 imputati sono stati incriminati nel 2022, verso la fine del primo mandato di Walz e durante la presidenza di Joe Biden. Secondo i procuratori, parte dei fondi sarebbe stata utilizzata per acquistare auto di lusso, immobili, gioielli e viaggi internazionali. L’ammontare complessivo delle somme sottratte attraverso frodi legate a pasti, alloggi, Medicaid e altri servizi resta oggetto di stime divergenti. Il Minnesota Star Tribune ha documentato, sulla base degli atti giudiziari, oltre 200 milioni di dollari, mentre funzionari federali e lo stesso presidente hanno ipotizzato cifre che potrebbero raggiungere diversi miliardi.
Martedì, l’amministrazione Trump ha annunciato il congelamento dei fondi federali destinati all’assistenza all’infanzia in Minnesota, citando nuove accuse di frode che coinvolgerebbero asili nido e che sono state rilanciate da un video divenuto virale. Le principali testate locali hanno però contestato alcune delle affermazioni contenute nel filmato. Le pressioni su Walz non sono arrivate solo dai repubblicani. In uno Stato che ha sempre rivendicato standard elevati di buon governo, anche voci autorevoli del mondo dell’informazione hanno chiesto un passo indietro. David Nimmer, giornalista di lungo corso e dirigente editoriale in pensione, ha invocato le dimissioni del governatore in una lettera pubblicata dallo Star Tribune. «Governatore, il tempo è scaduto: è il momento di farsi da parte. La burocrazia della sua amministrazione ha fallito in modo grave», ha scritto. «Che si parli di milioni o di miliardi, la frode al welfare resta comunque uno scandalo».
Negli ultimi mesi, Walz ha tentato di reagire nominando un ex giudice con un passato nell’FBI e alla guida della principale agenzia anticrimine statale per rafforzare la prevenzione delle frodi. Ha inoltre chiuso un programma considerato vulnerabile e ordinato una revisione esterna della fatturazione Medicaid. «È un problema che mi riguarda direttamente. Ne sono responsabile», ha dichiarato ai giornalisti. «Ma soprattutto, sarò io a risolverlo». Sessantunenne, Walz ha progressivamente spostato la propria azione di governo su posizioni più progressiste, dopo essere stato eletto nel 2018 come figura moderata. La sua esperienza nella campagna presidenziale del 2024, come candidato vicepresidente accanto a Kamala Harris, ha però messo in luce anche una propensione a imprecisioni ed esagerazioni nel racconto del proprio percorso personale e professionale, elementi che hanno ulteriormente indebolito la sua credibilità politica.
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Brigitte Macron (Ansa)
Dei commenti malevoli nei confronti della first lady transalpina circolavano già poco tempo dopo la prima elezione di Emmanuel Macron all’Eliseo, nel 2017. Poi, nel 2021, su Youtube, è stato pubblicato un video che faceva insinuazioni nei confronti di Brigitte Macron. L’autrice del video, della durata di quattro ore, è Delphine J., conosciuta sui social con lo pseudonimo di Amandine Roy. Il video, successivamente cancellato, insinuava che Brigitte Macron non sarebbe mai esistita. Al suo posto ci sarebbe stato invece il fratello, Jean-Michel Trogneux. Sempre secondo queste illazioni, l’uomo avrebbe cambiato sesso e dato vita all’identità della première dame. Come riportato dalla tv pubblica France info, Delphine J. aveva dichiarato in un’udienza precedente che «in quanto donna anatomica» si era sentita «attaccata» dalla presunta identità transgender della moglie del presidente francese. Ieri, dopo la lettura della sentenza, la youtuber non ha rilasciato dichiarazioni ai giornalisti, ma ha preferito lasciar parlare una delle sue sostenitrici che ha dichiarato: «Siamo in un sistema monarchico».
Bertrand Scholler, presentato come «gallerista» da vari media transalpini, tra i quali Bfm tv e Le Monde, è stato condannato a sei mesi di carcere con la condizionale per un fotomontaggio di Brigitte Macron, realizzato nel 2024. La reazione del condannato non si è fatta attendere. Uscendo dall’aula del tribunale Scholler ha dichiarato che «se ciò che dite non piace» allora «sarete condannati. È un fatto del principe!». E ancora che «in Francia non si ha più il diritto di pensare!»
Delphine J. e Scholler erano i soli imputati presenti ieri in tribunale. Mancava invece Aurélien Poirson-Atlan, noto sui social come Zoé Sagan e ritenuto colpevole per aver pubblicato dei testi su X riguardanti la moglie del presidente francese. Nelle fasi precedenti del processo, ha ricordato ancora il canale pubblico, Poirson-Atlan aveva affermato che esisteva un «segreto di Stato scioccante» che implicava «una pedofilia tollerata dallo Stato».
Come Poirson-Atlan mancavano dall’aula anche tutti gli altri imputati. In primo luogo Jean-Christophe P., condannato a sei mesi di carcere «puri» anche in relazione alla sua assenza all’udienza. Un quasi omonimo, Jean-Christophe D., è stato invece condannato semplicemente a partecipare ad uno stage di sensibilizzazione sui comportamenti da tenere su internet. Quest’ultimo era stato l’unico a presentare delle scuse a Brigitte Macron. Gli altri imputati, che hanno ottenuto la condizionale, erano Christelle L., Philippe D., Jean-Luc M., Jérôme A. e Jérôme C.
Come ricordato da Le Monde, il processo conclusosi con la sentenza di ieri non ha riguardato il giornalista Xavier Poussard, il cui caso è stato separato perché risiede a Milano. Il quotidiano francese ha scritto che Poussard, autore del best seller Becoming Brigitte (che tradotto in italiano significa «diventando Brigitte») è «l’altro grande istigatore della fake news di portata mondiale» contro la première dame. Tra l’altro, alcuni dei condannati di ieri avevano ripreso delle pubblicazioni di Poussard. I media francesi hanno ricordato anche la denuncia presentata da Macron e dalla moglie negli Stati Uniti contro l’influencer americana Candace Owens.
Domenica sera, Brigitte Macron era intervenuta al tg della prima rete privata francese, Tf1, per parlare di un’iniziativa solidale. La conduttrice le ha però posto delle domande sul processo, alle quali la première dame ha risposto: «mi batto costantemente. Voglio aiutare gli adolescenti a battersi contro il bullismo». La moglie del presidente ha anche detto che nessuno «toccherà la mia genealogia» perché «con questo non si scherza».
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Ecco #DimmiLaVerità del 6 gennaio 2026. Il deputato della Lega Giampiero Zinzi commenta la falsa partenza di Fico in Campania tra incompatibilità e conflitti di interesse.
In questa puntata di Segreti si ricostruisce il delitto di Aurora a Milano: un omicidio brutale, preceduto da aggressioni, segnali ignorati e una lunga scia di precedenti. Un’analisi che mette al centro il profilo dell’assassino, le falle del sistema e una domanda che resta aperta: come è stato possibile che un soggetto così pericoloso fosse ancora libero di colpire?