- Il leader di Fi presiede l’elezione a capogruppo della fedelissima azzurra e di Alessandro Cattaneo alla Camera. E rivela: «Giorgia mi vuole consigliere». Quindi annuncia: «Rapporti riallacciati» con lo zar. Il partito prova a smentire.
- Fratelli d’Italia e Lega confermano i rappresentanti vincenti. Lo stesso fa il Pd con Simona Malpezzi e Debora Serracchiani. E Andrea Marcucci punge Enrico Letta: «Strano, abbiamo perso».
Lo speciale contiene due articoli
È un fiume in piena il Silvio Berlusconi che ieri ha passato la sua seconda giornata romana, nel giorno successivo all’incontro del cosiddetto «patto della Scrofa» con Giorgia Meloni. Che se da un lato ha appianato, a detta dei diretti interessati, i malintesi e le ruvidità personali, dall’altro lascia ha lasciato aperte le questioni di governo e aperto un nuovo fronte polemico sul suo rapporto con Vladimir Putin.
Partendo dalle cose che sembrano sistemate, la delicata questione della presenza della fedelissima Licia Ronzulli nell’esecutivo, definitivamente tramontata ma che ha comportato come «risarcimento» per la senatrice azzurra la nomina per acclamazione, su indicazione del Cavaliere, a capogruppo a Palazzo Madama. Sempre per acclamazione e su indicazione dell’ex premier, a Montecitorio come presidente dei deputati è stato eletto Alessandro Cattaneo, anch’esso lombardo e molto vicino alla Ronzulli. Quest’ultima, dunque, sostituisce Anna Maria Bernini, che però Berlusconi in persona, conversando coi giornalisti, ha annunciato che farà parte del prossimo esecutivo.
Immediatamente dopo la composizione degli organigrammi dei gruppi azzurri, i più acuti (o semplicemente i più maligni) non hanno mancato di rilevare che l’imminente governo Meloni non godrà, almeno in questa fase iniziale di legislatura, di un sentiment troppo benevolo da parte del vertice della pattuglia parlamentare azzurra. Si tratta, per ora, di gossip da Transatlantico, mentre molto concreta è la questione di chi andrà a ricoprire il ruolo di ministro della Giustizia. Per il momento, però, Berlusconi appare assorbito dal ruolo di «regista» della coalizione e della formazione del governo che, stando a quanto riferito da lui stesso ai cronisti, le avrebbe proposto la stessa Meloni nell’incontro vis-à-vis di lunedì. «Ieri con la signora Meloni», ha affermato il Cavaliere, «abbiamo parlato di tanti programmi e delle prime cose che dovremo fare, lei mi ha chiesto di essere suo consigliere e io mi sono detto assolutamente a disposizione. Io sono il fondatore del centrodestra».
E ha voluto, per la prima volta, affrontare la vicenda dell’incidente diplomatico delle non edificanti definizioni della leader di Fdi scritte su un foglietto mentre era al Senato e intercettate dai fotografi, spiegando che non corrispondevano al suo pensiero ma che erano in realtà delle cose a lui riferite: »Il mio giudizio», ha sottolineato, «era su un altro foglio ed era assolutamente positivo. Quelli fotografati erano appunti che ho fatto io mentre tutti i senatori, uno dopo l’altro, parlavano e non era assolutamente un giudizio sulla signora Meloni». E per rafforzare il concetto, il Cavaliere ha voluto ricordare che «non c’è mai stata una distanza tra noi, ho un rapporto di amicizia con lei, mio figlio ha un rapporto di amicizia, il suo uomo lavora a Mediaset, sono tanti i punti di contatto». La frase, però, secondo i bene informati non sarebbe stata accolta positivamente dalla premier in pectore e dal suo entourage che l’avrebbe ritenuta di cattivo gusto.
Parallelamente, Berlusconi è tornato sul non voto di Fi per Ignazio La Russa, addebitandolo al malessere per come erano state distribuite le candidature nei collegi uninominali nella fase preparatoria alla campagna elettorale. «Per questo», ha aggiunto, «non io ma i miei senatori hanno voluto dare un segnale su questo tema chiedendo pari dignità con la Lega. Ho insistito che tutte le cariche che vengono date in maggioranza siano date secondo il numero degli elettori. Quando io sono entrato alla riunione dei senatori avevano già deciso di non votare alla prima chiama, ma era assolutamente fuori discussione che avrebbero dato il voto a La Russa la seconda volta, poi la sinistra ci ha messo del suo ma La Russa è ben visto, io sono suo amico da tanti anni, è il nostro presidente del Senato».
In un crescendo di esternazioni, sia con i cronisti che con i suoi parlamentari, Berlusconi ha parlato anche della guerra in Ucraina, rischiando però un incidente diplomatico. Prima ha osservato che «se l’Ucraina entrasse nella Nato, la guerra sarebbe guerra mondiale», poi ha aggiunto di aver «riallacciato un po’ i rapporti con Putin, nel senso che per il mio compleanno mi ha mandato 20 bottiglie di vodka e una lettera dolcissima. Gli ho risposto», ha proseguito, «con bottiglie di Lambrusco e una lettera altrettanto dolce. Sono stato dichiarato da lui il primo dei suoi cinque veri amici».
Immediatamente la frase ha sollevato delle reazioni politiche negative (e un certo disagio in Fdi, anche se La Russa ha escluso «sbandate pro Putin» del Cavaliere), tanto che in un primo momento è stata diffusa una smentita che però non ha retto di fronte a un audio che è stato fatto circolare da un’agenzia. È stato Antonio Tajani a sostenere che l’aneddoto riferito confidenzialmente da Berlusconi fosse «roba vecchia, risalente al 2008», prima della nota serale di Fi che precisava quanto la posizione del presidente Berlusconi sia in linea con quella «dell’Europa e degli Usa, ribadita in più e più occasioni pubbliche», senza «margini di ambiguità».
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