Ecco #DimmiLaVerità del 24 aprile 2026. La deputata di Fdi Sara Kelany spazza via le bugie della sinistra sui centri in Albania.
Sara Kelany (Imagoeconomica)
La deputata Fdi: «I progressisti ci criticano? Loro stanno coi centri sociali. Mi battezzai dopo essermi convertita al Santo Sepolcro. Mio papà musulmano mi portò all’altare».
Sara Kelany, deputata e responsabile del dipartimento Immigrazione di Fratelli d’Italia, La Verità suggerisce di ripartire ispirandosi a una vecchia regola del giornalismo: le tre S.
«Mi trova parzialmente d’accordo».
Soldi, sanità e sicurezza.
«Sì, ma non c’è bisogno di ripartire. Sulla sicurezza dobbiamo solo continuare a fare quello che abbiamo promesso. Non è ancora sufficiente, ma non vorrei che si credesse alla falsità cosmica detta in aula da Elly Schlein».
Ovvero?
«Che i reati sono aumentati. Cito gli ultimi dati: sbarchi in calo del 60%, femminicidi del 18, omicidi del 15. E comunque suggerirei cautela alle sinistre: l’immigrazione irregolare e la conseguente criminalità nascono durante il loro decennio al potere».
I vostri elettori si aspettavano di più.
«Noi stessi ci aspettiamo di più. Ma è stato questo governo, per esempio, a sbloccare le assunzioni nelle forze dell’ordine: sono state 42.000 dall’inizio della legislatura».
Basterà?
«Non paghi dei risultati raggiunti, adotteremo ulteriori provvedimenti: uno su tutti, il decreto sicurezza. La stretta sui coltelli usati dai minori e il fermo preventivo per i manifestanti violenti saranno decisivi».
L’opposizione eccepisce.
«Pur riempiendosi la bocca di belle parole, seguita a fare un ostruzionismo becero sulle leggi che servono al Paese. Ma è sempre lo stesso gioco».
Quale?
«Difendono i centri sociali e l’immigrazione incontrollata perché pensano di poter trovare consensi proprio lì. Lo abbiamo visto con il referendum sulla giustizia: l’Ucoii, vicina ai Fratelli musulmani, ha chiamato al voto i due milioni di islamici che abitano in Italia. Come se vivessimo in uno Stato confessionale».
Le città sono assediate dai maranza?
«Soprattutto nelle grandi periferie urbane c’è una difficoltà di integrazione che porta pure le seconde generazioni a sentirsi avulse. Bisogna punire chi commette reati».
Vi danno degli autoritari.
«Le sinistre collettivizzano: la responsabilità, per loro, è determinata dal disagio sociale. Il solito giustificazionismo. Ma la repressione serve. Non è una parolaccia».
Viene da una famiglia multiculturale. Padre egiziano.
«Anch’io ho cittadinanza egiziana. Lui si era trasferito qui negli anni Sessanta, da giovanissimo. Ha cresciuto quattro figlie ripetendoci che, per essere libere, occorreva studiare e farsi una cultura».
Madre italiana.
«Cattolica».
Lei?
«A diciott’anni, dopo il catecumenato, ho deciso di battezzarmi. Mio padre, musulmano e credente, mi accompagnò all’altare la notte di Pasqua».
Cosa la convinse?
«I nostri genitori non cercavano di instillare dogmi, però credevano. Da ragazzine spesso facevamo le vacanze in Israele. Una volta, nella basilica del Santo Sepolcro, capitò l’inaspettato. Cominciai a piangere. Fu una profonda commozione. Sentii che era Gesù che mi chiamava».
Suo padre approvò?
«Non si è mai preoccupato del crocifisso in classe o di festeggiare il Natale. Sulla mensola del nostro salotto il Corano è sempre stato accanto alla Bibbia».
Ha mai frequentato una moschea?
«A Sperlonga, dove vivevamo, non c’era. Ma non serviva: mio padre pregava in casa».
A Milano, Torino e Mestre nasceranno imponenti luoghi di culto.
«C’è una proposta di legge, di cui sono prima firmataria, sul separatismo religioso. La parte iniziale è dedicata proprio ai finanziamenti esteri alle moschee. Devono essere trasparenti. Nell’opacità può annidarsi l’islam radicale, che penetra nella società per sovvertire i nostri valori e le nostre leggi».
Il 18 aprile la Lega organizza una manifestazione per la remigrazione.
«Sarà deformazione professionale, visto che sono un avvocato, generalmente però utilizzo termini con un significato giuridico afferrabile».
Quindi?
«Abbiamo già imboccato la direzione giusta: i rimpatri. Si deve continuare a percorrere questa strada».
Salvini propone di favorire l’immigrazione di Paesi affini, come quelli latinoamericani.
«Non è sbagliato. Anzi, mi pare quasi lapalissiano. Quando una cultura forte incontra una cultura rinunciataria, tende ad assimilarla. Per questo non dobbiamo avere paura di ricordare ciò che siamo».
Le nuove regole europee sui rimpatri sbloccheranno i centri in Albania?
«Siamo stati precursori. Queste misure aiuteranno. Ma voglio chiarirlo: quei centri continuano a funzionare. Di certo, a giugno torneranno ad avere il loro scopo originario: accelerare i rimpatri, appunto».
Meloni dice: i giudici spesso tifano per i clandestini.
«Una parte delle toghe è ideologizzata. Non nasconde la propria avversione verso le politiche migratorie di questo governo. Lo ha dimostrato con provvedimenti abnormi. Le prime ordinanze sui Cpr in Albania, che rimettevano in libertà criminali, sono state firmate dal giudice Silvia Albano, presidente di Magistratura democratica».
Gratteri suggerisce: dopo la batosta referendaria, non conviene continuare ad attaccare la magistratura.
«Abbiamo semplicemente tentato di fare una riforma annunciata nel nostro programma elettorale».
La sinistra sembra in estasi. Già si dibatte sulle primarie.
«Sul contenitore del No mi pare che Conte abbia già annunciato un’Opa ostile».
Nell’ultima audizione della commissione Covid è emerso che l’avvocato Di Donna avrebbe chiesto il 10% sulle mascherine comprate dalla struttura governativa.
«I contorni di questa vicenda sono inquietanti. Un ex collega dell’allora presidente del Consiglio pretendeva soldi, mentre medici e infermieri morivano negli ospedali. Come si può definire questa richiesta?».
Vuole azzardare?
«Bisognerebbe chiederlo a Conte. Invece che scappare, venga a riferire in commissione. Ci spieghi che nome dovremmo dare alla percentuale che percepiva quell’avvocato».
Attaccano sul «caso Piantedosi».
«Non c’è nessun caso. È solo voyeurismo».
Delmastro e Santanchè, però, si sono dimessi.
«Per evitare qualunque tipo di polemica strumentale. Ma non accettiamo lezioni. Delmastro è da anni sotto scorta per le minacce della mafia. Mentre altri andavano a trovare in carcere Cospito, che si batteva contro il 41 bis».
Sarà lei, come si vocifera, a prendere il posto dell’ex sottosegretario alla Giustizia?
«Spero solo di far bene il mio lavoro da deputata. Il resto non conta. Mai mi perdonerei di non aver realizzato quello per cui mi sono sempre battuta».
Militante da oltre trent’anni.
«Ho cominciato a 15 anni, mentre facevo il liceo classico a Fondi. Coordinavo il movimento studentesco degli Antenati nella mia scuola».
Ha conosciuto Meloni in quel periodo?
«Forse durante i campi estivi con il Fronte della gioventù».
Chi c’era oltre alla futura premier?
«Procaccini, Lollobrigida, Fazzolari. E la sorella, Arianna».
Aneddoti sconvenienti?
«Ricordo spensieratezza e risate. Abbiamo cementato relazioni che ci fanno camminare ancora insieme, restando immuni dal cosiddetto anello del potere».
Anche lei fervente tolkieniana.
«Mai farsi distrarre dai lustrini, tenere la barra dritta, attenti a chi ti vuole blandire».
Vasto programma.
«Basta ricordare da dove si viene e dove si vuole arrivare».
E lei ricorda le sue estati in Egitto?
«Meravigliose. Era tutto completamente diverso dall’abituale. Gli odori, i profumi, l’ambiente. E io restavo incantata a guardare mia nonna che cucinava».
Cosa dicono gli avversari a una fiera esponente di destra con la sua storia?
«Mi attaccano da sempre: “Come fai a stare in un partito che vuole cacciare quelli come te?”».
Risposta?
«Ma cosa vuole che risponda? Sono discorsi di una pochezza disarmante. Per una donna, immigrata di seconda generazione, è naturale fare politica a destra, dove si è sempre valutato il merito senza distinzioni di genere. La prima presidente del Consiglio nella storia repubblicana l’abbiamo espressa noi. Non è certo un caso. Ma loro continuano a vivere di pregiudizi e steccati ideologici».
Si è mai sentita discriminata?
«Alle scuole elementari arrivò il momento della prima comunione. La maestra regalò ai miei compagni una Bibbia».
Ci restò male?
«Naturalmente non pensavo di riceverla. Invece, chiamò anche me davanti a tutti. Mi diede la Bibbia sorridendo. I bambini della classe fecero un grande applauso».
Era come loro.
«Non mi sono mai sentita diversa».
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Sara Kelany
La deputata di Fdi Sara Kelany: «Rimpatri in aumento, Starmer ci ha chiesto come abbiamo fatto. A febbraio ripartono i centri in Albania».
Fun-zio-ne-ran-no. Un anno fa qui ad Atreju Giorgia Meloni parlava in questi termini dei centri in Albania. Un anno è passato. E siamo sempre qui ad Atreju con Sara Kelany che in Fdi si occupa di sicurezza e interni.
Funzionano i centri?
«Stanno cambiando cose. In meglio. Oggi sono Cpr ordinari. Il nostro obiettivo era ed è quello di renderli centri per l’espletamento delle procedure accelerate di frontiera. Sentenze ideologizzate di alcuni giudici italiani hanno incagliato la dinamica. Col pretesto dei Paesi sicuri. Sottolineo che nessuna delle ordinanze emesse ha trattato la posizione dei singoli migranti rispetto al loro diritto di ottenere protezione. Stabilivano che non è lo Stato che può individuare i Paesi sicuri. Ma può esserlo un giudice. Ritenevano che Egitto e Bangladesh non fossero Paesi sicuri».
Lo sono?
«Premesso che sono anche egiziana, ora in Europa la situazione si è finalmente ribaltata. Optando per accelerare sul Patto per la migrazione e l’asilo. Nel Consiglio dei ministri dell’Interno si è approvato un regolamento. Si è fatta una lista dei Paesi sicuri e, guarda caso, sono ricompresi Egitto e Bangladesh. L’Ue dà ragione alle politiche migratorie del governo Meloni, quindi quando entrerà in vigore questo regolamento i centri potranno ritornare pienamente in attività».
Tempistiche?
«Verosimilmente tra gennaio e febbraio il Parlamento Ue dovrà esprimersi. I regolamenti sono direttamente applicabili dagli Stati membri, non abbiamo bisogno di fare direttive di recepimento».
La parola remigrazione rimane un tema. E il 2023 rimane «annus horribilis» in termini di sbarchi.
«Uso più volentieri il termine “rimpatrio”. Il problema dei rimpatri è diffuso in tutta Europa. Abbiamo aumentato e stiamo aumentando del 100% l’anno i rimpatri forzosi. E abbiamo un grandissimo numero di rimpatri volontari assistiti con l’ausilio di Unhcr. Stanno alleggerendo di molto la posizione italiana. Con riferimento al 2023, i dati erano connessi a motivi esogeni. Il conflitto russo-ucraino, disordini e colpi di Stato nel Sahel, tensioni in Libia e Tunisia. Nel 2024, a seguito anche delle politiche di questo governo, che si basano sui controlli delle frontiere, sulla lotta ai trafficanti e sulla esternalizzazione della gestione dei flussi migratori irregolari in partnership coi Paesi terzi, segnatamente Albania, abbiamo registrato un meno 57% di sbarchi sul territorio nazionale. Sulla base di questi dati l’Europa ha guardato con occhi completamente diversi all’Italia e infatti si sta spostando sulle nostre politiche. Governi anche di estrazione diametralmente opposta a quella italiana ci prendono ad esempio. Vedi la Danimarca. Non parliamo di Ue ma di Europa. La Gran Bretagna è laburista. Starmer è venuto in Italia a chiedere alla Meloni: “Come hai fatto?”».
Come spiegarsi il rapporto speciale che c’è fra Italia e Albania?
«Si fonda su due basi. L’autorevolezza del nostro presidente del Consiglio e la personale empatia tra i due presidenti. Il presidente Rama è un socialista ma indipendentemente dall’estrazione politica, quando un premier è autorevole agli occhi del mondo, non può cambiare un rapporto con lo Stato solo e unicamente perché si viaggia su linee politiche differenti».
Zelensky è andato a Londra e ha incontrato Macron, Starmer e Merz. Dopodiché è venuto a Roma. Quei tre non sono stati in grado di dargli delle garanzie e lui è venuto a chiederle a Giorgia Meloni?
«Per l’Ucraina l’Italia è un partner fondamentale nella risoluzione del conflitto. Siamo sempre stati al suo fianco. Siamo sempre stati convinti che difendere l’Ucraina fosse una questione anche di principio, per la difesa di principi democratici europei. Kyev è vittima di un’orrida guerra di aggressione da parte della Russia. L’Italia, oltre ad avere questo tipo di approccio nei confronti dell’Ucraina, è anche una delle nazioni con il miglior rapporto gli Stati Uniti. Non ci dobbiamo dimenticare che gli Usa sono fondamentali affinché si arrivi a una risoluzione. Ed è ineliminabile l'apporto di Donald Trump in questa faccenda, così come lo è stato e lo sarà nelle questioni mediorientali. Giorgia Meloni è il leader, tra questi che mi hai menzionato, più forte e più stabile in Europa. Macron, Starmer e Merz sono più deboli. La loro debolezza interna si riflette anche in politica estera».
Il documento pubblicato sul sito della Casa Bianca è motivo di imbarazzo o di orgoglio per voi?
«Non è né motivo di imbarazzo né motivo di orgoglio. È una fotografia. Naturalmente la grammatica politica degli Stati Uniti non è la nostra. Noi non possiamo guardare la politica statunitense con i nostri occhi. Non siamo abituati ai loro toni. Ciò non significa che noi non dobbiamo continuare a conservare un rapporto privilegiato. Saldamente ancorato all’Occidente. Perché io mi chiedo e chiedo alle sinistre italiane: l’alternativa qual è? La Cina? Noi non vogliamo avere come alternativa la Cina. Finché ci saremo noi al governo».
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2025-11-27
Immigrazione: «I Paesi Ue vogliono collaborare a prescindere dall'estrazione politica»
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(Totaleu)
Lo ha dichiarato Sara Kelany, (Fratelli d'Italia) membro del Parlamento e capo del dipartimento italiano per l'immigrazione a margine dell'evento Europe and migration: The Italian Approach Transcending Ideologies al Parlamento europeo di Strasburgo.
Ecco #DimmiLaVerità del 10 ottobre 2025. Ospite Sara Kelany (Fdi). L'argomento del giorno è: No al certificato di verginità e al velo integrale".
A Dimmi La Verità la responsabile immigrazione di Fdi Sara Kelany illustra la proposta di legge contro il separatismo religioso. Vietato il velo integrale.







