Di fronte a certi fatti, però, è difficile non porsi qualche interrogativo. In particolare, riguardo a quanto è successo a questa piccina di appena 7 anni. A ricostruire l’accaduto è Tonino Cantelmi, super esperto che lavora con la famiglia. «Domenica sera la bimba di 7 anni ha avuto una crisi respiratoria», racconta. «È stato predisposto un ricovero d’urgenza e avrebbero cercato verso le 22 Nathan, il cui cellulare era però spento. Nessuno, e ribadisco nessuno, ha pensato di chiamare Catherine, il cui cellulare era raggiungibile. Solo il giorno dopo i genitori hanno saputo che la bimba era stata ricoverata. Viene loro concesso di visitarla, ma alla presenza di una operatrice della casa famiglia senza alcuna intimità. Sono tre notti che accanto alla bimba ricoverata non ci sono i genitori. Martedì ho fatto chiedere dagli avvocati l’autorizzazione alla tutrice per parlare - da medico, su richiesta dei genitori - con la primaria. Nessuna risposta ad ora. Non ho dubbi: in questa circostanza sono i genitori, che non sono né delinquenti né abusatori e perfino sani di mente secondo la perizia della consulente tecnica d’ufficio, a dover rimanere vicino alla bimba. E in quanto medico, su richiesta dei genitori, ho il diritto e il dovere di interloquire con i medici del reparto. Si continua a gestire questa triste faccenda della famiglia smembrata con una sostanziale insensibilità. La Garante nazionale per l’infanzia ha fatto benissimo a sollevare il problema: perché la mamma in questa circostanza straordinaria non può stare vicino alla bimba?».
In effetti, professore, è una bella domanda. Altre domande sorgono quando si esamina la perizia firmata dalla psichiatra nominata dal tribunale, a cui lei prima ha fatto riferimento. Una perizia che lascia molti dubbi.
«Questa perizia, così clamorosamente ingenua dal nostro punto di vista, sul piano scientifico, però qualcosa di buono lo dice».
Cioè?
«Non è stata in grado di dimostrare che Catherine e Nathan abbiano qualche malattia psichiatrica, qualche disturbo psichiatrico. Non dimostra che abbiano disturbi della personalità. La perizia non è in grado di dimostrare tutto ciò, dunque dice: non ci sono malattie, sono sani di mente. Cosa che peraltro sapevamo da tempo».
Tuttavia la perizia dice anche che Nathan e Catherine non sono adeguati a fare i genitori.
«Su questo presenteremo tutta la documentazione scientifica. Perché con illazioni basate su test assolutamente deboli, che contestiamo radicalmente, la perizia dice che ci sono dei tratti, per esempio la rigidità, che rendono questi genitori inadeguati. Che è un’affermazione clamorosa dal punto di vista tecnico. Un tratto, perché possa pregiudicare la capacità genitoriale, deve avere delle caratteristiche specifiche. Qualunque genitore ha tratti particolari: ci sono genitori perfezionisti, per esempio, genitori rigidi, genitori più rilassati. Ognuno di noi come genitore ha dei tratti, poi però bisogna dimostrare che questi tratti siano un guaio per i bambini».
Restiamo un attimo sulla perizia. Tanto spazio è dedicato a dei test grafici. Viene chiesto ai genitori e ai bambini di disegnare ad esempio degli alberi. E a partire da questi disegni si giunge a una lunga serie di valutazioni sulla loro personalità. Con sguardo da profani, queste valutazioni lasciano un po’ perplessi…
«Capisco la perplessità. Quando la gente si stufa di seguire i voli pindarici degli psicologi, gli psicologi si lamentano e dicono di non venire creduti a sufficienza, di non avere sufficiente riconoscimento sociale. Il problema è che il riconoscimento sociale bisogna conquistarselo con l’attività scientifica. Lei parlava dei test grafoproiettivi. Ho letto vari articoli esilaranti sul tema. Per altro i giornalisti hanno visto la perizia prima di me, ma passi. Credo che purtroppo la satira su questi test sia tutta meritata. Su quei test si lavora in modo possibilistico, probabilistico, ipotetico. Ma proprio per tirare fuori delle prescrizioni limitative per la vita delle persone è clamoroso. Come si fa a decidere della vita delle persone sulla base di questi disegni? C’è poi un’altra cosa da notare».
Notiamola.
«La perizia aveva un focus, cioè stabilire la capacità genitoriale dei Trevallion. E a questo proposito c’è un gravissimo vulnus: non c’è alcun test oggi riconosciuto per determinare la capacità genitoriale, che è un costrutto complesso».
Cioè per valutare la capacità genitoriale andavano fatti test diversi da quelli somministrati?
«C’erano test specifici per valutare la capacità genitoriale che non hanno saputo o voluto fare. E non è tutto. L’Mpi è un test che valuta la qualità della salute mentale delle persone: Nathan e Catherine sono risultati del tutto normali. Il colloquio clinico ha la sua validità e, di nuovo, anche qui sono risultati normali. Quanto ai test grafoproiettivi, che abbiamo esaminato con l’Intelligenza artificiale, hanno una validità del 25%. Quindi stiamo parlando del niente. Ma c’è un vulnus ancora più clamoroso».
Quale?
«La psichiatra non ha fatto colloqui clinici con i bambini, non ha fatto alcuna attività clinica con i bambini e soprattutto non ha fatto alcuna osservazione sul rapporto bambini-genitori. Tutto quello che viene detto sui bambini nella perizia non ha nessun riscontro clinico, sono considerazioni desunte da altri test grafo-proiettivi assolutamente deboli, inattendibili, e che oltretutto sono stati somministrati in un modo sbagliato perché la psicologa che è stata scelta per fare i test non conosce la lingua inglese».
Stiamo parlando della stessa psicologa che pubblicava post irridenti sulla famiglia. Ha somministrato i test senza conoscere la lingua inglese?
«Siamo arrivati ad alcune cose assurde. A un certo punto, di fronte a certe domande, si vedeva che il bambino rimaneva perplesso e allora si andava sul telefonino a cercare la traduzione corretta di una parola che poi gli veniva mostrata. Secondo voi queste sono le condizioni per fare dei test attendibili? Veramente questa perizia fa acqua da tutte le parti. A cominciare dalla bibliografia».
Cioè?
«Il 75% della bibliografia ha più di 25 anni, ma di che stiamo parlando? Si citano i fondatori di una scuola e si dimentica tutto quello che è stato fatto nei decenni successivi in cui abbiamo elaborato teorie, prassi… In questi anni è cambiato il mondo, tutto questo viene ignorato. Ci sono citazioni a caso, testi che non c’entrano nulla con l’elaborato. Non è questo il modo giusto di operare».