Dopo l’atto di pirateria compiuto in acque internazionali, ma praticamente in Europa, da parte delle forze armate israeliane nei confronti della Flotilla, la pazienza nei confronti di Israele, o almeno del governo guidato da Benjamin Netanyahu, è agli sgoccioli. Non ne possono più di questa tracotanza, di questo totale disprezzo del diritto internazionale, anche i governi più tolleranti, in questi anni, con l’esecutivo di Tel Aviv, a partire da quello italiano. Ricordiamo cosa è accaduto: 21 imbarcazioni sequestrate dalle forze navali israeliane in acque internazionali al largo di Creta, a ben 960 chilometri da Gaza, almeno sette delle quali battono bandiera italiana. Su 175 fermati, 24 italiani. Troppo, veramente troppo, come dicevamo, pure per il governo italiano.
Nella mattinata di ieri, Palazzo Chigi diffonde una nota particolarmente dura: «Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni», recita il comunicato, «ha tenuto una riunione cui hanno partecipato il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, il ministro della Difesa, Guido Crosetto e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, sugli sviluppi relativi alla Global Sumud Flotilla. In questo quadro, il governo italiano condanna il sequestro delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, avvenuto in acque internazionali al largo delle coste greche e chiede al governo d’Israele l’immediata liberazione di tutti gli italiani illegalmente fermati, il pieno rispetto del diritto internazionale e garanzie sull’incolumità fisica delle persone a bordo.
Qualche ora dopo, arriva una nota congiunta dei ministeri degli Esteri di Roma e Berlino: «Italia e Germania», si legge, «seguono con forte preoccupazione gli sviluppi relativi alla Global Sumud Flotilla, sequestrata la notte scorsa in acque internazionali al largo della Grecia. Chiediamo il pieno rispetto del diritto internazionale applicabile e di astenersi da azioni irresponsabili. La nostra priorità assoluta e condivisa è garantire la sicurezza dei nostri cittadini, in linea con il diritto internazionale umanitario. Ricordiamo il nostro comune impegno e gli sforzi della comunità internazionale per fornire aiuti umanitari a Gaza in conformità con il diritto e gli standard internazionali».
Attenzione: i due governi sono quelli che fino ad ora hanno evitato, opponendosi in sede europea, la sospensione dell’accordo di associazione Ue-Israele e l’imposizione di sanzioni contro il governo di Netanyahu. Il fatto che diffondano una nota congiunta non è un caso: potrebbe essere un segnale a Israele, del tipo: se continuate così, non contate più su di noi. A proposito di Europa, si esprime con fermezza anche la Commissione: «La libertà di navigazione», sottolinea Anouar El Anouni, portavoce della Commissione Ue per gli Affari Esteri, «nel diritto internazionale deve essere rispettata. Questo è un punto. Inoltre, abbiamo invitato e ribadiamo l’invito a Israele a rispettare il diritto internazionale, compreso il diritto internazionale umanitario e il diritto internazionale marittimo, che è molto chiaro». Meloni, in serata, durante la conferenza stampa è tornata a parlare di Flotilla, specificando che non aver cambiato idea: «A me continua a sfuggire l’utilità di iniziative che non portano benefici alla popolazione di Gaza ma portano a noi molto altro lavoro e problemi da risolvere». Per poi aggiungere, circa la possibilità di inviare una scorta della Marina per le imbarcazioni che non sono state intercettate e che potrebbero proseguire la rotta verso Gaza: «Non ho ancora preso in considerazione l'invio delle navi ma non ho parlato col ministro competente, mi riservo di farlo nelle prossime ore».
Inevitabilmente, le opposizioni nostrane si son fiondate sulla vicenda, cercando di mettere in difficoltà il governo, ritrovando la voce che non si era sentita, tanto per fare un esempio, in relazione alla richiesta rivolta dall’Italia all’Europa di rivedere le regole del Patto di stabilità considerata la fase drammatica che il mondo sta vivendo dal punto di vista della crisi energetica scatenata dalla guerra di Usa e (manco a dirlo) Israele in Iran. Sia al Senato che alla Camera, la richiesta delle minoranze è quella che il governo riferisca in aula.
Le parole ferme, dure, della Meloni? Manco a dirlo, per la sinistra non bastano: «Di fronte all’ennesimo atto di terrorismo del governo Netanyahu non basta la condanna. L’unica risposta possibile», attacca Angelo Bonelli, deputato di Avs, «dopo anni di distruzione di Gaza e del popolo palestinese, con oltre 70.000 civili uccisi e 4 milioni di profughi tra Gaza e Libano, sono le sanzioni contro il governo israeliano e il riconoscimento immediato dello Stato di Palestina. La Meloni oggi chiede il rispetto del diritto internazionale, ma quando in Europa si è trattato di passare dalle parole ai fatti l’Italia si è messa di traverso. Il governo italiano si è opposto alla sospensione dell’accordo di associazione tra Unione europea e Israele».
«Davanti a questo atto di pirateria», dichiara il senatore del M5s Marco Croatti, «chiediamo al governo di chiarire in Parlamento i termini della fumosa e ambigua sospensione del rinnovo automatico del memorandum militare con Israele. E chiediamo conto al governo della sua contrarietà in Europa allo stop dell’accordo commerciale di libero scambio Israele-Ue».
Tel Aviv rivendica il blitz: «Evitata escalation»
In acque internazionali, a sole 150 miglia nautiche da Creta e a 600 miglia di distanza dalla costa di Gaza: è qui che le motovedette israeliane hanno intercettato 22 imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, arrestando almeno 175 attivisti, tra cui 24 italiani.
Salpata dalla Spagna, la Flotilla era diretta a Gaza, sempre con l’annunciato scopo di portare aiuti umanitari, ma il viaggio si è interrotto nella notte. A spiegare la dinamica è stata la portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, Maria Elena Delia: «Le 60 imbarcazioni della Flotilla sono state avvicinate da due navi della marina militare israeliana, che hanno intimato loro di fermarsi sostenendo che tentare di attraversare il blocco navale su Gaza fosse una violazione del diritto internazionale». Al blitz sono riuscite a sfuggire 38 barche che «hanno raggiunto le acque territoriali greche». Per le altre 22 imbarcazioni «è iniziato il protocollo di abbordaggio, circondate da gommoni militari e soldati armati che sono saliti facendo spostare le persone a prua». In un video condiviso dalla Flotilla si vede un soldato salire a bordo di una delle imbarcazioni, mentre l’equipaggio ha le mani alzate.
Dall’altra parte, il ministero della Difesa israeliano ha confermato su X la cattura di 175 volontari della Flotilla, apostrofandola come «la flottiglia dei preservativi». Il dicastero degli Esteri israeliano ha infatti scritto su X che a bordo sono stati trovati «preservativi e droga», aggiungendo un video come prova. «Per quanto ci riguarda il video e le “prove” diffuse durante un atto di pirateria internazionale, non hanno alcun valore perché maturate in un contesto totalmente forzoso e illegale dove può essere detta e mostrata qualunque cosa minacciando con le armi attivisti inermi e pacifici senza il vaglio di autorità giudiziarie competenti», ha risposto l’ufficio stampa della Flotilla.
L’operazione, secondo Israele, è stata «totalmente legittima» e si è svolta «pacificamente e senza incidenti». La giustificazione sbandierata da Tel Aviv è che «dato l’elevato numero di imbarcazioni partecipanti alla flottiglia, il rischio di un’escalation e la necessità di prevenire la violazione di un blocco navale legale, si è reso necessario un intervento tempestivo, in conformità con il diritto internazionale». Il portavoce del dicastero, Oren Marmorstein, ha puntato poi il dito contro Hamas, colpevole di essere «la forza trainante» dietro gli attivisti «con l’obiettivo di sabotare il passaggio alla seconda fase del piano di pace del presidente Trump».
Ma se in un primo momento è stato comunicato che i volontari catturati sarebbero arrivati sabato in Israele, nel porto di Ashdod, per poi essere espulsi in 24 ore con la procedura ad hoc, poco dopo Israele ha corretto il tiro. Il ministro degli Esteri, Gideon Sa’ar, ha annunciato su X: «In coordinamento con il governo greco, le persone trasferite dalle imbarcazioni della flottiglia alla nave israeliana saranno sbarcate su una spiaggia greca nelle prossime ore».
Poco dopo, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha commentato: «Nessuna nave o sostenitore di Hamas ha raggiunto le nostre acque territoriali. Sono stati respinti e torneranno nei loro Paesi d’origine. Continueranno a seguire Gaza su Youtube». Ma il ministro israeliano della Sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, aveva altri piani, dichiarando che le autorità israeliane avrebbero mostrato agli attivisti il «video dell’orrore» del 7 ottobre. E non ha reagito bene all’annuncio del rilascio degli attivisti: «L’infelice decisione del primo ministro e del ministro degli Esteri, presa in segreto e nell’ombra, solo a causa delle minacce di Erdogan, è un messaggio di debolezza ai nemici di Israele. Questa decisione è contraria alla mia posizione e ne chiedo l’annullamento».
La Turchia, tramite il ministero degli Esteri, ha infatti detto chiaramente che Israele ha commesso «un atto di pirateria», «violando anche i principi umanitari e il diritto internazionale». Ma non è stata l’unica a condannare il raid. Parole di ferma condanna, oltre che dall’Italia, sono arrivate da Germania, Spagna, Ue. Madrid ha «condannato con fermezza» il sequestro e ha convocato il più alto rappresentante diplomatico israeliano presente in Spagna. Il portavoce della Commissione Ue per gli Affari esteri, Anouar El Anouni, ha commentato che «la libertà di navigazione deve essere rispettata», aggiungendo di aver invitato Israele «a rispettare il diritto internazionale, compreso quello umanitario e quello marittimo».
L’unica voce fuori dal coro è stata quella del Board of Peace: «La flottiglia diretta a Gaza è una forma di attivismo di facciata da parte di persone che non conoscono la condizione dei gazawi e se ne curano ancor meno». Nel frattempo, la Grecia, dopo essere stata accusata dagli attivisti di essere stata «complice», ha chiarito che «le navi militari israeliane si sono mosse al di fuori delle acque territoriali greche» e che «non c’è stata alcuna consultazione preventiva». Il portavoce del governo greco, Pavlos Marinakis, ha precisato che «le autorità greche non hanno il diritto di intervenire in acque internazionali se non in caso di operazioni di ricerca e soccorso».