Libano, operazione via terra dell’Idf. «Biden disse Netanyahu figlio di p…»
Carri armati israeliani al confine con il Libano (Getty Images)
  • La rivelazione del giornalista del Watergate, Woodward, inguaia il presidente Usa. Fermata la missione di Gallant a Washington. Troupe del «Tg3» aggredita, l’autista muore d’infarto. Edificio colpito a Damasco.
  • Dopo l’apprezzamento di Doha per l’invito dell’Eliseo a non sostenere più le azioni di Gerusalemme, arriva un accordo: 10 miliardi per startup e fondi d’investimento.

Lo speciale contiene due articoli.

L’Idf ha annunciato ieri l’allargamento dell’operazione militare terrestre limitata, localizzata e mirata nella parte Sud occidentale del Libano, dove ai soldati delle unità permanenti 36, 91 e 98, si sono uniti quelli della divisione di riserva, portando il contingente a oltre 15.000 uomini. Finora, infatti, da quando lo scorso 30 settembre le truppe dello Stato ebraico fecero ingresso nel Paese dei cedri, le battaglie si erano concentrate sul lato orientale del confine. Alcuni soldati sono stati ripresi mentre issavano una bandiera israeliana nel villaggio di Maroun al-Ras. La brigata Golani delle forze di difesa israeliane ha sfondato la resistenza dei miliziani di Hezbollah nel villaggio di Maroun al-Ras, dove è stato bloccato un lanciatore pronto a far partire razzi verso il Nord di Israele e sono stati distrutti tunnel e diverse armi tra cui missili anticarro.

Proprio qui ha sede la base delle forze di pace Onu Unifil, dove è in missione anche il contingente italiano. Al Jazeera ha pubblicato diverse immagini satellitari in cui si vedono circa 40 veicoli militari posizionati attorno al quartier generale della missione dei caschi blu. Un portavoce di Hezbollah ha riferito che i miliziani presenti in quella zona hanno aperto il fuoco per allontanare i militari israeliani dietro la striscia di confine. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha definito la situazione in Libano «molto preoccupante,» ha immediatamente sentito al telefono il suo omologo israeliano, Israel Katz, a cui ha chiesto di assicurare la massima tutela al contingente italiano Unifil e che venga tenuto fuori dagli scontri con Hezbollah.

In serata è giunta la notizia di un edificio colpito da Israele anche a Damasco, in Siria. Massima allerta e tensione si sono registrate anche a Beirut dove continuano i bombardamenti giorno e notte. Il media libanese Al Mayadeen ha riferito che nelle ultime 24 ore Israele ha sferrato 26 attacchi aerei nella periferia meridionale della Capitale. In uno di questi, a Dahiyeh, una delle roccheforti di Hezbollah, l’esercito israeliano ha confermato di aver colpito diversi obiettivi e di aver eliminato Suhail Hussein Husseini, comandante del quartier generale del Partito di Dio a Beirut e considerato colui che gestiva la distribuzione delle armi tra le varie unità della milizia sciita.

A essere coinvolta nei combattimenti è stata anche una troupe del Tg3, aggredita mentre viaggiava in auto nei pressi di Sidone: a testimoniare l’episodio in cui ha perso la vita l’autista locale, morto a causa di un infarto, è stata direttamente l’inviata Rai Lucia Goracci: «Eravamo in un villaggio a Nord di Sidone, sul luogo di un bombardamento. È spuntato un uomo che ha aggredito l’operatore Marco Nicois, tentando di strappargli la telecamera», ha raccontato la giornalista al telegiornale. «Siamo andati via veloci in auto, ma quest’uomo ci stava seguendo e quando l’autista si è fermato a un distributore, ormai eravamo fuori dal Paese, ci è venuto addosso, ha strappato le chiavi, ha tentato di distruggere la telecamera mentre nessuno ci veniva in aiuto. L’autista, che cercava di spiegare e convincere gli aggressori è mancato, caduto in terra. Siamo corsi in ospedale e ci hanno detto che era morto dopo lunghi tentativi di rianimarlo».

Nel frattempo, la popolazione civile libanese prosegue nel suo esodo: da quando sono iniziati i combattimenti, fa sapere il governo, oltre 400.000 persone sono fuggite in Siria e 1,2 milioni sono state sfollate. Ai civili libanesi si è rivolto Benjamin Netanyahu, il quale ha confermato la morte di Hashem Safieddine e ha invitato i cittadini a liberarsi da Hezbollah per porre fine alla guerra. Il premier israeliano ha anche messo in stand by la visita negli Usa del ministro della Difesa. Yoav Gallant. Prima vuole parlare con Joe Biden, che però è al centro di un caso, visto che il famoso giornalista del Watergate, Bob Woodward, ha rivelato nel suo ultimo libro: «Il presidente ha definito Netanyahu un figlio di p… e un cattivo fottuto re».

Nel frattempo i vertici di Hezbollah hanno affermato che l’elezione del successore di Hassan Nasrallah avverrà il prima possibile, rivendicando l’ennesimo lancio di razzi verso il Nord di Israele. Il Comando del fronte interno delle forze israeliane ha rafforzato le misure di sicurezza chiudendo tutte le scuole, eccetto quelle che dispongono di rifugi che possono essere raggiunti velocemente in caso di attacco annunciato dalle sirene antiaereo. «Il nemico mente sulle nostre capacità e sulle perdite che dice di infliggerci. Stiamo bene e siamo capaci di rispondere», ha detto l’attuale numero due di Hezbollah Naim Qassem. «Guardate quel che succede lungo la linea frontaliera, siamo sul terreno e i nostri combattenti dimostrano la loro bravura. Noi siamo qui e rimaniamo qui. Li aspettiamo corpo a corpo».

Per quanto riguarda invece l’attesa risposta di Israele all’Iran, dagli Stati Uniti è filtrata diffidenza nei confronti della strategia israeliana, con il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Jake Sullivan, che ha chiesto al ministro per gli Affari strategici israeliano, Ron Dermer, chiarezza e trasparenza sull’operazione. Intanto da Teheran avvisano: «La Repubblica islamica raderebbe al suolo in meno di 10 minuti le città israeliane di Tel Aviv e Haifa se Israele dovesse reagire ai recenti attacchi missilistici».

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