«I cittadini devono stare tranquilli, non è il Covid, ma è qualcosa che si conosce». E se lo dice il ministro della Salute, Orazio Schillaci, c’è da preoccuparsi. Anche perché a leggere le 23 pagine della circolare ministeriale diffusa lunedì dopo i casi di Hantavirus sulla nave Mv Hondius, c’è poco da stare sereni. Sembra essere, infatti, una delle più restrittive al mondo.
La circolare definisce le misure precauzionali da prendere nel nostro Paese e riappaiono termini che non avremmo mai più voluto sentire: quarantena, contagi, mascherine, pandemia. Il ministero chiede di «aumentare l’attenzione ai problemi sanitari che possono presentarsi a bordo di aerei e navi», consiglia di «utilizzare una stanza propria, mantenere una distanza di almeno due metri dai membri della famiglia, non utilizzare le stesse stoviglie, aprire le finestre per garantire la ventilazione». E uscire dalla propria abitazione, ma sempre «indossando una mascherina medica/chirurgica resistente ai liquidi» ed «evitando assembramenti».
Tutte parole che ci riportano indietro all’incubo dei lockdown di Giuseppe Conte e Roberto Speranza. Come si legge ancora nella circolare, la priorità nell’esecuzione dei test deve essere attribuita ai soggetti sintomatici, «compatibili con la sindrome cardiopolmonare da Hantavirus».
Eppure, come da previsione, a sentire ieri il ministro Schillaci al question time alla Camera, è tutto a posto. «Il rischio è sempre stato e resta molto basso. Tutte le quattro persone oggi in Italia, presenti sul volo Johannesburg-Amsterdam del 25 aprile, sono asintomatiche. I test finora disponibili hanno dato esito negativo. Anche i due casi segnalati ieri a Milano e Messina sono negativi».
Poi il ministro parla del piano pandemico 2025-2029 dicendo che «funziona. Lo sta dimostrando proprio in questi giorni. A differenza del precedente permette risposte calibrate su scenari diversi. Le reti previste dal piano si sono attivate in modo coordinato. Non è stato un esercizio teorico. È stata una risposta concreta, tempestiva, proporzionata». Il nuovo piano allarga il focus ai virus respiratori e prevede, nel caso di una nuova pandemia, il ricorso a dispositivi di protezione, vaccini e misure restrittive modulabili a seconda della gravità della situazione.
Prosegue anche dicendo che capisce «che la notizia di un focolaio su una nave da crociera, con casi gravi e tre decessi, abbia destato attenzione e preoccupazione. È giusto che il Parlamento chieda conto. Ed è altrettanto giusto che il governo risponda con i dati. Partiamo dai fatti: gli hantavirus sono virus zoonotici conosciuti da decenni. Il loro serbatoio principale sono i roditori. La trasmissione interumana esiste, è molto rara, è documentata per il ceppo Andes, in contesti di contatto stretto e prolungato».
Che cosa ha fatto l’Italia? «Qualcuno ha detto che siamo stati fermi. È partito purtroppo il solito atteggiamento autolesionistico per il quale l’Italia non sarebbe mai pronta. Questo non è vero». Il ministero continua a «monitorare costantemente l’evoluzione del quadro epidemiologico internazionale. Emaneremo ulteriori indicazioni se e quando le evidenze scientifiche lo richiederanno. Siamo pronti. Il sistema funziona. E i cittadini possono stare tranquilli».
Il ministro elenca gli interventi dal governo: «Il 5 maggio l’European Centre for Disease Prevention and Control ha riportato che la donna, deceduta a Johannesburg il 26 aprile, è risultata positiva per Hantavirus. Lo stesso giorno il ministero ha trasmesso un’informativa garantendo il monitoraggio». Aggiunge Schillaci: «L’8 maggio abbiamo ricevuto dalla Commissione europea l’informazione relativa a quattro persone dirette in Italia, presenti sul volo dal Sudafrica ai Paesi Bassi del 25 aprile dove era stato imbarcato uno dei casi di contagio. Nella stessa giornata ci siamo attivati per rintracciarli e abbiamo allertato le Regioni interessate. Sempre l’8 maggio si è riunita la rete di esperti dispatch. Nella stessa giornata si è riunito il gruppo di esperti per la rete nazionale dei laboratori. L’11 maggio il ministero ha emanato la circolare operativa».
Poi Schillaci conclude ricordando che «il Covid ha lasciato un segno psicologico forte su tutti. Si tratta però di due situazioni diverse. Il Covid si trasmetteva molto rapidamente, da persona a persona. Ed era un virus sconosciuto. L’Hantavirus lo conosciamo. Viviamo in un mondo globalizzato, i rischi legati alla circolazione dei virus esistono. Ma sappiamo anche che servono risposte calibrate e misurate sulla base del quadro epidemiologico. E sono certo che l’Italia sia in grado di darle».
Una sceneggiatura già sentita. La sera stessa della diffusione del comunicato, al Tg1 Schillaci si era affrettato per «tranquillizzare sul fatto che oggi in Italia non c’è nessun pericolo». Quanto alla circolare, «è importante per il fare il punto della situazione epidemiologica internazionale e dare informazioni alle regioni».
Tra le misure raccomandate per i «contatti ad alto rischio» c’è una quarantena fiduciaria per sei settimane, il monitoraggio quotidiano da parte delle autorità sanitarie e isolamento in caso di comparsa dei sintomi.
Ma ovviamente, come da copione, rispuntano i soliti soloni del virus come ai tempi del Covid, sempre pronti a dare lezioncine e diffondere morale da quattro soldi. La solita esagerazione per impaurire la gente e mettere in guardia da un pericolo che in verità non esiste.
Quarantene: ognuno va per conto suo
Il turista inglese, che il 25 aprile aveva viaggiato da Sant’Elena sullo stesso volo Klm dell’olandese, moglie della prima vittima e deceduta pure lei per Hantavirus a Johannesburg, è asintomatico, è risultato negativo al test e si trova in isolamento all’Ospedale Sacco di Milano. Non per un’ordinanza della Regione Lombardia o del capoluogo, ma semplicemente «perché non ha casa sua», spiegano dallo staff dell’assessore regionale Guido Bertolaso. Prima di essere rintracciato, aveva visitato Roma, Firenze e Venezia, soggiornando per diversi giorni in ciascuna città, e a Milano era in un B&b.
Restare nel reparto di malattie infettive non è una bella sistemazione, «si sta valutando un’altra soluzione», fanno sapere sempre dall’assessorato, ma di certo il sessantenne britannico non è sottoposto a quarantena obbligatoria come accade a due marittimi, uno campano di 24 anni, l’altro calabrese di 25. Anche i due giovani erano sullo stesso volo Klm, eppure il sindaco di Torre del Greco Luigi Mennella ha firmato un’ordinanza in cui si è stabilito un periodo di isolamento di 45 giorni per il ventiquattrenne.
Lo stesso ha fatto per l’altro marittimo il sindaco Giusy Caminiti di Villa San Giovanni (Reggio Calabria). Eppure, nelle misure raccomandate dalla circolare ministeriale dell’11 maggio, per «i contatti ad alto rischio» c’è solo la «quarantena fiduciaria per sei settimane (utilizzare una stanza propria, mantenere una distanza di almeno due metri dai membri della famiglia, non utilizzare le stesse stoviglie, aprire le finestre per garantire la ventilazione». Inoltre, «è possibile uscire per preservare la salute mentale e il benessere indossando una mascherina medica/chirurgica resistente ai liquidi ed evitando gli assembramenti».
Sorprende, quindi, l’applicazione da parte di due sindaci di ordinanze così restrittive rispetto alla circolare ministeriale. Certo, in caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica a carattere esclusivamente locale, in base al Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali (Tuoel), le ordinanze contingibili e urgenti sono adottate dal sindaco, quale rappresentante della comunità locale.
Con l’Hantavirus «il rischio però non appare confinato al singolo Comune, riguarda una vicenda con profili di tracciamento internazionale, mobilità transfrontaliera e coordinamento statale. Per questo viene in rilievo l’art. 117, comma 2, lett. q della Costituzione che riserva allo Stato la competenza esclusiva in materia di profilassi internazionale», puntualizza Daniele Trabucco, professore di Diritto costituzionale. Ne deriva che «l’ordinanza di un sindaco può essere ammessa solo come intervento puntuale, eccezionale e provvisorio, non come strumento per creare una disciplina comunale più rigida di quella statale. Altrimenti si produce una gestione frammentata e diseguale della profilassi, con seri dubbi di competenza, ragionevolezza ed eguaglianza». Comuni e Regioni si muovono in ordine sparso, limitando a propria discrezione e con misure rigide i movimenti di un asintomatico, negativo ai test?
Invece, a differenza di quanto capita ai due marittimi, nulla vieta all’inglese di scegliersi un’altra sistemazione dove stare. Se non è destinatario di un provvedimento individuale di isolamento, notificato dall’autorità competente, non può essere trattenuto coattivamente al Sacco. «Un simile provvedimento dovrebbe essere adottato, in ipotesi, ai sensi dell’art. 32 della legge n. 833/1978, e comunque nell’ambito dei poteri di igiene e sanità pubblica previsti dalla legge, non sulla base della sola circolare ministeriale», spiega Trabucco. «La circolare, infatti, è un atto di indirizzo tecnico-sanitario e non può trasformare una misura fiduciaria o raccomandata in un obbligo coercibile. Diversamente, impedirgli di uscire significherebbe comprimere senza titolo la libertà di circolazione ex art. 16 Cost. e, se vi fosse trattenimento materiale, la libertà personale ex art. 13 Cost. Resta anche il limite dell’art. 32: gli obblighi sanitari sono legittimi solo se previsti dalla legge e rispettosi della persona umana».