I romani in piazza contro la Raggi. «Ci portano gli infetti e non fa nulla»

- Gli abitanti del quartiere Monti in trincea dopo l'arrivo all'ospedale militare del Celio di 13 bengalesi positivi : «Vogliono fare un lazzaretto a due passi dal Colosseo». Intanto Virginia distribuisce volantini pro inclusione
- Cateno De Luca mette i sigilli alla struttura da cui erano scappate decine di migranti: «Se Roma non fa nulla, noi non staremo in silenzio». Anche Lampedusa è in crisi
«Siamo pronti a incatenarci davanti al Celio per far ragionare il governo e le autorità, c'è una situazione a rischio. La Raggi che fa?». Ecco, il sindaco Virginia Raggi distribuisce l'opuscolo che mira a favorire l'integrazione aiutando a superare le «barriere invisibili» ma che di certo non interessa ora ai romani del quartiere Esquilino-Monti, scesi in piazza contro il trasferimento dei 13 clandestini positivi al coronavirus nell'ospedale militare del Celio, trasferimento definito una «decisione scellerata».
Dopo gli 11 pakistani positivi arrivati da Pozzallo, i 13 infetti sono bengalesi e stavano ad Amantea, in Calabria, dove - anche lì - la popolazione era insorta per impedire il loro arrivo, sdraiandosi e a terra e bloccando la Statale.
Se il piano del governo, infatti, prevede tamponi rapidi a chiunque entri in Italia attraverso gli aeroporti (e respingimenti se si arriva dai Paesi sulla lista nera del ministero della Salute), per chi entra illegalmente via mare ed è positivo c'è comunque l'accoglienza e poi lo spostamento in giro per l'Italia alla faccia dei cittadini che hanno subito e rispettato un pesante lockdown.
Lo sanno bene i romani dello storico quartiere a due passi dal Colosseo che, mentre stanno tentando di far ripartire bar, ristoranti e negozi malgrado il turismo dimezzato, ritengono una «follia mettere i migranti infetti» a due passi dal monumento simbolo della Capitale.
«Stiamo organizzando una protesta, c'è un dialogo con la questura per l'autorizzazione» ha spiegato all'Adnkronos Augusto Caratelli del Comitato difesa Esquilino-Monti. «Il dato grave è che queste persone sono state portate in un'area che ha un'alta densità di attività commerciali e turistiche. Ci chiediamo perché queste persone positive al Covid sono state portate qui e non in posti più isolati. Non era il luogo adatto, non si gestisce così l'emergenza. Mi chiedo: come reagiranno i turisti che sanno che a due passi dal Colosseo ci sono malati di Coronavirus? Se dopo questi 13 ne arrivano altri facciamo un lazzaretto?».
Il rischio che ne arrivino altri c'è, considerato che ad organizzare gli spostamenti degli stranieri è il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese in cerca di altre navi quarantena dove isolare i migranti infetti, tanti, anche grazie all'aumento degli sbarchi lungo le coste della Sicilia: dal 1 gennaio al 13 luglio sono sbarcati 9.372 migranti. Entro lunedì sono attese le offerte per una seconda imbarcazione-quarantena da parte dei tre soggetti che hanno manifestato interesse al bando del Mit.
Di certo sappiamo che in base all'avviso del ministero dei Trasporti la nave costerà circa 4.037.475 euro, oltre Iva, per 285 posti letto. Circa 40.000 euro al dì per i 101 giorni di contratto previsti dal bando. Cioè circa 160 euro al giorno a migrante, ovvero circa 4.800 euro di spesa mensile per ogni ospite a bordo, una cifra ben più alta dei 30-40 euro al giorno per migrante previsti per le strutture a terra.
Nel frattempo all'Esquilino gli abitanti temono «una bomba sanitaria pronta ad esplodere» e chiamano in causa la grillina Raggi perché, come sostiene il comitato di quartiere, «il sindaco doveva opporsi al trasferimento, doveva trattare, anche in qualità di autorità sanitaria, e chiedere che i malati di Covid non fossero ospitati in un'area turistica, già pesantemente colpita dalle conseguenze del coronavirus. Quella è un'area in cui già da tempo segnaliamo situazioni di profondo degrado, oggi c'è il rischio che possa diventare zona rossa e non è accettabile. Non dopo tutti gli sforzi che abbiamo dovuto affrontare per far rientrare l'emergenza sanitaria», conclude Caratelli. Condivide preoccupazione e protesta il capogruppo della Lega nel I Municipio, Marco Veloccia che ha sottolineato: «Non possiamo permetterci che il centro storico si riempia di persone infette per colpa di un governo incapace di gestire i processi migratori». Per il consigliere municipale leghista c'è inoltre il rischio concreto di nuovi arrivi nell'ospedale militare: «Dov'è il sindaco di Roma? È lei che dovrebbe difendere la salute dei romani. Ma evidentemente è troppo prona ai diktat del governo giallorosso per farlo».
Per la verità l'esponente pentastellata era impegnata nella realizzazione dell'opuscolo «Roma per i migranti», «il primo tentativo di incrementare ulteriormente il sostegno offerto a un target di persone estremamente fragili e bisognose, chiamate ad affrontare la più dura e complicata della sfida, vale a dire l'integrazione».
Infine grazie ai casi di Covid d'importazione, con Roma, è il Lazio una delle regioni che più stanno subendo con il 70-80% dei nuovi positivi nelle ultime due settimane, ma il contagio portato dai migranti fa paura anche a Jesolo dove in un centro della Croce Rossa sono stati trovati positivi al tampone 42 migranti più un operatore sanitario. Preoccupato il governatore del Veneto Luca Zaia: «Sta succedendo quello che si sperava non accadesse, ma che avevamo a più riprese paventato potesse essere un grave pericolo: cittadini stranieri rappresentano il focolaio più grande registrato in Veneto dalla fine del lockdown, con decine di positivi e numeri che possono ancora crescere».
Messina, il sindaco chiude l’hotspot
Il sindaco di Messina, Cateno De Luca, dice basta. La fuga, mercoledì sera, di 24 ospiti dall'hotspot cittadino ha segnato il punto di non ritorno: «È stata disposta la chiusura dell'hotspot per migranti abusivamente realizzato all'ex caserma Gasparro di Bisconte», ha scritto ieri De Luca sulla sua pagina Facebook.
«Ciò che è successo mercoledì sera, con una trentina di migrati ancora a piede libero, ricercati dalle forze dell'ordine, è un fatto che non può e non dovrà più ripetersi. La cittadinanza è preoccupata e non posso permettere che nel mio territorio regni sovrano il disordine. I migranti fuggono indisturbati per la città, mettendo in pericolo la popolazione e dobbiamo pure stare in silenzio senza protestare?», tuona il primo cittadino. Che aggiunge: «Non ci sto, per tale motivo dico basta a questo mercimonio. Se a livello regionale non si riesce a fare la voce grossa con Roma, accettando supinamente tale condizione, da adesso a Messina si cambia e anche subito», ha detto indispettito il sindaco della città dello Stretto. Poi, in serata, l'affissione del provvedimento all'ingresso principale dell'hotspot di Bisconte, in diretta Facebook.
De Luca sembra deciso ad attuare un vero e proprio braccio di ferro con il Viminale, che avrebbe in teoria la titolarità delle decisioni sugli hotspot. Anche se non proviene da una tradizione politica «rossa», De Luca non è un sovranista, un uomo di destra, una personalità politica che potrebbe avere nei confronti degli stranieri qualche pregiudizio ideologico: alle ultime elezioni comunali ha battuto un candidato di centrodestra con sei liste civiche di estrazione centrista. L'emergenza sbarchi, tuttavia, unita alle difficoltà supplementari dovute alla pandemia, crea un mix che si sta rivelando esplosivo. E, di fatto, quello di Messina è solo l'ultimo degli scontri tra autorità locali e governo centrale sulla questione dei migranti.
Con toni più urbani e senza colpi di testa, lo stesso concetto è stato ribadito anche da Salvatore Martello, sindaco di Lampedusa, intervenuto ai microfoni della trasmissione Res Publica, su Cusano Tv Italia. Lui invece sì, uno di sinistra a tutto tondo. Che pure dichiara: «In linea tecnica a Lampedusa le cose stanno andando bene, nel senso che anche con tantissimi sbarchi il sistema sta funzionando. Noi abbiamo un sistema per cui tutti coloro che sbarcano vengono portati sul molo e visitati, poi trasferiti all'interno del centro di accoglienza. Il problema è che l'hotspot oggi è pieno».
Martello aggiunge: «Abbiamo avuto costantemente 700-800 persone al giorno perché gli sbarchi sono aumentati in maniera esponenziale. Nell'arco di una giornata abbiamo circa 16-17 sbarchi. Quindi non c'è neanche il tempo di trasferire le persone con le motovedette sulla terraferma, che immediatamente si riempie. Per fortuna non è come qualche mese fa quando arrivavano 200 persone a sbarco, ora su ogni imbarcazione ce ne sono 17-18, quindi siamo salvi per questo motivo». Si avverte la volontà di non alzare i toni e di fingere che tutto vada bene, ma anche la percezione che tutto, da un momento all'altro, potrebbe andare male.
L'andazzo di questi giorni, del resto, non lascia sperare in nulla di buono. Nell'ultima settimana sono approdati sulle nostre coste 2.152 immigrati. Il viavai di barchini da Algeria e Tunisia verso le nostre isole maggiori è intenso. Troppo.
Preoccupa soprattutto la Tunisia, di nuovo preda di una crisi economica e politica e apparentemente non interessata a fermare le partenze. Il lassismo del nostro governo, quando non i messaggi che apertamente possono essere letti come inviti all'invasione, fa il resto.
Intanto, ieri, 11 dei 30 immigrati risultati positivi al Covid-19 e sistemati nella zona rossa della nave-quarantena Moby Zazà, sono sbarcati poiché giudicati guariti. A confermarlo il doppio tampone rino-faringeo che è stato eseguito su di loro nei giorni scorsi. La nave, per procedere allo sbarco, è già tornata alla banchina di Porto Empedocle.
Nella zona rossa resteranno, al momento, 19 persone. Di queste, soltanto quattro sono ancora positive al coronavirus, c'è poi qualche caso dubbio e i familiari degli infetti. Il gruppo dei 30 risultati positivi e imbarcati sulla nave quarantena Moby Zazà faceva parte dei 211 migranti che nelle passate settimane furono presi in acque internazionali dagli attivisti della Ong Sea Watch3. Intanto sono state tre le manifestazioni di interesse arrivate al Viminale per il bando destinato a una seconda nave-quarantena. Ora il Mit invierà ai tre soggetti la richiesta di offerta, con scadenza per la presentazione lunedì.





