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Dai Forza spread ai Forza recessione

Dai Forza spread ai Forza recessione
Ansa
Da Forza spread a Forza recessione. Dopo aver fatto il tifo per la procedura d'infrazione e l'aumento dei tassi d'interesse dei titoli di Stato, nella speranza che le due cose insieme riuscissero ad abbattere il governo pentaleghista, giornali e giornaloni si sono convinti che il lavoro sporco di far fuori la maggioranza lo possa fare la crisi. (...)
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I medici pro clandestini inchiodati dalle chat
Ansa
A «Farwest» le conversazioni dei dottori indagati a Ravenna: spunta un vero sistema per fregare lo Stato, fra la «non idoneità» ai Cpr come atto di «dissenso» e i certificati fotocopia scambiati nei messaggi. Poi l’esultanza: «Lo mettiamo in c... agli sbirri».

«Lo mettiamo in c**o a questi sbirri di m**da». Una delle tante frasi choc che si sarebbero scambiati gli otto medici del reparto di malattie infettive dell’ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna per i quali la procura ha chiesto un anno di interdizione dalla professione. L’accusa? Falso ideologico. Avrebbero compilato certificati in cui si attestavano malattie inesistenti con l’obiettivo, secondo l’accusa, di evitare la detenzione e il rimpatrio nel Paese d’origine di almeno 34 migranti.

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Ramy, nelle chat nessun depistaggio
Ansa
La perizia sui telefoni degli agenti coinvolti conferma che non ci fu speronamento né tentativo di insabbiare la verità. E i carabinieri erano sinceramente provati.

A un anno e mezzo dalla notte milanese del 24 novembre 2024, quella dell’inseguimento dello scooter Tmax guidato da Fares Bouzidi terminato con lo schianto in via Ripamonti all’angolo con via Quaranta e con la morte di Ramy Elgaml, l’inchiesta giudiziaria è ancora aperta e continua a esaminare uno dei punti più discussi: cosa accadde davvero negli ultimi istanti dell’inseguimento.

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Soldi e potere: tocca a Khamenei Jr
Mojtaba Khamenei (Getty images)
Sarà Mojtaba, secondogenito dell’ayatollah, la nuova Guida suprema. Eletto grazie a un voto online, il successore ha un patrimonio immenso tra oro, diamanti, ville e jet.

«Bene, adesso il nostro nuovo target è lui». La felicità di Mojtaba Khamenei per essere diventato Guida suprema dell’Iran dura pochi minuti, quelli necessari per leggere il benvenuto di Benjamin Netanyahu, non dei più gentili. Il secondogenito dell’ayatollah ucciso era già stato dato per morto tre giorni fa nello stesso attentato. Neanche il tempo di riprendersi dalla notizia, «un tantino esagerata», che si ritrova un’altra volta con il bersaglio incollatogli sulla fronte dal Mossad. Il fatto deve avergli instillato sotto la abaya marrone un forte dubbio: gli 88 eletti dell’Assemblea degli esperti che lo hanno nominato leader al posto del padre - con voto online come al Festival di Sanremo (la sede di Qom è stata rasa al suolo) -, volevano dargli il massimo riconoscimento o fargli un dispetto?

È dura la vita dei predestinati, si potrebbe affermare. Mojtaba, 56 anni, lo è da quando ne aveva 30 e mostrò sincera devozione al padre sorpassando in graduatoria e affetto gli altri cinque fratelli. Soprattutto per l’influenza che riuscì a ottenere presso i Pasdaran e i Guardiani della rivoluzione, bracci armati dei vertici religiosi, nel periodo in cui riuscì a far eleggere presidente laico Mahmoud Ahmadinejad (2005), espressione dei militari. Nato come il padre nella città santuario di Mashhad (cupole delle moschee d’oro e minareti illuminati di notte), ha studiato teologia, è diventato chierico ma non ha mai completato il percorso religioso.

Mojtaba era più attratto dai dividenti petroliferi e dal lusso occidentale, motivo per il quale lo stesso Khamenei senior era poco propenso a sostenere una successione dinastica e l’establishment clericale sciita non avrebbe voluto sponsorizzarlo fino in fondo. Ma i kalashnikov dei Pasdaran convincono molte coscienze. Da questo punto di vista lui era blindato: si è costruito un ruolo indossando la divisa durante la guerra Iran-Iraq, poi legandosi alla forza paramilitare Basij, la feroce polizia interna dedita alla repressione del dissenso. Una strada vincente che gli ha consentito di sbaragliare, nella corsa al trono, un concorrente temibile come Hassan Khomeini, nipote dell’ayatollah fondatore della repubblica islamica.

Ora cominciano i guai ma fino ai 56 anni e a questo prestigioso «fastidio», la Guida suprema si era discretamente divertita, controllando e sfruttando l’imponente rete finanziaria costruita dal padre. Secondo un’inchiesta pubblicata in gennaio da Bloomberg, Mojtaba Khamenei è seduto su un impero immobiliare del valore di 100 milioni di sterline solo in Gran Bretagna. Possiede una villa a Londra, in The Bishops avenue, quartiere definito «Billionaire row», del valore di 33,7 milioni di sterline più hotel di lusso a Francoforte e Maiorca, beni e attività a Toronto e Parigi, partecipazioni in fondi internazionali attraverso società satellite. Manca solo una squadra di calcio. Fatto sta che anche a Teheran, fra gli integralisti dell’islam, la parola «differenziare» ha un certo appeal.

Il fiume di denaro deriva dalla vendita del petrolio iraniano ed è appoggiato su banche inglesi, svizzere, del Liechtenstein e degli Emirati Arabi attraverso società fantasma con sede a Saint Kitts and Nevis e nell’isola di Man. Lui non compare mai e Bloomberg indica nel banchiere iraniano Ali Ansari (nella lista nera di Londra e Wall Street come finanziatore dei Guardiani della rivoluzione) l’intermediario più fidato. Così, mentre il suo popolo è quasi alla fame per via delle sanzioni internazionali con un tasso d’inflazione al 48,6%, un Pil pro capite di 5.800 dollari all’anno e una disoccupazione giovanile al 20%, Mojtaba nuota nell’oro. Praticamente uno scià. Con il cruccio non marginale di essere, da ieri, il bersaglio supremo.

Da Teheran una pioggia di missili e una fatwa per vendicare il sangue
Fiamme su una raffineria degli Emirati (Ansa)
Il segretario della Difesa Usa, Hegseth, punta al «controllo dei cieli mediorientali». Sottomarino affonda una nave da guerra del regime in Sri Lanka: 87 morti. Allarme sull’esportazione di terrorismo nel mondo.

Teheran non ferma la sua pioggia di missili verso i nemici, in particolare i Paesi arabi e chiede di vendicare nel sangue la morte di Ali Khamenei. Dall’altro lato della barricata a fare il punto sulla traiettoria della campagna è stato il segretario alla Difesa americano, Pete Hegseth. Il quale ha annunciato che in meno di una settimana Washington e Gerusalemme «avranno il controllo completo dei cieli iraniani».

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