• Matteo Salvini apre: «Se è l’unico modo per ottenere il via da Bruxelles va bene, così non hanno più alibi». Durante il vertice notturno Giuseppe Conte, Giovanni Tria e i vicepremier studiano come risparmiare: uscite scaglionate per quota 100 e reddito spalmato anche sulle imprese.
  • Il presidente della Bce conferma: «A dicembre stop al Qe». Ma ribadisce «nuovi stimoli monetari» per alzare l’inflazione.

Lo speciale contiene due articoli.

Colpite nei sentimenti più cari (spread giù, primi segnali di distensione tra Roma e Bruxelles, narrazione del «baratro imminente» via via meno credibile, a maggior ragione dopo un cenno di ottimismo dello stesso Mario Draghi sulla possibile intesa tra Italia e Ue), le opposizioni e i mainstream media hanno dovuto ripiegare sul loro «piano b», declinato con due diverse sfumature: «Il governo sta cedendo» oppure «il governo si prepara a un trucco contabile». Ma è davvero così? Proviamo a mettere un po’ d’ordine.

Da 36 ore, il primo a interpretare la nuova fase è stato Matteo Salvini, che ieri, intervistato dal Gr Rai, ha ribadito il concetto: «Se a Bruxelles pensano di tenere in ostaggio 60 milioni di italiani su uno zero virgola, siamo disponibilissimi a togliergli qualunque alibi». Insomma, nessuno vuole morire per uno 0,2: se si tratterà di passare da un deficit del 2,4 a uno del 2,2, non sarà un motivo per strapparsi i capelli. Anche perché (vale la pena di ricordarlo) il punto di partenza era uno striminzito 0,8%. Insomma, di strada se ne sarebbe fatta parecchia, anche se alla fine ci si fermasse al 2,2.

E come avverrebbe questa rimodulazione? Cominciamo dalla forma. E’ stato lo stesso Salvini a indicarla, facendo riferimento all’iter parlamentare di approvazione della manovra: «Siccome siamo una Repubblica parlamentare, se il Parlamento apporterà modifiche, nessuno potrà dir nulla. Sarebbe auspicabile che, prima di promuovere o bocciare, si aspettasse la manovra come il Parlamento l’approverà». Due messaggi in un colpo solo: disponibilità a usare gli emendamenti (o un maxiemendamento governativo) per introdurre le correzioni, ma Bruxelles non prenda provvedimenti mentre l’iter della legge di bilancio è ancora in corso.

Chiarita la forma, passiamo alla sostanza. A quanto ammonterebbe uno 0,2%? Si tratterebbe di 3,3-3,4 miliardi. E che potrebbe succedere? Almeno quattro cose, o un mix di queste soluzioni, con riferimento alle due misure più impegnative: reddito di cittadinanza e quota 100 sulle pensioni.

La prima ipotesi (ed è ciò che La Verità ha già scritto una dozzina di volte, in epoca non sospetta, da almeno due mesi) è uno slittamento in avanti (nel corso del 2019) del momento in cui scatterà il reddito di cittadinanza. Inutile girarci intorno: ai grillini interessa che ciò avvenga prima delle elezioni europee, programmate per il 26 maggio, quindi una partenza a fine aprile andrebbe bene.

La seconda è un’intelligente proposta leghista. Per ciò che riguarda quota 100, lo stanziamento di 7 miliardi sarebbe assolutamente sovradimensionato. Basterebbe cioè molto meno per la revisione della Fornero, in particolare grazie al meccanismo delle finestre per razionalizzare i flussi dei lavoratori in uscita. Per ciò che riguarda invece il reddito di cittadinanza, il Carroccio sta cercando di far ragionare il M5s su questo schema: premesso che il percettore del sussidio dovrebbe sanare le sue eventuali posizioni debitorie verso la Pa, una volta ricevuta e accettata l’offerta di lavoro, la misura si trasformerebbe da intervento assistenziale a incentivo per alleggerire il cuneo fiscale sull’azienda che lo assume, praticamente una detassazione. In un colpo solo, si risparmierebbe e si renderebbe la misura più presentabile e seria. La terza possibilità è quella di non rinunciare alle risorse così risparmiate, ma di dirottarle sugli investimenti. La quarta, ancora più forte (e assai auspicabile, come questo giornale ha più volte scritto), sarebbe cogliere l’occasione per rivedere ancora di più il dosaggio delle risorse, e allargare non solo lo spazio degli investimenti, ma pure quello dei tagli di tasse, oggi francamente molto sacrificati.

Recandosi al vertice serale di maggioranza, ieri il vicepremier Salvini sulla possibilità di scendere sotto la soglia del 2,4% del deficit/Pil ha detto: «Se questo è l’unico modo per ottenere il via libera alla manovra io così gli tolgo un alibi e se continuano a dire di no significa che è un “no” pregiudiziale. Così usciamo dalla trincea». Concetto ribadito da Di Maio quando si è riferito alla necessità che la manovra arrivi in Parlamento «che è sovrano, e l’unico che potrà innovarla e modificarla». L’ottimismo contagia la Borsa che ha chiuso a +2,7% con spread a 290.

Ieri il Telegraph ospitava un commento preoccupato di Roger Bootle (che guida una delle più note società di analisi macroeconomica, Capital Economics). Il ragionamento di Bootle parte dai dati oggettivamente straordinari dell’economia Usa, poi però si fa meno ottimistico. Ad avviso di Bootle, i fattori che hanno determinato la crescita statunitense (i megatagli di tasse e i forti investimenti) sono per definizione soggetti all’incertezza politica. In altre parole, potrebbero non essere confermati a causa della nuova situazione parlamentare scaturita dalle elezioni di midterm. Morale: per Bootle potrebbe verificarsi un rallentamento americano nel 2019-2020, con – a cascata – un riverbero negativo sull’Europa. E qui arriva la conclusione poco rassicurante di Bootle sull’Italia: «Se già vieni da 20 anni di quasi stagnazione» e ora devi ipoteticamente fare i conti «con un rallentamento globale, può essere la goccia che fa traboccare il vaso, ammesso che in Italia il vaso non sia già traboccato». Attenzione: Bootle e il Telegraph non sono né nemici dell’Italia né amici dell’austerity Ue. Quindi questo allarme dovrebbe incoraggiare e spronare proprio le componenti sviluppiste e pro crescita della maggioranza.

Sul fronte più politico, ieri il governo ha stoppato la discussione alla Camera ponendo la questione di fiducia sul dl sicurezza. Oggi pomeriggio via alla discussione, voto finale in serata o al più tardi domattina.



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