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I medici pro clandestini inchiodati dalle chat

I medici pro clandestini inchiodati dalle chat
Ansa
A «Farwest» le conversazioni dei dottori indagati a Ravenna: spunta un vero sistema per fregare lo Stato, fra la «non idoneità» ai Cpr come atto di «dissenso» e i certificati fotocopia scambiati nei messaggi. Poi l’esultanza: «Lo mettiamo in c... agli sbirri».

«Lo mettiamo in c**o a questi sbirri di m**da». Una delle tante frasi choc che si sarebbero scambiati gli otto medici del reparto di malattie infettive dell’ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna per i quali la procura ha chiesto un anno di interdizione dalla professione. L’accusa? Falso ideologico. Avrebbero compilato certificati in cui si attestavano malattie inesistenti con l’obiettivo, secondo l’accusa, di evitare la detenzione e il rimpatrio nel Paese d’origine di almeno 34 migranti.

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Edicola Verità | la rassegna stampa del 5 marzo

Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 5 marzo con Carlo Cambi

FoodTalk | Così si tutela il grande olio italiano

Entrano in vigore le nuove norme per la tutela della nostra eccellenza troppo spesso minacciata da prodotti stranieri

Ankara convoca l’ambasciatore di Teheran per il missile abbattuto dagli Usa. Il Qatar arresta cellule dei Pasdaran. Sotto attacco pure Arabia Saudita, Emirati e Kuwait.

Nel pieno dell’escalation che sta attraversando il Medio Oriente, la massima autorità religiosa sciita dell’Iraq, il Grande Ayatollah Ali Al-Sistani, ha condannato quella che ha definito una «guerra ingiusta» contro l’Iran e ha invitato la comunità internazionale, «in particolare i Paesi islamici», ad adoperarsi per un cessate il fuoco immediato.

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Liberato imputato di omicidio: in carcere potrebbe star male
Getty images
I giudici della Corte d’appello di Firenze hanno negato l’estradizione di un uomo che ad Atene è accusato anche di favoreggiamento dell’immigrazione: «Rischia un trattamento incompatibile con i diritti Cedu»

Può un pakistano presunto omicida non essere estradato in Grecia e restare in Italia, a piede libero?

Sì, almeno secondo i giudici della Corte d’appello di Firenze, che hanno disposto la scarcerazione di K.Y., nato nel 1999, domiciliato a Siena, ma che utilizza anche un alias che lo «invecchia» di tre anni e che gli attribuisce un domicilio diverso, in un paesino sul versante senese del Monte Amiata.

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