Nel pieno dell’escalation che sta attraversando il Medio Oriente, la massima autorità religiosa sciita dell’Iraq, il Grande Ayatollah Ali Al-Sistani, ha condannato quella che ha definito una «guerra ingiusta» contro l’Iran e ha invitato la comunità internazionale, «in particolare i Paesi islamici», ad adoperarsi per un cessate il fuoco immediato.
In un comunicato diffuso dal suo ufficio e rilanciato dall’agenzia irachena Ina, il religioso - considerato una delle figure spirituali più influenti del mondo sciita - ha invitato i musulmani e «tutte le persone libere del mondo» a denunciare il conflitto e a dimostrare solidarietà verso quello che viene definito «l’oppresso popolo iraniano». Sistani, nato nella città iraniana di Mashhad come l’ex Guida Suprema Ali Khamenei, ucciso il 28 febbraio in un attacco di Stati Uniti e Israele, ha sollecitato governi e organizzazioni internazionali a fare «tutto il possibile» per fermare immediatamente la guerra e trovare una soluzione pacifica alla questione nucleare iraniana nel rispetto del diritto internazionale.
Dopo il suo appello, il ministero dell’Energia di Baghdad ha riferito che la fornitura di energia elettrica è stata interrotta totalmente in tutte le province dell’Iraq e, mentre andiamo in stampa, nuove esplosioni, secondo i giornalisti sul posto, vengono sentite a Erbil e all’aeroporto di Baghdad. Inoltre, diverse segnalazioni indicano che sistemi radar e apparecchiature militari francesi sarebbero stati dispiegati a Baghdad, mentre l’ambasciata statunitense a Baghdad ha intimato ai suoi cittadini di lasciare immediatamente l’Iraq.
Mentre dal mondo sciita arrivano appelli alla solidarietà con Teheran, sul terreno la situazione racconta una realtà molto diversa. Nelle ultime ore l’Iran ha continuato a lanciare missili e droni contro diversi Paesi della regione, ampliando ulteriormente la tensione nel Golfo e nel Medio Oriente. Uno degli episodi più delicati ha riguardato la Turchia. Un missile balistico lanciato dall’Iran e diretto verso lo spazio aereo turco, dopo aver sorvolato Siria e Iraq, è stato abbattuto nel Mediterraneo orientale da un cacciatorpediniere della Marina statunitense. Lo riferisce la Cnn citando due fonti informate. La Nato ha condannato l’episodio: la portavoce dell’Alleanza Atlantica, Allison Hart, ha parlato di «attacco dell’Iran» alla Turchia. Mentre secondo Pete Hegseth, segretario della Difesa Usa, l’incidente turco non attiva l’articolo 5 della Nato. Il ministero della Difesa di Ankara ha precisato che non ci sono state vittime, né feriti. Il governo turco ha reagito convocando l’ambasciatore iraniano e ribadendo di riservarsi il diritto di rispondere a qualsiasi azione ostile, sottolineando di non essere coinvolto nelle operazioni militari né di aver autorizzato l’uso del proprio spazio aereo o delle basi sul territorio.
Nel Golfo la tensione resta altissima. Il Qatar ha riferito di aver intercettato missili da crociera e droni lanciati dall’Iran verso il proprio territorio. Le autorità di Doha hanno inoltre arrestato almeno dieci persone sospettate di appartenere a due cellule delle Guardie della rivoluzione iraniane impegnate in attività di spionaggio e sabotaggio.
Secondo l’agenzia ufficiale Qna, sette dei fermati erano incaricati di raccogliere informazioni su infrastrutture sensibili e installazioni militari, mentre gli altri erano stati addestrati per operazioni di sabotaggio e per l’utilizzo di droni. Durante le indagini gli investigatori hanno trovato coordinate di obiettivi strategici e apparecchiature tecnologiche e i sospettati avrebbero ammesso i loro legami con i Pasdaran. Sul piano diplomatico si è registrato anche un duro scambio tra Doha e Teheran. Il primo ministro e ministro degli Esteri del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, ha avuto un colloquio telefonico con il capo della diplomazia iraniana, Abbas Araghchi, respingendo con fermezza la versione iraniana secondo cui gli attacchi avrebbero colpito esclusivamente infrastrutture Usa nel Golfo. Secondo Doha, «i fatti sul terreno dimostrano il contrario»: missili e droni avrebbero raggiunto aree civili e residenziali del Qatar, inclusi i dintorni dell’aeroporto internazionale Hamad e zone industriali legate alla produzione di gas naturale liquefatto. Il premier qatariota ha definito questi attacchi «una chiara violazione della sovranità del Qatar e del diritto internazionale».
Anche il Kuwait è stato colpito dall’ondata di attacchi. Le autorità militari hanno riferito di aver affrontato numerosi missili e droni entrati nello spazio aereo del Paese. Il ministero della Salute kuwaitiano ha comunicato che una bambina di 11 anni è morta dopo essere stata colpita da schegge provocate dalle esplosioni. Nonostante i tentativi di rianimazione effettuati durante il trasporto in ospedale e proseguiti all’arrivo presso l’ospedale Al-Amiri, la giovane è deceduta a causa delle ferite. L’Arabia Saudita ha annunciato di aver intercettato e distrutto due missili e nove droni diretti verso la città di Al-Kharj. In una nota ufficiale, il ministero della Difesa saudita ha ribadito che il Regno farà «tutto il necessario per difendere la sicurezza del Paese e dei suoi cittadini». Segnalazioni di allarmi aerei e intercettazioni sono arrivate anche dagli Emirati Arabi Uniti, dove le difese aeree sono state attivate per neutralizzare droni diretti verso infrastrutture sensibili.


