
- Fallita la strategia del silenzio: i 9 cardinali consiglieri del Papa annunciano risposte ufficiali alle accuse dell'ex nunzio. E per loro rimpasto in vista: troppi scandali e ombre.
- Sempre più sacerdoti e pastori giustificano, anche pubblicamente, un certo tipo di costumi per ottenere l'adeguamento delle regole morali alla propria condotta. Nella storia cattolica è già accaduto più volte.
Lo speciale contiene due articoli.
Nel tardo pomeriggio di lunedì il comunicato conclusivo della ventiseiesima riunione del C9, il consiglio dei 9 cardinali che coadiuvano papa Francesco, ha segnato un cambio di passo in Vaticano rispetto al memoriale dell'ex nunzio negli Stati Uniti Carlo Maria Viganò: pur non nominandolo direttamente, il C9 ha espresso «piena solidarietà» al Papa per «quanto accaduto nelle ultime settimane» e ha annunciato che «la Santa Sede sta per formulare gli eventuali e necessari chiarimenti».
Dopo 16 giorni dalla pubblicazione del memoriale sulla Verità, molti rumors suggerivano che la strategia del silenzio aveva le ore contate. Ora sappiamo ufficialmente che arriveranno i «chiarimenti» dal Vaticano, dunque il famoso dossier è più importante di quanto alcuni commentatori volevano far credere. Le circostanze dello scritto di Viganò devono essere ovviamente provate o confutate, ma la posta in palio per la Chiesa è troppo alta per sorvolare.
È un fatto che date e documenti citati nel testo di Viganò abbiano una loro veridicità. Ne ha dato prova una lettera del 2006 in cui l'allora arcivescovo Leonardo Sandri da sostituto della Segreteria di Stato si rivolgeva al padre domenicano Boniface Ramsey facendo riferimento alle accuse che questi sei anni prima, nel 2000, aveva messo per iscritto sul conto dell'ex cardinale Theodore McCarrick. È vero quindi che la Segreteria di Stato era a conoscenza del caso quando nel 2001 McCarrick fu creato cardinale e arcivescovo di Washington.
In Vaticano si lavora da giorni per approntare i «chiarimenti» di cui parla il comunicato del C9, visto che Viganò fa decine di nomi e pone domande sull'operato di tre Segretari di Stato, i cardinali Angelo Sodano, Tarcisio Bertone e Pietro Parolin, e fa riferimento a tre papi, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco. Chi sapeva cosa? Da quando? Perché si è giunti a togliere la porpora a McCarrick il 28 luglio 2018, solo dopo la richiesta di dimissioni di un cardinale ormai inchiodato dalle accuse?
Negli Stati Uniti il silenzio non era più sufficiente, lo hanno evidenziato diversi vescovi e laici. In proposito sarà importante l'incontro a Roma tra Francesco e il cardinale Daniel DiNardo, presidente della Conferenza episcopale Usa, nei prossimi giorni. A prescindere da qualsiasi narrazione su presunti complotti antipapali, il caso Viganò mostra una Chiesa lacerata e ferita da problemi seri nella gestione dei seminari e del potere. Di questa crisi c'è un'altra traccia nella nota del C9. Ideato per aiutare il Papa a riformare la curia, il gruppo di nove porpore è gravemente claudicante. Il C9, si legge nel testo, si prepara a consegnare a Francesco «la proposta circa la riforma della Curia romana elaborata nei primi cinque anni di attività», e «ha ritenuto di chiedere al Papa una riflessione sul lavoro, la struttura e la composizione dello stesso Consiglio». Celata dietro a un accenno alla «avanzata età di alcuni membri», si intravede la situazione del cardinale cileno Francisco Javier Errazuriz, 85 anni, che con altri presuli pare aver fuorviato il Papa sul caso di padre Fernando Karadima, sacerdote considerato pedofilo seriale. Poi c'è la situazione del Segretario per l'economia, il cardinale australiano George Pell, 77 anni, da oltre un anno in patria per difendersi in tribunale da accuse di abusi che risalgono a oltre 40 anni fa. Fra gli over 75 c'è anche il cardinale honduregno Oscar Maradiaga, 76 anni, molto chiacchierato per malagestione finanziaria e scandali a sfondo omosessuale nel seminario di Tegucigalpa, la sua diocesi, oltre che tirato in ballo da Viganò per un presunto asse con McCarrick su alcune nomine di vescovi. Avanti con gli anni (76) è pure il cardinale Giuseppe Bertello, attuale presidente del governatorato dello Stato vaticano, così come l'africano Laurent Monsengwo Pasinya (78).
I «necessari chiarimenti» e il rimpasto del C9, oltre alla riforma della curia da tempo attesa e mai decollata, sono il bivio fondamentale di questo papato e del futuro della Chiesa.






