
«Ma dove hanno messo il sale?». Anche le fatine fanno la spesa. Sono le 11 del mattino di un torrido 13 d’agosto e Maria Giovanna Elmi è in un grande supermarket in Friuli, regione ove vive, precisamente a Tarvisio. «Ieri ho avuto amici ospiti, altri arriveranno oggi. Ma intanto possiamo iniziare a parlare». Della fata Azzurrina del Dirigibile si sono innamorate generazioni d’italiani. Anche il divo Tony Curtis ne fu incantesimato. Nel 1971, a Cannes, fu eletta «Cinemodella d’Europa» e vinse una Mini Minor. A metà anni Settanta era tra le più gradite dal pubblico e la Rai la scelse per condurre due Sanremo. Annunciatrice, donna del meteo con incursioni all’Almanacco del giorno dopo, viaggiatrice instancabile con Osvaldo Bevilacqua a Sereno variabile, naufraga all’Isola dei famosi 2005, i telespettatori sono felici nel vederla spesso ospite in tv. La sua voce riporta anche a quei Natali e Capodanni con ricordi sfumati e uno spleen così complicato da descrivere.
Com’eri da bambina?
«Molto solare sempre. Scrivono che sono nata a Roma, ma in realtà è stato a Ostia, allora si chiamava lido di Roma. E quindi al mare. Era una domenica d’agosto, il dottore stava facendo il bagno, nacqui a mezzogiorno. Ero la quarta, i miei fratelli erano tre maschi, ora me n’è rimasto uno. Mamma mi raccontava che, alla nascita, anziché piangere, sorridevo».
La mamma e il papà quale professione hanno fatto?
«Mamma suonava il violino ma, avendo 4 figli, ha smesso. Papà invece era giornalista, direttore di un’agenzia stampa».
Hai fatto il liceo classico e poi Lettere moderne…
«Sì, ma non mi sono laureata perché mi sono capitati una serie di lavori. Il liceo lo feci dalle Salesiane di via Dalmazia perché al Giulio Cesare non c’era posto. Compravo Grazia. Un giorno vedo che cercano, tra le lettrici, 22 fotomodelle pubblicitarie e indossatrici. Io sono alta 1 e 60, quindi fotomodella scòrdatelo. Dicevano di mandare una foto di fronte e una di profilo. Ne avevo una con degli amichetti, in una gita. Ho messo una freccia, “questa sono io”. Mio padre, a Natale, mi mandò a un corso in un collegio francese. Quella lettera a Grazia l’avevo dimenticata…».
E invece?
«Invece mi chiamò mio padre a Parigi, non sapendo nulla, dicendomi che c’era una lettera della Mondadori. Ero stata scelta per un provino a Milano con la famosa fotografa Elsa Haertther. “Chiama lo zio Franco e la zia Cecilia che mi vengano a prendere in stazione a Milano!” dissi. Il provino era per fare servizi fotografici nelle boutique, e li ho fatti. Poi mi dissero di andare il tal giorno “per la presentazione di tutte voi ai pubblicitari”. Donatella Mauro, mi chiese se volevo far parte del suo gruppo».
E così diventasti pin-up della pubblicità…
«Da quel momento tutti i dentifrici dei caroselli (ne canta un claim, ndr), lacca per capelli, “Fissa libera, fissa bella”, scendevo dalla scala, è andata per due anni, gli elettrodomestici Ariston… Un giorno una signora, a Ostia - stavo preparando gli esami - mi disse “sai che hai un viso da annunciatrice? Chiedo a mio marito che è avvocato”. Mi disse di riempire il modulo all’ingresso di via Teulada. Lo feci. Non era ancora il 1970. Arrivò il telegramma. Eravamo in 500. Poi, dopo 2 mesi, un altro provino. Ma c’era il blocco delle assunzioni. Firmai il contratto a tempo indeterminato il 1° aprile 1974».
Cosa ti fecero fare?
«Facevo le trasmissioni per le forze armate, Marina e Aeronautica. Quelli dell’Aereonautica mi dissero “siamo contenti, ma vediamo che lei ha un debole per la Marina”. Risposi che in un sommergibile o in un incrociatore portaelicotteri ci vado in calzoni corti per necessità, magari trovo giovani imbarazzati, ma le differenze sono secondo le situazioni… Passai una visita all’Istituto di medicina legale e fui la prima donna a volare su un reattore militare, poi pattuglia acrobatica, le cabrate, mi piaceva fa’ tutto…».
Essendo così avvenente, immagino che al liceo avessi frotte di farfalloni che ti giravano attorno…
«Ma io non sono avvenente, sono così minuta… Può darsi dopo, quando sono diventata nazional-popolare, non sapevo a chi dare i resti eh? Oggi si fanno anche tesi di laurea sulle annunciatrici e poi c’è una commedia splendida».
Curiosando tra le tue migliaia di tuoi annunci…
«In stanza-annunciatrici arrivò il testo scritto di un incontro ci calcio con un errore, tipo Scozia anziché Svezia. Ho chiamato la funzionaria. “Meno male che ti sei accorta! C’eravamo sbagliati”. Ma quando sono andata in onda ho detto quello sbagliato… Poi io, non avendo bambini, facevo sempre molto volentieri il Natale e il Capodanno. Ero lì, tra le lenticchie portate da uno e il panettoncino della Rai, per fare l’annuncio a reti unificate. La terza rete era appena nata, non c’era il suo monitor. M’ero messa un vestitino di paillettes dritto, un po’ scollato, senza bretelle. A un certo punto sembro una donna allo specchio. Poi vedo audio-video acceso. Il tecnico non risponde. Prima non ero in onda ma per una rete sì, per un minuto e mezzo…».
Su YouTube si trova questa clip mentre ti aggiusti il corpetto dell’abito…
«L’ho saputo dopo, quando sono tornata a casa. Suona il telefono. “Siamo gli avieri di Caserta e tu ce voi fa’ mori’…”. Per tutto il tempo mi tiravo su il vestito… Qua… Altre papere non ne ho. Finisco la spesa? Qui c’è una tale ressa…».
Certo!
(poco dopo, ndr) Ti giungevano lettere affettuose dai telespettatori?
«Osservavano ogni cosa. Quando ho perso il mio papà dovevo fare l’annuncio. Mi scrissero “Maria Giovanna non sorridi più con lo stesso sguardo”. Una volta frenai bruscamente perché scattò il rosso. Quello dietro scese arrabbiato, abbassai il finestrino e mi scusai sorridendo. Esclamò: “Azzurrina!”, il personaggio del Dirigibile».
Nel 1977 hai condotto Sanremo accanto a Bongiorno. Come ricordi Mike?
«Chiamata dall’oggi al domani. Arrivo in camerino e vedo qualcosa di strano nel foglio degli orari. Mi dissero “vieni su che ti diamo i biglietti del treno”. Fui pagata per gli straordinari, come da contratto. Mike, che affiancai nella serata finale, disse: “Voglio un volto televisivo e amato sennò non presento”. Lui? Un tesoro. Mi chiamava “il mio cappuccetto biondo”».
Nel 1978 da sola, prima donna in assoluto a presentare all’Ariston…
«Prima apriva la serata sempre un uomo. Il vestito bianco con filino d’oro in mezzo me lo prestò Sabina Ciuffini. In oltre 70 anni di Sanremo solo 5 volte una donna ha aperto la serata, io, Simona Ventura, Antonella Clerici, Raffaella Carrà e Loretta Goggi».
C’era anche Beppe Grillo…
«Sì, ricordo che ce l’aveva con i computer… Ma non parlai con lui, usciva solo per lo sketch».
Hai fatto anche la giornalista pubblicista.
«Rispondevo alla posta dei lettori, i viaggi per Il Messaggero, interviste e poi mi chiesero di fare un libro sulla bellezza, Chi vuol esser bello sia, e pensa che anche mi pagarono».
Di quel Playmen del 1981 ti fece arrabbiare non la copertina ma l’interno. «Eccezionale. Per la prima volta Maria Giovanna Elmi nuda al mare».
«Eravamo nella barca di Vittorio Cecchi Gori. Non c’erano altre barche intorno. Come si poteva pensare che potessero arrivare, con un teleobiettivo, a farti una foto? Quella della copertina l’avevamo fatta tempo prima con Pietro Pascuttini per Oggi, doveva essere un po’ sexy, con un accappatoio, volutamente posata. Playmen mi offrì cifre inenarrabili ma risposi: “Non ci penso proprio”. Avendo spesso i paparazzi dietro, erano anche là. E uscirono tutte le foto paparazzate. Volevo far causa. Temevo che la Rai mi licenziasse. Bevilacqua girava le pagine e per tirarmi su il morale diceva “Ah, però”…».
A New York hai conosciuto Ivana Trump.
«Mi scelsero per fare Shopping in America, facevano televendite su alcuni canali tv. Di Ivana Trump c’erano i suoi prodotti, profumo, borotalco, tutto rosa, li vendeva. Andai a casa sua per fare delle foto. Arrivò un ragazzo, di origine italiana, un nobile poi morto in un incidente, non so se fosse il suo compagno, forse era già separata, mi riconobbe, “ah, Maria Giovanna Elmi!”».
All’edizione 2005 dell’Isola ti classificasti terza. Chi, tra i naufraghi, ti era simpatico e chi no?
«Al Bano è una persona che mi piace molto, anche se era molto riservato e sempre a pesca. Era stato suo nonno a insegnargli ad accendere il fuoco. Ma chi più mi ha colpito è stato Idris. Al Bano arrivò con due tronchi enormi d’albero legati a croce. Il giorno dopo, due, non faccio i nomi, la stavano smontando per fare il fuoco. Idris, musulmano, mi disse “che succede sorella?”. Si mise sotto la croce, sembrava il Cristo nero, dicendomi: “Tu lo chiami Dio e io Allah, ma Dio è uno”. È nata un’amicizia meravigliosa».
Come hai conosciuto Gabriele, tuo marito?
«Per Sereno variabile facevamo le co-produzioni con l’estero. Ci trovavamo tra Heiligenblut, in Austria, e Tarvisio, che non sapevo nemmeno esistesse. Il pulmino della Rai si ruppe. Mi siedo in macchina con Osvaldo e sale questo ragazzo, alto, con la tuta da sci. Raccontò, mentre guidava, di un piccolo capriolo cui batteva il cuore. Mi venne la pelle d’oca. Poi vidi nello specchietto i suoi occhi verde-blu. Ci siamo sposati nel santuario della Madonna di Lussari, a Tarvisio, il 13 dicembre 1993 perché nel frattempo ho avuto l’annullamento del primo matrimonio».
A una Domenica in Corrado simpaticamente ti rimprovera perché sei andata a cambiarti ancora una volta l’abito…
«Con Corrado stavo al gioco. Erano abiti normali, me li portavo da casa. Ma ogni tre mesi la Rai ci dava 150.000 lire per il nostro abbigliamento».





