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Hezbollah, la rete globale che finanza la guerra

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Hezbollah, la rete globale che finanza la guerra
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Un dossier dell’intelligence rivela il sistema finanziario che sostiene Hezbollah: fondi iraniani, società di comodo e circuiti informali come l’hawala. Una rete globale che aggira le sanzioni e alimenta operazioni militari e consenso sociale in Libano.

Mentre il conflitto tra Israele e Hezbollah continua a infiammare il Libano, dietro la linea del fronte si muove un sistema finanziario sofisticato e transnazionale che consente alla milizia sciita di resistere e rilanciare la propria capacità militare.

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Armi «fai da te» con le stampanti 3D. La nuova frontiera del crimine giovanile
iStock
  • Superati limiti tecnologici che si consideravano strutturali, la cosiddetta «manifattura additiva» viene sempre più utilizzata nei teatri di guerra (per esempio in Ucraina). Ma lo è anche da terroristi e delinquenti comuni: bastano poche centinaia di euro e materiali facilmente reperibili.
  • Scaricare un manuale online è un gioco da ragazzi. A Verona tre minorenni avevano costruito un «laboratorio domestico» con l’intento di vendere i loro «prodotti».
  • TikTok funge da vetrina. Mentre su canali criptati come Telegram e (soprattutto) Odysee alcuni collettivi postano aggiornamenti su test balistici e nuovi file messi in rete.

Lo speciale contiene tre articoli.

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Dimmi La Verità | Silvio Giovine (Fdi): «Esponenti di sinistra finanziati da Soros»

Ecco #DimmiLaVerità del 20 aprile 2026. Il deputato di Fdi Silvio Giovine ci parla dei finanziamenti di George Soros a esponenti di sinistra.

I progressisti hanno trovato una nuova iconcina: il sindaco di Genova, tra feste da ballo e accessori chic. Ora viene celebrata in ogni luogo, tanto che rischia perfino di bruciarsi.

«I partigiani volevano imporre i soviet»
Un'immagine che ritrae un gruppo di esuli italiani al porto di Pola (Getty Images). Nel riquadro il presidente dell'Unione degli istriani, Massimiliano Lacota
Massimiliano Lacota, presidente dell’Unione degli istriani, critica le celebrazioni del 25 aprile definite «monopolizzate e ipocrite». Per gli esuli giuliano-dalmati la ricorrenza non rappresenta una festa condivisa, tra memoria delle Foibe ed esodo dall’Adriatico orientale.
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