Le elezioni greche? Porteranno probabilmente a nuove elezioni
(Getty Images)

Potrebbe non rivelarsi un quadro definitivo quello emerso dalle elezioni parlamentari greche di domenica. Il centrodestra di Nuova democrazia ha conquistato la maggioranza relativa dei seggi, mentre lo schieramento di sinistra, Syriza, è crollato. Nessuno controlla il parlamento e lo scenario più probabile è quello di nuove elezioni a giugno o a luglio.

Ma andiamo con ordine. Al primo posto è arrivato il partito di centrodestra, Nuova democrazia, con il 40,7% dei consensi. A piazzarsi secondo è stato lo schieramento di sinistra, Syriza, con il 20%, seguito a sua volta dal Movimento per il cambiamento (una coalizione comprendente i socialisti del Pasok) che è all’11%. Fuori dal podio si sono collocati il Partito comunista (con il 7,2%) e i nazionalisti di Soluzione Greca (al 4,4%). È da rilevare che, rispetto alle elezioni del 2019, sia Nuova democrazia sia Syriza hanno perso non pochi seggi (12 la prima e 15 la seconda). A crescere sono stati invece gli altri tre partiti.

I risultati di domenica non consentono, allo stato attuale, la formazione di un governo, visto che nessuno schieramento controlla la maggioranza assoluta dei seggi, che è pari a 151. In base ai nuovi risultati, Nuova democrazia è infatti a quota 146, mentre nel 2019 era arrivata a 158. Bisognerà quindi capire se si creerà una coalizione oppure se si tornerà ad elezioni il mese prossimo o a inizio luglio. Uno scenario, questo, che, secondo l’Associated Press, avverrebbe con una nuova legge elettorale “che concede seggi bonus al partito vincitore, facilitandogli la formazione di un governo autonomo”. È tale strada che assai probabilmente vuole percorrere il premier uscente, Kyriakos Mitsotakis. “Il popolo voleva la scelta di una Grecia gestita da un governo di maggioranza e da Nuova Democrazia senza l’aiuto di altri”, ha non a caso dichiarato.

Nonostante sia sempre stato il favorito, il premier uscente è stato azzoppato dal disastro ferroviario dello scorso febbraio e dallo scandalo delle intercettazioni telefoniche: due nodi che, verosimilmente, gli hanno impedito di riconquistare la maggioranza assoluta in parlamento. Dall’altra parte, il crollo di Syriza è evidente ed è stato ammesso anche dal suo leader, Alexis Tsipras. “Il risultato è eccezionalmente negativo per Syriza”, ha dichiarato, pur tenendo a precisare che “il ciclo elettorale non è ancora finito”.

Lo scenario più probabile, a questo punto, è che il presidente greco, Katerina Sakellaropoulou, assegnerà a Mitsotakis l’incarico di formare una coalizione di governo: incarico che verosimilmente il premier uscente rifiuterà, passandolo a Syriza. Essendo praticamente impossibile per Syriza formare una coalizione che abbia una maggioranza al Parlamento ellenico (tutti i partiti di sinistra messi insieme non raggiungono i 151 seggi), l’ipotesi più realistica è che si vada a nuove elezioni.

Intanto la parziale incertezza sorta dal voto di ieri può avere delle ripercussioni sia sui rapporti tra Grecia e Turchia (dove domenica prossima si terrà il ballottaggio presidenziale) sia in seno alla stessa Alleanza atlantica. Staremo eventualmente a vedere.

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