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2021-05-15
Tavecchio, i conti sulle assicurazioni non tornano
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Gabriele Gravina e Carlo Tavecchio (Ansa)
Si fa sentire il ritorno di Carlo Tavecchio negli ambienti della Figc di Gabriele Gravina. Giovedì il presidente ha fatto visita al Comitato Regionale Lombardia, dove è stato accolto da tutto il Consiglio direttivo e dai delegati provinciali. I due vanno d'amore e d'accordo. Allo stesso tempo, a breve proprio Tavecchio dovrà aspettare la decisione del collegio di garanzia che deciderà sulle sue sorti, in merito alla gestione dell'Assemblea elettiva che lo ha ricollocato all'interno della Lega Nazionale Dilettanti. Si tratta di un giro da milioni di euro, gestito con i soldi di decine di migliaia di ignare società sportive, per un vero e proprio esercito di atleti, obbligato ad essere assicurato per poter svolgere la propria attività sportiva preferita.
La storia è questa. La Lega Nazionale Dilettanti - la componente della Figc chiamata a gestire in Italia il cosiddetto calcio minore - tramite un broker si sarebbe accordata con una "primaria compagnia di assicurazioni" per stabilire un premio complessivo per ogni stagione sportiva. Un premio che avrebbe dovuto oscillare - ragionevolmente - in base al numero effettivo dei tesserati. Invece, dal 2010 al 2017, stagione dopo stagione, sono stati siglati degli accordi su un numero solo presunto di calciatori, quindi indicativo, ma sempre maggiore di quelli reali. Il sistema però avrebbe prodotto uno spreco di risorse vicino ai 3 milioni e mezzo di euro in sette stagioni sportive. Una cifra che arriva a superare i 12 milioni di euro di potenziali risparmi andati in fumo, semplicemente applicando una media dei premi pro capite (e che hanno fluttuato tra i 33 e gli oltre 35 euro). Risparmi da realizzare nell'interesse di chi? Proprio di quella miriade di società dilettantistiche che, per tirare avanti, fanno i salti mortali da molto prima dell'emergenza Covid. Tavecchio, come è noto, ha fatto della Lega Nazionale Dilettanti il suo regno incontrastato per 15 anni. L'ex presidente poi anche della FIGC, conduceva le operazioni, di stagione in stagione, illustrando l'impresa al "gruppo di amici", ossia i presidenti dei Comitati Regionali. Si narra che nelle riunioni del consiglio direttivo scattassero addirittura gli applausi alla notizia degli importi. Si parte con un piccolo spreco di quasi cento mila euro nel 2010/2011, per poi lanciarsi - in un crescendo rossiniano - in spese apparentemente ingiustificate che hanno raggiunto importi compresi tra i 200 e gli oltre 800 mila euro fino alla stagione sportiva 2016/2017. Facciamo un esempio: nel2011/2012 la Lega Nazionale Dilettanti si accorda con la compagnia di assicurazioni per un premio pari a 16 milioni di euro per 480 mila tesserati.
Ma i tesserati certificati alla fine saranno 455.338 (quindi ci sarebbero 24.662calciatori "fantasma") per un costo per assicurato pari ad oltre 33 euro. In realtà, con il parametro dei "tesserati presunti", il costo effettivo ammonta ad oltre 35 euro, per un eccesso di spesa di quasi 2 euro per singolo premio. Un piccolo eccesso se considerato su ogni scalpo, ma che moltiplicato per il totale dell'accordo si traduce nella cifra monstre di quasi 900 mila euro. Le eccedenze più consistenti si registrano nel 2015-2016 (quasi 800 mila euro), nel 2016/2017 (oltre 600 mila euro) e nel 2012-2013 (oltre 550 mila euro). E il giochetto, come ampiamente spiegato, si è svolto (quasi indisturbato, a parte le inchieste di qualche coraggioso cronista) tra gli applausi del "consiglio dei saggi" fino alla stagione 2016-2017.
In sostanza facendo una media dei premi pro capite si ottiene un valore di oltre 33 euro e in questo modo si può facilmente dimostrare che i mancati possibili risparmi ammontino ad oltre 12 milioni di euro. Non solo. Applicando sempre il valore medio dei premi pagati tra il 2010 e il 2017, moltiplicandolo per il numero dei tesserati e con una proiezione sul decennio 2010-2020, si ottiene una cifra complessiva di spesa che supera i 137 milioni di euro. Tavecchio, nel frattempo, dopo l'esperienza in Lega Nazionale dilettanti è presidente della Figc: tra gaffe, accuse di razzismo, sessismo e molestie, tira a campare fino a che il palo di Darmian non sancisce definitivamente l'esclusione gli Azzurri dai Mondiali di Russia 2018. Messo sulla graticola, Tavecchio prova a resistere ancora un po', ma privato di ogni appoggio è costretto a dimettersi. Ma tra il 2015 e il 2017 era comunque riuscito a controllare il suo vecchio feudo. Prima aveva designato come suo erede il lombardo Felice Belloli, che rimette il mandato dopo pochi mesi travolto dal celebre scandalo "basta dare soldi a quelle quattro lesbiche!"(espressione rivolta, in circostanze mai completamente chiarite, al movimento del calcio femminile).
Poi è arrivato Antonio Cosentino, prima reggente e poi presidente grazie ad una norma "ad orologeria", messa a punto dall'allora consigliere strategico di Tavecchio, il brillante e potente avvocato Mario Gallavotti. Cosentino, vicino già agli 80 anni per due stagioni viene radiocomandato da Tavecchio. In cambio della sua fedeltà gli viene concesso di piazzare un po' di accoliti nel già fin troppo ampio "parco dipendenti" della Lega Nazionale Dilettanti e di distribuire qualche prebenda qua e là, oltre a contrattualizzare degli improbabili consulenti politici e commerciali. Oltre, ovviamente, a tenere in piedi il giochetto delle tre mele pagate come fossero cinque. Ma nel gennaio del 2017 la musica cambia. Viene eletto presidente della Lega Nazionale Dilettanti Cosimo Sibilia. Figlio di Antonio, storico presidente dell'Avellino in Serie A, parlamentare di lungo corso tra le fila di Forza Italia, amministratore pubblico e dirigente sportivo, Sibilia sembrerebbe incarnare il nemico perfetto per media e opinione pubblica. A dispetto delle previsioni e sin dalle prime azioni del suo mandato, è diventato invece il principale oppositore proprio del sistema messo in piedi all'interno dell'organizzazione che rappresenta. Sibilia realizza subito una consistente razionalizzazione delle spese e delle risorse. Via schiere di consulenti e collaboratori, via contratti onerosi e azzeramento dei costosi articoli promozionali tanto cari a Tavecchio e ai suoi vassalli.
Ma soprattutto Sibilia ha invertito «il gioco» sulle assicurazioni. Analizzando la questione legata alle assicurazioni, a Sibilia e ai suoi collaboratori (esterni, perché ai funzionari amministrativi il giochetto era forse sfuggito) è apparso evidente che il metodo adottato prima del suo arrivo non abbia ragioni di esistere, se non volendo ipotizzare il vantaggio economico da parte di qualcuno nell'incassare (o nel pagare) più del necessario. Presto fatto, dalla stagione 2017-2018 cambia dapprima l'amico (il broker) che accompagna la Lega Nazionale Dilettanti al mercato. Così In appena tre stagioni si genera così un risparmio vicino al milione e mezzo di euro. I fedelissimi di Tavecchio invece continuano a rumoreggiare. Tra questi c'è Christian Mossino, presidente del comitato Piemonte-Valle d'Aosta. Di professione fa proprio l'assicuratore: non ci sarà mica del conflitto nella sua posizione? Inoltre, la mancata accettazione delle condizioni per il rinnovo dell'accordo biennale con la compagnia, comporterebbe oggi un'esposizione finanziaria della Lega Nazionale Dilettanti per 5 milioni di euro. Tradotto: se il contratto viene confermato si ottiene la dilazione delle somme ancora dovute, se l'accordo si chiude è necessario saldare ciò che resta del premio.
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Durante la gestione dell'attuale numero uno lombardo, la Lega Nazionale Dilettanti tramite un broker si sarebbe accordata con una "primaria compagnia di assicurazioni" per stabilire un premio complessivo per ogni stagione sportiva. Il premio avrebbe dovuto oscillare in base al numero effettivo dei tesserati. Invece, dal 2010 al 2017, stagione dopo stagione, sarebbero stati siglati degli accordi su un numero solo presunto di calciatori, quindi indicativo, ma sempre maggiore di quelli reali. Si parla di una perdita di almeno 12 milioni di euroSi fa sentire il ritorno di Carlo Tavecchio negli ambienti della Figc di Gabriele Gravina. Giovedì il presidente ha fatto visita al Comitato Regionale Lombardia, dove è stato accolto da tutto il Consiglio direttivo e dai delegati provinciali. I due vanno d'amore e d'accordo. Allo stesso tempo, a breve proprio Tavecchio dovrà aspettare la decisione del collegio di garanzia che deciderà sulle sue sorti, in merito alla gestione dell'Assemblea elettiva che lo ha ricollocato all'interno della Lega Nazionale Dilettanti. Si tratta di un giro da milioni di euro, gestito con i soldi di decine di migliaia di ignare società sportive, per un vero e proprio esercito di atleti, obbligato ad essere assicurato per poter svolgere la propria attività sportiva preferita. La storia è questa. La Lega Nazionale Dilettanti - la componente della Figc chiamata a gestire in Italia il cosiddetto calcio minore - tramite un broker si sarebbe accordata con una "primaria compagnia di assicurazioni" per stabilire un premio complessivo per ogni stagione sportiva. Un premio che avrebbe dovuto oscillare - ragionevolmente - in base al numero effettivo dei tesserati. Invece, dal 2010 al 2017, stagione dopo stagione, sono stati siglati degli accordi su un numero solo presunto di calciatori, quindi indicativo, ma sempre maggiore di quelli reali. Il sistema però avrebbe prodotto uno spreco di risorse vicino ai 3 milioni e mezzo di euro in sette stagioni sportive. Una cifra che arriva a superare i 12 milioni di euro di potenziali risparmi andati in fumo, semplicemente applicando una media dei premi pro capite (e che hanno fluttuato tra i 33 e gli oltre 35 euro). Risparmi da realizzare nell'interesse di chi? Proprio di quella miriade di società dilettantistiche che, per tirare avanti, fanno i salti mortali da molto prima dell'emergenza Covid. Tavecchio, come è noto, ha fatto della Lega Nazionale Dilettanti il suo regno incontrastato per 15 anni. L'ex presidente poi anche della FIGC, conduceva le operazioni, di stagione in stagione, illustrando l'impresa al "gruppo di amici", ossia i presidenti dei Comitati Regionali. Si narra che nelle riunioni del consiglio direttivo scattassero addirittura gli applausi alla notizia degli importi. Si parte con un piccolo spreco di quasi cento mila euro nel 2010/2011, per poi lanciarsi - in un crescendo rossiniano - in spese apparentemente ingiustificate che hanno raggiunto importi compresi tra i 200 e gli oltre 800 mila euro fino alla stagione sportiva 2016/2017. Facciamo un esempio: nel2011/2012 la Lega Nazionale Dilettanti si accorda con la compagnia di assicurazioni per un premio pari a 16 milioni di euro per 480 mila tesserati. Ma i tesserati certificati alla fine saranno 455.338 (quindi ci sarebbero 24.662calciatori "fantasma") per un costo per assicurato pari ad oltre 33 euro. In realtà, con il parametro dei "tesserati presunti", il costo effettivo ammonta ad oltre 35 euro, per un eccesso di spesa di quasi 2 euro per singolo premio. Un piccolo eccesso se considerato su ogni scalpo, ma che moltiplicato per il totale dell'accordo si traduce nella cifra monstre di quasi 900 mila euro. Le eccedenze più consistenti si registrano nel 2015-2016 (quasi 800 mila euro), nel 2016/2017 (oltre 600 mila euro) e nel 2012-2013 (oltre 550 mila euro). E il giochetto, come ampiamente spiegato, si è svolto (quasi indisturbato, a parte le inchieste di qualche coraggioso cronista) tra gli applausi del "consiglio dei saggi" fino alla stagione 2016-2017. In sostanza facendo una media dei premi pro capite si ottiene un valore di oltre 33 euro e in questo modo si può facilmente dimostrare che i mancati possibili risparmi ammontino ad oltre 12 milioni di euro. Non solo. Applicando sempre il valore medio dei premi pagati tra il 2010 e il 2017, moltiplicandolo per il numero dei tesserati e con una proiezione sul decennio 2010-2020, si ottiene una cifra complessiva di spesa che supera i 137 milioni di euro. Tavecchio, nel frattempo, dopo l'esperienza in Lega Nazionale dilettanti è presidente della Figc: tra gaffe, accuse di razzismo, sessismo e molestie, tira a campare fino a che il palo di Darmian non sancisce definitivamente l'esclusione gli Azzurri dai Mondiali di Russia 2018. Messo sulla graticola, Tavecchio prova a resistere ancora un po', ma privato di ogni appoggio è costretto a dimettersi. Ma tra il 2015 e il 2017 era comunque riuscito a controllare il suo vecchio feudo. Prima aveva designato come suo erede il lombardo Felice Belloli, che rimette il mandato dopo pochi mesi travolto dal celebre scandalo "basta dare soldi a quelle quattro lesbiche!"(espressione rivolta, in circostanze mai completamente chiarite, al movimento del calcio femminile). Poi è arrivato Antonio Cosentino, prima reggente e poi presidente grazie ad una norma "ad orologeria", messa a punto dall'allora consigliere strategico di Tavecchio, il brillante e potente avvocato Mario Gallavotti. Cosentino, vicino già agli 80 anni per due stagioni viene radiocomandato da Tavecchio. In cambio della sua fedeltà gli viene concesso di piazzare un po' di accoliti nel già fin troppo ampio "parco dipendenti" della Lega Nazionale Dilettanti e di distribuire qualche prebenda qua e là, oltre a contrattualizzare degli improbabili consulenti politici e commerciali. Oltre, ovviamente, a tenere in piedi il giochetto delle tre mele pagate come fossero cinque. Ma nel gennaio del 2017 la musica cambia. Viene eletto presidente della Lega Nazionale Dilettanti Cosimo Sibilia. Figlio di Antonio, storico presidente dell'Avellino in Serie A, parlamentare di lungo corso tra le fila di Forza Italia, amministratore pubblico e dirigente sportivo, Sibilia sembrerebbe incarnare il nemico perfetto per media e opinione pubblica. A dispetto delle previsioni e sin dalle prime azioni del suo mandato, è diventato invece il principale oppositore proprio del sistema messo in piedi all'interno dell'organizzazione che rappresenta. Sibilia realizza subito una consistente razionalizzazione delle spese e delle risorse. Via schiere di consulenti e collaboratori, via contratti onerosi e azzeramento dei costosi articoli promozionali tanto cari a Tavecchio e ai suoi vassalli. Ma soprattutto Sibilia ha invertito «il gioco» sulle assicurazioni. Analizzando la questione legata alle assicurazioni, a Sibilia e ai suoi collaboratori (esterni, perché ai funzionari amministrativi il giochetto era forse sfuggito) è apparso evidente che il metodo adottato prima del suo arrivo non abbia ragioni di esistere, se non volendo ipotizzare il vantaggio economico da parte di qualcuno nell'incassare (o nel pagare) più del necessario. Presto fatto, dalla stagione 2017-2018 cambia dapprima l'amico (il broker) che accompagna la Lega Nazionale Dilettanti al mercato. Così In appena tre stagioni si genera così un risparmio vicino al milione e mezzo di euro. I fedelissimi di Tavecchio invece continuano a rumoreggiare. Tra questi c'è Christian Mossino, presidente del comitato Piemonte-Valle d'Aosta. Di professione fa proprio l'assicuratore: non ci sarà mica del conflitto nella sua posizione? Inoltre, la mancata accettazione delle condizioni per il rinnovo dell'accordo biennale con la compagnia, comporterebbe oggi un'esposizione finanziaria della Lega Nazionale Dilettanti per 5 milioni di euro. Tradotto: se il contratto viene confermato si ottiene la dilazione delle somme ancora dovute, se l'accordo si chiude è necessario saldare ciò che resta del premio.
Philippe Donnet (Ansa)
La cedola sale a 1,64 euro per azione, con un incremento del 14,7%, superiore alle attese degli analisti. Quasi 2,4 miliardi distribuiti agli azionisti. Donnet lancia anche un nuovo programma di buyback da 500 milioni di euro. In altre parole, soldi che tornano direttamente nelle tasche dei soci. Quando si distribuisce così tanta liquidità significa che il motore gira forte. Le masse gestite dal gruppo arrivano a sfiorare i 900 miliardi di euro, in crescita del 4,3%. Il risparmio gestito porta a casa oltre 1,19 miliardi di utile operativo. Ma il cuore pulsante resta l’attività assicurativa. I premi lordi complessivi salgono a 98,1 miliardi. La solidità patrimoniale resta robusta. In termini semplici: il capitale per coprire i rischi è più che abbondante. Accanto a Donnet, il nuovo direttore generale e vice ceo Giulio Terzariol prova a sintetizzare il momento dei mercati partendo da vicino: «Le assicurazioni non coprono i rischi di guerra». Ma la parte più interessante arriva quando si passa alla geografia della finanza. È cambiato l’azionista di riferimento di Mediobanca, la storica custode della quota strategica di Generali. Un passaggio che ha riacceso i riflettori sugli equilibri del capitalismo tricolore, con i soci Francesco Gaetano Caltagirone e la holding Delfin della famiglia Del Vecchio molto attivi nel riassetto del sistema. Donnet, con diplomazia d’ordinanza, dice di avere «rapporti positivi e istituzionali con tutti gli azionisti». Il riferimento è alla mancata alleanza con la francese Natixis nella gestione del risparmio, stoppata anche in nome della difesa della sovranità nazionale. Il ceo del Leone tira fuori la mossa più elegante della giornata. Se davvero il risparmio italiano deve restare in Italia, dice in sostanza Donnet, allora Generali è prontissima a dare una mano. L’accordo di bancassurance tra Banca Monte dei Paschi e la francese Axa scade il prossimo anno. «Il nostro mestiere è anche la gestione del risparmio», osserva Donnet. «Forse saremo un candidato per sostituire Axa». Pertanto: «Se possiamo rimpatriare questo risparmio italiano in Italia, saremo felici di farlo». Non solo patriottismo (Donnet ha preso la cittadinanza italiana) e tentativo di allacciare nuovi rapporti con la capogruppo: gli sportelli del Monte rappresentano una rete commerciale importante per vendere polizze, previdenza e prodotti di investimento. In altre parole, un affare che vale miliardi. E non è l’unica partita aperta. Generali guarda con interesse anche all’espansione dell’accordo di bancassurance con Unicredit, oggi limitato al Centro ed Est Europa. L’idea è ampliarlo e rafforzarlo sostituendo Amundi, altro gruppo francese. Intanto, mentre a Trieste si parlava di utili record, il titolo Generali a Piazza Affari chiudeva la seduta in controtendenza, salendo dell’1,48% a 33,6 euro. Segno che il mercato apprezza la traiettoria del Leone. Il prossimo appuntamento sarà l’assemblea del 23 aprile. Una riunione un po’ particolare: per la prima volta dopo il periodo Covid gli azionisti non saranno presenti fisicamente e voteranno solo tramite il rappresentante designato. Ma non è detto che mancherà lo spettacolo. Perché quando si parla di Generali, di Mediobanca e di finanza italiana, qualcosa succede sempre.
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«Quella Notte» (Netflix)
Il romanzo da cui Netflix ha deciso di trarre ispirazione, in Italia, non è mai arrivato. Non tradotto. Esiste solo la sua versione inglese, quella che il Sunday Times ha celebrato annoverandola tra i propri bestseller. Veloce, dinamico, capace di prendere le distanze dal classico giallo procedurale per trovare una complessità diversa, allargando l'ambito psicologico fino a interrogarsi sui confini che l'etica e la morale dovrebbero imporre ad ognuno di noi.
That Night, com'è stato intitolato in lingua originale il romanzo di Gillian McAllister, non ha falle, per la critica statunitense. Che, venerdì 13 marzo, sarà chiamata a valutare una nuova versione di questo libro perfetto: la serie televisiva che di qui ha avuto origine.Quella Notte, i cui episodi saranno rilasciati su Netflix nella modalità canonica del cofanetto, è l'adattamento televisivo del romanzo mai tradotto. E, con lo stesso ritmo, ne racconta la storia. Una storia difficile da valutare, quella di una donna, Elena, partita per una vacanza che avrebbe dovuto essere leggera. Aveva scelto la Repubblica Dominicana per passare qualche giorno lontano dalla città, sulle spiagge in cui il mare sovrasti i pensieri. Ma, poco dopo il proprio arrivo, con la macchina presa a nolo, ha investito un uomo. Lo ha ucciso e lasciato sul ciglio della strada. Elena è scappata, per paura. Paura della prigione in un Paese straniero, paura di essere separata dal figlio piccolo. Paura di ammettere il proprio errore, di non riuscire a giustificarlo come tale, di essere considerata un'assassina. Così, anziché fare quello che avrebbe dovuto, chiamare le autorità competenti, lascia che sia il panico a guidare le proprie azioni, scegliendo la famiglia. Sono le sue sorelle le prime persone che Elena avvisa, Paula e Cris. E sono loro a cedere al legame di sangue, acconsentendo a coprire l'omicidio. Peggio, ad insabbiarlo. Avevano le stesse paure di Elena, temevano il nipotino rimanesse senza sua madre. Coprono, dunque, rendendosi complici di un crimine che avrebbe dovuto essere denunciato.
Quella Notte comincia qui, allontanandosi dall'incedere tipico del giallo per raccontarne una variabile, il calvario di chi del giallo è parte, la pressione psicologica, l'ansia che schiaccia e toglie il fiato. E, ad agitare le coscienze, il dubbio e la colpa. Lo show, come il romanzo dal quale è tratto, cerca di interrogarsi sui limiti dell'etica individuale, capendo quanto possa essere elastica: fin dove si possano spingere gli esseri umani per proteggere se stessi e coloro che amano. La risposta è ambigua, volutamente fumosa. Tra le sorelle, una sembra patire meno il senso di colpa. L'altra vorrebbe aggiustare il tiro, fare diversamente. Non c'è moralismo, né la condanna dell'una o dell'altra. Solo l'interrogativo, declinato con lo schema sempre efficace di episodi breve e intensi.
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Il rischio da qui al 2035, dice il report, è di avere città meno illuminate, alcuni quartieri-dormitorio, popolazione anziana con difficoltà a fare la spesa e un maggior degrado del tessuto urbano. Il fenomeno è il risultato di una tempesta perfetta di fattori economici e sociali. In primo luogo, il cambiamento profondo nei modelli di acquisto: tra il 2015 e il 2025, mentre le vendite totali al dettaglio sono cresciute del 14,4%, quelle delle piccole superfici sono rimaste al palo (0,0%). Al contrario, il commercio online è quasi triplicato (+187%), passando da un valore di 31,4 miliardi nel 2019 ai 62,3 miliardi previsti per il 2025. Oggi l’e-commerce incide per l’11,3% sui consumi di beni e per il 18,4% sui servizi. Ha grande impatto sulle chiusure dei negozi la «turistificazione» dei centri storici. Gli affitti brevi e i B&B sono aumentati del 184,4%. Questo boom è particolarmente evidente nelle località del Mezzogiorno, dove i B&B sono quasi quadruplicati. Se da un lato questo alimenta l’indotto turistico, dall’altro sottrae spazi alla residenzialità e ai servizi di prossimità, modificando l’identità dei quartieri. Questa mutazione si esprime anche con una modifica del tessuto imprenditoriale: calano le imprese a titolarità italiana (-290.000) e aumentano quelle straniere (+134.000), che svolgono una funzione di «supplenza» commerciale, pur rimanendo spesso piccole e frammentate. Si nota inoltre un processo di professionalizzazione: crescono le società di capitale (passate dal 9% al 17% nel commercio al dettaglio e dal 14,2% al 30,6% nell’alloggio e ristorazione) mentre diminuiscono tutte le altre forme (ditte individuali, società di persone, cooperative, consorzi), segno che chi resta sul mercato cerca una struttura organizzativa più solida per resistere alla crisi. In molti casi la crescita degli alloggi turistici avviene a scapito delle strutture alberghiere tradizionali, mentre parte dei bar si riclassifica nella ristorazione.
Il fenomeno non colpisce l’Italia in modo uniforme. Il Nord è più sofferente, con perdite di negozi che in città come Belluno, Vercelli, Trieste e Alessandria superano il 33%. Al contrario, il Sud mostra una maggiore resilienza, sebbene fortemente dipendente dalla spinta turistica. Tra le città che hanno perso più imprese spiccano Agrigento (-37,5%) e Ancona (-35,9%).
Il bilancio sullo stato di salute delle varie categorie merceologiche è impietoso. In forte calo le edicole (-51,9%), l’abbigliamento e le calzature (-36,9%), i mobili e ferramenta (-35,9%) e i libri e giocattoli (-32,6%). In crescita invece ristorazione (+35%), rosticcerie e pasticcerie (+14,4%), farmacie e negozi di tecnologia. Il comparto alloggio e ristorazione è l’unico con segno positivo (+19.000 imprese totali).
Confcommercio azzarda una stima al 2035 che è a tinte fosche: città meno illuminate, aumento del degrado urbano, quartieri che diventano «dormitori» e crescenti difficoltà per la popolazione anziana, che perderebbe i punti di riferimento per la spesa quotidiana.
Per contrastare questo scenario, l’associazione del commercio, attraverso il progetto Cities, sottolinea l’urgenza di provvedimenti di rigenerazione urbana. Non si tratta solo di sostenere il commercio, ma di ripensare l’equilibrio tra residenti, turisti e servizi. È necessario passare da una crescita disordinata a una pianificazione che valorizzi i negozi di vicinato come presidi di sicurezza, socialità e vivibilità delle città italiane.
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