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2019-03-27
Gozi candidato a Parigi: la quinta colonna francese ora è uscita allo scoperto
Ansa
L'identità sessuale è fluida. La società è fluida. E ora, anche la cittadinanza è fluida grazie a Sandro Gozi, romagnolo di nascita, sammarinese d'elezione, italiano come curriculum politico e da oggi finalmente francese come prossimo europarlamentare dell'amico Emmanuel Macron. Perché ha avuto il sapore e il senso di liberazione di un coming out l'intervista di ieri a Repubblica, con la quale l'ex pupillo di Romano Prodi a Bruxelles ha confermato la candidatura in Francia sotto le insegne di En marche, per le prossime elezioni europee del 26 maggio. Gozi al servizio solo della Repubblica italiana, come da regolare giuramento di governo? Ma su, chi ci hai mai creduto? Paradisi fiscali, euroausterity, migranti, Libia, Fincantieri-Stx, banche, scontro Salvini-Macron. Sui temi che contano, l'ex giovane diplomatico di Sogliano al Rubicone, 51 anni appena compiuti, non ha mai avuto dubbi su quale fronte stare.
E tuttavia, per inquadrare il tipo di prodiano piuttosto atipico (il Professore di Bologna si professa da sempre «cattolico adulto»), poi renziano ma anche gentiloniano, conviene partire dal tema dei diritti civili. Nell'apposito capitoletto del suo sito in italiano e in francese, già pronto per sedurre l'elettore d'Oltralpe, Gozi scrive: «Il trattato di Lisbona con la Carta dei diritti fondamentali dell'Ue ha posto la centralità e l'importanza di riconoscere una serie di diritti personali e civili. È con orgoglio che rivendico i risultati degli ultimi anni e mesi: l'Italia ha approvato una legge sulle unioni civili, e sono allo studio del parlamento misure sullo ius soli e sul fine vita». E vabbè, ma poi ecco che il bell'uomo si eleva così: «È la contaminazione delle diversità in seno alla società che rappresenta la spinta vitale per un Paese di matrice laica, ma soprattutto libero e democratico».
Fatti i conti con il Gozi da liceo sperimentale, ovvero a indirizzo sociopsicopedagogico, ecco quello che gli archivi di Palazzo Chigi conservano. E cioè, che è stato sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle politiche europee con Matteo Renzi e Paolo Gentiloni. Ai tempi del Bullo fiorentino, Gozi era noto per la passione per i viaggi di Stato, che svolgeva sempre con ricco staff. Ma già nel 2014 aveva capito che il suo futuro non era nel Pd e infatti si era fatto la tessera dei radicali. E visto che ha studiato e insegnato a Sciences Po, la medesima università parigina che ha dato riparo a Enrico Letta, il bell'uomo ha portato a casa ben due onorificenze francesi: Cavaliere delle Palme accademiche (2007) e la Legion d'Onore (2014). Però, per completezza, va detto che può vantare anche l'Ordine nazionale al merito di Malta. E visto che siamo in tema di Paesi a fiscalità privilegiata, come non ricordare che è stato per anni l'uomo di fiducia di Prodi nei rapporti con San Marino, ha perorato prima la causa del Titano con l'Italia quando è partito il giro di vite fiscale e poi con l'Ue per ottenere un trattato. Intervistato dal Sole 24 Ore nel 2019, alla domanda «Lei è massone?» rispose così: «Non sono massone e non ho mai fatto affari a San Marino. Ma anche se fossi massone, e non lo sono, e avessi fatto affari a San Marino, e non li ho fatti, le chiedo, qual è il reato?». No, nessun reato, per carità. Ma ad aprile scorso, dopo la trombatura alle elezioni politiche con il Pd nella sua Romagna, il nome di Gozi è circolato sulla stampa sammarinese come possibile nuovo governatore della banca centrale. Quella loro.
In ogni caso, ha fatto bene a volare non solo tanto, ma anche alto, perché alla lunga paga sempre. Alle prossime elezioni sarà catapultato a Strasburgo in quota Eliseo e un privilegio del genere non si conquista in due mesi. Sul tema dei migranti, per esempio, ha sempre espresso posizioni di massima tolleranza. Ma quando Salvini ha osato attaccare Macron sulla condotta della polizia francese, che a Mentone si era comportata come quella ungherese e aveva scorrazzato a caccia di africani per Bardonecchia come fossero a Calais, Gozi ha prontamente impugnato il tricolore. Quello con il blu, però. Dopo l'ultima crisi di febbraio, quando il presidente francese ha incontrato Sergio Mattarella, Gozi ha dichiarato: «Il governo italiano dovrebbe veramente andare oltre i suoi errori, ripensare le sue alleanze, uscire dall'isolamento e rilanciare dialogo e cooperazione con la Francia». E del resto, parlando di Libia, mai Gozi disse alcunché potesse dispiacere a Parigi o alle sue compagnie petrolifere. Come sull'Europa e i suoi flagelli, va ricordato che nel 2012 Gozi non solo votò a favore del pareggio di bilancio in Costituzione, ma fu uno dei suoi zelanti profeti per conto di Bruxelles. E naturalmente non fece una piega, anzi, di fronte allo scandalo della sperimentazione del bail in proprio sui clienti delle banche italiane. Non male anche il patriottismo dimostrato nell'intricata vicenda Fincentieri-Stx, quando il colosso di Stato italiano osò comprare dal tribunale fallimentare coreano la maggioranza dei cantieri di Saint Nazaire. I francesi risposero con una nazionalizzazione immediata e Gozi, naturalmente, lavorò per una pace con Parigi che però avrebbe avuto il piccolo effetto di mettere in ginocchio Leonardo di fronte a Naval Group. Non male per un uomo che nei suoi 12 anni da parlamentare ha guadagnato dalla Repubblica italiana oltre 1,6 milioni di euro lordi, ai quali vanno aggiunti anche i circa 513.000 euro dell'indennità di governo. Se non altro, se se lo votano i francesi, noi risparmiamo qualche soldo.
Francesco Bonazzi
Tra i fulminati sulla via della Senna tanti dem e molti dirigenti d’impresa
Ricevere soldi dal Partito democratico e poi candidarsi alle europee con il partito En marche di Emmanuel Macron. È il destino di Sandro Gozi, ex sottosegretario agli Affari europei del governo di Matteo Renzi, che pochi mesi fa aveva ricevuto un contratto di consulenza dai gruppi parlamentari dem a Camera e Senato da più di 20.000 euro, creando non poche polemiche al Nazareno, dal momento che ci sono ancora un centinaio di lavoratori in cassa integrazione. Il nome del deputato figura al ventiduesimo posto sui primi trenta candidati della lista Renaissance - Rinascimento, presentata ieri a Parigi. Tra le altre personalità europee candidate in Francia con la lista di Macron, la ginecologa e chirurga greca, Chrysoula Zacharopoulou e Bernard Guetta, in ottava posizione. Poco male, ora Gozi candidandosi con En marche lascerà con tutta probabilità i dem, ma c'è già chi si domanda se manterrà anche le consulenze? «Finché non costruiremo movimenti transnazionali costruire un'Europa democratica sarà impossibile. Il fatto di essere cittadino europeo, italiano, candidato in Francia, con una lista che ospita diverse nazionalità è il modo migliore perché altrimenti la democrazia europea non l'avremo mai», spiega l'ex sottosegretario italiano ora francese a tutti gli effetti. E in particolare Gozi conferma di fatto l'affiatamento tra la sinistra italiana e i cugini transalpini, una storia che va avanti da tanto tempo, da ultimo con la fascinazione nei confronti del presidente francese. En marche è ben radicata in Italia, tramite il responsabile mediterraneo del partito di Macron, ovvero Antoine Arel, quattro anni di esperienza in Enel e ora titolare di Selectra Italia, startup di intermediazione per bollette di gas, luce e internet. C'è un asse di ferro. Lo sanno bene i tanti politici che in questi anni hanno fatto la spola da Roma a Parigi, tutti di area di centrosinistra, dai Ds al Pd, ricevendo persino l'onorificenza della Legion d'onore, per i servizi resi alla Francia. Ci sono anche manager di Stato, come Franco Bassanini, già onorevole e numero uno di Cassa depositi e prestiti, insignito nel 2002 dell'importante onorificenza, per «forti legami intrattenuti durante il suo incarico da Ministro»: nel 2015 di ritorno da Parigi disse che i francesi ci invidiavano Renzi… La lista di fulminati sulla via della Senna è lunga. C'è chiaramente Enrico Letta, da tempo in esilio, persino l'ex ministro della Difesa Roberta Pinotti, accusata più volte dal centrodestra e dai 5 stelle di aver remato a favore di Airbus invece che sostenere Leonardo. E poi l'ex presidente del Consiglio Romano Prodi, gli ex sindaci di Milano Giuliano Pisapia e Beppe Sala, il già sindaco di Roma, Walter Veltroni, l'ex ministro dei Beni culturali Giovanna Melandri, persino l'ingegnere Carlo De Benedetti. Ma il rapporto con tra Francia e Pd è ancora più profondo. Lo testimonia bene il circolo dem di Parigi, avamposto transalpino del partito ora in mano a Nicola Zingaretti, tra i centri più animati nella galassia del centrosinistra. A portarlo avanti Maurizio Puppo, Paolo Sartini e Ludovico Franchini, tutti e tre dirigente di azienda in Francia. Franchini lavora per la boutique Capco. C'è anche un sito, Altritaliani.net, con una penisola rovesciata come immagine. Tra le ultime pillole di Puppo si segnala un endorsement per Greta Thunberg, «lei ha ragione e noi abbiamo torto».
E ancora. A Milano l'ex segretario provinciale Gabriele Messina è ora alle relazioni esterne di Suez Degremont, colosso francese degli impianti per l'acqua, settore dove i renziani si sono mossi sempre con grande capacità, soprattutto nelle partecipate toscane di controllo pubblico. E poi c'è Lorenzo Bini Smaghi che da anni è al vertice di Soc Gen, la banca che sale e scende da Generali con una certa sintonia rispetto al gruppo Caltagirone dove tra l'altro siede anche la moglie di Bini Smaghi, Veronica De Romanis. L'entourage filo francese per anni ha contato anche Fabrizio Pagani, fino alla tornata precedente capo segreteria tecnica del ministero dell'Economia. Con casa a Parigi, Pagani ha avuto strettissimi rapporti con la Scuola di Sant'Anna e con Andrea De Guttry e ovviamente con Letta. Con il quale, inutile dirlo, ha in comune la passione per il francese, che Pagani ha messo in atto entrando anche nel board di Infravia, il fondo che partecipa il capitale dell'aeroporto di Venezia.
Claudio Antonelli e Alessandro Da Rold
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L'ex sottosegretario di Matteo Renzi correrà alle europee con Emmanuel Macron. Del resto, su migranti, Libia, Fincantieri-Stx e banche si è sempre schierato con Parigi.L'avamposto transalpino del Pd ha solidi rapporti con alcuni colossi industriali. Partecipate pubbliche, giganti delle costruzioni, società finanziarie: ecco chi tifa per Macron & C.Lo speciale contiene due articoliL'identità sessuale è fluida. La società è fluida. E ora, anche la cittadinanza è fluida grazie a Sandro Gozi, romagnolo di nascita, sammarinese d'elezione, italiano come curriculum politico e da oggi finalmente francese come prossimo europarlamentare dell'amico Emmanuel Macron. Perché ha avuto il sapore e il senso di liberazione di un coming out l'intervista di ieri a Repubblica, con la quale l'ex pupillo di Romano Prodi a Bruxelles ha confermato la candidatura in Francia sotto le insegne di En marche, per le prossime elezioni europee del 26 maggio. Gozi al servizio solo della Repubblica italiana, come da regolare giuramento di governo? Ma su, chi ci hai mai creduto? Paradisi fiscali, euroausterity, migranti, Libia, Fincantieri-Stx, banche, scontro Salvini-Macron. Sui temi che contano, l'ex giovane diplomatico di Sogliano al Rubicone, 51 anni appena compiuti, non ha mai avuto dubbi su quale fronte stare. E tuttavia, per inquadrare il tipo di prodiano piuttosto atipico (il Professore di Bologna si professa da sempre «cattolico adulto»), poi renziano ma anche gentiloniano, conviene partire dal tema dei diritti civili. Nell'apposito capitoletto del suo sito in italiano e in francese, già pronto per sedurre l'elettore d'Oltralpe, Gozi scrive: «Il trattato di Lisbona con la Carta dei diritti fondamentali dell'Ue ha posto la centralità e l'importanza di riconoscere una serie di diritti personali e civili. È con orgoglio che rivendico i risultati degli ultimi anni e mesi: l'Italia ha approvato una legge sulle unioni civili, e sono allo studio del parlamento misure sullo ius soli e sul fine vita». E vabbè, ma poi ecco che il bell'uomo si eleva così: «È la contaminazione delle diversità in seno alla società che rappresenta la spinta vitale per un Paese di matrice laica, ma soprattutto libero e democratico». Fatti i conti con il Gozi da liceo sperimentale, ovvero a indirizzo sociopsicopedagogico, ecco quello che gli archivi di Palazzo Chigi conservano. E cioè, che è stato sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle politiche europee con Matteo Renzi e Paolo Gentiloni. Ai tempi del Bullo fiorentino, Gozi era noto per la passione per i viaggi di Stato, che svolgeva sempre con ricco staff. Ma già nel 2014 aveva capito che il suo futuro non era nel Pd e infatti si era fatto la tessera dei radicali. E visto che ha studiato e insegnato a Sciences Po, la medesima università parigina che ha dato riparo a Enrico Letta, il bell'uomo ha portato a casa ben due onorificenze francesi: Cavaliere delle Palme accademiche (2007) e la Legion d'Onore (2014). Però, per completezza, va detto che può vantare anche l'Ordine nazionale al merito di Malta. E visto che siamo in tema di Paesi a fiscalità privilegiata, come non ricordare che è stato per anni l'uomo di fiducia di Prodi nei rapporti con San Marino, ha perorato prima la causa del Titano con l'Italia quando è partito il giro di vite fiscale e poi con l'Ue per ottenere un trattato. Intervistato dal Sole 24 Ore nel 2019, alla domanda «Lei è massone?» rispose così: «Non sono massone e non ho mai fatto affari a San Marino. Ma anche se fossi massone, e non lo sono, e avessi fatto affari a San Marino, e non li ho fatti, le chiedo, qual è il reato?». No, nessun reato, per carità. Ma ad aprile scorso, dopo la trombatura alle elezioni politiche con il Pd nella sua Romagna, il nome di Gozi è circolato sulla stampa sammarinese come possibile nuovo governatore della banca centrale. Quella loro. In ogni caso, ha fatto bene a volare non solo tanto, ma anche alto, perché alla lunga paga sempre. Alle prossime elezioni sarà catapultato a Strasburgo in quota Eliseo e un privilegio del genere non si conquista in due mesi. Sul tema dei migranti, per esempio, ha sempre espresso posizioni di massima tolleranza. Ma quando Salvini ha osato attaccare Macron sulla condotta della polizia francese, che a Mentone si era comportata come quella ungherese e aveva scorrazzato a caccia di africani per Bardonecchia come fossero a Calais, Gozi ha prontamente impugnato il tricolore. Quello con il blu, però. Dopo l'ultima crisi di febbraio, quando il presidente francese ha incontrato Sergio Mattarella, Gozi ha dichiarato: «Il governo italiano dovrebbe veramente andare oltre i suoi errori, ripensare le sue alleanze, uscire dall'isolamento e rilanciare dialogo e cooperazione con la Francia». E del resto, parlando di Libia, mai Gozi disse alcunché potesse dispiacere a Parigi o alle sue compagnie petrolifere. Come sull'Europa e i suoi flagelli, va ricordato che nel 2012 Gozi non solo votò a favore del pareggio di bilancio in Costituzione, ma fu uno dei suoi zelanti profeti per conto di Bruxelles. E naturalmente non fece una piega, anzi, di fronte allo scandalo della sperimentazione del bail in proprio sui clienti delle banche italiane. Non male anche il patriottismo dimostrato nell'intricata vicenda Fincentieri-Stx, quando il colosso di Stato italiano osò comprare dal tribunale fallimentare coreano la maggioranza dei cantieri di Saint Nazaire. I francesi risposero con una nazionalizzazione immediata e Gozi, naturalmente, lavorò per una pace con Parigi che però avrebbe avuto il piccolo effetto di mettere in ginocchio Leonardo di fronte a Naval Group. Non male per un uomo che nei suoi 12 anni da parlamentare ha guadagnato dalla Repubblica italiana oltre 1,6 milioni di euro lordi, ai quali vanno aggiunti anche i circa 513.000 euro dell'indennità di governo. Se non altro, se se lo votano i francesi, noi risparmiamo qualche soldo. Francesco Bonazzi<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/gozi-candidato-a-parigi-la-quinta-colonna-francese-ora-e-uscita-allo-scoperto-2632871814.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="tra-i-fulminati-sulla-via-della-senna-tanti-dem-e-molti-dirigenti-dimpresa" data-post-id="2632871814" data-published-at="1771876420" data-use-pagination="False"> Tra i fulminati sulla via della Senna tanti dem e molti dirigenti d’impresa Ricevere soldi dal Partito democratico e poi candidarsi alle europee con il partito En marche di Emmanuel Macron. È il destino di Sandro Gozi, ex sottosegretario agli Affari europei del governo di Matteo Renzi, che pochi mesi fa aveva ricevuto un contratto di consulenza dai gruppi parlamentari dem a Camera e Senato da più di 20.000 euro, creando non poche polemiche al Nazareno, dal momento che ci sono ancora un centinaio di lavoratori in cassa integrazione. Il nome del deputato figura al ventiduesimo posto sui primi trenta candidati della lista Renaissance - Rinascimento, presentata ieri a Parigi. Tra le altre personalità europee candidate in Francia con la lista di Macron, la ginecologa e chirurga greca, Chrysoula Zacharopoulou e Bernard Guetta, in ottava posizione. Poco male, ora Gozi candidandosi con En marche lascerà con tutta probabilità i dem, ma c'è già chi si domanda se manterrà anche le consulenze? «Finché non costruiremo movimenti transnazionali costruire un'Europa democratica sarà impossibile. Il fatto di essere cittadino europeo, italiano, candidato in Francia, con una lista che ospita diverse nazionalità è il modo migliore perché altrimenti la democrazia europea non l'avremo mai», spiega l'ex sottosegretario italiano ora francese a tutti gli effetti. E in particolare Gozi conferma di fatto l'affiatamento tra la sinistra italiana e i cugini transalpini, una storia che va avanti da tanto tempo, da ultimo con la fascinazione nei confronti del presidente francese. En marche è ben radicata in Italia, tramite il responsabile mediterraneo del partito di Macron, ovvero Antoine Arel, quattro anni di esperienza in Enel e ora titolare di Selectra Italia, startup di intermediazione per bollette di gas, luce e internet. C'è un asse di ferro. Lo sanno bene i tanti politici che in questi anni hanno fatto la spola da Roma a Parigi, tutti di area di centrosinistra, dai Ds al Pd, ricevendo persino l'onorificenza della Legion d'onore, per i servizi resi alla Francia. Ci sono anche manager di Stato, come Franco Bassanini, già onorevole e numero uno di Cassa depositi e prestiti, insignito nel 2002 dell'importante onorificenza, per «forti legami intrattenuti durante il suo incarico da Ministro»: nel 2015 di ritorno da Parigi disse che i francesi ci invidiavano Renzi… La lista di fulminati sulla via della Senna è lunga. C'è chiaramente Enrico Letta, da tempo in esilio, persino l'ex ministro della Difesa Roberta Pinotti, accusata più volte dal centrodestra e dai 5 stelle di aver remato a favore di Airbus invece che sostenere Leonardo. E poi l'ex presidente del Consiglio Romano Prodi, gli ex sindaci di Milano Giuliano Pisapia e Beppe Sala, il già sindaco di Roma, Walter Veltroni, l'ex ministro dei Beni culturali Giovanna Melandri, persino l'ingegnere Carlo De Benedetti. Ma il rapporto con tra Francia e Pd è ancora più profondo. Lo testimonia bene il circolo dem di Parigi, avamposto transalpino del partito ora in mano a Nicola Zingaretti, tra i centri più animati nella galassia del centrosinistra. A portarlo avanti Maurizio Puppo, Paolo Sartini e Ludovico Franchini, tutti e tre dirigente di azienda in Francia. Franchini lavora per la boutique Capco. C'è anche un sito, Altritaliani.net, con una penisola rovesciata come immagine. Tra le ultime pillole di Puppo si segnala un endorsement per Greta Thunberg, «lei ha ragione e noi abbiamo torto». E ancora. A Milano l'ex segretario provinciale Gabriele Messina è ora alle relazioni esterne di Suez Degremont, colosso francese degli impianti per l'acqua, settore dove i renziani si sono mossi sempre con grande capacità, soprattutto nelle partecipate toscane di controllo pubblico. E poi c'è Lorenzo Bini Smaghi che da anni è al vertice di Soc Gen, la banca che sale e scende da Generali con una certa sintonia rispetto al gruppo Caltagirone dove tra l'altro siede anche la moglie di Bini Smaghi, Veronica De Romanis. L'entourage filo francese per anni ha contato anche Fabrizio Pagani, fino alla tornata precedente capo segreteria tecnica del ministero dell'Economia. Con casa a Parigi, Pagani ha avuto strettissimi rapporti con la Scuola di Sant'Anna e con Andrea De Guttry e ovviamente con Letta. Con il quale, inutile dirlo, ha in comune la passione per il francese, che Pagani ha messo in atto entrando anche nel board di Infravia, il fondo che partecipa il capitale dell'aeroporto di Venezia. Claudio Antonelli e Alessandro Da Rold
Thea Louise Stjernesund e Sara Hector omaggiano Federica Brignone dopo la prova dello slalom gigante femminile (Getty Images)
Si sono concluse ieri, con la maestosa cerimonia dell'Arena di Verona, le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. Un successo per l'Italia sotto tutti i punti di vista: non solo sportivo, con il quarto posto nel medagliere e ogni record precedente spazzato via, ma anche logistico, organizzativo, economico e se vogliamo anche politico. Ma è stata soprattutto l'Olimpiade degli atleti, delle imprese, delle gioie e, talvolta, dei dolori. Dei gesti di fair play e delle storie dietro ogni medaglia. Momenti indimenticabili che rimangono nella storia.
Tra i fotogrammi più belli lasciati in eredità da Milano-Cortina 2026, impossibile non cominciare da Federica Brignone. La Tigre di La Salle si è presentata a questi Giochi con mille incognite, dubbi e preoccupazioni legate alle sue condizioni fisiche, dopo il grave infortunio subito il 3 aprile 2025 - a meno di un anno dall'appuntamento a cinque cerchi - durante una gara di gigante ai campionati italiani Assoluti all'Alpe Lusia nelle Dolomiti. Quel giorno la diagnosi fu tremenda: frattura scomposta del piatto tibiale, della testa del perone della gamba sinistra con rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. Le lacrime, l'operazione, la riabilitazione, un secondo intervento e il tempo che scorreva inesorabilmente come un countdown verso l'inizio dell'Olimpiade casalinga, quella che ogni atleta sogna di vivere da protagonista, a maggior ragione se coltiva legittime ambizioni di medaglia per pedigree e talento. Quel talento unito alla tenacia e alla fiducia in se stessa, ma anche alla pazienza e a un'incredibile forza mentale, che hanno permesso a Federica Brignone non solo di presentarsi ai blocchi di partenza di Milano-Cortina, ma anche di farlo da assoluta regina delle nevi, con i due magnifici ori conquistati nello slalom gigante e nel supergigante di quella domenica 15 febbraio che entra di diritto nella storia dello sport azzurro.
Un po' come era successo nel 2021, quando il 1° agosto, anche quel giorno era domenica, ai Giochi di Tokyo arrivarono nel giro di 16 minuti le due incredibili medaglie d'oro vinte da Gianmarco Tamberi nel salto in alto e da Marcell Jacobs nei 100 metri. Otto giorni fa, invece, a Milano-Cortina è andata esattamente così: alle 14.28 Federica Brignone conquista il secondo oro della sua Olimpiade. Alle 14:59 la coppia dello snowboard cross formata da Michela Moioli e Lorenzo Sommariva vince l'argento. Alle 15:15 una leggendaria Lisa Vittozzi sale sul gradino più alto del podio nell'inseguimento del biathlon. 47 minuti di pura adrenalina e goduria sportiva per i nostri colori.
A proposito del biathlon, dalla disciplina che riunisce lo sci di fondo con il tiro a segno con la carabina, è arrivato uno dei momenti più belli e apprezzati, caratterizzato da un enorme gesto di fair play. Durante una prova che vedeva impegnata proprio Lisa Vittozzi, l'avversaria francese Julia Simon ha perso un bastoncino e dargliene uno di scorta è stato proprio il coach azzurro a bordo pista. E che dire dell'arrivo fianco a fianco, tra gli applausi, ad Anterselva di due colossi biathlon come l'italiana Dorothea Wierer e la tedesca Franziska Preuss, giunte all'ultima danza sulla neve. Sempre nell'inseguimento del biathlon, ma al maschile, toccante ed emozionate è stato il momento in cui il francese Emilien Jacquelin, dopo aver tagliato il traguardo al terzo posto e aver conquistato la medaglia di bronzo, ha dedicato il successo a Marco Pantani indicando l'orecchino che gli era stato regalato dalla mamma del Pirata e la bandana che porta in segno di omaggio al ciclista scomparso nel 2004. Nella mass start, invece, scena pazzesca quella che ci hanno regalato l'italiano Nicola Romanin, il francese Fabien Claude e l'americano Campbell Wright. Questi ultimi due, fuori dalla zona medaglia e nelle ultime posizioni, si fermano a pochi metri dal traguardo per aspettare l'azzurro. I tre si allineano, confabulano un paio di secondi e danno vita a uno sprint con una volata sul rettilineo finale per evitare l'ultima posizione.
Fabien Claude del Team Francia, Nicola Romanin del Team Italia e Campbell Wright del Team Stati Uniti in cammino verso il traguardo ad Anterselva (Getty Images)
Tra le emozioni intense vissute a Milano-Cortina c'è senz'altro quella vissuta da Federico Tomasoni che dopo l'argento conquistata a Livigno nello ski cross ha mostrato il sole disegnato sul suo casco e dedicato la medaglia a Matilde Lorenzi, la sua fidanzata scomparsa il 28 ottobre 2024 dopo una terribile caduta sugli sci.
Storie di sport che si intrecciano a momenti di vita che ognuno di noi può sentire più o meno vicino e farci vivere l'evento oltre la pura competizione sportiva. Come per esempio il primo oro nella storia dei Giochi invernali per il Brasile conquistato da Lucas Braathen e l'emozione dello sciatore appena finita la gara nella telefonata in vivavoce con una leggenda mondiale di questo sport come Alberto Tomba che si congratula e lui che si commuove. Nello sport, il momento che separa un'atleta da un trionfo a una sconfitta può essere invisibile, incalcolabile, ed è quel preciso istante in cui si realizza di non avercela fatta. È quanto è accaduto ad Atle Lei MCGrath. Lo sciatore norvegese, nella prima manche dello slalom maschile, si trovava a condurre in testa davanti a tutti. Aveva la medaglia d'oro praticamente in pugno. Poi sul più bello si è trovato a fare i conti con un errore che gli è costato quattro anni di duro lavoro e sacrifici: l'inforcata, l'uscita fuori pista e il sogno che svanisce mentre tutto il mondo ti osserva e una reazione tanto impulsiva quanto significativa: l'urlo, il lancio al cielo dei bastoncini, i parastinchi slacciati e la camminata solitaria veso il bosco per trovare un rifugio lontano dalle telecamere e fare i conti con se stesso. «Volevo prendermi un po' di tempo per me» - ha raccontato dopo la gara - «Non conosco nessun altro sport in cui ci sia una distanza così breve tra la cosa più bella che puoi realizzare e la cosa peggiore che puoi vivere». Lo stesso ha vissuto il fenomeno mondiale del pattinaggio artistico, Ilia Malinin. L'americano di origini uzbeke, si era presentato come favorito assoluto ma nella finale olimpica non ha performato come avrebbe potuto e voluto e ha chiuso con un deludente e inaspettato ottavo posto. Un flop che lo straordinario pubblico del Forum di Assago ha saputo mitigare con una calorosa standing ovation durante l'esibizione al Galà del 21 febbraio e a cui il fenomeno del salto quadruplo ha risposto con le lacrime. Emozionante anche la vittoria di Elana Meyers-Taylor che alla quinta partecipazione ai Giochi e all'età di 41 anni ha vinto la medaglia d'oro nel mono-bob e ha festeggiato abbracciando i suoi due bimbi, nati entrambi sordi prematuri e uno con la sindrome di Down, ai quali ha comunicato attraverso il linguaggio dei segni la frase: «La mamma ha vinto».
Tra i momenti più divertenti e suggestivi nell'album dei ricordi di Milano-Cortina 2026 va inserito senza alcun dubbio Nazgul. Il bellissimo cane lupo che ha invaso la pista di Tesero durante la gara di qualificazioni dello sprint femminile a squadre e ha tagliato il traguardo davanti agli sguardi increduli e divertiti degli spettatori e delle atlete.
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