I preti sfruttano i migranti, Gori li premia
  • Nel dicembre del 2018, il sindaco di Bergamo consegnò al sacerdote Davide Rota una benemerenza per il suo impegno sociale. Peccato che il parroco lucrasse sull’attività degli stranieri, cosa per cui ora è sotto inchiesta, utilizzando le sue conoscenze.
  • Fari puntati sui finanziamenti del Comune all’associazione Ruah, finita nell’inchiesta.

Lo speciale contiene due articoli.

Il 21 dicembre del 2018, al Teatro Sociale di Bergamo, il sindaco Giorgio Gori era emozionato. Quella sera si consegnavano le benemerenze civiche e le medaglie d’oro ai cittadini bergamaschi più meritevoli. «Siamo di fronte a persone normali, che individualmente o riunite in gruppi, in associazioni si sono messe in testa di fare una cosa e l’hanno fatta, spesso lo hanno fatto per anni e anni dopo aver visto un bisogno», disse Gori. Poi s’incamminò sulla strada della poesia: «Per descriverli ho cercato un’immagine e mi sono venute in mente le stelle. Ecco, noi li vediamo così, come stelle nel cielo della nostra città che ci aiutano a non perderci anche nelle condizioni più avverse. Come comete che ci invitano a metterci in cammino con fiducia e buona volontà».

Quella sera, tra i premiati, c’era anche don Davide Rota, superiore del patronato San Vincenzo, che ricevette sia la medaglia d’oro che la benemerenza per via del suo lavoro con gli «ultimi», in particolare i migranti. Solo che, proprio nello stesso anno, don Davide – sempre in virtù del suo lavoro con i migranti – era intercettato dai carabinieri lombardi, e ora è indagato per sfruttamento del lavoro di alcuni stranieri.

Gli investigatori si sono accorti che qualcosa non tornava ascoltando alcune conversazioni risalenti all’aprile del 2018. La prima è del 26 aprile tra Bruno Goisis della coop Ruah a Adriano Coretti della Prefettura di Bergamo. Goisis chiama il viceprefetto per riferirgli le lamentele di don Davide dopo la chiusura del centro di accoglienza straordinario di via Gavazzeni. Il prete non vorrebbe che gli stranieri ospitati nel Cas fossero trasferiti altrove o che comunque fossero trasferiti in un luogo vicino. Motivo per cui ha chiesto alla cooperativa Ruah di prendere in carico alcune persone.

Goisis: Ascolta io ti chiamavo per questa cosa, ieri mi ha chiamato disperato il tuo amico don Davide

Coretti: Eh…

Goisis: Perché dice che si deve chiudere lì al Patronato, la cosa va benissimo, poi lui chiedeva a me di prendere 30 persone, io gli ho detto «guarda che non sono io a decidere di prenderle ma è la Prefettura che deve dire dove …dove vanno collocati»;

Coretti: Esatto, allora mo ti… mo ti spiego come stanno le cose. Don Davide è buono e caro però è un testa di quiz perché ha fatto un casino, non ha offerto la struttura nel bando di gara per non fare due cazzate, due riparazioni due stupidate no…

Goisis: Ma sì… poi adesso ha rotto i coglioni;

Coretti: …e poi alla fine noi abbiamo fatto la gara, lui non l’ha offerta, a quel punto è rimasto solo il Patronato di Sorisole e allora a quel punto io non li posso proprio tenere più lì per una questione contrattuale;

Goisis: Bona…

Coretti: Capiscimi, anche perché ci sono le strutture degli altri gestori che giustamente dicono “scusami, ma stiamo vuoti noi”, capisci? Quindi li dobbiamo spostare, lui poi ha messo un po’ di mezzo il sindaco (Giorgio Gori, ndr), come fa spesso…

Goisis: Ah si?

Coretti: Eh si e quindi…

A quanto pare di capire, don Davide si è rifiutato di fare modifiche alla sua struttura di accoglienza, non ha potuto partecipare a una gara pubblica e dunque gli stranieri da lui ospitati vanno spostati altrove. Solo che, per il sacerdote, lo spostamento è un problema.

Coretti: Eh, capito ha fatto una cazzata perché se avesse dato ascolto a noi e faceva quelle migliorie…;

Goisis: Ma certo;

Coretti: …che sono emerse dopo l’ispezione, ma figurati se ma… ma… ma, ci ha fatto il favore nel momento dell’emergenza che comunque li ha messi lì un po’ anche alla bella e meglio, adesso sai ci sono questi…

Goisis: Eh si ma non sono più i tempi, non sono più i tempi gliel’ho spiegato anche io ieri.

Già, è il 2018, il governo è cambiato e non sono più i tempi di fare giochi strani sui profughi. Solo che, per don Rota, perdere l’accoglienza dei profughi è un problema, perché a lui avere in gestione una cinquantina di stranieri consente di mantenere tutta la sua struttura.

Goisis: Perché lui fa questo ragionamento che io gli ho già detto che non può farlo né a me né a nessuno, lui dice «ma io con quei 50 che ho lì della Prefettura poi sostengo tutto il Patronato».

Coretti: E lo so ma non deve neanche dire, lo può dire a me e a te. […] Capisci perché se no gli dicono «ecco vedi tu fai affari, ce lo sappiamo tutti che con quei soldi». […] Cioè lui fa un opera meritoria quindi è chiaro che gli servono. […] Però è meglio che non lo dice in giro capito, se no veramente sembra che stiamo a fa gli affari insomma.

Goisis: Io spero che non dica queste cose al sindaco, perché non va bene…, io glielo dico in tutte le lingue del mondo.

Coretti: Eh… ma secondo me gli ha fatto proprio questo ragionamento qua sai eh….

Goisis: È sbagliato, è sbagliato.

Coretti: E lo so, lo so però Gori vabbè è uomo di mondo quindi non è che si è scomposto più di tanto….

Al sacerdote interessa in particolare la sorte di una decina di persone, cioè i migranti che, secondo gli investigatori, svolgevano «attività lavorative “in nero” e con retribuzioni ricevute in contante direttamente da don Davide». In altre conversazioni, il prete dice più volte che costoro stanno «facendo dei lavoretti», cioè sono in una struttura di accoglienza ma lavorano in nero. Don Rota sembra convinto che ciò serva a fare il bene dei migranti, e per tenerli vicino fa il diavolo a quattro, chiama il sindaco, chiama Goisis (anche lui indagato) della coop Ruah, mobilita tutte le conoscenze. Tutto per far sì che gli stranieri possano continuare a fare i loro «lavoretti». Un grande impegno, non c’è che dire. E infatti don Rota, alla fine del 2018, è stato premiato dal sindaco Gori.


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