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Gli sfasciavetrine mischiati ai gilet gialli sono tutti difesi da legali di sinistra

Gli sfasciavetrine mischiati ai gilet gialli sono tutti difesi da legali di sinistra
Ansa
Dopo le accuse alla destra, si scopre che i casseur sono «rossi». Intanto, in seguito agli scontri di sabato, salta il prefetto di Parigi.
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FoodTalk | Caso Redzepi: capire per cambiare, non per sciacallare

Sulla vicenda del noto chef costretto alle dimissioni è necessaria una riflessione più seria di quella condotta finora sui media.

Caramanna e Malagò in pole position per il Turismo
Gianluca Caramanna e Giovanni Malagò (Imagoeconomica)
L’uomo di Fdi garantirebbe continuità al dicastero del Turismo. Il vincitore dei Giochi dovrebbe far pace con Giorgetti. Alla finestra restano pure Malan e il leghista Zaia.

Sul ponte sventola un foulard (di Hermès) bianco. Daniela Santanchè si è arresa dopo un giorno di pressioni da caccia F-16 in decollo e un anno di stillicidio più o meno sotterraneo di Giorgia Meloni, che a ogni avviso di garanzia ricevuto dal ministro del Turismo aveva un mancamento.

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Resa al veleno della Santanchè. Il ministro molla dopo 24 ore: «Saldo io i conti degli altri»
Daniela Santanchè (Ansa)
L'ormai ex ministro del Turismo prima resiste, ma poi cede: «Obbedisco, anche se sono immacolata penalmente». Sul referendum: «Non farò da capro espiatorio per questa sconfitta».

Un passo indietro che ormai era divenuto inevitabile. La «Santa» si è dimessa. «Non ho difficoltà a dire “obbedisco” e a fare quello che mi chiedi», scrive il ministro del Turismo, Daniela Santanchè, al premier, Giorgia Meloni.

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SETTIMANA SANTA
Daniela Santanchè (Imagoeconomica)

Che Via Crucis: la Meloni chiede le dimissioni della Santanchè da ministro. Lei resiste ma poi, rimasta sola, lascia in polemica: «Il mio certificato penale è pulito, non voglio essere il capro espiatorio però dico: “Obbedisco”». La sfida del governo adesso è risorgere dopo giornate di passione...

«Chi sbaglia, paga». Avrebbe dovuto essere lo slogan della campagna referendaria, per spiegare che anche i magistrati che commettono errori devono risponderne. Ma dopo il No alla riforma della giustizia «chi sbaglia, paga» è la nuova parola d’ordine di Giorgia Meloni, la quale si sarebbe sfogata con i principali collaboratori, dicendo di non essere più disposta a coprire nessuno. Succede spesso all’interno di un gruppo che il capo si assuma le responsabilità dei sottoposti, difendendoli a spada tratta. Ma dopo la sconfitta del 22 e 23 marzo, il presidente del Consiglio ha capito che serve maggiore rigore, perché nei prossimi mesi la maggioranza si giocherà tutto, in particolare la possibilità di rivincere le elezioni.

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