L’augurio di Conte agli alunni: «Adesso sono solo fatti vostri»
Saltata la passerella su Rai 1, il premier si butta sui social. Solo che invece di dare risposte, scarica la patata bollente sulle famiglie. Tutto per l’ansia di parlare prima delle Regionali. Ma così rischia la sberla nelle urne.

Non essendo riuscito a imbucarsi nella trasmissione di Mara Venier, su Raiuno, Giuseppe Conte si è infilato nelle abitazioni degli italiani con un videomessaggio via Facebook, confidando nel fatto che sarebbe stato ripreso da tutti i telegiornali della sera. E così è stato. Ogni tg ha dato conto delle parole del presidente del Consiglio in vista della riapertura della scuola. Ma che cosa aveva di importante da dire il capo del governo, al punto da voler apparire a ogni costo in video nell’ora di maggior ascolto il giorno prima dell’inizio delle lezioni? Niente, se non parole di circostanza. Rivolgendosi alle famiglie, poco c’è mancato che il premier facesse proprie le parole di Giovanni XXIII: date una carezza ai vostri bambini e dite che questa è la carezza del Papa.

Sì, dal suo ufficio a Palazzo Chigi, Giuseppe Conte si sentiva un po’ un pontefice o per lo meno un po’ presidente della Repubblica. A memoria di cronista, mai si era visto un capo del governo che prima del suono della campanella sentisse l’urgenza di augurare una buona scuola a studenti, insegnanti e famiglie. Soprattutto mai ci era toccato di ascoltare un discorso banale e generico sul ruolo dell’istruzione da parte di un premier.

C’era forse bisogno che a meno di ventiquattro ore dall’ingresso in aula qualcuno ricordasse l’utilità di studiare e di accrescere il proprio bagaglio di conoscenze? No, c’era la necessità di sapere se le lezioni di svolgeranno regolarmente, se il distanziamento tanto raccomandato dagli esperti dopo l’epidemia di coronavirus sarà possibile, se gli insegnanti ci saranno e se i dispositivi di sicurezza e il gel disinfettante verranno distribuiti a scuola o dovranno essere portati da casa.

Ecco, c’erano da spiegare tutte queste cose, compresa la questione dei due milioni e mezzo di nuovi banchi monoposto a rotelle che avrebbero dovuto arrivare entro il 12 settembre e a quanto pare sono ancora in viaggio, mentre quelli già consegnati sono stati rispediti al mittente perché giudicati inadeguati se non pericolosi. Sì, c’era da raccontare una montagna di cose, che al contribuente italiano rischiano di costare tantissimi quattrini senza però che se ne intraveda l’utilità. Ma il presidente del Consiglio, invece di spiegare ha distribuito carezze, invitando gli studenti a fare la propria parte, ringraziando – ma frettolosamente – i docenti e le famiglie e spendendo due parole anche per i dirigenti scolastici, quei presidi sulle cui spalle graverà da oggi ogni responsabilità. Da quella di trovare gli spazi e i banchi a quella di organizzare gli eventuali doppi turni per finire con le decisioni di sospendere le lezioni in caso si manifestino rischi per la salute di studenti e docenti.

Giuseppe Conte ha voluto dire la sua, forse perché in queste ore sente forte il rischio che l’inizio della scuola, sommato alle elezioni regionali e al voto del referendum, si trasformi in un mix esplosivo per il suo governo. Probabilmente nelle ultime ore, complici i sondaggi non proprio favorevoli per la maggioranza giallorossa su cui si regge l’esecutivo, la «pochette con le unghie» (copyright Dagospia) ha avuto qualche brivido. La sicurezza mostrata in pubblico negli ultimi mesi ha vacillato. O, più semplicemente, qualcuno ha spiegato al premier che il suo silenzio, il suo chiamarsi fuori dalla sfida elettorale e da ciò che potrebbe accadere nelle scuole, non sarebbe stato sufficiente a salvargli la poltrona. Lo tsunami di un avvio dell’anno scolastico tormentato con un possibile risultato negativo in alcune regioni chiave non abbatterebbe solo la segreteria di Nicola Zingaretti, ma assieme ai vertici del Pd anche quelli di Palazzo Chigi.

Sì, Conte si deve essere svegliato da un brutto sogno e dunque ha deciso di passare gli ultimi giorni prima del voto a fare campagna elettorale o comunque a distinguersi da 5 Stelle e Pd.

Ma un video messaggio di pochi minuti può bastare a ribaltare le cose e a dare di Conte un’impressione diversa da quella che gli italiani hanno registrato nei mesi scorsi? Ovvio che no, anche perché, come dicevamo, nel video postato su Facebook il presidente del Consiglio non ha detto nulla di significativo. O meglio, qualche cosa ha detto e potremmo sintetizzarlo in due parole: affari vostri. Rivolto agli studenti il premier ha infatti detto: ora tocca a voi. Non al governo che deve trovare le classi, i banchi e reperire pure i professori. No, tocca a chi, da Costituzione, ha diritto allo studio. In fondo, quella del premier per i giovani, è stata ieri una lezione di vita più importante di tante lezioni: come fare a scaricare su altri le proprie responsabilità senza mai ammettere nemmeno un errore. Più che docente di diritto, Conte è un insegnante perfetto nel gestire i rovesci. Quando lo incontrerete, anche solo virtualmente in un seggio sotto forma di scheda, dategli dunque una carezza e ditegli che questa è la carezza degli italiani.

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