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I giudici vogliono spostare il voto per tenersi stretta la poltrona

I giudici vogliono spostare il voto per tenersi stretta la poltrona
Imagoeconomica
La battaglia sulla data del referendum cela il tentativo del Csm di sfruttare i tempi tecnici dei decreti attuativi della riforma. E rinnovare l’organo di autogoverno con le regole vecchie, evitando i sorteggi ammazza-correnti.

Sono passati più di due mesi dal giorno in cui il Parlamento ha approvato la riforma della giustizia, ma ancora non si conosce la data nella quale gli italiani saranno chiamati a confermare o meno nell’urna la sua validità, passaggio reso obbligatorio dal fatto che in Aula non si è raggiunta la maggioranza dei due terzi. Vi risparmio il perché e il percome di questo stallo: parliamo infatti di tecnicismi degni di Azzeccagarbugli, avvocato manzoniano delle cause perse più attento al proprio interesse che a quello del cliente, cioè - nel caso in questione - a quello dei magistrati rispetto a quello dei cittadini. La maggioranza vorrebbe indire il referendum il più presto possibile, magistrati e opposizione mai o, in subordine, il più tardi possibile. In mezzo ci sono il presidente Sergio Mattarella, al quale spetta l’ultima parola, e le tavole della legge che, come noto, in Italia non sono incise nella pietra bensì scritte con inchiostro simpatico, quello che scompare e riappare a seconda di chi legge.

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Allarme Meloni sull’Intelligenza artificiale
Giorgia Meloni (Ansa)
Per il premier «non sostituisce il lavoro fisico ma il cervello umano. Tante persone rischiano di diventare inutili, abbiamo una legge nazionale per garantire la trasparenza della tecnologia». A Bloomberg: «I dazi di Donald Trump? Un errore, la direzione giusta è l’opposta».

L’Intelligenza artificiale come opportunità ma anche come rischio: l’intervento del premier Giorgia Meloni all’evento «Ia e lavoro: governare la trasformazione, moltiplicare le opportunità strategie, fiducia, regole, competenze» è improntato al più sano realismo. «L’intelligenza artificiale», argomenta il presidente del Consiglio, «è la più dirompente rivoluzione che sta vivendo la nostra epoca. Eravamo abituati a un progresso che aveva come obiettivo quello di ottimizzare le capacità umane e che si concentrava essenzialmente sulla sostituzione del lavoro fisico, in un mondo nel quale l’uomo rimaneva al centro.

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Alla vigilia del ritorno del Ring di Wagner al Teatro alla Scala, Marco Targa, presidente dell’Associazione Wagneriana Milano, ci introduce nel mondo di uno dei compositori che più hanno influenzato la cultura dei nostri giorni, dal cinema alla letteratura

Un portavoce della Commissione smentisce i progressisti. Forza Italia in visita: «Centri ordinati e assolutamente civili».

Il protocollo Italia Albania è in linea con le regole comunitarie. A dirlo è la Commissione europea, in barba a tutte le sentenze che in questi lunghi mesi hanno provato a fermare l’azione del governo. Il portavoce dell’esecutivo Ue, Markus Lammert, durante un briefing con la stampa a Bruxelles ha infatti spiegato che «in linea di principio, il modo in cui il protocollo Italia-Albania viene attuato è in linea con il diritto Ue».

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Forteto, mai puniti pure i sodali dell’Epstein italiano
Rodolfo Fiesoli (Ansa)
La dinamica presenta notevoli somiglianze: l’ideatore del Forteto, Rodolfo Fiesoli, dopo una prima condanna nel 1985 per abusi sui minori, continuò ad agire indisturbato e a molestare fino al 2010. E come il miliardario americano, era coperto da una vasta rete di potenti.

Se si osserva con attenzione, si nota che il mostruoso caso di Jeffrey Epstein presenta notevoli somiglianze con una storia italiana altrettanto e forse per certi versi persino più spaventosa. È la vicenda del Forteto, la comunità di Vicchio, in provincia di Firenze, in cui venivano inviati minorenni tolti alle famiglie o problematici che invece di essere seguiti e curati venivano vessati e abusati. Tre sentenze in momenti diversi hanno dimostrato che il Forteto non era una comunità e nemmeno una struttura protetta, non lo era per la verità nemmeno formalmente.

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