2024-05-10
Che tempismo i giudici di Genova: «Arrestate Toti prima delle elezioni»
Nell’ordinanza di custodia cautelare il gip scrive testualmente «C’è pericolo di reiterazione del reato in occasione del voto».Venanzio Maurici era in contatto con Luigi Mamone: dalle aziende del figlio soldi ai dem.Lo speciale contiene due articoli.Il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti è stato arrestato perché ci sono le elezioni. A collegare l’arresto del governatore con le elezioni, probabilmente le imminenti europee alle quali il partito di Toti, Noi moderati schiera 7 candidati, non è qualche politico ipergarantista, ma lo stesso gip Paola Faggiani nell’ordinanza di custodia cautelare che ha disposto gli arresti domiciliari per l’ex giornalista Mediaset. L’esigenza della misura cautelare nei confronti di Toti viene motivata infatti con «il pericolo attuale e concreto che l’indagato commetta altri gravi reati della stessa specie di quelli per cui si procede e, in particolare, che possa reiterare, in occasione delle prossime elezioni, analoghe condotte corruttive, mettendo la propria funzione al servizio di interessi privati in cambio di utilità per sé o per altri». Il giudice osserva come anche come «in occasione e in concomitanza di ciascuna delle quattro competizioni elettorali che si sono susseguite nell’arco temporale della presente indagine (circa 18 mesi)» tra cui le Comunali di Genova e le Politiche del 2022 «Toti, pressato dalla necessità di reperire fondi per affrontare la campagna elettorale, ha messo a disposizione la propria funzione, i propri poteri e il proprio ruolo, in favore di interessi privati, in cambio di finanziamenti, reiterando il meccanismo con diversi imprenditori (gli Spinelli e Moncada)». Hanno tutti ragione, quindi. Sia chi parla di un provvedimento a orologeria (in questo caso motivato), sia il procuratore capo di Genova, Nicola Piacente, che nel rispondere alle polemiche sollevate da alcuni esponenti politici di centrodestra sugli arresti a poche settimane di distanza dalle elezioni europee aveva dichiarato: «La nostra richiesta è di cinque mesi fa, precisamente del 27 dicembre». Intanto sono iniziati gli interrogatori di garanzia del gip: ieri ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere Paolo Emilio Signorini, ex presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale e ad (sospeso) di Iren, in cella a Marassi: «Signorini», ha detto il suo legale Enrico Scopesi, «ritiene di poter fornire una serie di spiegazioni, ma difficilmente lo si può fare in una situazione di carcerazione. Confido che si possa risolvere e affrontare il problema della carcerazione. Adesso la priorità è chiarire la misura cautelare, farlo uscire da Marassi. Ha confermato la disponibilità di parlare eventualmente in un secondo momento». Oggi tocca a Giovanni Toti, domani a Aldo Spinelli. Intanto l’indagine prosegue, con gli investigatori che esplorano ulteriori filoni. A rivelarlo, anche in questo caso, è il gip Faggiani nelle motivazioni dell’arresto di Toti: «Particolarmente significativa ai fini cautelari è anche l’emersione, dalle indagini di ulteriori vicende (ancora oggetto di approfondimenti investigativi) che hanno visto il coinvolgimento di ulteriori imprenditori e nelle quali, a fronte di richieste di interessamento per pratiche amministrative di loro interesse, sono seguite elargizioni di finanziamenti in favore del Comitato Toti». Poi prosegue, citando il nome di uno degli imprenditori attenzionati dagli inquirenti: «Si pensi, al riguardo, alla conversazione intercorsa in data 17 maggio 2021 (in cui Luigi Alberto Amico nel corso di un incontro con Matteo Cozzani (capo di gabinetto di Toti, ndr) all’interno dell’ufficio di quest’ultimo, chiedeva al predetto una “mano” per capire “come meglio supportarvi e poi per capire come è il termometro politico”. Amico, in particolare, dopo avere precisato che la sua intenzione era “continuare”a finanziare Giovanni Toti e che, in cambio, “non chiedeva la luna” ma chiedeva solo “un 'attenzione legittima”, precisava che “sono 6 anni che aspettiamo il rinnovo della concessione mi farebbe piacere quella... pizzico più di attenzione... noi siamo abbastanza allineati...». Poco tempo dopo, «veniva riscontrato un finanziamento della cifra di 30.000 euro in favore del Comitato Toti (di cui 10.000 euro transitati la settimana successiva sul conto “dedicato” del presidente Toti )» operazione che veniva «segnalata come “sospetta” dalla Banca d’Italia, analogamente a quanto verificatosi con riferimento ai finanziamenti erogati dal gruppo Colucci». Il riferimento è a Pietro Colucci, imprenditore attivo in Liguria nel settore dello smaltimento dei rifiuti, definito nell’ordinanza « gestore di alcune discariche nella provincia di Savona tramite le società Green up Srl e Ecosavona Srl». L’imprenditore, tra il 2016 e il 2020, tramite società a lui riconducibili, avrebbe versato, al «Comitato change e al Comitato Giovanni Toti Liguria (comitati deputati a raccogliere fondi per Giovanni Toti e per il suo raggruppamento politico) complessivamente 195.000 euro in violazione della normativa sul finanziamento ai partiti politici». Somme versate, secondo l’ordinanza, «senza alcuna delibera dell’organo societario» e, in un caso, anche «senza alcuna iscrizione in bilancio». Sono state proprio le erogazioni di Colucci a mettere nei guai Toti, che a marzo del 2021, veniva intercettato in una telefonata con Cozzani. Il governatore, nel definire una serie di incontri necessari a definire delle questioni aperte, spiegava al suo braccio destro di volere agire «Su tutta la situazione, così mettiamo in fila l’Ato idrico, la cosa, anche perché poi ci si infila dentro anche roba della discarica di Colucci, che voglio parlargliene a voce...». Il gip spiega che la circostanza «Sulla base di tali elementi la Procura procedeva all’iscrizione del reato di cui all’articolo 318 cp (corruzione, ndr)e venivano autorizzate le intercettazioni telefoniche ed ambientali». Va detto che sebbene le intercettazioni «non abbiano consentito di trovare ulteriori riscontri all’ipotesi corruttiva inizialmente ipotizzata a carico Giovanni Toti e di Pietro Colucci», hanno però svelato « gli ulteriori rapporti corruttivi» contestati nel procedimento. Nell’inchiesta della Procura di Genova ci sono però anche due indagati per finanziamento illecito, che non emergono dall’ordinanza: il consigliere di amministrazione di Esselunga Francesco Moncada (indagato anche per corruzione per gli stessi fatti) e l’editore della testata Primocanale, Maurizio Rossi, perquisito lunedì scorso. Nel mirino degli inquirenti, alcuni passaggi pubblicitari sul pannello esposto a Terrazza Colombo, nel grattacielo di piazza Dante a Genova. Moncada, secondo l’accusa, in accordo con Rossi, Cozzani e Toti, aveva stipulato un contratto con una società di Rossi per pubblicizzare la catena di supermercati ma in realtà avrebbe usato lo spazio per la campagna elettorale della Lista Toti per Bucci. In cambio ci sarebbe stata la promessa di sbloccare le pratiche per l'apertura di due altri punti vendita di Esselunga, uno a Genova Sestri e uno a Savona.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/giudici-arrestate-toti-prima-elezioni-2668216668.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="lex-sindacalista-cgil-vedeva-il-ras-della-famiglia-vicina-alla-ndrangheta" data-post-id="2668216668" data-published-at="1715326320" data-use-pagination="False"> L’ex sindacalista Cgil vedeva il «ras» della famiglia vicina alla ‘ndrangheta Venanzio Maurici, il sessantaquattrenne ex dirigente della Cgil genovese indagato per la presunta compravendita (con tanto di aggravante mafiosa) di voti a favore di alcuni candidati della lista Toti alle regionali del 2020, definito dal gip Paola Faggioni il «referente “genovese” del clan Cammarata del mandamento di Riesi» era in rapporti con altre vecchie conoscenze degli intrecci tra la politica locale dem e persone vicine alla criminalità organizzata, già emersi in inchieste degli anni scorsi. Parliamo di una famiglia di imprenditori, i Mamone, originari di Cittanova, in Calabria. Il capofamiglia, Luigi, nato nel 1936 e deceduto nel 2021, era indagato insieme a Domenico Cianci, candidato alle Regionali del 2020 con la lista Cambiamo con Toti Presidente, per lo stesso reato contestato a Maurici. E proprio nel capitolo dell’ordinanza dedicato all’ex sindacalista (sospeso dalla Cgil) il gip scrive: «A conferma dell’ancora attuale ruolo di vertice rivestito dai cugini Venanzio e Franco Maurici in seno alla propaggine genovese della famiglia di Riesi, si colloca una serie di contatti intercorsi nel mese di dicembre 2020 tra i predetti e Luigi Mamone deceduto il 28 maggio 2021, capo dell’omonima famiglia radicatasi a Genova e provincia con molteplici interessi imprenditoriali, ritenuta vicina alla potente cosca di ‘ndrangheta Raso-Gullace-Albanese di Cittanova (Rc)». In passato, alcune inchieste giudiziarie condotte dalla Procura del capoluogo ligure avevano fatto emergere i rapporti tra che i Mamone vantavano di avere con esponenti locali di spicco della sinistra, a partire dal predecessore di Toti alla guida della Regione, Claudio Burlando, per arrivare all’ex sindaco di Genova, Marta Vincenzi. Il 25 gennaio 2007, Gino Mamone, figlio di Luigi, discute di affari con un imprenditore: «Io sono amico di Burlando, sono amico di Tiezzi (Gianfranco, ex assessore della lista Vincenzi, ndr), sono amico di tutti, sono amico della Marta (Vincenzi, ndr), questo progetto non lo blocca nessuno”». Poi aggiunge: «Noi ci siamo con quei 7.000 voti, non uno, noi tutti i calabresi, qua a Genova ce li gestiamo noi». I rapporti vantati dall’imprenditore trovano riscontro nel fatto che la società di Mamone, la Eco Ge, risulta aver finanziato anche l’Associazione Maestrale, presieduta da Burlando. Ad esempio, nel 2003, sul sito internet dell’associazione, era stata pubblicata la cronaca di un evento, al quale aveva partecipato anche la Vincenzi, che evidenziava come «L’iniziativa è stata realizzata con il contributo di Eco Ge». Nel 2014, Gino Mamone e il fratello Vincenzo erano stati arrestati per una vicenda di corruzione, legata agli appalti dell’Amiu, la municipalizzata di Genova che gestiva lo smaltimento dei rifiuti. Secondo l’accusa, i dirigenti avrebbero concesso appalti agli imprenditori in cambio di notti con escort e cene di lusso. Intercettato in una conversazione mentre è in auto con la moglie, Gino Mamone dice: «Poi ci mando un messaggino a Burlandino, attraverso Gian Poggi (Giovanni Battista, stretto collaboratore di Burlando, ndr)… io ho chiuso, non mi ha mai dato una mano, non si è mai esposto, appena ho finito le cose vado io da Pinto (Francesco, un pm della Procura di Genova, ndr) ». Gino Mamone era stato già condannato nel 2012, sempre a Genova, a tre anni e sei mesi di reclusione, nella vicenda, che riguardava la compravendita dell’area ex oleificio Gaslini, vicenda poi finita in una bolla di sapone per un difetto di notifica. Nel 2023 la Corte di Appello di Genova ha invece confermato, le condanne confermate le condanne di primo grado a quattro anni e sei mesi di fratelli Mamone per la vicenda Amiu.
Gli abissi del Mar dei Caraibi lo hanno cullato per più di tre secoli, da quell’8 giugno del 1708, quando il galeone spagnolo «San José» sparì tra i flutti in pochi minuti.
Il suo relitto racchiude -secondo la storia e la cronaca- il più prezioso dei tesori in fondo al mare, tanto che negli anni il galeone si è meritato l’appellativo di «Sacro Graal dei relitti». Nel 2015, dopo decenni di ipotesi, leggende e tentativi di localizzazione partiti nel 1981, è stato individuato a circa 16 miglia nautiche (circa 30 km.) dalle coste colombiane di Cartagena ad una profondità di circa 600 metri. Nella sua stiva, oro argento e smeraldi che tre secoli fa il veliero da guerra e da trasporto avrebbe dovuto portare in Patria. Il tesoro, che ha generato una contesa tra Colombia e Spagna, ammonterebbe a svariati miliardi di dollari.
La fine del «San José» si inquadra storicamente durante la guerra di Successione spagnola, che vide fronteggiarsi Francia e Spagna da una parte e Inghilterra, Olanda e Austria dall’altra. Un conflitto per il predominio sul mondo, compreso il Nuovo continente da cui proveniva la ricchezza che aveva fatto della Spagna la più grande delle potenze. Il «San José» faceva parte di quell’Invencible Armada che dominò i mari per secoli, armato con 64 bocche da fuoco per una lunghezza dello scafo di circa 50 metri. Varato nel 1696, nel giugno del 1708 si trovava inquadrato nella «Flotta spagnola del tesoro» a Portobelo, odierna Panama. Dopo il carico di beni preziosi, avrebbe dovuto raggiungere Cuba dove una scorta francese l’attendeva per il viaggio di ritorno in Spagna, passando per Cartagena. Nello stesso periodo la flotta britannica preparò un’incursione nei Caraibi, con 4 navi da guerra al comando dell’ammiraglio Charles Wager. Si appostò alle isole Rosario, un piccolo arcipelago poco distanti dalle coste di Cartagena, coperte dalla penisola di Barù. Gli spagnoli durante le ricognizioni si accorsero della presenza del nemico, tuttavia avevano necessità di salpare dal porto di Cartagena per raggiungere rapidamente L’Avana a causa dell’avvicinarsi della stagione degli uragani. Così il comandante del «San José» José Fernandez de Santillàn decise di levare le ancore la mattina dell’8 giugno. Poco dopo la partenza le navi spagnole furono intercettate dai galeoni della Royal Navy a poca distanza da Barù, dove iniziò l’inseguimento. Il «San José» fu raggiunto dalla «Expedition», la nave ammiraglia dove si trovava il comandante della spedizione Wager. Seguì un cannoneggiamento ravvicinato dove gli inglesi ebbero la meglio sul galeone colmo di merce preziosa. Una cannonata colpì in pieno la santabarbara, la polveriera del galeone spagnolo che si incendiò venendo inghiottito dai flutti in pochi minuti. Solo una dozzina di marinai si salvarono, su un equipaggio di 600 uomini. L’ammiraglio britannico, la cui azione sarà ricordata come l’«Azione di Wager» non fu tuttavia in grado di recuperare il tesoro della nave nemica, che per tre secoli dormirà sul fondo del Mare dei Caraibi .
Continua a leggereRiduci