True
2025-09-23
L’onda conservatrice avanza con Charlie. C’è un’armata di eredi tra i giovani Maga
Dall'alto a sinistra in senso orario: Mikey Mccoy, Laura Loomer, Candace Owens e Brett Cooper
L’omicidio di Charlie Kirk pone un interrogativo sul futuro del conservatorismo americano. Chi sarà il suo erede? Uno tra i primi a farsi avanti è stato il commentatore Ben Shapiro, che ha dichiarato: «Raccoglieremo quel microfono macchiato di sangue dove Charlie lo ha lasciato». Più in generale, la galassia Maga è costellata di numerosi influencer millennial o della Generazione Z. Troviamo, per esempio, la commentatrice Brett Cooper: classe 2001, ha condotto, dal 2022 al 2024, un programma su YouTube prodotto dalla testata conservatrice Daily Wire, mentre a giugno ha firmato un contratto con Fox News. Un personaggio molto noto è poi quello della trentaduenne Laura Loomer: attivista assai presente sui social, mette spesso sotto pressione l’amministrazione Trump quando vengono nominate figure da lei non considerate abbastanza in linea con il messaggio Maga. Un altro nome, spesso accompagnato da polemiche e controversie, è quello di Candace Owens, che, trentaseienne, è più volte addirittura arrivata a criticare lo stesso Donald Trump da destra.
Insomma, la galassia degli influencer e dei commentatori Maga è abbastanza nutrita. Potrebbero essere fatti molti altri nomi. Eppure attenzione. È difficile trovare tra costoro un vero e proprio erede di Kirk. Sì, perché quest’ultimo non era semplicemente un attivista o un commentatore. Certo, una parte essenziale della sua attività si basava su programmi radiofonici e su dibattiti pubblici. Tuttavia, Kirk era anche un formidabile organizzatore che, dopo aver co-fondato Turning Point Usa nel 2012, è riuscito a rendere la sua creatura una delle principali entità in seno al mondo conservatore statunitense. Non a caso, Kirk si è rivelato decisivo per far sì che Trump, l’anno scorso, riuscisse a guadagnare terreno nel voto dei giovani: un voto che, ricordiamolo, era stato fino ad allora saldamente in mano al Partito democratico. In tal senso, non è difficile capire come, per il Partito repubblicano, il futuro di Turning Point risulti un tema di assoluta importanza. E gli imponenti funerali di Kirk, celebrati domenica in Arizona, non hanno affatto tralasciato questo aspetto.
Uno dei momenti più significativi è stato quando il giovane Mike McCoy, ex capo dello staff dello stesso Kirk, ha citato il filosofo Søren Kierkegaard. «L’assassino di Charlie pensava di potergli rubare e mettere a tacere la voce piantandogli una pallottola nel collo. Per usare le parole di Søren Kierkegaard, “Il tiranno muore. Il suo dominio è finito. Il martire muore. Il suo dominio è appena iniziato”». McCoy, che potrebbe essere una figura in ascesa nel mondo conservatore giovanile, ha evidenziato un punto interessante. Da alcuni anni, Turning Point aveva man mano iniziato a occuparsi di tematiche relative alla fede e al ruolo della religione cristiana nella società politica statunitense. Era infatti il 2021, quando Kirk fondò Turning Point Usa Faith, assieme al padre dello stesso McCoy, Rob: il pastore che, domenica, ha aperto il servizio funebre.
Non a caso, di giovani e fede ha parlato anche la vedova di Kirk, Erika, che ha assunto la guida dell’organizzazione. «Il mondo ha bisogno di Turning Point Usa. Ha bisogno di un gruppo che allontani i giovani dal sentiero della miseria e del peccato», ha affermato: «Tutto ciò che Turning Point Usa ha costruito grazie alla visione e al duro lavoro di Charlie, lo renderemo dieci volte più grande grazie al potere della sua memoria. I capitoli cresceranno. Ne verranno creati migliaia di nuovi». «Il Primo emendamento della nostra Costituzione è l’emendamento più umano. Siamo esseri naturalmente parlanti, naturalmente credenti, e il Primo emendamento protegge il nostro diritto a fare entrambe le cose», ha aggiunto. Erika Kirk ha, insomma, riassunto i capisaldi filosofici dell’organizzazione, annunciandone le prospettive future. È quindi possibile che lei stessa acquisirà un peso politico sempre maggiore nel Partito repubblicano. Del resto, appena pochi giorni fa, The Hill ha riferito che molti giovani della Generazione Z stanno continuando a spostarsi verso il Gop.
L’aspetto di Turning Point più interessante è forse proprio quello di questa saldatura tra giovani e fede. Un modo nuovo di inserire la religione nel dibattito pubblico: un modo lontano dalla vecchia (e talvolta un po’ troppo barricadiera) religious right, che ha caratterizzato parte del conservatorismo americano tra il 1980 e il 2020. Lo stesso fatto che Erika abbia perdonato l’assassino di Kirk ha avuto un significato simbolico rilevante. Del resto, l’uccisione di suo marito non è stata seguita da proteste violente o da saccheggi, ma da veglie di preghiera e da un funerale partecipatissimo. È su queste basi che sta nascendo il nuovo conservatorismo americano. E, forse, anche dell’Occidente. L’assassinio di Kirk non è stato un fenomeno circoscritto agli Stati Uniti. Quell’uomo è stato ucciso mentre impugnava un microfono, esercitando il diritto alla libertà di espressione. Il simbolismo di questa tragedia è potentissimo e universale. E chi si ostina a negarlo, lo fa annaspando nella sua stessa ipocrisia ideologica.
Polemiche per l’«io odio» di Trump. Sulle minacce di Biden invece...
Grande scandalo hanno suscitato le frasi pronunciate da Donald Trump durante i funerali di Charlie Kirk. Alcuni critici hanno puntato il dito contro il fatto che il presidente americano ha dichiarato di «odiare i propri avversari». In realtà, come spesso accade, le sue parole sono state indebitamente estrapolate.
Riferendosi al fatto che la vedova di Kirk, Erika, aveva perdonato l’assassino del marito, Trump ha affermato: «Charlie Kirk non odiava i suoi avversari. Voleva il meglio per loro. È qui che non ero d’accordo con Charlie. Odio il mio avversario e non voglio il meglio per lui». «Mi dispiace. Mi dispiace, Erika. Ma ora Erika può parlare con me e con tutto il gruppo e forse riusciranno a convincermi che non è giusto. Ma non sopporto il mio avversario. Charlie è arrabbiato. Guardate. È arrabbiato con me perché lui non era interessato a demonizzare nessuno», ha aggiunto subito dopo.
Insomma, Trump ha, sì, detto di odiare i suoi avversari, ma ha anche affermato che la vedova di Kirk può convincerlo a smettere di farlo. Ha inoltre definito lo stesso Kirk «arrabbiato» per il suo comportamento su questo fronte. E comunque chi si scandalizza tanto per le parole del presidente forse dimentica alcune affermazioni di Joe Biden. Quest’ultimo, nel 2022, tacciò l’ideologia Maga di «semi-fascismo», mentre nel 2024 bollò gli elettori di Trump come «spazzatura». Sempre quell’anno, a inizio luglio, disse che l’allora candidato repubblicano andava «messo nel mirino». E nel mirino Trump ci finì davvero, visto che, pochi giorni dopo, subì l’attentato di Butler.
E proprio l’attentato di Butler è collegato, per così dire, con un filo rosso all’omicidio di Kirk. E questo non solo perché due killer hanno preso di mira delle persone mentre stavano esercitando il loro diritto alla libertà di espressione. Ma anche perché si tratta di due eventi simbolicamente fondativi. Da una parte abbiamo Trump che, pur ferito, si rialza subito e, sfidando la possibilità di una seconda pallottola, agita il pugno in aria gridando: «Fight! Fight! Fight!». Dall’altra troviamo Kirk, che viene colpito con un proiettile al collo mentre sta tenendo un dibattito pubblico. Questi due eventi, nella loro drammaticità, hanno conferito nuova consapevolezza al mondo conservatore.
Un mondo conservatore che ha innanzitutto esperito un crescente pericolo addirittura fisico attorno a sé. Un mondo conservatore che ha però al contempo trovato due modelli di leadership e ha altresì iniziato a comprendere la propria forza e le proprie potenzialità. È quindi in questo contesto che si sta intensificando la battaglia per l’egemonia politico-culturale negli Stati Uniti. È infatti forse la prima volta dai tempi della presidenza di Ronald Reagan che il progressismo d’Oltreatlantico comincia a mostrare segni di declino egemonico: un declino certificato dal fatto che molti giornalisti e commentatori di quell’area si ostinino ad affermare falsamente che il killer di Kirk sarebbe un esponente del mondo Maga (una circostanza, questa, che è già stata smentita dalla famiglia). Per non parlare di chi paragona l’assassinio del fondatore di Turning Point all’incendio del Reichstag: echi neppur troppo lontani di quanti, l’anno scorso, sostenevano che Trump avesse organizzato l’attentato di Butler a fini elettorali.
La lotta per l’egemonia è ormai arrivata a un punto di svolta. E Turning Point spaventa le galassie progressiste proprio perché ampi settori dell’universo giovanile si stanno spostando verso il Partito repubblicano. «È stato Charlie il primo a iniziare a organizzare i giovani conservatori neri, assetati di sostegno e leadership. È stato Charlie a difendere i cristiani e gli ebrei perseguitati nei campus universitari. È stato Charlie a contribuire a portare la censura online, la libertà di parola e la Cancel Culture al centro del nostro dibattito politico», ha dichiarato Trump, durante i funerali di un Kirk che, con la sua attività, rappresentava un pericolo per la sempre più traballante egemonia politico-culturale del mondo progressista.
Continua a leggereRiduci
Sono tanti i volti in grado di raccogliere il testimone dell’attivista. Tra questi Mikey McCoy, che alle esequie ha citato Kierkegaard.Polemiche per il discorso di Trump ai funerali di Kirk. Però il tycoon ha anche detto che la vedova potrebbe indurlo a cambiare.Lo speciale contiene due articoli.L’omicidio di Charlie Kirk pone un interrogativo sul futuro del conservatorismo americano. Chi sarà il suo erede? Uno tra i primi a farsi avanti è stato il commentatore Ben Shapiro, che ha dichiarato: «Raccoglieremo quel microfono macchiato di sangue dove Charlie lo ha lasciato». Più in generale, la galassia Maga è costellata di numerosi influencer millennial o della Generazione Z. Troviamo, per esempio, la commentatrice Brett Cooper: classe 2001, ha condotto, dal 2022 al 2024, un programma su YouTube prodotto dalla testata conservatrice Daily Wire, mentre a giugno ha firmato un contratto con Fox News. Un personaggio molto noto è poi quello della trentaduenne Laura Loomer: attivista assai presente sui social, mette spesso sotto pressione l’amministrazione Trump quando vengono nominate figure da lei non considerate abbastanza in linea con il messaggio Maga. Un altro nome, spesso accompagnato da polemiche e controversie, è quello di Candace Owens, che, trentaseienne, è più volte addirittura arrivata a criticare lo stesso Donald Trump da destra.Insomma, la galassia degli influencer e dei commentatori Maga è abbastanza nutrita. Potrebbero essere fatti molti altri nomi. Eppure attenzione. È difficile trovare tra costoro un vero e proprio erede di Kirk. Sì, perché quest’ultimo non era semplicemente un attivista o un commentatore. Certo, una parte essenziale della sua attività si basava su programmi radiofonici e su dibattiti pubblici. Tuttavia, Kirk era anche un formidabile organizzatore che, dopo aver co-fondato Turning Point Usa nel 2012, è riuscito a rendere la sua creatura una delle principali entità in seno al mondo conservatore statunitense. Non a caso, Kirk si è rivelato decisivo per far sì che Trump, l’anno scorso, riuscisse a guadagnare terreno nel voto dei giovani: un voto che, ricordiamolo, era stato fino ad allora saldamente in mano al Partito democratico. In tal senso, non è difficile capire come, per il Partito repubblicano, il futuro di Turning Point risulti un tema di assoluta importanza. E gli imponenti funerali di Kirk, celebrati domenica in Arizona, non hanno affatto tralasciato questo aspetto.Uno dei momenti più significativi è stato quando il giovane Mike McCoy, ex capo dello staff dello stesso Kirk, ha citato il filosofo Søren Kierkegaard. «L’assassino di Charlie pensava di potergli rubare e mettere a tacere la voce piantandogli una pallottola nel collo. Per usare le parole di Søren Kierkegaard, “Il tiranno muore. Il suo dominio è finito. Il martire muore. Il suo dominio è appena iniziato”». McCoy, che potrebbe essere una figura in ascesa nel mondo conservatore giovanile, ha evidenziato un punto interessante. Da alcuni anni, Turning Point aveva man mano iniziato a occuparsi di tematiche relative alla fede e al ruolo della religione cristiana nella società politica statunitense. Era infatti il 2021, quando Kirk fondò Turning Point Usa Faith, assieme al padre dello stesso McCoy, Rob: il pastore che, domenica, ha aperto il servizio funebre.Non a caso, di giovani e fede ha parlato anche la vedova di Kirk, Erika, che ha assunto la guida dell’organizzazione. «Il mondo ha bisogno di Turning Point Usa. Ha bisogno di un gruppo che allontani i giovani dal sentiero della miseria e del peccato», ha affermato: «Tutto ciò che Turning Point Usa ha costruito grazie alla visione e al duro lavoro di Charlie, lo renderemo dieci volte più grande grazie al potere della sua memoria. I capitoli cresceranno. Ne verranno creati migliaia di nuovi». «Il Primo emendamento della nostra Costituzione è l’emendamento più umano. Siamo esseri naturalmente parlanti, naturalmente credenti, e il Primo emendamento protegge il nostro diritto a fare entrambe le cose», ha aggiunto. Erika Kirk ha, insomma, riassunto i capisaldi filosofici dell’organizzazione, annunciandone le prospettive future. È quindi possibile che lei stessa acquisirà un peso politico sempre maggiore nel Partito repubblicano. Del resto, appena pochi giorni fa, The Hill ha riferito che molti giovani della Generazione Z stanno continuando a spostarsi verso il Gop. L’aspetto di Turning Point più interessante è forse proprio quello di questa saldatura tra giovani e fede. Un modo nuovo di inserire la religione nel dibattito pubblico: un modo lontano dalla vecchia (e talvolta un po’ troppo barricadiera) religious right, che ha caratterizzato parte del conservatorismo americano tra il 1980 e il 2020. Lo stesso fatto che Erika abbia perdonato l’assassino di Kirk ha avuto un significato simbolico rilevante. Del resto, l’uccisione di suo marito non è stata seguita da proteste violente o da saccheggi, ma da veglie di preghiera e da un funerale partecipatissimo. È su queste basi che sta nascendo il nuovo conservatorismo americano. E, forse, anche dell’Occidente. L’assassinio di Kirk non è stato un fenomeno circoscritto agli Stati Uniti. Quell’uomo è stato ucciso mentre impugnava un microfono, esercitando il diritto alla libertà di espressione. Il simbolismo di questa tragedia è potentissimo e universale. E chi si ostina a negarlo, lo fa annaspando nella sua stessa ipocrisia ideologica.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/giovani-maga-kirk-2674023509.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="polemiche-per-l-io-odio-di-trump-sulle-minacce-di-biden-invece" data-post-id="2674023509" data-published-at="1758612457" data-use-pagination="False"> Polemiche per l’«io odio» di Trump. Sulle minacce di Biden invece... Grande scandalo hanno suscitato le frasi pronunciate da Donald Trump durante i funerali di Charlie Kirk. Alcuni critici hanno puntato il dito contro il fatto che il presidente americano ha dichiarato di «odiare i propri avversari». In realtà, come spesso accade, le sue parole sono state indebitamente estrapolate.Riferendosi al fatto che la vedova di Kirk, Erika, aveva perdonato l’assassino del marito, Trump ha affermato: «Charlie Kirk non odiava i suoi avversari. Voleva il meglio per loro. È qui che non ero d’accordo con Charlie. Odio il mio avversario e non voglio il meglio per lui». «Mi dispiace. Mi dispiace, Erika. Ma ora Erika può parlare con me e con tutto il gruppo e forse riusciranno a convincermi che non è giusto. Ma non sopporto il mio avversario. Charlie è arrabbiato. Guardate. È arrabbiato con me perché lui non era interessato a demonizzare nessuno», ha aggiunto subito dopo.Insomma, Trump ha, sì, detto di odiare i suoi avversari, ma ha anche affermato che la vedova di Kirk può convincerlo a smettere di farlo. Ha inoltre definito lo stesso Kirk «arrabbiato» per il suo comportamento su questo fronte. E comunque chi si scandalizza tanto per le parole del presidente forse dimentica alcune affermazioni di Joe Biden. Quest’ultimo, nel 2022, tacciò l’ideologia Maga di «semi-fascismo», mentre nel 2024 bollò gli elettori di Trump come «spazzatura». Sempre quell’anno, a inizio luglio, disse che l’allora candidato repubblicano andava «messo nel mirino». E nel mirino Trump ci finì davvero, visto che, pochi giorni dopo, subì l’attentato di Butler.E proprio l’attentato di Butler è collegato, per così dire, con un filo rosso all’omicidio di Kirk. E questo non solo perché due killer hanno preso di mira delle persone mentre stavano esercitando il loro diritto alla libertà di espressione. Ma anche perché si tratta di due eventi simbolicamente fondativi. Da una parte abbiamo Trump che, pur ferito, si rialza subito e, sfidando la possibilità di una seconda pallottola, agita il pugno in aria gridando: «Fight! Fight! Fight!». Dall’altra troviamo Kirk, che viene colpito con un proiettile al collo mentre sta tenendo un dibattito pubblico. Questi due eventi, nella loro drammaticità, hanno conferito nuova consapevolezza al mondo conservatore.Un mondo conservatore che ha innanzitutto esperito un crescente pericolo addirittura fisico attorno a sé. Un mondo conservatore che ha però al contempo trovato due modelli di leadership e ha altresì iniziato a comprendere la propria forza e le proprie potenzialità. È quindi in questo contesto che si sta intensificando la battaglia per l’egemonia politico-culturale negli Stati Uniti. È infatti forse la prima volta dai tempi della presidenza di Ronald Reagan che il progressismo d’Oltreatlantico comincia a mostrare segni di declino egemonico: un declino certificato dal fatto che molti giornalisti e commentatori di quell’area si ostinino ad affermare falsamente che il killer di Kirk sarebbe un esponente del mondo Maga (una circostanza, questa, che è già stata smentita dalla famiglia). Per non parlare di chi paragona l’assassinio del fondatore di Turning Point all’incendio del Reichstag: echi neppur troppo lontani di quanti, l’anno scorso, sostenevano che Trump avesse organizzato l’attentato di Butler a fini elettorali.La lotta per l’egemonia è ormai arrivata a un punto di svolta. E Turning Point spaventa le galassie progressiste proprio perché ampi settori dell’universo giovanile si stanno spostando verso il Partito repubblicano. «È stato Charlie il primo a iniziare a organizzare i giovani conservatori neri, assetati di sostegno e leadership. È stato Charlie a difendere i cristiani e gli ebrei perseguitati nei campus universitari. È stato Charlie a contribuire a portare la censura online, la libertà di parola e la Cancel Culture al centro del nostro dibattito politico», ha dichiarato Trump, durante i funerali di un Kirk che, con la sua attività, rappresentava un pericolo per la sempre più traballante egemonia politico-culturale del mondo progressista.
«Quando ci si adopera per una cura adeguata della nostra Casa comune e di tutti, deve essere considerato un approccio integrale», scrivono i cardinali Michael Czerny e Kevin Joseph Farrell - prefetti rispettivamente dei due citati dicasteri - nell’introduzione al testo dove, peraltro, non manca una citazione di papa Benedetto XVI.
Certo, ci sono pure vari richiami a papa Francesco, com’è inevitabile avendo egli dedicato all’ecologia un’intera enciclica, la Laudato si' (2015). Tuttavia, il testo è del tutto coerente con la linea di papa Leone XIV, il quale, pur citando spesso papa Bergoglio, guida ora la Chiesa su acque dottrinalmente ben più tranquille. Prova ne è il fatto che L’ecologia integrale nella vita della famiglia non si limita, si potrebbe ironizzare, a invitare a fare la raccolta differenziata, ma dedica più passaggi a richiamare il ruolo stesso di quella che, per i cattolici, è la cellula fondamentale della società. Il documento infatti non parla genericamente di famiglia, ma lo fa sempre in riferimento al sacramento matrimoniale; non è un caso che il termine «matrimonio» ricorra ben dieci volte.
A tal proposito, sovvengono le parole di papa Prevost, che nell’omelia in occasione della Messa per il giubileo delle Famiglie, nelle prime settimane del suo pontificato, aveva precisato, esprimendo una linea cristallina, che «il matrimonio non è un ideale ma il canone del vero amore». Non stupisce, allora, che nelle pagine del documento appena pubblicato la famiglia fondata sul sacramento del matrimonio sia richiamata così spesso. Ma c’è più. In un testo che si presenta come di «ecologia integrale», con cioè una prospettiva che si prende cura del creato nel suo insieme, traspare con forza l’idea che non esista cura dell’ambiente senza quella dell’uomo, tanto che viene sottolineata con forza la necessità di far «rispettare la vita umana dal concepimento alla morte naturale dicendo no all’aborto, all’eutanasia, alla maternità surrogata e alle tecniche di fecondazione assistita e alla loro promozione» (p. 34).
Poco prima, anche una condanna all’ideologia antinatalista: «Oggi c’è la tendenza a considerare la crescita demografica come la principale minaccia per l’umanità» (p. 29). A seguire, un ammonimento ai governi che «operano attivamente per la diffusione dell’aborto, promuovendo talvolta l’adozione della pratica della sterilizzazione» e impongono «un forte controllo delle nascite» (p. 30).
Anche le proposte educative alle giovani generazioni, sia pure calibrate sul tema ambientale, sposano sempre un’antropologia cristiana. Così, nelle pagine dedicate all’istruzione, troviamo sì riferimenti all’importanza di «chiedere alla scuola di aggiornare le proprie attività e manuali didattici in materia di ecologia» e a quella di «educare a non sprecare il cibo» (p. 58); ma quest’ultimo impegno arriva comunque dopo l’esortazione a «parlare in maniera adeguata all’età della necessità di proteggere la vita umana da aborto, maternità surrogata ed eutanasia» (p. 57). Il solco tra l’ecologia integrale cristiana e l’ambientalismo caro al mainstream è davvero lampante.
Continua a leggereRiduci
iStock
Il professor Pier Luigi Petrillo ha dato l’anima per questo traguardo. Ieri 27 aprile s’è scoperto grazie alla mobilitazione della Coldiretti - ha portato al passo del Brennero 10.000 agricoltori - che alcuni piatti simbolo di questa cucina sono fatti con ingredienti che d’italiano hanno solo l’etichetta. Una rivelazione scioccante riguarda le mozzarelle campane della serie «tu vulive a pizza c’ha mozzarella e a pummarola in coppa e niente chiù». Secondo l’analisi di Coldiretti e Centro Studi Divulga su dati del ministero della Salute, «l’Italia ha importato nel 2025 circa 1,5 milioni di quintali di cagliate su un totale di 6,4 milioni di quintali di formaggi che arrivano nel nostro Paese (+9% rispetto al 2024)». Passano quasi tutti dal Brennero e «oltre la metà delle cagliate importate finiscono a Napoli (306.000 quintali) a Benevento (183.000 quintali), Campobasso (134.000) e Salerno (92.000)». Due terzi delle cagliate tedesche e polacche sono lavorate al Sud con la Campania che ne assorbe il 46,7%. Ieri al Brennero – Coldiretti aveva il supporto della Guardia di Finanza - hanno scoperto i «Tir dell’orrore». Correva il 9 gennaio 2026 quando sempre il ministro Francesco Lollobrigida annunciava che contrariamente a quanto sostenuto per anni l’Italia diceva sì al Mercosur - il trattato commerciale col Sud America – perché si erano ottenute da Ursula von der Leyen stringenti garanzie sulle clausole di reciprocità, sull’applicazione dell’etichetta d’origine e sullo stabilire in Italia l’autorità doganale europea visto che nessuno si fida dei controlli che fanno gli olandesi. La dogana europea ora sta Lille in Francia che ha detto no al Mercosur. Ursula forse s’è distratta. Al Brennero sono saltati fuori kiwi cileni (l’Italia è il primo produttore al mondo di questi frutti avendo superato anche la Nuova Zelanda) fettine di pollo sudamericano che diventano crocchette italiane, carciofi egiziani, lavorati e venduti come sottaceto italiani, arance sudafricane che diventano succhi di frutta italiani, grano canadese trasformato in pasta italiana. Tutta roba che passa da Rotterdam mentre i nostri partner europei ci danno le cosce di maiale fresche – sono le più «spacciate» al Brennero - che arrivano dalla Germania, dall’Olanda, dalla Danimarca, dalla Francia e diventano prosciutti italiani, così come tonnellate di miele tedesco, centinaia di migliaia di litri di latte francese e polacco e le mozzarelle tedesche già confezionate col tricolore. Un danno enorme alla nostra agricoltura, ma anche alla nostra reputazione commerciale dovuto al codice doganale europeo che consente di etichettare come italiano il prodotto che subisce in Italia anche solo il confezionamento.
«Al centro della mobilitazione che da mesi ha coinvolto almeno 100.000 agricoltori e ha la sua tappa finale qui al Brennero», spiega il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo, «c’è la battaglia per la revisione della normativa sull’ultima trasformazione che penalizza il lavoro agricolo nazionale e altera profondamente la trasparenza del mercato. E poi vogliamo l’etichetta di origine». Ettore Prandini, che di Coldiretti è il presidente, ribadisce: «L’agroalimentare rappresenta una filiera strategica per il Paese, che vale 707 miliardi di euro e garantisce 4 milioni di posti di lavoro, assistiamo a meccanismi che alterano la concorrenza, comprimono il reddito degli agricoltori e compromettono l’immagine del vero Made in Italy. Vogliamo un intervento europeo immediato. A partire da tre elementi: la sicurezza alimentare, la salute dei consumatori, il reddito degli agricoltori». E giovedì in Coldiretti si replica. A Roma si parla di cibo e salute con il commissario europeo Olivér Várhelyi.
Continua a leggereRiduci
Matteo Salvini e coniugi Trevaillon (Ansa)
Dopo un colloquio di un’ora nel Municipio dove ha incontrato il sindaco Giuseppe Masciulli, Salvini si è recato nella casa nel bosco dove tutto ha avuto inizio. E dove, dopo la scadenza del contratto con il B&B che la ospitava, la coppia ha fatto ritorno proprio in questi giorni. Ma senza figli. «Ci sono i pannelli solari, il bosco, il fiume, le piante, l’asino. È stato chiesto loro di sistemare casa, fatto. La questione sanitaria, c’è il pediatra, le vaccinazioni, fatto. Sistemate le domande educative, c’è l’insegnante pronta. Non capisco cosa si deve aspettare!», ha detto ancora Salvini. «Io sono sicuro che tutti hanno agito in buona fede ma probabilmente qualcuno ha sbagliato valutazione», ha proseguito riferendosi alla decisione del tribunale per i minorenni dell’Aquila dello scorso 20 novembre con cui aveva sospeso la responsabilità genitoriale della coppia sui tre figli. E all’odissea che ne è seguita. Come l’allontanamento di mamma Catherine dalla casa famiglia deciso lo scorso 6 marzo, in quanto ritenuta un possibile ostacolo al percorso educativo dei minori.
Da allora gli incontri sono stati limitati al massimo. Solo negli ultimi giorni è arrivata la concessione di una videochiamata, forse un piccolo segnale di riavvicinamento, mentre per un incontro in presenza si dovranno attendere ulteriori sviluppi nel percorso stabilito dal tribunale. Che ancora non è chiaro. Come ha sottolineato il sindaco, che ha puntato il dito contro l’assenza di un programma che faccia intravedere un esito finale positivo della vicenda. Una lacuna inaccettabile, spiega, a cinque mesi dall’ordinanza e dopo la soluzione di gran parte delle criticità. Anche perché la gestione dell’intera vicenda è costata al Comune di 850 abitanti già 50.000 euro. Una spesa che, in assenza di un percorso definito, potrebbe raddoppiare.
Continua a leggereRiduci
Ecco #DimmiLaVerità del 28 aprile 2026. Il nostro Alessandro Da Rold ci spiega perché giovedì sarà il giorno cruciale per l'inchiesta su Rocchi e gli arbitri.