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2018-11-27
La Gialappa's band presenta «Mai dire talk»
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Un tavolone, le voci fuori campo, qualche opinionista e un ospite, il Mago Forrest a fare gli onori di casa. Mai dire talk, al debutto su Italia 1 nella prima serata di giovedì 29 novembre, marca il ritorno della Gialappa’s alla comicità Mediaset. Ma i tre tossicchiano. Parlare di «ritorno» è improprio. La Band, che dello sberleffo ha fatto un’arte, non ha mai lasciato la televisione. «In Rai, abbiamo potuto fare Milano-Roma, Mai dire news», puntualizzano, rifiutando - o evitando - di farsi trascinare nel commento degli anni che gli sono toccati in sorte. La Gialappa’s, nella Mediaset più recente, è stata costretta entro confini tristanzuoli. E a cattivo gioco ha fatto buon viso. L’Isola dei Famosi, il Grande Fratello Vip, Mai dire reality ha saputo usarli per ribadire il proprio primato, la superiorità della vecchia scuola su una comicità televisiva che ha cercato di far suoi i ritmi, frenetici e affatto divertenti, di Internet. Così, è tornata. In prima serata, perché la seconda, raccontano, «non esiste più».
«Un tempo, la seconda serata era la palestra di presentatori e comici, ma oggi è stata fagocitata da prime serate interminabili». Programmi che durano tre, quattro, cinque ore, rendendo impraticabile il lavoro di un tempo. Mai dire gol, con i citofoni e i gollonzi, «Non potrebbe più esistere», spiega la triade formata da Giorgio Gherarducci, Marco Santin e Carlo Taranto, «Sarebbe impossibile rifare un programma di culto come quello. All’epoca, curavamo tutto: durava un’ora e avevamo la possibilità di passarne al vaglio ogni singolo pezzetto». Cosa, questa, irripetibile.
Mai dire talk, che i tre tengono a specificare non essere un reboot di Mai dire gol, dura due, tre ore. «Come ogni programma di prima serata», solo più divertente. Il format, originale, prevede che l’avvicendarsi, in prima tv, di personaggi più e meno noti. Il Mago Forest, insieme alle giornaliste Greta Mauro e Stefania Scordio, è stato chiamato a presiedere un enorme talk show. Un salotto dotato di tutti i crismi dell’informazione: gli opinionisti fissi - tra cui si contano Yuri Chechi, Maurizia Cacciatori, Barbara De Rossi e Jake La Furia -, gli ospiti, diversi di puntata in puntata, le rubriche, i contributi esterni. La brieffatrice, portata in scena da Brenda Lodigiani. «Si tratta di una figura fondamentale per qualsiasi talk che si rispetti. È colei che assegna le parti, invitando gli ospiti a litigare, perché le risse fanno ascolti», spiega la Gialappa’s, che nel proprio talk sui generis ha voluto qualche vecchia conoscenza.
Tra i contributi più attesi, c’è quello di Marcello Cesena, in arte Jean-Claude. Il comico, dopo cinque anni di pausa, riporterà su Italia1 la Sensualità a corte. Quel suo “madreeh” diventato d’uso comune. «In origine, Sensualità a corte era una striscia cartoon, oggi è, invece, una vera e propria serie tv, con tanto i morti e guest star». Jean-Claude, parruccone d’ispirazione francese, dovrà vedersela con l’organizzazione di un omicidio, quello di Madre, trasfigurata in una creatura ossessionata da Instagram e influencer. «Nella prima puntata, sarà la Chanel di Gomorra, Cristina Donadio, a intervenire», spiega inoltre Cesena, affiancato, nel team ritorni, da Maccio Capatonda. «Rifarò i trailer e mi calerò nei panni di un nuovo personaggio, un tale di nome Jerry Polemica, capace di inchieste e satira», dice Capatonda, al cui fianco, in conferenza stampa, è seduta una pletora di colleghi più e meno noti.
Mai dire talk, che ai citofoni ha sostituito i contributi audio («Il primo sarà quello di un finto Vittorio Feltri», sulla scia di un successo inaugurato da Maurizio Crozza), ha deciso di annoverare tra le sue fila i giovani. Ci sono Le Coliche, che con Francesco Marioni fanno il verso ai Thegiornalisti, c’è Michela Giraud, pronta a chiedersi dove saranno i Ferragnez tra dieci anni, e c’è Liliana Fiorelli, intenta a imitare Elisa Isoardi e Giorgia Meloni. Unica, forse, tra le figure politiche.
La Gialappa’s, che in scaletta, tra i personaggi parodiati, ha pure Asia Argento e gli Angela, Piero e Alberto, non si è sbottonata sul fronte politico. «Mai dire talk non vuole essere una parodia dei talk esistenti, ma un modo per ridere (anche) dell’attualità. Abbiamo provato ad invitare qualche politico. Ci hanno risposto: "Vediamo com’è la prima puntata"», dicono, rivelando, però, che qualcuno tra i vecchi colleghi ha accettato di tornare a collaborare. «Su Paola Cortellesi nutriamo qualche speranza, Fabio De Luigi è impegnato ma potrebbe farcela. Giovanni Storti parteciperà».
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Il trio comico composto da Giorgio Gherarducci, Marco Santin e Carlo Taranto torna in televisione con un nuovo programma tutto suo in onda in prima serata su Italia 1 a partire da giovedì 29 novembre. «Mai dire gol? Non potrebbe più esistere. Sarebbe impossibile rifare un programma di culto come quello. All'epoca, curavamo tutto: durava un'ora e avevamo la possibilità di passarne al vaglio ogni singolo pezzetto».Un tavolone, le voci fuori campo, qualche opinionista e un ospite, il Mago Forrest a fare gli onori di casa. Mai dire talk, al debutto su Italia 1 nella prima serata di giovedì 29 novembre, marca il ritorno della Gialappa’s alla comicità Mediaset. Ma i tre tossicchiano. Parlare di «ritorno» è improprio. La Band, che dello sberleffo ha fatto un’arte, non ha mai lasciato la televisione. «In Rai, abbiamo potuto fare Milano-Roma, Mai dire news», puntualizzano, rifiutando - o evitando - di farsi trascinare nel commento degli anni che gli sono toccati in sorte. La Gialappa’s, nella Mediaset più recente, è stata costretta entro confini tristanzuoli. E a cattivo gioco ha fatto buon viso. L’Isola dei Famosi, il Grande Fratello Vip, Mai dire reality ha saputo usarli per ribadire il proprio primato, la superiorità della vecchia scuola su una comicità televisiva che ha cercato di far suoi i ritmi, frenetici e affatto divertenti, di Internet. Così, è tornata. In prima serata, perché la seconda, raccontano, «non esiste più».«Un tempo, la seconda serata era la palestra di presentatori e comici, ma oggi è stata fagocitata da prime serate interminabili». Programmi che durano tre, quattro, cinque ore, rendendo impraticabile il lavoro di un tempo. Mai dire gol, con i citofoni e i gollonzi, «Non potrebbe più esistere», spiega la triade formata da Giorgio Gherarducci, Marco Santin e Carlo Taranto, «Sarebbe impossibile rifare un programma di culto come quello. All’epoca, curavamo tutto: durava un’ora e avevamo la possibilità di passarne al vaglio ogni singolo pezzetto». Cosa, questa, irripetibile.Mai dire talk, che i tre tengono a specificare non essere un reboot di Mai dire gol, dura due, tre ore. «Come ogni programma di prima serata», solo più divertente. Il format, originale, prevede che l’avvicendarsi, in prima tv, di personaggi più e meno noti. Il Mago Forest, insieme alle giornaliste Greta Mauro e Stefania Scordio, è stato chiamato a presiedere un enorme talk show. Un salotto dotato di tutti i crismi dell’informazione: gli opinionisti fissi - tra cui si contano Yuri Chechi, Maurizia Cacciatori, Barbara De Rossi e Jake La Furia -, gli ospiti, diversi di puntata in puntata, le rubriche, i contributi esterni. La brieffatrice, portata in scena da Brenda Lodigiani. «Si tratta di una figura fondamentale per qualsiasi talk che si rispetti. È colei che assegna le parti, invitando gli ospiti a litigare, perché le risse fanno ascolti», spiega la Gialappa’s, che nel proprio talk sui generis ha voluto qualche vecchia conoscenza.Tra i contributi più attesi, c’è quello di Marcello Cesena, in arte Jean-Claude. Il comico, dopo cinque anni di pausa, riporterà su Italia1 la Sensualità a corte. Quel suo “madreeh” diventato d’uso comune. «In origine, Sensualità a corte era una striscia cartoon, oggi è, invece, una vera e propria serie tv, con tanto i morti e guest star». Jean-Claude, parruccone d’ispirazione francese, dovrà vedersela con l’organizzazione di un omicidio, quello di Madre, trasfigurata in una creatura ossessionata da Instagram e influencer. «Nella prima puntata, sarà la Chanel di Gomorra, Cristina Donadio, a intervenire», spiega inoltre Cesena, affiancato, nel team ritorni, da Maccio Capatonda. «Rifarò i trailer e mi calerò nei panni di un nuovo personaggio, un tale di nome Jerry Polemica, capace di inchieste e satira», dice Capatonda, al cui fianco, in conferenza stampa, è seduta una pletora di colleghi più e meno noti.Mai dire talk, che ai citofoni ha sostituito i contributi audio («Il primo sarà quello di un finto Vittorio Feltri», sulla scia di un successo inaugurato da Maurizio Crozza), ha deciso di annoverare tra le sue fila i giovani. Ci sono Le Coliche, che con Francesco Marioni fanno il verso ai Thegiornalisti, c’è Michela Giraud, pronta a chiedersi dove saranno i Ferragnez tra dieci anni, e c’è Liliana Fiorelli, intenta a imitare Elisa Isoardi e Giorgia Meloni. Unica, forse, tra le figure politiche.La Gialappa’s, che in scaletta, tra i personaggi parodiati, ha pure Asia Argento e gli Angela, Piero e Alberto, non si è sbottonata sul fronte politico. «Mai dire talk non vuole essere una parodia dei talk esistenti, ma un modo per ridere (anche) dell’attualità. Abbiamo provato ad invitare qualche politico. Ci hanno risposto: "Vediamo com’è la prima puntata"», dicono, rivelando, però, che qualcuno tra i vecchi colleghi ha accettato di tornare a collaborare. «Su Paola Cortellesi nutriamo qualche speranza, Fabio De Luigi è impegnato ma potrebbe farcela. Giovanni Storti parteciperà».
Negli ultimi tre anni, l’indice delle banche italiane ha messo a segno un clamoroso +274,85%, staccando nettamente l’indice settoriale europeo e surclassando colossi come JPMorgan e Bank of America.
Nel primo trimestre 2026 gli utili aggregati dei sei principali gruppi commerciali italiani - Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Banco Bpm, Bper e Credem - sono saliti del 4% su base annua, toccando 7,8 miliardi di euro in tre mesi, con un Roe di sistema stabilmente sopra il 15%. Il tutto mentre la discesa dei tassi Bce ha iniziato a limare il margine di interesse. La compensazione è arrivata dalle commissioni: +2,7% complessivo. Unicredit ha archiviato il miglior trimestre di sempre con 3,22 miliardi di utili, mentre Intesa Sanpaolo è salita a 2,76 miliardi. Commissioni sul risparmio gestito, fondi, certificati, polizze, credito al consumo e prestiti «garantiti»: è qui che si concentra il vero business.
«C’è una celebre massima finanziaria che dice “L’arte degli affari consiste nel fare affari con i soldi degli altri”, e le banche italiane la stanno applicando con rigore scientifico», spiega Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf, «Se l’America ha la tecnologia della Silicon Valley e il Medio Oriente ha i giacimenti di petrolio, l’Italia ha una ricchezza altrettanto preziosa, strategica e contesa: i risparmi dei cittadini». Secondo Gaziano, quando i tassi scendono, le banche italiane non puntano tanto sulla crescita organica all’estero o sull’efficienza tecnologica per ridurre i costi ai clienti. «Cercano di allargare il proprio territorio per “catturare” più conti correnti e patrimoni possibili attraverso le fusioni, espandendo il perimetro su cui applicare le commissioni di gestione e vendere i propri prodotti assicurativi e finanziari». La dimostrazione plastica arriva dal nuovo risiko bancario esploso con l’Opas da 30,6 miliardi lanciata da Intesa Sanpaolo su Mps. Se l’operazione andrà in porto, sommando Intesa, Mps, Mediobanca e la galassia Generali, nascerà un super-polo capace di controllare circa 2.000 miliardi di euro di ricchezza finanziaria complessiva dei clienti: conti correnti, fondi, certificati e polizze. «Ma c’è una differenza geopolitica profonda che i risparmiatori devono comprendere», osserva ancora l’esperto. «Mentre Ubs gestisce capitali sparsi in tutto il pianeta, il nuovo colosso di Carlo Messina, se realizzato, controllerebbe una montagna di denaro concentrata quasi interamente in Italia. È il trionfo della “fortezza Italia”: si diventa leader europei giocando al sicuro in casa».
Nel risiko bancario italiano, fino alle assemblee, tutto può ancora succedere.
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La tangenziale di Napoli, costruita negli anni Settanta con i suoi circa 21 chilometri di tracciato e 22 di svincoli, entra così nella storia della mobilità del nostro Paese, avendo come obiettivo primario la sicurezza e l’efficienza della mobilità attraverso un ecosistema integrato e connesso.
Tre le grandi novità che hanno permesso la certificazione ufficiale del Mit in conformità ai requisiti del decreto ministeriale 70/2018, figurano il monitoraggio intelligente della viabilità, il controllo costante del rischio meteo e idrogeologico, con molteplici sensori che rilevano condizioni della pavimentazione, livelli delle acque e in generale lo stato del territorio che circonda l’infrastruttura stradale, e soprattutto il dialogo diretto tra strada e veicoli connessi. Le auto possono ricevere sul display informazioni su incidenti, cantieri, ostacoli e velocità consigliata per evitare le code, ma anche inviare a loro volta dati all’infrastruttura, rendendo la gestione del traffico più rapida e precisa. Non è quindi solo l’infrastruttura a fornire informazioni al mezzo, avviene anche il contrario: per questo la comunicazione V2i aggiorna anche il gestore autostradale sulle condizioni del traffico in modo molto più preciso e tempestivo. L’operatore diventa così orchestratore della mobilità: potrà cioè gestire la viabilità in modo proattivo e non solo reattivo.
Una Smart Road che «parla» con le auto grazie a un progetto ambizioso che ha coinvolto Tangenziale di Napoli, società del gruppo Autostrade per l’Italia, insieme al Mit e al Centro nazionale per la mobilità sostenibile (Most), con il supporto tecnologico di Movyon, polo d’innovazione di Aspi. Un primato costruito con tecnologie all’avanguardia: lungo i 22 chilometri del tracciato sono in fase di installazione 217 telecamere intelligenti, 15 portali di rilevamento, otto centraline meteo e 40 antenne di comunicazione, in grado di raccogliere e analizzare dati in tempo reale su traffico, condizioni della strada e possibili criticità. Sono già 30 i mezzi connessi che comunicano con la tangenziale e, nel tratto tra Vomero e Fuorigrotta, è stato testato con successo per la prima volta in Italia un veicolo a guida autonoma capace di adattare la propria velocità seguendo le indicazioni ricevute dalla strada stessa. Un test che prefigura uno scenario in cui infrastruttura e veicoli non sono entità separate, ma un sistema integrato e cooperativo.
La Smart Road è un traguardo che fa di Napoli il laboratorio italiano della mobilità del futuro e apre la strada alla diffusione di queste tecnologie su scala nazionale considerato che la tangenziale, principale asse a pagamento di attraversamento urbano del capoluogo campano, è tra le tratte più trafficate d’Italia con flussi medi giornalieri di circa 230.000 veicoli, più del doppio dei volumi medi della rete gestita da Autostrade.
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