Invece i giudici impongono all’Italia di lasciare libere le navi delle Ong
Ancora una volta un tribunale, assesta un colpo durissimo ai provvedimenti varati dal governo Meloni per contrastare l’immigrazione clandestina.
La prima sezione civile del Tribunale della città campana ha infatti annullato il terzo provvedimento di fermo della Geo Barents, nave di ricerca e soccorso di Medici senza frontiere (Msf), operativa nel Mediterraneo tra giugno 2021 e novembre 2024. Il fermo, emesso alla fine di agosto 2024, era stato sospeso dal tribunale a settembre dello stesso anno a seguito di un ricorso presentato da Msf.
Si tratta della terza decisione giudiziale che riguarda la Geo Barents (dopo quella del Tribunale di Genova e della Corte di Appello di Ancona) e tutte hanno dichiarato l’illegittimità delle sanzioni irrogate. Sulla base del decreto Piantedosi approvato nel 2023.
Tra le motivazioni che si leggono nelle 13 pagine del provvedimento, firmato dal giudice Gelsomina De Angelis, la più pesante per la linea di Palazzo Chigi è il riferimento alla sentenza numero 101/2025 della Corte costituzionale, con la quale la Consulta «è intervenuta affermando che la norma deve essere interpretata in conformità agli obblighi internazionali di soccorso e che non può essere sanzionata l’inosservanza di ordini che conducano a violare tali obblighi o a sbarcare i naufraghi in un luogo non sicuro». Un riferimento che rafforza il timore che la decisione dei giudici costituzionali sia di fatto la pietra tombale sul contrasto al traffico di esseri umani nel Mediterraneo.
«Come espressamente affermato dalla citata sentenza», prosegue il Tribunale, « “la normativa nazionale è legata indissolubilmente alla Convenzione Sar che, a sua volta, si inserisce a pieno titolo in un complesso di regole improntate all’obiettivo della salvaguardia della vita in mare”».
Il 26 agosto 2024, pochi minuti dopo le 7.30, la Geo Barents aveva attraccato alla banchina del molo Manfredi del porto di Salerno, con a bordo 191 migranti, recuperati in mare nei giorni precedenti con cinque operazioni di salvataggio. Dalle prime informazioni circolate i sanitari avevano dovuto farsi carico di una ventina i casi di scabbia presenti a bordo, mentre alcuni dei migranti avevano riportato ustioni durante la traversata. La maggior parte dei migranti a bordo era stata ospitata nei centri di accoglienza in Campania, mentre 66 erano stai trasferiti nelle province del Lazio.
La sentenza del Tribunale di Salerno ha dichiarato illegittimo il provvedimento di fermo basandosi sul fatto l’onere della prova delle violazioni spetta alle autorità italiane, che, secondo il giudice, non sarebbero riuscite a fornire elementi a sostegno delle loro accuse contro la condotta dell’equipaggio della Geo Barents.
In secondo luogo, per i giudici, gli ordini della Guardia costiera libica, che impongono alle navi di soccorso di allontanarsi dai luoghi di salvataggio, non possono essere considerati «coordinamento da parte dell’autorità competente». Anzi, sempre «sulla scorta» della sentenza della Consulta, «nessun ordine di allontanamento formulato dalle autorità libiche è giustificabile nei confronti dell’unica imbarcazione che ha attuato condotte in adempimento del dovere assoluto di soccorso in mare». Secondo il Tribunale: «Anche alla stregua della normativa internazionale, l’ordine di allontanamento formulato dall’autorità libica non può ritenersi giustificato in quanto contrastante con il carattere assoluto che connota, a livello internazionale, il dovere di soccorso a carico di tutti i comandanti delle navi che trova un limite unicamente nella circostanza che tale attività sia possibile senza mettere a repentaglio la nave, l’equipaggio o i passeggeri e si possa ragionevolmente aspettare una tale iniziativa. Ciò per la ragione assorbente che l’intervento di salvataggio operato dalla nave Geo Barents appare, per il contesto e le condizioni in cui si è esplicato, l’unico conforme alle fonti internazionali e al dovere di soccorso in mare dei migranti». Con tanti saluti, di fatto, al Memorandum tra Italia e Libia firmato nel 2017 dall’allora governo Gentiloni e prorogato due volte, con l’attuale scadenza fissata nel 2026, che prevede che il governo italiano fornisca aiuti economici e supporto tecnico alle autorità libiche (in particolare alla Guardia costiera), nel tentativo di ridurre il traffico di migranti attraverso il Mediterraneo, mentre in cambio la Libia si impegna a migliorare le condizioni dei propri centri di accoglienza per migranti.
E anche le conclusioni della sentenza di Salerno sembrano lasciare sempre meno margine di condotta al governo: «Dal vaglio di tutti gli elementi sopra, emerge che la nave Geo Barents ha posto in essere le condotte contestate in adempimento del dovere assoluto di soccorso in mare, né può, in alcun modo, affermarsi che il soccorso attuato dai ricorrenti, tenuto conto delle modalità attuative in cui si è estrinsecato, abbia cagionato pericolo all’incolumità delle persone coinvolte non risultando accertato, in difetto di alcun supporto probatorio, il nesso di causalità tra la condotta ed il pregiudizio lamentato».




