Da gennaio è entrata in vigore la nuova direttiva Ue sui criteri Esg che impone alle società quotate di rispondere a ben 1.178 quesiti. La previsione di maggiori costi fra le cause dell’esodo da Piazza Affari nel 2024. Dall’Europa in fuga 300 miliardi.Da gennaio è entrata in vigore la Corporate sustainability reporting directive, meglio conosciuta come Csrd. Obbliga le imprese a pubblicare un bilancio di sostenibilità focalizzato su ambiente, sociale e governance. Il protocollo è particolarmente severo con i gruppi quotati in Borsa visto il supplemento di trasparenza nei confronti del mercato. Tuttavia, i costi e la complessità rischiano di soffocare le aziende, soprattutto le Pmi, cuore pulsante dell’economia europea.Gli standard coprono tre principali aree: ambiente, sociale e governance. Ma è il numero di quesiti richiesti a spaventare: ben 1.178 informazioni dettagliate da fornire, che spaziano dalle emissioni di CO2 (per l’ambiente), alla diversità di genere all’interno del consiglio di amministrazione (governance), fino alle condizioni di lavoro tra subappaltatori e fornitori e alle politiche di rispetto dei diritti umani lungo tutta la catena del valore (per l’aspetto sociale).Le Pmi, ovviamente sono le più penalizzate e quelle quotate ancora di più. L’ applicazione della Csrd, prevista tra il 2025 e il 2028, ha già provocato le prime fughe dalle Borse europee. «Il rischio è di una vera e propria desertificazione finanziaria in Europa» spiega Massimo Belcredi, ordinario di finanza aziendale all’Università Cattolica. «Con questi livelli di complessità, il mercato europeo diventerà sempre meno competitivo e le aziende cercheranno rifugio altrove».Il fenomeno riguarda sia le grandi aziende sia le piccole. Solo a Milano, lo scorso anno sono state 28 le società che hanno abbandonato il listino e altre quattro si preparano a farlo nelle prime settimane di quest’anno. Complessivamente sono stati persi circa 28 miliardi di capitalizzazione rendendo Piazza Affari sempre più piccola e meno rappresentativa dell’economia nazionale. Certo non tutte le uscite sono state provocate dall’imminenza della nuova direttiva. Ma certamente ha inciso in tutti i casi in cui la cancellazione è stata chiesta dalla stessa società o come conseguenza dell’Opa lanciata dall’azionista di maggioranza. Altre hanno scelto di lasciare l’Europa per trasferirsi altrove.«Per quanto l’accesso ai mercati finanziari offra alle Pmi l’opportunità di reperire nuovo capitale e maggior visibilità, è altrettanto evidente che la quotazione può tradursi in un percorso a ostacoli», osserva Stefano Corneliani, head di Websim. Mentre le istituzioni europee difendono l’importanza di standard elevati per garantire una maggiore sostenibilità, cresce il coro di critiche. Rispondere a 1.178 quesiti significa sottrarre risorse vitali alla vita dell’azienda. La risposta è la fuga. «Ogni anno più di 300 miliardi di euro lasciano l’Europa per investire negli Stati Uniti», si legge nel report che Enrico Letta ha presentato un rapporto ai capi di Stato e di governo Ue. Già adesso i mercati europei stanno perdendo peso in ambito globale: nel Duemila valevano il 34% della capitalizzazione mondiale. Sono scesi al 14,5% ed è facile immaginare che le nuove direttive favoriranno la cura dimagrante. Flutter entertainment, Crh e Smurfit kappa sono alcuni dei nomi più noti di gruppi che hanno lasciato l’Europa per andare a Wall Street. Una scelta che lo scorso anno ha fatto Cnh lasciando Milano. Parallelamente, alcune aziende stanno decidendo di non quotarsi affatto in Europa, ma di andare direttamente negli Stati Uniti. Per l’Italia è il caso di Stevanato (farmaceutica) e prima ancora di Zegna. Prada addirittura ha preferito Hong Kong a Milano. A livello internazionale ci sono i casi di aziende molto innovative come Argo blockchain, un’azienda di mining di criptovalute che ha optato per una Ipo negli Stati Uniti.Perché stupirsi? L’economia della conoscenza - che domina le nostre vite - ha conosciuto una formidabile accelerazione in scia a digitalizzazione, informatizzazione e Intelligenza artificiale (Ia). Tutti ambiti dove i colossi (da Microsoft ad Alphabet fino ad Apple e Nvidia) sono statunitensi e quotati in America.Come spiega Gianni Tamburi, certamente il più lucido protagonista della finanza italiana: «In Europa siamo sommersi da norme che, invece di sostenere lo sviluppo dei listini, lo soffocano. Il tutto al fine di perseguire un controllo che non si capisce bene a quale benefici possa portare».
La sede di Bankitalia. Nel riquadro, Claudio Borghi (Imagoeconomica)
Il senatore leghista torna sulle riserve auree custodite presso Bankitalia: «L’istituto detiene e gestisce il metallo prezioso in nome dei cittadini, ma non ne è il proprietario. Se Fdi riformula l’emendamento...»
«Mentre nessuno solleva il problema che le riserve auree della Bundesbank siano di proprietà dei cittadini tedeschi, e quindi dello Stato, come quelle della Banca di Francia siano di proprietà dei cittadini d’Oltralpe, non si capisce perché la Banca d’Italia rivendichi il possesso del nostro oro. L’obiettivo dell’emendamento presentato in Senato da Fratelli d’Italia, e che si ricollega a una mia proposta di legge del 2018, punta esclusivamente a stabilire il principio che anche Bankitalia, al pari delle altre Banche centrali, detiene e gestisce le riserve in oro ma non ne è la proprietaria». Continua il dibattito su misure ed emendamenti della legge di Bilancio e in particolare su quello che riguarda le riserve in oro.
Emanuele Fiano (Ansa)
L’ex deputato pd chiede di boicottare un editore ospite alla fiera patrocinata da Gualtieri e «reo» di avere un catalogo di destra.
Per architettare una censura coi fiocchi bisogna avere un prodotto «nero» ed etichettarlo con la dicitura «neofascista» o «neonazista». Se poi scegli un ebreo (si può dire in questo contesto oppure è peccato?) che è stato pure censurato come testimonial, hai fatto bingo. La questione è questa: l’ex parlamentare Pd, Emanuele Fiano, che già era passato alla cronaca come bersaglio dei pro Pal colpevoli di non averlo fatto parlare all’Università Ca’ Foscari di Venezia e contro il quale qualche idiota aveva mimato la P38, sta premendo per censurare una casa editrice colpevole di pubblicare dei libri pericolosi perché di destra. Anzi, di estrema destra.
Un frame del video dell'aggressione a Costanza Tosi (nel riquadro) nella macelleria islamica di Roubaix
Giornalista di «Fuori dal coro», sequestrata in Francia nel ghetto musulmano di Roubaix.
Sequestrata in una macelleria da un gruppo di musulmani. Minacciata, irrisa, costretta a chiedere scusa senza una colpa. È durato più di un’ora l’incubo di Costanza Tosi, giornalista e inviata per la trasmissione Fuori dal coro, a Roubaix, in Francia, una città dove il credo islamico ha ormai sostituito la cultura occidentale.
Scontri fra pro-Pal e Polizia a Torino. Nel riquadro, Walter Mazzetti (Ansa)
La tenuità del reato vale anche se la vittima è un uomo in divisa. La Corte sconfessa il principio della sua ex presidente Cartabia.
Ennesima umiliazione per le forze dell’ordine. Sarà contenta l’eurodeputata Ilaria Salis, la quale non perde mai occasione per difendere i violenti e condannare gli agenti. La mano dello Stato contro chi aggredisce poliziotti o carabinieri non è mai stata pesante, ma da oggi potrebbe diventare una piuma. A dare il colpo di grazia ai servitori dello Stato che ogni giorno vengono aggrediti da delinquenti o facinorosi è una sentenza fresca di stampa, destinata a far discutere.






