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2022-06-17
Gas, il ricatto di Mosca all’Europa colpisce il suo punto debole: Berlino
Dopo mesi di tensione, da ieri la situazione degli approvvigionamenti di gas in Europa si è fatta decisamente critica e ai limiti del razionamento. Germania e Italia in particolare sono i Paesi più esposti al rischio di restare senza gas, essendo dipendenti dal gas russo per una parte assai rilevante dei propri consumi. I mercati del gas sono in subbuglio e c’è grande preoccupazione tra gli operatori per la stagione di riempimento degli stoccaggi.
Il prezzo del future sul gas al Ttf per il mese di luglio è salito di oltre il 75% in tre giorni e ieri ha toccato i 149 euro/Megawattora per chiudere poi a 118 euro/Megawattora, un prezzo che non si vedeva dai primi giorni dell’invasione russa in Ucraina.
A scatenare il panico sono state le notizie in arrivo da Mosca. In pochi giorni, Gazprom ha ridotto le esportazioni del 60% verso la Germania e del 15% verso l’Italia. Ieri però l’amministratore delegato di Gazprom, Alexei Miller, in un crescendo di dichiarazioni, ha portato al massimo la soglia di allarme. Prima ha annunciato che il guasto al compressore del gasdotto Nord Stream 1 è più grave del previsto e che, semplicemente, non ha soluzione fino a che permangono le sanzioni. Poi ha dichiarato che le forniture di gas via Nord Stream 1 potrebbero anche essere interrotte del tutto. Poi, a significare che le alternative per il gas russo non mancano, ha affermato che le forniture verso la Cina sono aumentate del 67% nei primi cinque mesi di quest’anno. Infine, a rincarare la dose, Miller ha affermato che avremo uno choc di prezzo e che tutto questo è dovuto ai regolatori europei e al terzo pacchetto energia.
Sempre ieri, da Vienna è giunta notizia che anche i volumi diretti in Austria hanno subito un calo, mentre Eni ha reso noto che riceverà solo il 65% dei volumi richiesti a Gazprom, che ha citato «problemi tecnici» non precisati (un dato, quello di ieri, che in termini assoluti è comunque migliore di quello di mercoledì, visto che il Cane a sei zampe ha portato a casa 32 milioni scarsi di metri cubi, contro i 28 del 15 giugno). Al punto di ingresso in Ucraina di Sudzha, l’unico rimasto in funzione nel Paese in guerra, si sono registrati 42,5 milioni di metri cubi di gas dalla Russia.
Ieri si è anche avuta notizia di un incendio al campo di coltivazione gas di Urengoi, che fornisce i gasdotti diretti in Europa. Gazprom ha assicurato che l’incendio è già stato domato e che non ci sono conseguenze sulla produzione di gas. Tutto ciò dopo che due giorni fa la Freeport Lng, società americana che esporta Lng in Europa, ha reso noto che il guasto provocato dall’incendio dei giorni scorsi impedisce una ripresa delle attività fino al prossimo dicembre, privando così l’Europa di una alternativa quanto mai necessaria.
«La situazione è sotto controllo, stiamo monitorando da ieri giorno e notte i flussi, il danno è limitato», ha affermato il ministro per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani, intervenendo ieri al Forum Pa. «Abbiamo tutte le contromisure pronte», ha proseguito il ministro, «però la prima cosa da capire è se questa situazione si stabilizza. Quindi vediamo cosa succede nei prossimi tre giorni, nel weekend e poi a inizio settimana prossima decideremo».
L’impressione è che la Russia stia giocando con l’Europa come il gatto (siberiano) con il topo. Il ritmo sostenuto con cui gli stoccaggi europei si andavano riempiendo deve aver convinto Mosca che fosse necessario rallentare i flussi in entrata in Europa, così da avere qualche leva in più a inizio inverno. Se arriva meno gas, il riempimento degli stoccaggi deve rallentare e questo mette una seria ipoteca sul prossimo periodo freddo. La Russia vuole garantirsi di avere ancora influenza sulle scelte europee nei mesi futuri.
Dopo aver accusato l’Europa di aver causato l’incombente blocco del Nord Stream 1, Miller ha aggiunto che dall’altra parte «il gasdotto Nord Stream 2 è pronto a partire immediatamente». Una precisazione assai maliziosa, perché trascina di peso il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, di fronte alla scelta da cui dipende il futuro del suo Paese e in definitiva dell’intera Europa politica. Davanti alla minaccia esplicita di chiudere completamente il Nord Stream 1, le alternative per il governo tedesco sono due: sbloccare il Nord Stream 2 e lasciar arrivare il gas russo, salvando imprese e famiglie tedesche da un colossale disastro economico ma provocando le ire degli Stati Uniti. Oppure, restare soggetto al diktat americano non aprendo il Nord Stream 2, ma causando due milioni di disoccupati in Germania e una catastrofe economica e sociale che si allargherebbe a tutta l’Europa. Un trade off poco appetibile su cui la Russia insiste, ben sapendo che lì si trova il punto debole dell’Europa: il rapporto tra la Germania e gli Usa.
Un dilemma cruciale, che segna una sconfitta drammatica e clamorosa dell’intero progetto europeo, stretto nell’angolo e messo di fronte alla propria ipocrisia. La tecnocrazia di Bruxelles ha avallato il predominio politico del blocco finanziario-industriale tedesco, permettendogli di concludere affari privati senza alcun riguardo all’equilibrio geopolitico e senza rispetto per i partner europei. Per l’avidità (come ha riconosciuto persino il commissario europeo Margrethe Vestager) di quelle classi dirigenti che hanno agito sotto il manto di rispettabilità fornito da una figura come Angela Merkel, ora siamo chiamati, tutti noi, a pagare il prezzo delle scelte di chi ha imposto un modello di sviluppo perverso e senza sbocchi.
Arriva il razionamento dell’acqua
Non esiste un’emergenza che questo governo sia in grado di programmare e gestire. A rimetterci, come sempre, sono i cittadini. Dopo il gas, adesso è il turno dell’acqua, vogliono razionare anche quella.
In Piemonte e in Lombardia, arrivano le prime ordinanze a causa della siccità del fiume Po: la valle è a secco, il livello del fiume è quasi 3 metri sotto la media abituale. In alcuni Comuni non piove da 110 giorni. La neve sulle Alpi è finita, i laghi sono ai minimi livelli, i terreni sono brulli e il caldo è ai massimi storici. A maggio, il secondo più caldo dal 1965, le temperature sono state di 2,5 gradi più elevate delle medie stagionali. E, anche se dovesse piovere, la pioggia non sarà sufficiente, anzi, i temporali estivi, rischiano solo di fare ancora più danni.
In alcune zone l’irrigazione è stata sospesa o regolata, come nell’area di Ferrara, dove sono già state attivate le pompe d’acqua mobili d’emergenza. I prossimi giorni, saranno cruciali per capire che direzione si potrà prendere. In questo momento 125 Comuni rischiano davvero che gli venga sospesa l’acqua durante la notte. Si tratta di un centinaio di Comuni piemontesi e almeno 25 della provincia di Bergamo. Lì le amministrazioni saranno invitate a firmare ordinanze per un utilizzo parsimonioso dell’acqua. Dopo i cittadini ci sono anche le imprese agricole a pagare le conseguenze della siccità. Secondo la Confederazione italiana agricoltori, nella pianura padana ci sarà una riduzione del 40% della produzione ortofrutticola. A vedersela peggio saranno i cereali. Mais e soia vedranno una riduzione della produzione con picchi del 50%. Tanto che Confagricoltura Piemonte ha chiesto che venga attivato lo stato di calamità naturale.
«Chiederemo sicuramente lo stato d’emergenza». Lo ha detto ieri il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. «C’è già stata una richiesta a livello parlamentare della Lombardia. Penso sia una richiesta che andrà fatta congiuntamente», ha aggiunto il governatore, «perché è una situazione drammatica per la Lombardia, il Piemonte, l’Emilia Romagna ma anche il Veneto». I cittadini «dovranno cercare di darci una mano a non sprecare acqua, dovranno ritrovare quelle abitudini che già in passato ci sono state nel prestare attenzione allo spreco», ha concluso Fontana sottolineando che per il momento «non sono previste interruzioni di servizio. Se la cosa peggiora ulteriormente valuteremo, ma per ora no».
Il direttore di Arpa Piemonte chiede la collaborazione dei cittadini, invitandoli a non sprecare l’acqua. «Abbiamo di fronte un altro mese di caldo e secco. Sulla base dei dati che Arpa elabora ogni giorno e delle previsioni, l’emergenza idrica è seria. Non sta a noi stabilire misure di razionamento, ma è un’ipotesi che, alla luce dei numeri, non mi sento di escludere».
Anche Lodi è in allarme. E Confagricoltura di Milano, Lodi, Monza paragona la siccità alla pandemia. Chiede infatti di dare risposte straordinarie e che venga dichiarato lo stato di emergenza idrico. Secondo le loro stime: «Da sabato la portata irrigua nel Lodigiano sarà ridotta al 50 per cento: è come se l’Adda avesse chiuso il rubinetto. Ancora una decina di giorni poi le colture, a meno di piogge o di un intervento sui bacini alpini, saranno definitivamente compromesse».
Insomma, tutti invitano i cittadini a fare la loro parte. Ancora una volta. Una frase già sentita più volte, a cominciare dalla pandemia, per continuare con i condizionatori. Nessuno si prende più le responsabilità, sanno solo colpevolizzare e gridare all’allarme.
Anche con questa emergenza, si sapeva già da dicembre che esisteva un problema siccità, ma come sempre si è atteso per intervenire. Adesso anche il Tevere rischia, ma per ora nessuna misura.
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Mercati in subbuglio dopo le minacce russe sulle forniture. Gazprom taglia l’export del 15% verso l’Italia e del 60% verso la Germania. A cui però lo zar lascia aperto Nord Stream 2, ipotesi che irriterebbe gli Usa.L’allarme siccità fa scattare le prime ordinanze: 125 Comuni in Piemonte e Lombardia rischiano di chiudere i rubinetti di notte. Attilio Fontana: «Chiederemo lo stato d’emergenza».Lo speciale contiene due articoliDopo mesi di tensione, da ieri la situazione degli approvvigionamenti di gas in Europa si è fatta decisamente critica e ai limiti del razionamento. Germania e Italia in particolare sono i Paesi più esposti al rischio di restare senza gas, essendo dipendenti dal gas russo per una parte assai rilevante dei propri consumi. I mercati del gas sono in subbuglio e c’è grande preoccupazione tra gli operatori per la stagione di riempimento degli stoccaggi. Il prezzo del future sul gas al Ttf per il mese di luglio è salito di oltre il 75% in tre giorni e ieri ha toccato i 149 euro/Megawattora per chiudere poi a 118 euro/Megawattora, un prezzo che non si vedeva dai primi giorni dell’invasione russa in Ucraina.A scatenare il panico sono state le notizie in arrivo da Mosca. In pochi giorni, Gazprom ha ridotto le esportazioni del 60% verso la Germania e del 15% verso l’Italia. Ieri però l’amministratore delegato di Gazprom, Alexei Miller, in un crescendo di dichiarazioni, ha portato al massimo la soglia di allarme. Prima ha annunciato che il guasto al compressore del gasdotto Nord Stream 1 è più grave del previsto e che, semplicemente, non ha soluzione fino a che permangono le sanzioni. Poi ha dichiarato che le forniture di gas via Nord Stream 1 potrebbero anche essere interrotte del tutto. Poi, a significare che le alternative per il gas russo non mancano, ha affermato che le forniture verso la Cina sono aumentate del 67% nei primi cinque mesi di quest’anno. Infine, a rincarare la dose, Miller ha affermato che avremo uno choc di prezzo e che tutto questo è dovuto ai regolatori europei e al terzo pacchetto energia.Sempre ieri, da Vienna è giunta notizia che anche i volumi diretti in Austria hanno subito un calo, mentre Eni ha reso noto che riceverà solo il 65% dei volumi richiesti a Gazprom, che ha citato «problemi tecnici» non precisati (un dato, quello di ieri, che in termini assoluti è comunque migliore di quello di mercoledì, visto che il Cane a sei zampe ha portato a casa 32 milioni scarsi di metri cubi, contro i 28 del 15 giugno). Al punto di ingresso in Ucraina di Sudzha, l’unico rimasto in funzione nel Paese in guerra, si sono registrati 42,5 milioni di metri cubi di gas dalla Russia. Ieri si è anche avuta notizia di un incendio al campo di coltivazione gas di Urengoi, che fornisce i gasdotti diretti in Europa. Gazprom ha assicurato che l’incendio è già stato domato e che non ci sono conseguenze sulla produzione di gas. Tutto ciò dopo che due giorni fa la Freeport Lng, società americana che esporta Lng in Europa, ha reso noto che il guasto provocato dall’incendio dei giorni scorsi impedisce una ripresa delle attività fino al prossimo dicembre, privando così l’Europa di una alternativa quanto mai necessaria.«La situazione è sotto controllo, stiamo monitorando da ieri giorno e notte i flussi, il danno è limitato», ha affermato il ministro per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani, intervenendo ieri al Forum Pa. «Abbiamo tutte le contromisure pronte», ha proseguito il ministro, «però la prima cosa da capire è se questa situazione si stabilizza. Quindi vediamo cosa succede nei prossimi tre giorni, nel weekend e poi a inizio settimana prossima decideremo». L’impressione è che la Russia stia giocando con l’Europa come il gatto (siberiano) con il topo. Il ritmo sostenuto con cui gli stoccaggi europei si andavano riempiendo deve aver convinto Mosca che fosse necessario rallentare i flussi in entrata in Europa, così da avere qualche leva in più a inizio inverno. Se arriva meno gas, il riempimento degli stoccaggi deve rallentare e questo mette una seria ipoteca sul prossimo periodo freddo. La Russia vuole garantirsi di avere ancora influenza sulle scelte europee nei mesi futuri. Dopo aver accusato l’Europa di aver causato l’incombente blocco del Nord Stream 1, Miller ha aggiunto che dall’altra parte «il gasdotto Nord Stream 2 è pronto a partire immediatamente». Una precisazione assai maliziosa, perché trascina di peso il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, di fronte alla scelta da cui dipende il futuro del suo Paese e in definitiva dell’intera Europa politica. Davanti alla minaccia esplicita di chiudere completamente il Nord Stream 1, le alternative per il governo tedesco sono due: sbloccare il Nord Stream 2 e lasciar arrivare il gas russo, salvando imprese e famiglie tedesche da un colossale disastro economico ma provocando le ire degli Stati Uniti. Oppure, restare soggetto al diktat americano non aprendo il Nord Stream 2, ma causando due milioni di disoccupati in Germania e una catastrofe economica e sociale che si allargherebbe a tutta l’Europa. Un trade off poco appetibile su cui la Russia insiste, ben sapendo che lì si trova il punto debole dell’Europa: il rapporto tra la Germania e gli Usa. Un dilemma cruciale, che segna una sconfitta drammatica e clamorosa dell’intero progetto europeo, stretto nell’angolo e messo di fronte alla propria ipocrisia. La tecnocrazia di Bruxelles ha avallato il predominio politico del blocco finanziario-industriale tedesco, permettendogli di concludere affari privati senza alcun riguardo all’equilibrio geopolitico e senza rispetto per i partner europei. Per l’avidità (come ha riconosciuto persino il commissario europeo Margrethe Vestager) di quelle classi dirigenti che hanno agito sotto il manto di rispettabilità fornito da una figura come Angela Merkel, ora siamo chiamati, tutti noi, a pagare il prezzo delle scelte di chi ha imposto un modello di sviluppo perverso e senza sbocchi.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/gas-il-ricatto-di-mosca-alleuropa-colpisce-il-suo-punto-debole-berlino-2657520774.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="arriva-il-razionamento-dellacqua" data-post-id="2657520774" data-published-at="1655401641" data-use-pagination="False"> Arriva il razionamento dell’acqua Non esiste un’emergenza che questo governo sia in grado di programmare e gestire. A rimetterci, come sempre, sono i cittadini. Dopo il gas, adesso è il turno dell’acqua, vogliono razionare anche quella. In Piemonte e in Lombardia, arrivano le prime ordinanze a causa della siccità del fiume Po: la valle è a secco, il livello del fiume è quasi 3 metri sotto la media abituale. In alcuni Comuni non piove da 110 giorni. La neve sulle Alpi è finita, i laghi sono ai minimi livelli, i terreni sono brulli e il caldo è ai massimi storici. A maggio, il secondo più caldo dal 1965, le temperature sono state di 2,5 gradi più elevate delle medie stagionali. E, anche se dovesse piovere, la pioggia non sarà sufficiente, anzi, i temporali estivi, rischiano solo di fare ancora più danni. In alcune zone l’irrigazione è stata sospesa o regolata, come nell’area di Ferrara, dove sono già state attivate le pompe d’acqua mobili d’emergenza. I prossimi giorni, saranno cruciali per capire che direzione si potrà prendere. In questo momento 125 Comuni rischiano davvero che gli venga sospesa l’acqua durante la notte. Si tratta di un centinaio di Comuni piemontesi e almeno 25 della provincia di Bergamo. Lì le amministrazioni saranno invitate a firmare ordinanze per un utilizzo parsimonioso dell’acqua. Dopo i cittadini ci sono anche le imprese agricole a pagare le conseguenze della siccità. Secondo la Confederazione italiana agricoltori, nella pianura padana ci sarà una riduzione del 40% della produzione ortofrutticola. A vedersela peggio saranno i cereali. Mais e soia vedranno una riduzione della produzione con picchi del 50%. Tanto che Confagricoltura Piemonte ha chiesto che venga attivato lo stato di calamità naturale. «Chiederemo sicuramente lo stato d’emergenza». Lo ha detto ieri il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. «C’è già stata una richiesta a livello parlamentare della Lombardia. Penso sia una richiesta che andrà fatta congiuntamente», ha aggiunto il governatore, «perché è una situazione drammatica per la Lombardia, il Piemonte, l’Emilia Romagna ma anche il Veneto». I cittadini «dovranno cercare di darci una mano a non sprecare acqua, dovranno ritrovare quelle abitudini che già in passato ci sono state nel prestare attenzione allo spreco», ha concluso Fontana sottolineando che per il momento «non sono previste interruzioni di servizio. Se la cosa peggiora ulteriormente valuteremo, ma per ora no». Il direttore di Arpa Piemonte chiede la collaborazione dei cittadini, invitandoli a non sprecare l’acqua. «Abbiamo di fronte un altro mese di caldo e secco. Sulla base dei dati che Arpa elabora ogni giorno e delle previsioni, l’emergenza idrica è seria. Non sta a noi stabilire misure di razionamento, ma è un’ipotesi che, alla luce dei numeri, non mi sento di escludere». Anche Lodi è in allarme. E Confagricoltura di Milano, Lodi, Monza paragona la siccità alla pandemia. Chiede infatti di dare risposte straordinarie e che venga dichiarato lo stato di emergenza idrico. Secondo le loro stime: «Da sabato la portata irrigua nel Lodigiano sarà ridotta al 50 per cento: è come se l’Adda avesse chiuso il rubinetto. Ancora una decina di giorni poi le colture, a meno di piogge o di un intervento sui bacini alpini, saranno definitivamente compromesse». Insomma, tutti invitano i cittadini a fare la loro parte. Ancora una volta. Una frase già sentita più volte, a cominciare dalla pandemia, per continuare con i condizionatori. Nessuno si prende più le responsabilità, sanno solo colpevolizzare e gridare all’allarme. Anche con questa emergenza, si sapeva già da dicembre che esisteva un problema siccità, ma come sempre si è atteso per intervenire. Adesso anche il Tevere rischia, ma per ora nessuna misura.
Assentral
I due creano così una pagina Instagram incentrata unicamente su questo modello. Arrivano i primi like e i primi commenti. Che aumentano sempre di più. Dall’altra parte dello schermo, però, non ci sono solo «personale normali». Ci sono soprattutto collezionisti e multimilionari. Gente che ha i garage pieni di pezzi da collezione. «Dal niente», prosegue Leonardo, «abbiamo iniziato a parlare con loro. Ci descrivevano le loro auto, i loro modelli. E così abbiamo iniziato ad archiviare tutto. Un sistema a grappolo in cui segnavamo tutto: il tipo di auto, il colore e così via. In poco tempo abbiamo creato un archivio unico».
Con i loro follower/collezionisti (i cui nomi non ci vengono rivelati: «Per noi il riserbo è tutto»), discutono su tutto, perfino delle questioni familiari. Si crea così un legame di fiducia. Tra di loro c’è anche un certo Alberto, uomo della finanza e dell’imprenditoria attivo anche nel mondo della nautica. Vede del potenziale in quei giovani e chiede di incontrarli. Destinazione Montecarlo. «Andavamo all’università e abbiamo speso tutti i nostri risparmi per andare lì e conoscerlo. Non sapevamo nemmeno che faccia avesse e lui non pensava fossimo così giovani, viste le nostre competenze». È il momento del salto. Quello in cui una passione, coltivata e accresciuta nel tempo («per anni abbiamo studiato solamente questo settore», spiegano i due) diventa un lavoro. Un business. Anche perché nel frattempo arrivano prime richieste: «Ma se volessi quella macchina in particolare?». L’archivio è lì, pronto. E così Leonardo ed Edoardo cominciano a sentire i loro follower, che ora diventano clienti. Diventano il centro, l’asse, che mette in contatto mondi diversi: Assentral, appunto, con l’obbiettivo di soddisfare la domanda di automobili speciali da collezione (e non solo), tramite un sistema innovativo, basato su relazioni sviluppate negli anni.
Ma questo è solo l’inizio. Perché, sempre su Instagram, i due vedono i lavori di Paul, un ragazzo scozzese. Cognome? «Niente cognome, è troppo bravo, poi ce lo portano via». Riesce a riproporre i modelli di auto in modo perfetto. Edoardo e Leonardo estraggono il loro pc per farmi qualche esempio. Cominciano a zoomare un rendering per mostrare la pelle lavorata dei sedili e perfino la marca degli pneumatici. Sembra più vero del vero. «Oggi i nostri clienti ci chiedono questo: modelli unici, fatti unicamente per loro. Noi prepariamo tutto, scegliamo con loro i colori e i dettagli, poi mandiamo i nostri progetti alla casa madre, che li realizza».
È il virtuale che diventa reale. Cosi dalle configurazioni in digitale dello studio di design di Assentral Speclab, si passa al carbonio, alle cuciture e alla pelle vera e propria. E pure a un luogo fisico, che verrà inaugurato a breve negli stessi spazi della D-Factory di Cinisinello Balsamo, la Mecca delle auto di lusso.
Un sogno italiano, quindi. Che fa sognare due giovani imprenditori ma, soprattutto, i loro clienti.
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«Jo Nesbø's Detective Hole» (Netflix)
Dopo il film con Michael Fassbender, il personaggio di Jo Nesbø arriva su Netflix con una serie che ne esplora fragilità e ossessioni. Basata su «La stella del diavolo», segue un’unica indagine tra i demoni personali del protagonista.
Harry Hole, al cinema, ha avuto il volto cupo di Michael Fassbender, i capelli ramati e un accenno di barba. Quando si è deciso di far delle sue gesta un film, si è scelto avesse le fattezze massicce dell'attore, così simile a quelle immaginate da Jo Nesbø. Poi, però, ci si è fermati. Harry Hole non ha avuto seguiti né adattamenti ulteriori. Eppure, Nesbø ha continuato a scrivere. E tanto ha prodotto da aver - finalmente - convinto una piattaforma a fare del suo detective il centro di una serie crime.
Jo Nesbø's Detective Hole, disponibile su Netflix da giovedì 26 marzo, prova a mettere insieme tutti i romanzi dello scrittore norvegese, costruendo su quel suo investigatore una narrazione capace di ricostruirne la complessità.Harry Hole, non più interpretato da Fassbender ma da Tobias Santelmann, è la copia carbone di quello che tanti detective prima di lui sono stati. Un genio preda di fantasmi e tormenti, l'intuitivo fuori scala inversamente proporzionale all'abilità di intessere relazioni umane soddisfacenti. Hole, pur noto ad Oslo come il più talentuoso fra gli investigatori, è vittima di una depressione cronica che, negli anni, lo ha indotto a sviluppare una forma altrettanto cronica di alcolismo. Beve fino a perdere conoscenza, Jim Beam, whiskey per lo più.
Eppure, il vizio non ha mai intaccato le sue capacità deduttive. Si è preso altro: il privato, le relazioni di Hole, monche e lacunose. Il detective, pur temuto e rispettato, ha amato una sola donna, senza riuscire a tenersela accanto. Rachel, un tempo amore, si è trasformata in tormento: tossica quanto e più del whiskey. Harry Hole non è mai riuscito a dirle addio. Rachel è sempre tornata, ondivaga e insicura. E con lei, puntuali, si sono fatti avanti i demoni. Gli stessi che l'investigatore sta goffamente cercando di combattere quando il candore di Oslo, sua città natale, si tinge di rosso. Una ragazza è stata trovata morta nel proprio appartamento, un dito le è stato reciso e, dietro una palpebra, il killer si è premurato di lasciarle un piccolo diamante a forma di stella. Una firma, un indizio, un peccato di vanità che, nella letteratura, ha dato il titolo ad uno dei romanzi di Nesbø.
Benché la serie Netflix ambisca ad essere un compendio di quanto prodotto dallo scrittore, Jo Nesbø's Detective Hole è basata per lo più su uno dei suoi tanti romanzi, il quinto, La stella del diavolo. Così ha voluto Nesbø, che per Netflix ha curato parte della sceneggiatura. Lo show, dunque, si trova a riavvolgere il filo per raccontare, intimamente, chi sia quest'uomo complesso. Poi, però, entra nel merito di un suo solo caso, un solo serial killer e una sola indagine, condotta - come da libro - insieme all'odiato e corretto collega Tom Waaler.
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Ford introduce le versioni BlueCruise Edition su Kuga e Puma, portando la guida assistita di livello 2 su modelli più diffusi. Il sistema è utilizzabile su oltre 135.000 chilometri di strade europee ed è incluso senza abbonamento.
Ford accelera sulla democratizzazione della guida assistita e introduce le nuove BlueCruise Edition su due dei modelli più apprezzati della gamma europea, Kuga e Puma. Le nuove versioni rappresentano un passo concreto verso una mobilità sempre più tecnologica e accessibile, portando su larga scala il sistema di assistenza alla guida di livello 2 che consente la modalità «mani libere, occhi puntati sulla strada».
Dopo il debutto europeo su Mustang Mach-E, primo sistema di questo tipo a ottenere l’approvazione normativa nel continente, BlueCruise amplia ora il proprio raggio d’azione. L’obiettivo è chiaro: offrire un’esperienza di guida più rilassata e sicura anche a un pubblico più ampio, andando oltre il segmento premium e integrandosi su modelli ad alta diffusione.
Le nuove Kuga e Puma BlueCruise Edition nascono infatti con una vocazione precisa: ridurre lo stress nei lunghi viaggi, soprattutto in autostrada. Grazie al Co-Pilot Pack di serie, il sistema consente la guida a mani libere su oltre 135.000 chilometri di arterie europee, le cosiddette «Blue Zones», distribuite in 16 Paesi. Un’estensione significativa che rende la tecnologia concretamente utilizzabile nella quotidianità.
Uno degli elementi più rilevanti dell’offerta è l’assenza di abbonamenti: BlueCruise è incluso senza costi aggiuntivi, insieme alla navigazione connessa basata su cloud, che fornisce aggiornamenti sul traffico in tempo reale e suggerisce percorsi ottimizzati. Una scelta strategica che punta a semplificare l’esperienza d’uso e a rafforzare il valore percepito del prodotto.
Non manca un’attenzione particolare al design. Le BlueCruise Edition si distinguono per dettagli esclusivi, a partire dalla livrea Vapor Blue abbinata al tetto a contrasto nero e agli specchietti coordinati. Completano il look i cerchi in lega dedicati, da 18 pollici su Puma e da 19 su Kuga. All’interno, l’ambiente si caratterizza per finiture Nordic Blue e inserti dei sedili lavorati, che conferiscono un tocco distintivo senza rinunciare alla sobrietà.
Ampia anche la gamma di motorizzazioni. Kuga è proposta in versione full hybrid e plug-in hybrid, mentre Puma affianca alle unità EcoBoost hybrid con cambio automatico anche la nuova declinazione completamente elettrica Gen-E. Una varietà che riflette la strategia multienergia del costruttore, orientata a soddisfare esigenze diverse in termini di utilizzo e sostenibilità.
Con le BlueCruise Edition, Ford compie dunque un passo deciso verso la diffusione capillare della guida assistita avanzata. Non si tratta solo di un’evoluzione tecnologica, ma di un cambio di paradigma: la comodità e il supporto alla guida diventano elementi centrali dell’esperienza automobilistica, accessibili a un pubblico sempre più vasto.
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Ansa
La parabola di Plotino si rispecchia nel bacino Mediterraneo, è l’erede di quei mondi antichi, il maestro di quel passaggio e il crocevia del pensiero, dal Medio Oriente a Roma. Dopo di lui verrà Sant’Agostino, con la Patristica. Nel suo tempo cresce la Gnosi e si diffonde il Manicheismo. A lui si deve il platonismo a Roma, con una scuola frequentata anche dai politici e dalle donne. A lui si deve il grande sogno della città governata dai filosofi, Platonopoli, che sarebbe sorta a due passi da Napoli. A lui si deve il primo, grande pensiero che supera il dualismo, con la teoria dell’emanazione e la nostalgia del Ritorno: l’Uno emana il mondo, come i raggi del sole, e le anime avvertono il conato di tornare alle origini. In Plotino la vita come il pensiero sono percorsi dalla nostalgia dell’origine. Emanazione e Ritorno sono il respiro del mondo, L’Uno espira e dà fiato al mondo, il mondo inspira e torna all’Uno. A lui si deve la prima grande filosofia della bellezza che dal corpo scorre verso l’anima e dall’anima risale a Dio.
Il suo pensiero fecondò la dottrina cristiana e il pensiero arabo, soffiò nel platonismo medioevale e nell’alchimia, poi nell’Umanesimo e nel Rinascimento, l’idealismo e il romanticismo, da Marsilio Ficino a Pico della Mirandola fino a Schelling, e poi a raggiungere nel Novecento personalità eminenti di ambiti differenti come Jung e Florenskij, Yeats e Bergson, Hillmann e Hadot, Eliade e Sestov. Pure Leopardi s’innamorò di lui e a lui dedicò un dialogo, uno dei suoi pochi scritti in difesa della vita, quando Plotino riesce a dissuadere il suo allievo Porfirio, che sarà poi il suo biografo, dal desiderio di suicidarsi.
A lui si riferirono anche scrittori e poeti del secolo scorso: da Albert Camus, che scrisse la tesi di laurea su di lui a Ezra Pound che gli dedicò una poesia giovanile in A lume spento, fino a Borges che ne parlò agli esorti della sua Storia dell’eternità.
Sarebbe un esercizio curioso e intrigante rileggere alcune teorie di Plotino alla luce della tecno-scienza di oggi e della fisica quantica: il nesso tra microcosmo e macrocosmo, la connessione di ogni parte al tutto, la convinzione che ogni particella del cosmo, come una miniatura dell’universo, abbia in sé la totalità del mondo. Tutto ciò precorre su altri versanti le più recenti teorie della fisica, le particelle di Dio, le onde elettromagnetiche e gravitazionali, le vibrazioni cosmiche...
Per tutte queste ragioni, dopo tanti anni di passione per il pensiero di Plotino nel fatidico anno 2000, mi dedicai a lui, autore sommo nel mio pantheon personale. Lo scrissi in forma di autobiografia, in prima persona, riferendomi agli ultimi anni vissuti da Plotino nella campagna di Minturno, dove morì. Al testo letterario ho aggiunto un saggio su di lui e sul suo pensiero. Il testo è un bilancio della sua vita e del suo pensiero, attraverso i luoghi e i temi che li avevano scanditi. Gli impliciti modelli di scrittura erano Così parlò Zarathustra di Nietzsche e le Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar.
Dietro l’apparenza di una fictio, i dettagli storici e teorici combaciavano con la realtà storica e col suo pensiero, con le fonti, i nomi e i luoghi. Dalla sua nascita e poi la sua infanzia sulle rive del basso Nilo - nei pressi dell’odierna Asyut - alla sua prima maturità ad Alessandria d’Egitto dove fu iniziato alla filosofia, poi il suo soggiorno ad Antiochia e la sua partecipazione in Siria alla guerra con i persiani, dove rischiò di essere ucciso, nel suo tentativo di spingersi verso Oriente fino a vagheggiare la meta dell’India per conoscere i sapienti. Quindi il suo viaggio verso Roma, dove fondò la sua scuola frequentata anche da senatori e patrizi, che tenne per vent’anni, le sue commemorazioni di Platone, Socrate e Aristotele, il suo sogno di fondare una città ideale a sud di Roma, Platonopoli e di convincere all’impresa l’imperatore Gallieno; il suo dialogo con l’allievo Porfirio per dissuaderlo dal proposito di togliersi la vita, quindi il suo ritiro nella campagna di Minturno, infine la sua morte intorno ai 68 anni.
È solo una congettura, invece, l’incontro con Mani e con Origene il cristiano, suoi contemporanei; autentico è invece il suo incontro fatale con Ammonio Sacca che lo iniziò alla sapienza. L’amore per Gemina è invece un’amorosa illazione su una amicizia effettiva del filosofo con una donna e con sua figlia che aveva lo stesso nome della madre, assidue della sua scuola e appartenenti al ceto nobiliare romano. Plotino aveva ritrosia a parlare e a scrivere di sé. Si vergognava di avere un corpo, fermò il suo allievo Amerio che voleva farlo ritrarre dal pittore Carterio; aveva perfino pudore di mangiare in presenza d’altri. Coltivava la vita incorporea del corpo.
Nella copertina dell’autobiografia appare il ritratto che ne fece Raffaello nella Scuola d’Atene. Immaginai che quella presunta autobiografia Plotino l’avesse poi gettata nel fiume del tempo, inabissandola nelle acque del fiume Lyris, come facevano coloro che attraversavano il fiume e per ingraziarsi l’impervio corso fluviale gettavano una moneta nelle sue acque. La moneta gettata da Plotino per ingraziarsi gli dei era la sua vita raccolta in uno scritto «sacrificale». Quel fiume Liri, oggi noto nella sua parte terminale come Garigliano, si ricongiungeva in una geografia poetica - avrebbe detto Vico - al fiume Nilo delle sue origini, ai fiumi Ilisso e Celari di Socrate, dei suoi allievi e dei suoi dialoghi platonici, poi ai fiumi della sua maturità, il Tigri e l’Eufrate, crinali d’Oriente e Occidente, e infine al Tevere alle cui sponde Plotino rimase per oltre un ventennio. Il libro finisce nei fondali del fiume e si perde ogni sua traccia; e dunque quel che i lettori hanno tra le mani in realtà non può esistere. Vissi la scrittura di quel libro nella primavera del 2000 in uno stato di grazia, felice di scrivere e di vivere in compagnia di Plotino. Spero che altrettanta gioia possa scaturire nella lettura di questo libro in compagnia di quel maestro di luce e di bellezza. Plotino ci indica la via del ritorno all’Uno, alla Casa, all’Origine e la bellezza divina dell’Essere. Come scrive Porfirio nella Vita di Plotino: «Io mi sforzo di ricondurre il divino che è in me al divino che è nell’universo».
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