2025-11-29
Garofani ha fatto esaurire la bufera e ora sfoggia l’arroganza del potere
Francesco Saverio Garofani (Imagoeconomica)
Il consigliere anti Meloni applica il detto siciliano: «Piegati giunco che passa la piena».La piena è passata e il giunco Francesco Saverio Garofani può tirare un sospiro di sollievo. Da giorni tutto tace e il consigliere di fiducia del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sorveglia rinfrancato gli umori dei palazzi e i tam-tam dei media. Calma piatta, le ostilità si sono placate. L’ultima onda fastidiosa risale alle dichiarazioni del presidente del Senato, Ignazio La Russa, che, prima di rettificare - di poco - il tiro ha detto che un consulente del capo dello Stato non può restare al suo posto dopo che ha disegnato scenari politici comprendenti il cambio della legge elettorale, il verificarsi di provvidenziali scossoni, la nascita di una lista civica nazionale, tutto in funzione anti Meloni. A quel punto, la querelle si è brevemente rinfocolata e si è tornati pretestuosamente a parlare di attacco al Quirinale. Tra i cronisti e gli analisti del giornale unico nazionale l’aderenza ai fatti e il pragmatismo scarseggiano.Da giorni però il silenzio sul caso politico più clamoroso dell’ultimo mese conforta Garofani. La piena sembra passata e, pur con una certa circospezione, può rialzare la testa. Càlati juncu ca passa la china (piegati giunco che passa la piena) recita un famoso detto popolare siciliano che il palermitano Mattarella conoscerà sicuramente. Chissà se l’avrà sussurrato al suo uomo di fiducia. Altrove, è vero, per esempio al ministero della Cultura, Pietro Tatafiore, portavoce di Alessandro Giuli, si è dimesso per molto meno dell’improvvida manifestazione di cui è stato protagonista il consigliere del Quirinale. Una mail ministeriale usata per segnalare la presenza dello stesso Giuli a un evento del candidato di centrodestra in Campania è bastata per lasciare l’incarico (né Giuli né Tatafiore sono siculi). Per le questioni che riguardano il Colle più alto di Roma, invece, ci pensa il bis-presidente a catalizzare i media, moraleggiando e strappando immancabili ovazioni che si tratti della commemorazione dei 75 anni del Cuamm di Padova o degli Stati generali della natalità a Roma.Qualche decennio fa, le quotidiane esternazioni del sardo Francesco Cossiga erano vissute dai più come un’insopportabile camurria, sicilianamente parlando. Sta di fatto che, in quest’occasione, il famoso proverbio, citato pure da Franco Battiato in una sua canzone, potrebbe essere tornato utile. E makari, La Russa, siciliano pure lui, avrà provato a neutralizzarne certi effetti collaterali. Nell’uso comune il consiglio a piegarsi in attesa che cali l’ondata suggerisce di attendere tempi migliori, di resistere nelle crisi per poi riprendere l’iniziativa. Insomma, nel linguaggio di moda, sarebbe riassunto come un invito alla resilienza. Nel caso di Garofani, invece, sta funzionando come sostegno all’imbullonamento alla poltrona, che è quella di segretario del Consiglio supremo di difesa. Il quale, ora che le questioni militari stanno tornando all’ordine del giorno in tutta Europa, tornerà presto a riunirsi. Con quale faccia il giunco Garofani si siederà tra Mattarella, Giorgia Meloni e il ministro Guido Crosetto se non quella dell’arroganza del potere?
Sergio Mattarella (Getty Images)
Il segretario di Stato Usa Marco Rubio (Ansa)