Fuori dai Mondiali anche per il mercato: le italiane prendono soltanto chi non gioca

«La penna gli è sfuggita di mano». Mentre il Web scherza sulla presa di Gigio Donnarumma impegnato negli esami di maturità, bisogna stare seri e prendere coscienza di una realtà: non solo i nostri calciatori, ma neppure i nostri portafogli sono degni di un Mondiale. La passerella è unica e le star infinite, ma il calciomercato italiano per ora preferisce stare alla larga dalla costosissima boutique russa, dove brillano stelle inavvicinabili (Cristiano Ronaldo), guerrieri rinati e accalappiati da altri (Diego Costa), giocolieri buoni per tutte le stagioni (Chicharito Hernández) e giovani di mezzo mondo pronti a confermarsi dopo la prima, emotiva giornata di partite. Meglio i ragazzi di casa, meglio l'usato sicuro, non abbiamo la forza di partecipare alle aste.
Così l'unico protagonista del Mondiale messo sotto seria osservazione da un club italiano è Aleksandr Golovin, 22 anni, fantasista russo che sta subendo più pressing dalla Juventus che dalle imbarazzanti avversarie fin qui affrontate, l'Arabia Saudita e l'Egitto. Una mosca bianca, un giocatore che il Cska Mosca valuta 25 milioni e che potrebbe finire al Chelsea perché il saggio amministratore delegato bianconero Beppe Marotta per ora non ne offre più di 18. E dovrebbe pure farlo con fatica, visto che il virgulto calpesta le zolle di Federico Bernardeschi e Douglas Costa, ha lo stesso approccio da genietto di Paulo Dybala e gioca in appoggio alle punte (dove di solito volano le botte) con meno dribbling dell'indimenticabile Domenico Morfeo. A Torino la sindrome Zavarov (si chiamava Aleksandr pure lui) resiste nel tempo, a meno che Sergio Marchionne non abbia in animo di ripetere 30 anni dopo gli exploit dell'Avvocato Gianni Agnelli nella steppa: allora erano le Fiat 124, adesso sarebbero le Jeep.
Per la verità altri due calciatori mondiali sono sui taccuini dei compratori italiani: si tratta del belga Moussa Dembélé, centrocampista del Tottenham, che ha giocato qualche minuto contro Panama in nazionale e che subisce senza scomporsi il discreto assedio di Inter e Juventus. E il portiere francese Alphonse Areola, prima scelta di Carlo Ancelotti per sostituire Pepe Reina finito al Milan. Ma Areola è la riserva di Hugo Lloris, per ora il torneo lo vede solo un po' meglio che dalla tribuna.
Il resto è altrove, in vacanza o sui social network: stiamo costruendo pseudosquadroni con gente lasciata a casa. Forse è meglio così, a fine agosto sarà più fresca e motivata, senza contare il dettaglio che i selezionatori di Argentina, Portogallo e Belgio sono in corsa per vincere il titolo di allocchi dell'anno. L'Inter si avvicina a grandi passi a Radja Nainggolan, tagliato da Roberto Martínez, ma adorato da Luciano Spalletti per far ruggire il motore nerazzurro: 30-35 milioni il punto di caduta, al quale probabilmente Piero Ausilio arriverà mettendo sul piatto un paio di giovani della Primavera campione d'Italia. Fra gli addetti c'è ottimismo sull'affare perché lo stesso giocatore ha dato parere favorevole ed è entusiasta di tornare alla corte di Spalletti. La società nerazzurra dovrà solo attendere luglio per evitare di incorrere in nuove, sconosciute trappole dello sgangherato e incomprensibile Fair play finanziario voluto da Michel Platini.
La Roma se n'è fatta una ragione e ha già bloccato l'argentino Javier Pastore, un altro che il mondiale lo vede sulle tv satellitari, in uscita dal Paris Saint-Germain: 18-20 milioni per ottenere il cartellino. Il direttore generale Monchi sta lavorando parecchio e fa fruttare i denari in entrata per gli exploit di Champions league: dall'Atalanta arriva Bryan Cristante, dall'Ajax ecco Justin Kluivert (figlio del fenomenale Patrick); dal Porto giunge il difensore Iván Marcano. Striscioni e cori di felicità, ma il Mondiale e a mille chilometri di distanza.
Anche da Napoli, dove per adesso ha trovato a casa con sei mesi di ritardo il bolognese Simone Verdi e dove Fabián Ruiz (Betis) ieri è sbarcato da una crociera con la famiglia per passeggiare nella sua futura città.
A parte la geopolitica (o fantapolitica) di Golovin, anche sua maestà Juventus percorre le tangenziali. C'è fremito per l'arrivo a Torino di Emre Can, svincolato dal Liverpool e centrocampista di grande spessore, ma la telenovela di queste settimane è tutta incentrata - e come non poteva, vista la rivalità? - sul tentativo di ingaggiare João Cancelo, lasciato andare dall'Inter per deficit monetario da restrizioni Uefa. Un terzino che fa perdere il sonno - eccezion fatta per Paul Breitner e Roberto Carlos - dovevamo ancora vederlo, ma il calciomercato ha bisogno di spezie, quindi la storia è godibile. Il portoghese Cancelo (pure lui escluso dal Mondiale) viene valutato dal Valencia lo sproposito di 40 milioni cash, il club bianconero sarebbe arrivato a 38 poiché gli spagnoli non vogliono accettare il cartellino di Marko Pjaca, che in Russia ci sta veramente e potrebbe tornare con un valore più alto, visto che è diventato il primo cambio delle punte della Croazia dopo la defenestrazione di Nikola Kalinić.
Il pensiero corre a Gennaro Gattuso, che per primo aveva messo fuori squadra il pigro puntero slavo, e al suo Milan tutto da immaginare. Marco Fassone e Marco Mirabelli sanno che il giudizio universale è dietro l'angolo quindi, dopo aver preso Ivan Strinić (Mondiale), trattano Marouane Fellaini (Mondiale) e Radamel Falcao (Mondiale). Potrebbero anche aggiungerci Leo Messi (dicono sia al Mondiale). Loro a Mosca vorrebbero andarci perché hanno sul taccuino giocatori tosti che adesso lavorano lì attorno. Ma il destino internazionale rossonero non è in Russia, è in Svizzera.






