Francia, «norme violate nella messa di Pasqua». Arrestati due sacerdoti
I preti, trattenuti un giorno, non avrebbero fatto rispettare le distanze. E ora rischiano pure le sanzioni della Curia

I fatti. L’abbé Marc Guelfucci, 51 anni, parroco della chiesa di Sant’Eugenio a Parigi e il suo vicario, l’abbé Gabriel Grodziski, 59 anni – abbé corrisponde all’italiano don – sono stati arrestati dalla polizia francese e tenuti sotto osservazione per l’intero giorno di giovedì 8 aprile. La solita accusa, vera o presunta, di pedofilia e un ennesimo caso di depravazione morale del clero, ovviamente stigmatizzato ed esasperato dalla stampa laica? Fortunatamente no.

Stavolta la colpa è di tipo igienico sanitario. Cioè di aver celebrato in pompa magna la santa messa di Pasqua. Senza impegnarsi, così pare, per mantenere la doverosa distanza tra i fedeli. I quali, in buona parte, neppure avevano la mascherina d’ordinanza. E su certi peccati, come noto, la Chiesa di oggi non transige… Il crimine di leso lockdown, benché assente dal Codice di diritto canonico, è stato reso pubblico dal quotidiano sinistrorso Le Parisien. Il quale, ha messo sul proprio sito il video, girato da un anonimo fedele, e scandalizzato dalla cerimonia «selvaggia» e (quasi) blasfema.

Ora la gravità di un delitto si evince anche dal contesto. E le statistiche mostrano una Francia ferita non solo dal terrorismo islamico, ma anche, e ben di più, dalla delinquenza ordinaria. Nel solo 2020, malgrado coprifuochi e divieti di circolazione, gli omicidi nella (ex) figlia primogenita della Chiesa sono stati 863. In Italia, con una popolazione di poco inferiore, sono stati 271. La polizia francese quindi, e la magistratura, dovrebbero preoccuparsi di arrestare i veri delinquenti. E di difendere le persone per bene, come i due sacerdoti, incensurati, eppur tradotti in cella giorni fa.

Ma c’è di peggio, purtroppo. L’arcivescovo di Parigi, monsignor Michel Aupetit, medico e bioeticista insigne, invece di difendere il suo clero dalle angherie che spessissimo subisce – proprio in quanto piccolo resto di una Francia che molti vorrebbero sepolta per sempre – si mostra zelante come un questurino che vuole piacere al prefetto. E anche lui, non si sa bene in che termini, fa sapere alla stampa di aver «lanciato una procedura amministrativa» a proposito della messa di Pasqua. Si tratterebbe, secondo quanto ha dichiarato la portavoce diocesana Karine Dalle al Parisien, di una «procedura extragiudiziale, che potrebbe portare a delle sanzioni». Con la rimozione dei due abbé incriminati dalla parrocchia, e perfino con l’espulsione dalla diocesi. La colpa, alla fin fine, si riduce alla mancata vigilanza sulla quantità dei fedeli a messa (280, quindi troppi, sui 600 posti della chiesa). E sul mancato uso, da parte dei due preti, durante la celebrazione pasquale, della miracolosa mascherina.

Certo accade di peggio nel mondo, nella società e nella stessa Chiesa di Francia. Ma almeno qualcuno trova il modo per far sorridere, gettando, si spera, acqua sul fuoco. Infatti, l’abbé Jacques Olivier, sacerdote francese, e collega del duo incriminato, ha postato sul blog Le forum catholique, un video, assolutamente chiaro, in cui si vede lo stesso monsignor Aumonier, che celebra la vigilia pasquale. E anche lui, così come i concelebranti e i membri del coro, sono senza mascherina e anche ben poco distanziati…

Signori presuli, se è bene eseguire le ingiunzioni dei governi, può essere mai cosa buona e giusta, mettersi a fare i carabinieri e gli zelanti delatori del sistema? La Chiesa, fermissima sulla giustizia e la moralità, non deve essere accogliente con i peccatori? Tanto più quando la legge sanitaria sembra ormai un dogma che scavalca (e abroga) la stessa legge di Dio.

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