
Una stragrande maggioranza di francesi non ne vuole più sapere né del premier, François Bayrou, né del presidente della Repubblica, Emmanuel Macron. La conferma è arrivata martedì sera da un sondaggio realizzato da Elabe per Bfmtv. Le percentuali sono come dei pugni nello stomaco dei due uomini che reggono attualmente i destini d’Oltralpe. Il 72% dei sondati non vuole che il governo guidato da Bayrou riunisca attorno a sé una maggioranza capace di votare la fiducia all’Assemblea nazionale, il prossimo 8 settembre. Andando più nel dettaglio si scopre che il 45% dei partecipanti al sondaggio non è «assolutamente» favorevole al buon esito del voto di fiducia. Si apprende anche che, per il 76% degli interpellati, il progetto di budget elaborato dall’attuale premier non ridurrà il debito pubblico, invece l’82% ritiene che gli sforzi non siano ripartiti equamente tra i contribuenti. Che Bayrou non piaccia a una buona fetta dei suoi compatrioti lo si capisce anche da altre due percentuali. Il 55% dei partecipanti al sondaggio dichiara che, anche in caso di caduta del governo, la situazione economica non cambierebbe visto che è percepita come «già molto grave» e quindi «non potrebbe essere peggio». Ma c’è anche chi (il 22%) crede che le dimissioni di Bayrou non sarebbero «un problema per la situazione economica e finanziaria del Paese». E pensare che, solo l’altro ieri, il premier transalpino aveva usato toni drammatici invitando i deputati a scegliere tra il «caos o la responsabilità».
Come detto, l’altro «protagonista», suo malgrado, del sondaggio di Bfmtv è il presidente Macron che, per il 67% dei sondati, dovrebbe dimettersi. Un altro 69% vuole che l’attuale inquilino dell’Eliseo indica nuove elezioni. Intanto nel mondo politico, si moltiplicano gli appelli alle dimissioni rivolti al capo dello Stato.Jordan Bardella del Rassemblement national (Rn) ha invitato Macron ad «annunciare lo scioglimento» della Camera bassa francese o a «presentare le sue dimissioni» al fine di «uscire dall’impasse politico». Anche Jean-François Copé, l’ex numero uno del partito di destra moderata dell’Um (ora Les Républicains) è stato chiarissimo. In un’intervista a Le Figaro ha dichiarato che «Emmanuel Macron deve compiere un gesto gollista e programmare le proprie dimissioni» annunciando «la propria partenza tra sei mesi, all’indomani delle elezioni municipali» che, si è appreso ieri, si svolgeranno il 15 e il 22 marzo 2026. A sinistra, il deputato del gruppo ecologista e sociale François Ruffin ha fatto un commento graffiante ai microfoni di radio Rtl: «l’onore vorrebbe che Emmanuel Macron presentasse le proprie dimissioni». Come già scritto da La Verità, c’è anche chi, come Jean-Luc Mélenchon, fondatore del partito di estrema sinistra La France Insoumise, è pronto a presentare una mozione per la destituzione del presidente della Repubblica. Tornando al sondaggio, va detto che il 55% degli intervistati sostiene o prova «simpatia» per il movimento spontaneo formatosi sui social, in stile gilet gialli, che punta a bloccare la Francia il prossimo 10 settembre.
Ma nonostante una schiacciante maggioranza dei francesi non ami più il proprio presidente, Macron non ci pensa proprio a gettare la spugna. In un’intervista al settimanale Jdnews, il capo dello Stato francese ha affermato che intende governare «fino all’ultimo quarto d’ora» del suo mandato.
Se è fortemente probabile che il governo Bayrou non ottenga la fiducia dall’Assemblea nazionale, al momento, non è facile immaginare cosa accadrà poi. Di certo, la politica francese sarà percorsa da una nuova scossa del terremoto politico scatenato da Macron, la sera del 9 giugno 2024, per ripicca dopo la sconfitta alle europee. Senza voler offendere il presidente francese, che dopo le recenti uscite di Matteo Salvini ha dimostrato di essere molto sensibile alle espressioni italiane, nel nostro Paese diremmo: «chi è causa del suo mal, pianga se stesso».






