Fontana querelerà l’Inps: «Dati Cig alterati»
Attilio Fontana (Massimo Bertolini/NurPhoto via Getty Images)
La Lombardia si scaglia contro l’Istituto di previdenza: «Per giustificare i mancati pagamenti della cassa integrazione fa scaricabarile sulle Regioni». Intanto il ministro Nunzia Catalfo va in confusione sulle coperture: «C’è un buco di 7 miliardi, anzi no».

«Se nel nuovo decreto dovessero mancare le coperture per gli ammortizzatori sociali, le responsabilità non sarebbero né dell’Inps né del ministro del Lavoro. Nessun errore di calcolo, quindi, è imputabile al ministro Nunzia Catalfo». È il testo di un’agenzia diffusa alla mezzanotte di domenica, in risposta ad alcune indiscrezioni trapelate dalla riunione di maggioranza sul decreto ex Aprile che dovrebbe andare in Cdm domani. Nel testo ballerebbero 7 miliardi di euro per coprire il fabbisogno di cassa integrazione e pure il periodo di estensione massima di altre 9 settimane. Il messaggio diffuso dall’agenzia sa però tanto di excusatio non petita, tant’è che ieri ai microfoni della radio di Confindustria la Catalfo ha smentito il buco e quindi sé stessa. Ha tenuto a precisare che i soldi ci sono e che con 16 miliardi stanziati si copriranno tutte le necessità. E in linea con Roberto Gualtieri ha pure annunciato fondi a pioggia per le aziende. Ovviamente nemmeno un numero a supporto delle dichiarazioni, il che lascia temere il peggio. Perché in una partita delicata come questa, se pure le coperture fossero adeguate, non c’è la certezza che che i fondi si trasformino in assegni. L’esempio è sotto il naso di tutti con il Cura Italia. Il decreto è finito in Gazzetta il 17 marzo, per ammortizzatori e incentivi per i bonus agli autonomi erano previsti complessivamente 10 miliardi di euro. Per assegnare i bonus l’Inps ci ha messo poco più di un mese. Mentre per la cassa integrazione il presidente Pasquale Tridico si era preso un mese e mezzo, promettendo che entro il 30 aprile i fondi sarebbero arrivati a chi di spettanza. Non è stato così. A ieri, dei circa 8 milioni di beneficiari, quasi 5,3 hanno ricevuto l’anticipo da parte dei rispettivi datori di lavoro, gli altri 2,7 stanno ancora aspettando il pagamento diretto da parte dell’Istituto.

Nel guado sono invece i pagamenti delle casse integrazioni in deroga. Al momento solo 57.000 lavoratori hanno ricevuto l’assegno. L’Inps scarica le colpe sulle Regioni e soprattutto sulla Lombardia, la quale ieri in una nota ufficiale ha addirittura annunciato querele nei confronti dell’Istituto guidato da Tridico. Una eventualità che che si realizzasse rappresenterebbe una rottura istituzionale senza precedenti. «Ormai da settimane assistiamo a un quotidiano scaricabarile da parte dell’Inps sulle Regioni, per giustificare i mancati pagamenti della cassa integrazione che il governo aveva assicurato sarebbero avvenuti entro fine aprile. L’ultima evidenza della confusione che regna all’Inps e che genera la diffusione di vere e proprie fake news è mostrata dal report giornaliero», si legge nella nota. L’Inps sostiene che le richieste decretate dalla Lombardia siano 37, di cui 33 approvate, mentre Attilio Fontana sostiene che i decreti trasmessi siano 48.209. In effetti, spulciando il report Inps si nota che in altre caselle compaiono addirittura altri numeri: 19.087, di cui approvate oltre 6.000. Non certo dettagli: se Fontana avesse ragione, la comunicazioni da parte di Tridico imporrebbe un passaggio in Parlamento, come minimo per dare spiegazioni. Del resto abbiamo per primi denunciato sulle nostre colonne, la direttiva di marzo firmata dal capo dell’Inps, indicando una lunga serie di complicazioni che avrebbe finito con lo zavorrare proprio le Regioni. Sembra che i numeri ci stiano dando ragione e il nuovo decreto non si prospetti come innovativo. Al di là del presunto buco di budget, i flussi di gestione degli assegni non cambiano. Non solo, la confusione sembra destinata ad aumentare con l’ingresso a gamba tesa di Italia viva nell’agone delle politiche attive del lavoro. Da mesi l’Anpal, l’agenzia nazionale per le politiche attive, ha 650 dipendenti da stabilizzare. Il cda è rimasto pendente per via dell’incaglio legato alla nomina tutta grillina di Mimmo Parisi. Il presidente, rimasto tra l’altro negli Usa, era finito nel mirino del Pd per presunte spese illegittime, ora che l’impasse è stato superato si apprende che almeno 150 dipendenti non verrebbero confermati.

Per lo meno incongruente in un momento in cui la stessa Catalfo vuole vietare per mesi a chiunque di licenziare. «Nell’attuale fase economica è indispensabile il pagamento delle domande di cassa integrazione ed è urgente immaginare una protezione sociale a carattere universale anche tramite il potenziamento degli ammortizzatori ordinari e in deroga per salvaguardare i livelli occupazionali, progettando nello stesso tempo nuove politiche attive del lavoro all’altezza della sfida. Obiettivi che dovrebbero vedere Anpal in prima linea nella gestione dell’emergenza e nella ripresa del Paese», è l’incipit dell’interrogazione a firma Annamaria Parente. È chiaro che i renziani non si faranno scappare l’occasione di imputare tutti i fallimenti della cassa integrazione. Difficile immaginare che con tali forze centrifughe il ministro del Lavoro possa uscirne indenne.

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