Dopo essersi ripresi dalla sbornia verde, i gestori speculativi investono al ribasso sui titoli legati alla transizione ecologica. Impossibile realizzare i profitti previsti: i nuovi dazi bloccano le materie prime cinesi. Solare e automotive i settori più in difficoltà.
Dopo essersi ripresi dalla sbornia verde, i gestori speculativi investono al ribasso sui titoli legati alla transizione ecologica. Impossibile realizzare i profitti previsti: i nuovi dazi bloccano le materie prime cinesi. Solare e automotive i settori più in difficoltà.Che tra alti e bassi i grandi fondi di investimento stessero tirando i remi in barca rispetto alle tematiche ambientali e della sostenibilità sociale in generale non è certo un novità. Fa parte dei naturali sali e scendi delle grandi bolle economiche. Alcuni tra i maggiori asset manager al mondo - da BlackRock fino ad arrivare a Blackstone, Kkr e T. Rowe Price - hanno prima inserito le pressioni politiche contro il dilagare delle politiche Esg tra i rischi finanziari da riportare nelle consuete dichiarazioni annuali. Poi hanno iniziato a non appoggiare più le proposte Esg presentate dai loro azionisti e quindi a vendere alcuni titoli del settore. Ma adesso il fenomeno del graduale distacco tra la finanza e i temi «woke» ha fatto un ulteriore salto di qualità. Secondo Bloomberg infatti i fondi speculativi di Wall Street hanno messo sotto osservazione i settori chiave dell’economia green e hanno deciso di scommettergli contro. E poco importa se dagli Usa fino alla Cina e all’Europa continui a crescere la lista degli Stati che foraggiano con aiuti fiscali e incentivi pubblici la sbornia ecologista, per gli hedge contano le evidenze sui titoli dell’energia pulita e della tecnologia verde che sono rimasti molto indietro rispetto al mercato. I fondi più speculativi si sono convinti che buona parte degli investimenti sul clima farà fatica a ripagarsi e molto probabilmente sarà meno profittevole rispetto alle prospettive.Riassumendo: ci sono più fondi che scommettono al ribasso su batterie, solare, veicoli elettrici e idrogeno rispetto a quelli disposti a mettere soldi su un loro rialzo. E al contrario, le puntate a favore dell’industria dei combustibili fossili (petrolio, gas e carbone) hanno sorpassato i cosiddetti investimenti «short». L’agenzia di stampa internazionale basa la sua analisi sulle posizioni volontariamente rivelate da circa 500 hedge fund ad Hazeltree, un compilatore di dati nel settore degli investimenti alternativi.Altro che ideologia, ai gestori interessa una sola cosa: il guadagno. E in questo momento sul fronte ecologico vedono più problemi e rischi che opportunità di profitto. Lo dicono i numeri. Come riportato nella tabella in pagina, infatti, l’indice S&P Global Clean Energy (racchiude decine di aziende a livello internazionale protagoniste nella produzione di energia green e con elevati standard Esg) ha perso dal picco del 2021 quasi il 60% del suo valore, mentre l’indice generale S&P500 e l’indice S&P Global Oil (aziende attive nell’esplorazionee produzione di oil and gas) sono saliti di oltre il 50%. Generalizzare sarebbe sbagliato, ma ci sono alcuni casi specifici, come quello di Impax Asset Management, società di investimento da 50 miliardi di dollari che ha fatto del sostegno alla transizione ambientale una cifra distintiva delle sue attività, che ha visto più che dimezzarsi il suo valore di mercato. Bloomberg ha dato la parola a diversi gestori di hedge che vedono il futuro dell’ambiente più a tinte nere che verdi. E la motivazione riguarda soprattutto la situazione geopolitica. La guerra delle tariffe più che quella sul campo è vista come uno spauracchio quasi insuperabile. Il problema è che la stragrande maggioranza della catena di approvvigionamento delle tecnologie verdi dipende dalla Cina e la possibilità concreta che si inneschi (cosa che sta già avvenendo) un conflitto commerciale contro i prodotti di Pechino rappresenta una minaccia non di poco conto per la transizione e per l’economia che gira intorno ai progetti verdi. In buona sostanza, Pechino detiene una posizione dominante nella produzione della maggior parte delle materie prime che servono alla transizione verde e i dazi rappresentano un collo di bottiglia che in futuro rischia di restringersi ulteriormente. Del resto, non va dimenticato che se alla Casa Bianca dovesse risalire Donald Trump le prospettive green non potrebbe che peggiorare. La prospettiva degli hedge fund è sempre finanziaria e finanziariamente parlando, alcuni tra i più grandi gestori di denaro al mondo sono convinti che i 215.000 miliardi di dollari che servirebbero per azzerare le emissioni entro il 2050 non arriveranno mai sul mercato. Certo ci sono delle differenze e dei settori «verdi» che hanno migliori prospettive di altri. Su energia eolica e reti elettriche le previsioni sono più ottimistiche, mentre sul solare si vede come le scommesse ribassiste hanno superato quelle al rialzo per il 77% delle società, rispetto al 33% del primo trimestre del 2021. Quando l’innamoramento per transizione green era ai massimi storici. E lo stesso discorso vale per le aziende che producono auto elettriche e batterieMotivo? Sempre la Cina. I gestori diffidano dai settori, come il solare e l’automotive dove Pechino la fa da padrone. E anche qui la questione ideologica conta zero. Pesano i dazi, le elezioni americane e le tensioni geopolitiche.
La sede di Bankitalia. Nel riquadro, Claudio Borghi (Imagoeconomica)
Il senatore leghista torna sulle riserve auree custodite presso Bankitalia: «L’istituto detiene e gestisce il metallo prezioso in nome dei cittadini, ma non ne è il proprietario. Se Fdi riformula l’emendamento...»
«Mentre nessuno solleva il problema che le riserve auree della Bundesbank siano di proprietà dei cittadini tedeschi, e quindi dello Stato, come quelle della Banca di Francia siano di proprietà dei cittadini d’Oltralpe, non si capisce perché la Banca d’Italia rivendichi il possesso del nostro oro. L’obiettivo dell’emendamento presentato in Senato da Fratelli d’Italia, e che si ricollega a una mia proposta di legge del 2018, punta esclusivamente a stabilire il principio che anche Bankitalia, al pari delle altre Banche centrali, detiene e gestisce le riserve in oro ma non ne è la proprietaria». Continua il dibattito su misure ed emendamenti della legge di Bilancio e in particolare su quello che riguarda le riserve in oro.
Emanuele Fiano (Ansa)
L’ex deputato pd chiede di boicottare un editore ospite alla fiera patrocinata da Gualtieri e «reo» di avere un catalogo di destra.
Per architettare una censura coi fiocchi bisogna avere un prodotto «nero» ed etichettarlo con la dicitura «neofascista» o «neonazista». Se poi scegli un ebreo (si può dire in questo contesto oppure è peccato?) che è stato pure censurato come testimonial, hai fatto bingo. La questione è questa: l’ex parlamentare Pd, Emanuele Fiano, che già era passato alla cronaca come bersaglio dei pro Pal colpevoli di non averlo fatto parlare all’Università Ca’ Foscari di Venezia e contro il quale qualche idiota aveva mimato la P38, sta premendo per censurare una casa editrice colpevole di pubblicare dei libri pericolosi perché di destra. Anzi, di estrema destra.
Un frame del video dell'aggressione a Costanza Tosi (nel riquadro) nella macelleria islamica di Roubaix
Giornalista di «Fuori dal coro», sequestrata in Francia nel ghetto musulmano di Roubaix.
Sequestrata in una macelleria da un gruppo di musulmani. Minacciata, irrisa, costretta a chiedere scusa senza una colpa. È durato più di un’ora l’incubo di Costanza Tosi, giornalista e inviata per la trasmissione Fuori dal coro, a Roubaix, in Francia, una città dove il credo islamico ha ormai sostituito la cultura occidentale.
Scontri fra pro-Pal e Polizia a Torino. Nel riquadro, Walter Mazzetti (Ansa)
La tenuità del reato vale anche se la vittima è un uomo in divisa. La Corte sconfessa il principio della sua ex presidente Cartabia.
Ennesima umiliazione per le forze dell’ordine. Sarà contenta l’eurodeputata Ilaria Salis, la quale non perde mai occasione per difendere i violenti e condannare gli agenti. La mano dello Stato contro chi aggredisce poliziotti o carabinieri non è mai stata pesante, ma da oggi potrebbe diventare una piuma. A dare il colpo di grazia ai servitori dello Stato che ogni giorno vengono aggrediti da delinquenti o facinorosi è una sentenza fresca di stampa, destinata a far discutere.






