2023-02-02
I finanziamenti opachi del Kuwait per costruire moschee in Svizzera
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La moschea di Petit-Saconnex a Ginevra
Una recente inchiesta del giornale SonntagsBlick racconta di come il piccolo e ricchissimo Stato del Golfo Persico continui a pagare per l’edificazione di moschee e di centri islamici costruiti in tutto il mondo, Svizzera compresa.La scrittrice e giornalista svizzera di origine tunisina Saida Keller Messahli: «L'interesse per il proselitismo islamista e il suo finanziamento si estende anche in Paesi in cui vivono pochissimi musulmani, come la Cambogia, che conta solo il 2% della popolazione di fede islamica».Lo speciale contiene due articoli.Tuttavia, la reale entità del finanziamento esterno rimane per lo più oscura, nonostante alcuni esempi ben noti. Molte associazioni di moschee resistono alla trasparenza. Secondo un hadîth del Corano un giorno il profeta Maometto avrebbe detto: «Chi costruisce una moschea per amore di Allah, Allah gli costruirà una casa in paradiso». Ora se effettivamente le cose andranno così gli emiri del Kuwait giunti in paradiso, a proposito di abitazioni da utilizzare durante il soggiorno eterno, avranno l’imbarazzo della scelta.Una recente inchiesta del giornale della Svizzera tedesca SonntagsBlick racconta di come il piccolo e ricchissimo Stato del Golfo Persico continui a pagare per l’edificazione di moschee e di centri islamici costruiti in tutto il mondo, Svizzera compresa. A proposito del Kuwait, l’agenzia internazionale di valutazione del credito e rating Fitch prevede che la crescita del Prodotto interno lordo (Pil) del 2023 sarà del 2,7%, in netto calo rispetto al 7% del 2022. Per gli analisti di Fitch questa diminuzione sarà dovuta soprattutto al rallentamento della produzione di petrolio a seguito dell'accordo di Opec+, l'alleanza formata dai Paesi esportatori di petrolio (Opec) e dai produttori al di fuori del Cartello guidati dalla Russia. Anche per il Kuwait, come gli altri Paesi dell’area, in ottica futura la sfida da vincere è quella relativa a uscire dalla dipendenza dagli idrocarburi. Come si legge sul sito web di Treccani: «A oggi, con la sola eccezione degli Emirati Arabi Uniti, i Paesi arabi del Golfo sono ancora largamente dipendenti da questo comparto al punto, se si considera anche l’indotto, di raggiungere percentuali medie tra il 70 e l’80% del Pil totale. Il Kuwait, addirittura, si attesta al 90% del proprio Pil correlato al settore degli idrocarburi e relativo indotto». Tutte preoccupazioni che però non turbano i sonni dell’emiro Nawaf al-Ahmad al-Jaber al-Sabah, classe 1937, attuale emiro del Kuwait dal 30 settembre 2020, succeduto al fratellastro, Sabah IV al-Ahmad al-Jabir al-Saba che ha già individuato il suo successore che sarà Misha'al Al-Ahmad Al-Jaber Al Sabahnato.Per tornare alla «Swiss connection», il SonntagsBlick ha approfondito di come in Svizzera sono arrivati decine di milioni, ad esempio attraverso la Wakef una fondazione religiosa con sede a Prilly (Canton Vaud). Il suo scopo: costruzione, acquisizione e ristrutturazione di luoghi di culto musulmani in Svizzera. I documenti in lingua araba di Wakef descrivono in dettaglio molti dei progetti della fondazione. Si tratta di importanti misure di espansione per le moschee a Biel (Berna), Le Locle (Neuchatel) costo previsto un milione e mezzo di franchi, circa 1,5 milioni di euro e a Friburgo. Nella copiosa documentazione consultata dal giornale della Svizzera tedesca sono elencati ad esempio, i costosi lavori di ristrutturazione della moschea al-Badr a Le Locle pagati dalla fondazione kuwaitiana Awqaf, presieduta dal ministro per gli Affari religiosi del Kuwait. Secondo i documenti, la kuwaitiana Zakat House (la casa dell'elemosina), è responsabile della supervisione del finanziamento della moschea di Le Locle ma oltre a questa (molto probabilmente) ha finanziato anche quelle di Bienne e Friburgo beneficiano di denaro proveniente dal Kuwait. Alle domande del SonntagsBlick, un portavoce dell'ambasciata kuwaitiana a Berna ha spiegato: «»«L'ambasciata conferma che i progetti della moschea sono finanziati dalle organizzazioni statali del Kuwait». Lo Stato del Kuwait e le sue organizzazioni affiliate sono attivamente coinvolte nel finanziamento di «progetti umanitari» in tutto il mondo. Come detto nessuno sa quanto denaro arrivi dal Kuwait alle moschee svizzere e questo proposito i responsabili di Wakef non hanno voluto commentare le indiscrezioni. La fondazione raccoglie ancora donazioni per i progetti sul suo sito web che però attualmente e in manutenzione. Ad esempio, per la ristrutturazione della Moschea Salah Eddinedi Bienne, Wakef chiede online 500.000 franchi svizzeri (mezzo milione di euro). Il progetto più costoso resta quello della grande moschea di Friburgo con annessa scuola coranica per bambini. Secondo la descrizione del progetto che costerà circa quattro milioni di franchi svizzeri (quattro milioni di euro) , uno degli obiettivi è convincere i non musulmani a convertirsi alla fede islamica.L’ombra del Fratelli musulmani Secondo l’inchiesta del SonntagsBlick, soldi dal Kuwait potrebbero essere stati raccolti personalmente dal presidente della Waadtländer Wakef Foundation: Mohamed Karmous, un franco-tunisino di Neuchâtel vicino ai Fratelli Musulmani. Nel 2007 i servizi segreti francesi lo hanno classificato come militante islamista. Insieme alla moglie Nadia, Karmous dirige diverse associazioni e fondazioni nella Svizzera romanda e in Ticino. Nel 2019, il libro Qatar Papers ha rivelato come i due siano supportati dal Qatar.Sulla base di documenti riservati, due giornalisti francesi hanno documentato come il Qatar abbia cofinanziato il Museo dell'Islam a La Chaux-de-Fonds NE con 1,4 milioni di franchi. Nadia Karmous è la direttrice del museo. Il museo ha anche beneficiato di fondi dal Kuwait. Le foto disponibili su SonntagsBlick mostrano Mohamed Karmous che riceve un assegno di 140.000 franchi dall'allora ambasciatore del Kuwait presso le Nazioni Unite, Jamal al-Ghunaim, nel 2014. Sullo sfondo c'è un'immagine dell’emiro del Kuwait. Il Qatar ha anche finanziato la a moschea Salah Eddine di Bienne visto che l'edificio è stato acquistato con il sostegno degli sceicchi. In una lettera a una fondazione affiliata al governo del Qatar, Mohamed Karmous ha ringraziato Wakef per l'aiuto finanziario: «Grazie alla generosità dello Stato del Qatar, siamo riusciti ad acquistare la Salah Eddine Mosque». Nella stessa lettera, Karmous chiede ai qatarini ulteriori fondi. L'immobile acquistato necessita di totale ristrutturazione ,apparentemente, il Kuwait ha ora assunto questi costi.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/finanziamenti-opachi-kuwait-moschee-svizzera-2659338268.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="l-interesse-per-il-proselitismo-islamista-e-il-suo-finanziamento-da-parte-degli-stati-del-golfo-persico-si-estende-a-tutto-il-mondo" data-post-id="2659338268" data-published-at="1675241930" data-use-pagination="False"> «L'interesse per il proselitismo islamista e il suo finanziamento da parte degli Stati del Golfo Persico si estende a tutto il mondo» Saida Keller Messahli Il finanziamento delle moschee svizzere da parte di attori stranieri è sistematico. Poiché le associazioni islamiche in Svizzera spesso non raccolgono da sole i fondi per tali edifici, altri intervengono. Oltre che dal Qatar - e ora dal Kuwait - si registrano da tempo flussi di denaro anche dall'Arabia Saudita, dagli Emirati Arabi Uniti e dalla Turchia. Ad esempio la famiglia reale saudita ha finanziato con decine di milioni la controversa moschea di Petit-Saconnex (Ginevra). La Turchia paga decine di imam che predicano nelle moschee di tutta la Svizzera. Tuttavia, la reale entità del finanziamento esterno rimane per lo più oscura, nonostante alcuni esempi ben noti. Molte associazioni legate a moschee resistono alla trasparenza. Questo vale anche per la Wakef Foundation, che non ha voluto commentare i trasferimenti dal Kuwait al SonntagsBlick.Tra coloro che da anni denunciano l’opacità dei fondi che arrivano in Svizzera dai Paesi del Golfo Persico c’è la scrittrice e giornalista svizzera di origine tunisina Saida Keller Messahli che nel 2016 è stata insignita del Premio per i diritti umani della sezione svizzera della Società internazionale per i diritti umani.In una recente intervista lei ha affermato che «l'influenza del Kuwait è almeno pari a quella del Qatar: entrambi inviano milioni di franchi a beneficio delle associazioni di moschee, delle loro scuole coraniche e delle loro cosiddette attività culturali». Come arrivano questi soldi visto che non si riesce a capire la portata di questi finanziamenti?«I fondi vengono trasferito tramite assegni - come abbiamo visto con Mohamed Karmous - ma probabilmente anche attraverso canali non ufficiali. È quindi difficile tracciare il percorso. Dal libro "Qatar papers" dei giornalisti francesi Malbrunot e Chesnot, sappiamo che a volte si tratta anche di bonifici bancari provenienti almeno dal Qatar. Suppongo che le banche sappiano se il denaro proveniente da questi Paesi, destinato alle nostre moschee, entra in Svizzera. Se lo sanno le banche, lo possono sapere anche i politici».Con denaro trasportato in valigia, come è accaduto nello scandalo che sta attualmente scuotendo il Parlamento europeo?«Anche questo modo illegale di trasportare le valigie degli attori politici o diplomatici deve essere preso in considerazione».Chi gestisce queste moschee finanziate dai Paesi in cui l'Islam viene predicato nella sua versione più estrema?«Le moschee sono solitamente gestite da un gruppo che si definisce comitato direttivo o da un attore chiamato presidente. È lui che ha i contatti con i finanziatori».Perché così tanto interesse per la Svizzera?«L'interesse per il proselitismo islamista e il suo finanziamento da parte degli Stati del Golfo Persico si estende a tutto il mondo, anche in Paesi in cui vivono pochissimi musulmani, come la Cambogia, dove solo il 2% della popolazione è musulmana, si trovano ad esempio finanziamenti di moschee da parte del Kuwait. L'Europa è particolarmente preoccupata perché le democrazie occidentali non vietano questa interferenza finanziaria. E perché i musulmani rappresentano circa il 5% della popolazione totale in Europa. Sono i musulmani organizzati nelle moschee a chiedere finanziamenti agli Stati del Golfo. Anche in Svizzera è così: sono gli attori dell'Islam politico, spesso i Fratelli Musulmani, come i coniugi Karmous e molti altri a chiedere soldi agli Stati del Golfo. La Turchia, ad esempio, finanzia ufficialmente le sue moschee e i suoi imam in Europa, anche in Svizzera. Non è molto diverso per la Bosnia, il Kosovo o la Macedonia settentrionale, che sono anch'essi sotto l'influenza finanziaria e ideologica dei Paesi del Golfo Persico».
(Esercito Italiano)
Si è conclusa l’esercitazione «Mangusta 2025», che ha visto impiegati, tra le provincie di Pisa, Livorno, Siena, Pistoia e Grosseto, oltre 1800 militari provenienti da 7 diverse nazioni e condotta quest’anno contemporaneamente con le esercitazioni CAEX II (Complex Aviation Exercise), dell'Aviazione dell'Esercito, e la MUFLONE, del Comando Forze Speciali dell’Esercito.
L’esercitazione «Mangusta» è il principale evento addestrativo annuale della Brigata Paracadutisti «Folgore» e ha lo scopo di verificare la capacità delle unità paracadutiste di pianificare, preparare e condurre un’operazione avioportata in uno scenario di combattimento ad alta intensità, comprendente attività di interdizione e contro-interdizione d’area volte a negare all’avversario la libertà di movimento e ad assicurare la superiorità tattica sul terreno e la condotta di una operazione JFEO (Joint Forcible Entry Operation) che prevede l’aviolancio, la conquista e la tenuta di un obiettivo strategico.
La particolarità della «Mangusta» risiede nel fatto che gli eventi tattici si generano dinamicamente sul terreno attraverso il confronto diretto tra forze contrapposte, riproducendo un contesto estremamente realistico e imprevedibile, in grado di stimolare la prontezza decisionale dei Comandanti e mettere alla prova la resilienza delle unità. Le attività, svolte in modo continuativo sia di giorno che di notte, hanno compreso fasi di combattimento in ambiente boschivo e sotterraneo svolte con l’impiego di munizionamento a salve e sistemi di simulazione, al fine di garantire il massimo realismo addestrativo.
Di particolare rilievo le attività condotte con l’obiettivo di sviluppare e testare le nuove tecnologie, sempre più fondamentali nei moderni scenari operativi. Nel corso dell’esercitazione infatti, oltre ai nuovi sistemi di telecomunicazione satellitare, di cifratura, di alimentazione elettrica tattico modulare campale anche integrabile con pannelli solari sono stati impiegati il Sistema di Comando e Controllo «Imperio», ed il sistema «C2 DN EVO» che hanno consentito ai Posti Comando sul terreno di pianificare e coordinare le operazioni in tempo reale in ogni fase dell’esercitazione. Largo spazio è stato dedicato anche all’utilizzo di droni che hanno permesso di ampliare ulteriormente le capacità di osservazione, sorveglianza e acquisizione degli obiettivi.
La «Mangusta 2025» ha rappresentato un’importante occasione per rafforzare la cooperazione e l’amalgama all’interno della cosiddetta Airborne Community. A questa edizione hanno partecipato la Brigata Paracadutisti Folgore, la 1st Airborne Brigade giapponese, l’11th Parachute Brigade francese, il 16 Air Assault Brigade Combat Team britannica, il Paratrooper Regiment 31 e la Airborne Reconnaissance Company 260 tedesche, la Brigada «Almogávares» VI de Paracaidistas e la Brigada de la Legión «Rey Alfonso XIII» spagnole e la 6th Airborne Brigade polacca.
L’esercitazione ha visto il contributo congiunto di più Forze Armate e reparti specialistici. In particolare, l’Aviazione dell’Esercito ha impiegato vettori ad ala rotante CH-47F, UH-90A, AH-129D, UH-205A e UH-168B/D per attività di eliassalto ed elitrasporto. L’Aeronautica Militare ha assicurato il supporto con velivoli da trasporto C-27J e C-130J della 46ª Brigata Aerea, impiegati per l’aviolancio di carichi e personale, oltre a partecipare con personale paracadutista «Fuciliere dell’Aria» del 16° Stormo «Protezione delle Forze» e fornendo il supporto logistico e di coordinamento dell’attività di volo da parte del 4° Stormo.
A completare il dispositivo interforze, la 2ª Brigata Mobile Carabinieri ha partecipato con unità del 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti «Tuscania», del 7° Reggimento Carabinieri «Trentino Alto Adige» e del 13° Reggimento Carabinieri «Friuli Venezia Giulia». Il 1° Tuscania ha eseguito azioni tipiche delle Forze Speciali, mentre gli assetti del 7° e 13° alle attività di sicurezza e controllo nell’area d’esercitazione e alle attività tattiche di contro-interdizione.
Questa sinergia ha permesso di operare efficacemente in un ambiente operativo multi-dominio, favorendo l’interoperabilità tra unità, sistemi e procedure, contribuendo a consolidare la capacità di coordinamento e integrazione.
Oltre a tutti i Reparti della Brigata Paracadutisti «Folgore», l’esercitazione ha visto la partecipazione del: 1° Reggimento Aviazione dell'Esercito «Antares», 4° Reggimento Aviazione dell'Esercito «Altair», 5° Reggimento Aviazione dell'Esercito «Rigel», 7° Reggimento Aviazione dell'Esercito «Vega», 66° Reggimento Fanteria Aeromobile «Trieste», 87° Reparto Comando e Supporti Tattici «Friuli», 9° Reggimento d'Assalto Paracadutisti «Col Moschin», 185° Reggimento Paracadutisti Ricognizione Acquisizione Obiettivi «Folgore», 4° Reggimento Alpini Paracadutisti, 1° Reggimento «Granatieri di Sardegna», 33° Reggimento Supporto Tattico e Logistico «Ambrosiano», 33° Reggimento EW, 13° Reggimento HUMINT, 9° Reggimento Sicurezza Cibernetica «Rombo» e 4° Reparto di Sanità «Bolzano» e di assetti di specialità dotati di sistema d’arma «Stinger» del 121° Reggimento artiglieria contraerei «Ravenna».
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