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2020-05-03
Fase due sui migranti: li andiamo a prendere
Ansa
Benvenuti nella «fase due» dell'immigrazione: adesso i migranti li vanno a prendere direttamente le navi italiane, senza aspettare l'intervento delle Ong. Ieri mattina la Guardia costiera e la Guardia di finanza hanno recuperato un gruppo di stranieri a bordo di una barca partita giovedì notte da Sabratha in Libia. In tutto erano 69: 61 provenienti dal Bangladesh, 4 dal Sudan, due dal Gambia e unna donna dal Marocco. Solita trafila: il barcone ha preso il mare e ben presto alle autorità italiane è arrivata la segnalazione da parte di Alarm Phone, organizzazione sempre informatissima sulla presenza di navi cariche di immigrati alla deriva ne Mediterraneo.
Questa volta, dicevamo, non c'è nemmeno stato bisogno che fossero i tassisti del mare a intervenire. Sono partite le vedette italiane, e nella mattinata di ieri i 69 stranieri sono sbarcati a Lampedusa. Ora verranno inseriti nel sistema di accoglienza. Tutto normale, tutto tranquillo: come se l'emergenza Coronavirus non esistesse. A quanto pare, almeno sul versante migratorio, la «vita di prima» non si è mai interrotta. Infatti il governo si comporta che se niente fosse, anzi si vanta dei meravigliosi risultati ottenuti.
Giovedì il capo del Dipartimento libertà civili e immigrazione, Michele Di Bari, è stato audito dalla Commissione Schengen e ha snocciolato percentuali per dimostrare che sono calati i cosiddetti «sbarchi fantasma», cioè gli arrivi di stranieri a bordo di piccole imbarcazioni autonome. «Nel 2018 in percentuale il 93% degli sbarchi erano autonomi e il 7% erano quelli in area Sar, cioè soccorsi, nel 2019 c'è una inversione di tendenza con l'80% di sbarchi autonomi e il 20% Sar, e nei primi 4 mesi dell'anno 2020 il 51% è stato di sbarchi fantasma e il 49% sbarchi Sar», ha detto Di Bari. «Ciò sta a dimostrare che la situazione degli sbarchi è un fenomeno presente ma che ultimamente gli sbarchi autonomi sono diminuiti, come è diminuita la presenza dei migranti nei centri di accoglienza, che da 130.000 nel 2018 sono giunti, al 28 aprile scorso, a 85123».
Quest'elenco di cifre è un perfetto esempio di gioco delle tre carte. Basta dare uno sguardo ai dati forniti dal Cruscotto statistico giornaliero del Viminale per rendersi conto che, da quando è in carica il governo Conte Bis, gli sbarchi sono tornati ad aumentare. Al 30 aprile del 2019, in Italia erano approdati 779 migranti. Al 30 aprile del 2020 erano 3.465. La crescita è del 345%, altro che diminuzione. A fare un po' di calcoli, ieri, ci si è messo anche Matteo Salvini: «Ad aprile 2020 si sono contati 671 sbarchi contro i 255 di aprile 2019 (+163,1%)», ha detto. «Disastrosi anche i dati dei cosiddetti sbarchi fantasma: 1.761 nel 2020 contro i 628 del 2019 (+180,4%)».
Oggi al ministero dell'Interno giocano a fare gli equilibristi sulle proporzioni, ma i numeri parlano chiaro: l'aumento è innegabile. In questo momento la regione più colpita dal fenomeno è la Sicilia. Negli hotspot e nei centri d'accoglienza dell'isola continuano ad arrivare persone che devono essere sottoposte a quarantena. Quindi servono nuove strutture per l'ospitalità, altro personale, altri presidi di sicurezza. Giovedì 37 sindaci dell'Agrigentino hanno rivolto l'ennesimo appello a Giuseppe Conte, dicendosi molto preoccupati «per l'esposizione a rischio pandemico a causa degli sbarchi incontrollati verificatisi anche nelle ultime ore e che hanno registrato un incremento di oltre il 100% nel solo mese di aprile». Più sbarchi vogliono dire più rischi di infezione. Ma anche più soldi da spendere per l'accoglienza. La Regione Siciliana, su proposta dal presidente della Commissione antimafia, Claudio Fava, ha appena stanziato 1,5 milioni di euro per aiutare i Comuni di Porto Empedocle, Lampedusa e Pozzallo a gestire i flussi migratori, ma ovviamente questi denari non bastano. Le Prefetture dell'isola nelle scorse settimane, hanno pubblicato bandi da centinaia di migliaia di euro per trovare nuove strutture d'accoglienza, rivolgendosi anche gli albergatori. Insomma, il giro d'affari garantito dalle frontiere aperte ha ripreso vita.
L'Unione Europea, come prevedibile, sulla questione non ha dato segni di vita. Il farlocco accordo di Malta di cui Luciana Lamorgese si è tanto vantata è attualmente sospeso, dunque chi sbarca qui rimane qui. Perfino l'Unhcr, per bocca dell'assistente Alto Commissario Gillian Triggs, il primo maggio a chiesto ai Paesi membri di darsi una svegliata e di organizzare un sistema condiviso di accoglienza che consente la redistribuzione dei migranti su tutto il continente. Ma, per ora, non ha avuto risposte.
Così il governo italiano fa da solo, e finora ha individuato due soluzioni: sanatoria per i clandestini e recupero degli stranieri dai barconi tramite la Guardia costiera. Come se fossimo nel 2017, appunto, e come se il virus non ci fosse. Gli psicologi la chiamano «negazione della realtà», e non è esattamente una bella cosa.
«Lunedì in arrivo 20.000 stranieri». De Luca senza volerlo dice la verità
L'annuncio che alla vigilia della fase 2 ha procurato non poche preoccupazioni ai cittadini campani ancora ai domiciliari per il coronavirus è in coda alla diretta Facebook con cui il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, il primo maggio ha fornito gli aggiornamenti sul contagio. Si tratta di pochi secondi che, però, non sono passati inosservati: «Arriveranno da lunedì sul litorale domitio e sulla piana del Sele 20.000 extracomunitari che potranno andare a lavorare nelle aziende, valuteremo in queste ore quali attività mettere in piedi con le Asl di Caserta e di Salerno per evitare che questo afflusso di lavoratori possa determinare nuovi focolai». De Luca deve essersi accorto di aver toppato solo quando i leghisti campani glielo hanno fatto notare a muso duro: «Nuovi schiavi in arrivo in Campania, alla faccia del primo maggio». A rincarare la dose, poi, ci ha pensato il leader del Carroccio Matteo Salvini: «Incredibile, invece di aiutare a trovare lavoro giovani e disoccupati italiani, anche oggi qualcuno preferisce gli immigrati, spesso irregolari».
E siccome l'annuncio di De Luca puzzava di sanatoria, il governatore campano è stato costretto a correggere il tiro. «In relazione ai migranti già presenti nei territori di Caserta e Salerno, che torneranno al lavoro con la riapertura delle aziende, la Regione Campania impegnerà tutte le Asl in un lavoro attento di verifica dei contagi a tutela della salute dei cittadini campani. È un concetto semplice, tanto semplice da non essere alla portata di Salvini». Insomma, rispetto all'annuncio, gli immigrati nelle parole di De Luca sono diventati semplici regolari già presenti sul territorio, che devono solo tornare al lavoro.
Ma qualcosa non torna. Se i 20.000 braccianti sono regolari, perché disporre i controlli Asl? La Regione Campania ha cercato di mettere una toppa: «In relazione ad autentiche falsità su presunti arrivi di immigrati nell'area casertana e salernitana, si ribadisce ulteriormente che, per la prima volta saranno sottoposti a controlli mirati da parte delle Asl le fasce della popolazione straniera che torneranno al lavoro con la riapertura delle aziende». Parole che, davanti a un rischio sanitario tra i più preoccupanti, ancora una volta non convincono. «Spero sia davvero un brutto sogno», afferma Marta Schifone di Fratelli d'Italia. «Mentre i campani sono costretti a rimanere chiusi in casa, De Luca comunica, in tutta fretta, che pensa a come reinserire 20.000 immigrati». Anche il consigliere regionale Gianpiero Zinzi picchia duro: «La gaffe dei 20.000 immigrati in arrivo ha evidenziato due antichi problemi. Il primo è legato all'elevato numero di clandestini concentrati solo su una piccola porzione di territorio. Il secondo al rischio sanitario connesso alla loro presenza che evidentemente finora dallo stesso De Luca non è stato calcolato».
Ma sono preoccupati anche gli operatori che stanno sul campo. Ieri la rete Castel Volturno solidale, formata dalla Caritas e da altre associazioni, ha chiesto di disporre subito la regolarizzazione di quegli extracomunitari, «per far accedere persone che non hanno alcun diritto ai servizi sanitari pubblici, in modo da poter garantire un controllo e ridurre il rischio di diffusione del contagio». Proprio la sanatoria che sembrava aleggiare tra le parole di De Luca. All'appello si è unito anche il sindaco di Casal di Principe Renato Natale, che da anni effettua come medico volontario anche il servizio d'ambulatorio per gli immigrati che vivono sulla Domizia, dove si stima risiedano oltre 15.000 non regolari, molti dei quali hanno un lavoro in nero e sono spesso occupati nei campi agricoli. E se si tiene in conto che, coincidenza, altri 5.000 vivono come fantasmi nella Piana del Sele, si arriva dritti dritti ai numeri di De Luca. Insomma, forse il governatore senza volerlo ha detto la verità: potrebbero tornare a lavorare 20.000 migranti, però clandestini. Un fenomeno, quello dei braccianti irregolari, che è molto diffuso nel Mezzogiorno. A Foggia ieri sono stati arrestati tre imprenditori e un caporale: sfruttavano gli immigrati nei campi per pochi euro a ora.
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La Guardia costiera recupera 69 persone in mare e le porta a Lampedusa. Gli ingressi sono aumentati del 345% e crescono pure gli «arrivi fantasma» (+180,4%). I sindaci siciliani a Giuseppe Conte: «Troppi approdi incontrollati». Ma per il governo è tutto ok.Prima spara, poi tenta di negare. Ma in Campania è allarme: migliaia di clandestini.Lo speciale contiene due articoli.Benvenuti nella «fase due» dell'immigrazione: adesso i migranti li vanno a prendere direttamente le navi italiane, senza aspettare l'intervento delle Ong. Ieri mattina la Guardia costiera e la Guardia di finanza hanno recuperato un gruppo di stranieri a bordo di una barca partita giovedì notte da Sabratha in Libia. In tutto erano 69: 61 provenienti dal Bangladesh, 4 dal Sudan, due dal Gambia e unna donna dal Marocco. Solita trafila: il barcone ha preso il mare e ben presto alle autorità italiane è arrivata la segnalazione da parte di Alarm Phone, organizzazione sempre informatissima sulla presenza di navi cariche di immigrati alla deriva ne Mediterraneo. Questa volta, dicevamo, non c'è nemmeno stato bisogno che fossero i tassisti del mare a intervenire. Sono partite le vedette italiane, e nella mattinata di ieri i 69 stranieri sono sbarcati a Lampedusa. Ora verranno inseriti nel sistema di accoglienza. Tutto normale, tutto tranquillo: come se l'emergenza Coronavirus non esistesse. A quanto pare, almeno sul versante migratorio, la «vita di prima» non si è mai interrotta. Infatti il governo si comporta che se niente fosse, anzi si vanta dei meravigliosi risultati ottenuti. Giovedì il capo del Dipartimento libertà civili e immigrazione, Michele Di Bari, è stato audito dalla Commissione Schengen e ha snocciolato percentuali per dimostrare che sono calati i cosiddetti «sbarchi fantasma», cioè gli arrivi di stranieri a bordo di piccole imbarcazioni autonome. «Nel 2018 in percentuale il 93% degli sbarchi erano autonomi e il 7% erano quelli in area Sar, cioè soccorsi, nel 2019 c'è una inversione di tendenza con l'80% di sbarchi autonomi e il 20% Sar, e nei primi 4 mesi dell'anno 2020 il 51% è stato di sbarchi fantasma e il 49% sbarchi Sar», ha detto Di Bari. «Ciò sta a dimostrare che la situazione degli sbarchi è un fenomeno presente ma che ultimamente gli sbarchi autonomi sono diminuiti, come è diminuita la presenza dei migranti nei centri di accoglienza, che da 130.000 nel 2018 sono giunti, al 28 aprile scorso, a 85123». Quest'elenco di cifre è un perfetto esempio di gioco delle tre carte. Basta dare uno sguardo ai dati forniti dal Cruscotto statistico giornaliero del Viminale per rendersi conto che, da quando è in carica il governo Conte Bis, gli sbarchi sono tornati ad aumentare. Al 30 aprile del 2019, in Italia erano approdati 779 migranti. Al 30 aprile del 2020 erano 3.465. La crescita è del 345%, altro che diminuzione. A fare un po' di calcoli, ieri, ci si è messo anche Matteo Salvini: «Ad aprile 2020 si sono contati 671 sbarchi contro i 255 di aprile 2019 (+163,1%)», ha detto. «Disastrosi anche i dati dei cosiddetti sbarchi fantasma: 1.761 nel 2020 contro i 628 del 2019 (+180,4%)». Oggi al ministero dell'Interno giocano a fare gli equilibristi sulle proporzioni, ma i numeri parlano chiaro: l'aumento è innegabile. In questo momento la regione più colpita dal fenomeno è la Sicilia. Negli hotspot e nei centri d'accoglienza dell'isola continuano ad arrivare persone che devono essere sottoposte a quarantena. Quindi servono nuove strutture per l'ospitalità, altro personale, altri presidi di sicurezza. Giovedì 37 sindaci dell'Agrigentino hanno rivolto l'ennesimo appello a Giuseppe Conte, dicendosi molto preoccupati «per l'esposizione a rischio pandemico a causa degli sbarchi incontrollati verificatisi anche nelle ultime ore e che hanno registrato un incremento di oltre il 100% nel solo mese di aprile». Più sbarchi vogliono dire più rischi di infezione. Ma anche più soldi da spendere per l'accoglienza. La Regione Siciliana, su proposta dal presidente della Commissione antimafia, Claudio Fava, ha appena stanziato 1,5 milioni di euro per aiutare i Comuni di Porto Empedocle, Lampedusa e Pozzallo a gestire i flussi migratori, ma ovviamente questi denari non bastano. Le Prefetture dell'isola nelle scorse settimane, hanno pubblicato bandi da centinaia di migliaia di euro per trovare nuove strutture d'accoglienza, rivolgendosi anche gli albergatori. Insomma, il giro d'affari garantito dalle frontiere aperte ha ripreso vita. L'Unione Europea, come prevedibile, sulla questione non ha dato segni di vita. Il farlocco accordo di Malta di cui Luciana Lamorgese si è tanto vantata è attualmente sospeso, dunque chi sbarca qui rimane qui. Perfino l'Unhcr, per bocca dell'assistente Alto Commissario Gillian Triggs, il primo maggio a chiesto ai Paesi membri di darsi una svegliata e di organizzare un sistema condiviso di accoglienza che consente la redistribuzione dei migranti su tutto il continente. Ma, per ora, non ha avuto risposte. Così il governo italiano fa da solo, e finora ha individuato due soluzioni: sanatoria per i clandestini e recupero degli stranieri dai barconi tramite la Guardia costiera. Come se fossimo nel 2017, appunto, e come se il virus non ci fosse. Gli psicologi la chiamano «negazione della realtà», e non è esattamente una bella cosa. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/fase-due-sui-migranti-li-andiamo-a-prendere-2645903128.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="lunedi-in-arrivo-20-000-stranieri-de-luca-senza-volerlo-dice-la-verita" data-post-id="2645903128" data-published-at="1588456819" data-use-pagination="False"> «Lunedì in arrivo 20.000 stranieri». De Luca senza volerlo dice la verità L'annuncio che alla vigilia della fase 2 ha procurato non poche preoccupazioni ai cittadini campani ancora ai domiciliari per il coronavirus è in coda alla diretta Facebook con cui il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, il primo maggio ha fornito gli aggiornamenti sul contagio. Si tratta di pochi secondi che, però, non sono passati inosservati: «Arriveranno da lunedì sul litorale domitio e sulla piana del Sele 20.000 extracomunitari che potranno andare a lavorare nelle aziende, valuteremo in queste ore quali attività mettere in piedi con le Asl di Caserta e di Salerno per evitare che questo afflusso di lavoratori possa determinare nuovi focolai». De Luca deve essersi accorto di aver toppato solo quando i leghisti campani glielo hanno fatto notare a muso duro: «Nuovi schiavi in arrivo in Campania, alla faccia del primo maggio». A rincarare la dose, poi, ci ha pensato il leader del Carroccio Matteo Salvini: «Incredibile, invece di aiutare a trovare lavoro giovani e disoccupati italiani, anche oggi qualcuno preferisce gli immigrati, spesso irregolari». E siccome l'annuncio di De Luca puzzava di sanatoria, il governatore campano è stato costretto a correggere il tiro. «In relazione ai migranti già presenti nei territori di Caserta e Salerno, che torneranno al lavoro con la riapertura delle aziende, la Regione Campania impegnerà tutte le Asl in un lavoro attento di verifica dei contagi a tutela della salute dei cittadini campani. È un concetto semplice, tanto semplice da non essere alla portata di Salvini». Insomma, rispetto all'annuncio, gli immigrati nelle parole di De Luca sono diventati semplici regolari già presenti sul territorio, che devono solo tornare al lavoro. Ma qualcosa non torna. Se i 20.000 braccianti sono regolari, perché disporre i controlli Asl? La Regione Campania ha cercato di mettere una toppa: «In relazione ad autentiche falsità su presunti arrivi di immigrati nell'area casertana e salernitana, si ribadisce ulteriormente che, per la prima volta saranno sottoposti a controlli mirati da parte delle Asl le fasce della popolazione straniera che torneranno al lavoro con la riapertura delle aziende». Parole che, davanti a un rischio sanitario tra i più preoccupanti, ancora una volta non convincono. «Spero sia davvero un brutto sogno», afferma Marta Schifone di Fratelli d'Italia. «Mentre i campani sono costretti a rimanere chiusi in casa, De Luca comunica, in tutta fretta, che pensa a come reinserire 20.000 immigrati». Anche il consigliere regionale Gianpiero Zinzi picchia duro: «La gaffe dei 20.000 immigrati in arrivo ha evidenziato due antichi problemi. Il primo è legato all'elevato numero di clandestini concentrati solo su una piccola porzione di territorio. Il secondo al rischio sanitario connesso alla loro presenza che evidentemente finora dallo stesso De Luca non è stato calcolato». Ma sono preoccupati anche gli operatori che stanno sul campo. Ieri la rete Castel Volturno solidale, formata dalla Caritas e da altre associazioni, ha chiesto di disporre subito la regolarizzazione di quegli extracomunitari, «per far accedere persone che non hanno alcun diritto ai servizi sanitari pubblici, in modo da poter garantire un controllo e ridurre il rischio di diffusione del contagio». Proprio la sanatoria che sembrava aleggiare tra le parole di De Luca. All'appello si è unito anche il sindaco di Casal di Principe Renato Natale, che da anni effettua come medico volontario anche il servizio d'ambulatorio per gli immigrati che vivono sulla Domizia, dove si stima risiedano oltre 15.000 non regolari, molti dei quali hanno un lavoro in nero e sono spesso occupati nei campi agricoli. E se si tiene in conto che, coincidenza, altri 5.000 vivono come fantasmi nella Piana del Sele, si arriva dritti dritti ai numeri di De Luca. Insomma, forse il governatore senza volerlo ha detto la verità: potrebbero tornare a lavorare 20.000 migranti, però clandestini. Un fenomeno, quello dei braccianti irregolari, che è molto diffuso nel Mezzogiorno. A Foggia ieri sono stati arrestati tre imprenditori e un caporale: sfruttavano gli immigrati nei campi per pochi euro a ora.
Luciano Darderi (Ansa)
Nella giornata del «round of 16» è stato infatti l’azzurro numero 17 Atp a prendersi la scena, superando in rimonta nientemeno che Alexander Zverev, che nella classifica mondiale è dietro soltanto ai due mostri sacri Sinner e Carlos Alcaraz. Sulla terra rossa della Grand Stand Arena Darderi è riuscito nell’impresa di riscrivere una partita che sembrava ormai perduta. Specialmente dopo aver incassato un primo set senza storia, perso 6-1 in appena mezz’ora, dando per lunghi tratti l’impressione di non riuscire a reggere il ritmo imposto dal tedesco. Andamento che si stava confermando anche nel secondo parziale, facendo pensare a chiunque che la sfida fosse ormai indirizzata. A chiunque tranne che al ventiquattrenne italo-argentino, che non ha mai smesso di crederci. Dopo che Zverev è salito fino al 4-2 e ha avuto in mano il controllo dell’incontro, qualcosa è cambiato. Darderi ha iniziato a trovare continuità da fondo campo, sostenuto da un pubblico sempre più coinvolto, mentre dall’altra parte il tedesco ha progressivamente perso lucidità. Il momento decisivo è arrivato nel tie-break del secondo set, un’autentica battaglia nella quale Zverev si è fatto annullare quattro match point. Luciano è rimasto aggrappato alla partita con pazienza e coraggio, fino a chiudere 12-10 grazie anche a un doppio fallo finale del suo avversario. Lì, di fatto, il match è finito. Zverev è uscito mentalmente dalla partita e nel terzo set non ha reagito. Darderi ha cavalcato l’inerzia e l’entusiasmo del Foro Italico, dominando 6-0 il parziale decisivo e conquistando così la prima vittoria in carriera contro un top ten. Una serata che difficilmente dimenticherà e che gli vale anche i primi quarti di finale in un Masters 1000, dove affronterà il baby fenomeno spagnolo Rafael Jódar. «È stata una partita molto dura, non mi sentivo bene nel primo set», ha spiegato a caldo Darderi. «Poi sono riuscito a girarla anche perché Zverev mi ha regalato qualcosa. La gente mi ha aiutato tanto, sono molto felice».
Più lineare, invece, il pomeriggio di Sinner sul centrale. Contro l’altra rivelazione di questa edizione, Andrea Pellegrino, il numero uno del mondo ha controllato il «derby» senza particolari difficoltà, imponendosi (6-2, 6-3) e centrando la qualificazione ai quarti. Per il pugliese resta comunque un torneo oltre ogni aspettativa, mentre Sinner continua a macinare record: con quella contro Pellegrino sono diventate 31 le vittorie consecutive nei Masters 1000, eguagliando un primato che apparteneva a Novak Djokovic. «Il derby qui in Italia è sempre speciale», ha detto Jannik dopo la vittoria. «Sono molto felice per Andrea, ha fatto un torneo straordinario». Poi uno sguardo al prosieguo del torneo, dove se la vedrà con il russo Andrej Rublev: «I quarti sono già un turno importante. Il giorno di riposo mi aiuterà».
L’unica nota stonata della giornata azzurra è arrivata dalla sconfitta di Lorenzo Musetti contro Casper Ruud. Il toscano, già apparso in difficoltà fisica nei giorni scorsi, ha ceduto nettamente (6-3 6-1) in una partita condizionata dai problemi alla coscia sinistra: «Chiedo scusa al pubblico, ma la mia condizione fisica non mi ha permesso di giocare come avrei voluto», ha ammesso il carrarino nel post partita.
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@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
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