2024-12-20
Fare politica non diventi un reato
Se oggi condannassero Matteo Salvini nel caso Open Arms, le toghe si porrebbero al di sopra degli atti legittimi di un rappresentante eletto. Condivisi dal governo di cui faceva parte.Oggi i giudici di Palermo avranno l’ultima parola sulla condanna di Matteo Salvini, a sei anni, chiesta il 13 settembre dai pm. Inutile girarci troppo intorno, questi giudici hanno tra le mani un giocattolo molto pericoloso: un utilizzo della giustizia che è chiamata a valutare il merito politico di una scelta legittima, di un ministro legittimo, parte di un governo legittimo indiscutibilmente corresponsabile della scelta del ministro stesso. Da quella scelta hanno provato in molti, di quel governo Conte, a defilarsi, a dire che loro non c’erano e se c’erano dormivano. Non è così, tant’è vero che un ministro dell’epoca rivendicò che l’operazione Open Arms fu fatta più per merito suo (dal ministero delle Infrastrutture e dei trasporti) che per merito dell’allora ministro dell’Interno, Matteo Salvini, salvo - dopo quello che è successo - sostenere che quell’operazione non andava fatta.Non è particolare da poco la corresponsabilità del governo nella decisione di tenere al largo e non fare attraccare la nave dell’Ong Open Arms, perché,proprio questo rivela, in modo palese, che si trattò di un atto politico e non, come hanno sostenuto i pm, di un atto amministrativo che violava alcuni diritti. La verità è che una sentenza negativa violerebbe il diritto del governo a governare e costituirebbe un precedente giurisprudenziale grave, iniquo e ingiusto. Sono stati tre anni di processo con 24 udienze e centinaia di interrogati, testimoni, persone a conoscenza dei fatti e altro. Tra l’altro, a differenza dell’agosto del 2019, oggi, il clima in Europa è cambiato nei confronti dell’immigrazione. Allora come oggi - questo è un tratto che accomuna i due periodi - l’Europa è stata ed è assente nell’accoglienza e nella ripartizione dei migranti che arrivano nei porti italiani. La differenza è che alcuni governi europei - in particolare quello tedesco, quello francese e quello spagnolo, tutti e tre non guidati dal centrodestra - hanno iniziato ad attuare politiche durissime di respingimento dei migranti (cosa che la Francia fa da anni al confine di Ventimiglia con metodi violenti) e la Germania era arrivata a interrompere il Trattato di Schengen sulla libera circolazione delle persone in ambito europeo. Alcuni Paesi hanno fatto accordi con Paesi stranieri per inviare là, a pagamento, immigrati indesiderati. La Spagna non fa approdare, sulle proprie coste, barchini e barconi talora speronandoli e talora sparando. Questi democraticissimi Paesi sono governati da esecutivi che legittimamente mettono in pratica delle politiche migratorie, ma là la magistratura tace perché, evidentemente, ritiene che siano atti politici legittimi e che riguardino le politiche migratorie di un Paese. L’allora ministro dell’Interno, Matteo Salvini, compì un atto che dopo di lui ha compiuto anche un altro ministro dell’Interno con maggiore frequenza di Salvini stesso, Luciana Lamorgese, ma in questo caso nessuno ha aperto bocca. Secondo dei dati diffusi dall’Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale), durante la permanenza al Viminale della ministra nel governo Conte II, si è arrivati al blocco contemporaneo di sette battelli delle organizzazioni non governative tra il 9 ottobre e il 21 dicembre 2020 (Jugend Rettet, Sea-Watch 3, Sea-Watch 4, Eleonore, Alan Kurdi, Ocean Viking e Louise Michel). Nell’estate del 2019, con ministro dell’Interno Salvini, non si è mai andati oltre le quattro navi Ong ferme. L’ammiraglio in congedo Vittorio Alessandro, come ha ricordato il Corriere della Sera, portavoce della Guardia costiera al tempo dell’operazione Mare Nostrum, ha sostenuto: «La linea di Salvini, da lui soltanto declamata, è stata pressoché rispettata anche dopo la conclusione del suo mandato al ministero». Si è poi detto che si è passati da un sequestro penale, derivante dall’imputazione di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina (contenuto nel decreto Sicurezza II, chi non ricorda la foto che mostra Giuseppe Conte e Salvini con in mano la prima pagina dei decreti Sicurezza), al fermo amministrativo della nave, parlando di repressione politico-giudiziaria con Salvini e di dissuasione burocratica serrata con la Lamorgese. Capite bene che questo cambio di dizione non cambia la sostanza dei provvedimenti adottati dai due ministri. Risultato: Salvini a processo con l’accusa di sequestro di persona, la Lamorgese tranquilla cittadina tornata alle sue attività. Speriamo che i giudici valutino l’operato di Salvini come un operato politicamente legittimo, perché tale è. Si può naturalmente discutere e disapprovare in toto la politica migratoria messa in atto dal governo Conte I e dal suo ministro dell’Interno Salvini. Si può contestare questa politica in modo radicale e furibondo, come del resto può avvenire nei confronti di ogni provvedimento assunto da qualsiasi governo ma, mentre alcuni Stati europei stanno attuando politiche molto più dure di quelle di Salvini nei confronti dei migranti, non si può confondere un atto politico con un reato. Soprattutto quando il ministro successivo al leader leghista ha compiuto atti che sono uguali nella sostanza e diversi solo nel nome che gli si è voluto dare.I giudici che oggi giudicheranno Salvini giudicheranno la legittimità di un governo di assumere provvedimenti politici in modo legittimo in quanto legittimamente governanti e i cui rappresentati sono stati legittimamente eletti dal popolo.
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Gianfranco Lande durante un’udienza del processo che l’ha coinvolto (Ansa)
Sergio Mattarella (Getty Images)