2025-05-23
Esultano Zan e il carrozzone Lgbt. Roccella: «Nessun progresso»
Eugenia Roccella (Imagoeconomica)
Gara tra sindaci per rivendicare la disobbedienza «arcobaleno». Critiche da Fdi.Ieri la Corte costituzionale ha stabilito che un bambino può avere due madri. Se facciamo la tara al gergo burocratico e avvocatesco dei giudici, è proprio questa la morale della (brutta) favola: la rimozione della figura paterna. Motivando la sua decisione, la Consulta ha dichiarato incostituzionale l’attuale divieto di riconoscere come genitore la cosiddetta «madre intenzionale», ossia la donna che non ha sostenuto la gravidanza, ma si è limitata a dare il proprio assenso alla procreazione medicalmente assistita (Pma). La Corte, nello specifico, si è espressa sui rilievi sollevati dal tribunale di Lucca, che l’anno scorso aveva trattato il caso di due donne lesbiche, Glenda e Isabella, che avevano fatto ricorso alla Pma all’estero (in Italia la pratica è vietata per i single e le coppie non eterosessuali), con il bimbo nato però su territorio italiano: forse l’unica fattispecie non trattata chiaramente nella legge 40 del 2004, quella che appunto norma la procreazione assistita.Gli ermellini hanno giudicato «costituzionalmente illegittimo» l’articolo 8 della legge 40, che secondo loro non garantirebbe il «miglior interesse del minore», violando così tre articoli della Costituzione (2, 3 e 30), e lederebbe «i diritti del minore a vedersi riconosciuti, sin dalla nascita e nei confronti di entrambi i genitori, i diritti connessi alla responsabilità genitoriale e ai conseguenti obblighi nei confronti dei figli». Del sacrosanto diritto ad avere un padre, invece, nessuna traccia.Va da sé che la sentenza della Consulta ha fatto felice tutto il carrozzone Lgbt, nonché i sindaci rossi che, sfruttando il vulnus della legge 40, hanno continuato a registrare all’anagrafe bambini con due madri. Tra questi, c’è sicuramente Sergio Giordani, il primo cittadino di Padova, che ieri ha esultato così: «Finora sono 53 i figli di mamme omosessuali che abbiamo trascritto all’anagrafe. Non ci siamo mai fermati, lo abbiamo sempre fatto in silenzio, con discrezione». Dal canto suo Matteo Lepore, il sindaco di Bologna, ha rivendicato il ruolo di «apripista» della sua città, che dal 2018 a oggi ha registrato «più di 120 bambine e bambini, sanando un’odiosa discriminazione». Prendendo la palla al balzo, un po’ tutti i partiti e le consorterie di sinistra hanno tentato di strumentalizzare la sentenza. Per Alessandra Maiorino (M5s) si tratterebbe di una «vittoria per le famiglie arcobaleno», mentre per Alessandro Zan (Pd) la Consulta avrebbe «smontato la crociata del governo» contro le coppie Lgbt. Secondo Rosario Coco, il presidente di Gaynet, ci sarebbe stata addirittura «una Caporetto del governo». Arcigay ha giubilato per una «vittoria storica». Si sono invece dette «emozionate, commosse e felici» le due donne di Lucca oggetto della sentenza, che si sono sposate all’estero e hanno avuto due bimbi tramite Pma (sempre all’estero).Al di là dei coriandoli arcobaleno, però, ieri la Corte costituzionale ha emesso una seconda sentenza sulla maternità surrogata. E qui, ha spiegato Eugenia Roccella, «viene confermato il disvalore dell’utero in affitto, al punto da giungere a differenziare l’attribuzione dello status genitoriale per le coppie di uomini e di donne, proprio sulla base della differenza naturale dei corpi sessuati, che l’ideologia oggi vorrebbe negare». Tuttavia, ha puntualizzato il ministro per la Famiglia, «cancellare il papà non è un progresso». Stessa posizione sostenuta da Fdi. Che, pur rispettando la Consulta, ha ribadito che «ogni bambino ha una mamma e un papà». Per Simone Pillon, già vicepresidente della commissione parlamentare Infanzia, la decisione di ieri è «gravissima». «Imporre costrutti ideologici che sovvertono il diritto naturale è pericoloso per il diritto e drammatico per la vita dei bambini. Perché due mamme si e due papà no? Di questo passo sarà legittimato anche l’utero in affitto». Ci ha pensato il tribunale di Pesaro...
Seconda parte dell'intervista a Barbara Agosti, chef di Eggs, la regina delle uova che prepara in ogni modo con immensa creatività.