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2024-04-10
Espulso l’imam violento di Milano, minacce dell’Isis alla Champions
Nel 2019 i giudici del Tar confermarono che l’Associazione culturale Shah Jalal di Milano altro non era che una moschea abusiva. Ma in questi anni Ahmed Kabir, 50 anni, cittadino del Bangladesh, ha comunque continuato a professare la religione islamica come un vero e proprio imam, in questo angolo del capoluogo lombardo dove si era insediato nel 2013 tra Affori e la Bovisa, in via Zambelli. Teneva in scacco l’intero quartiere, minacciando di morte chiunque si avvicinasse e accusando gli abitanti della zona di razzismo. In realtà la persona pericolosa era lui. La Digos lo teneva monitorato da tempo, soprattutto dopo le denunce dei vicini e della moglie (che veniva picchiata regolarmente perché si opponeva alla poligamia dell’uomo) e anche dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre del 2023 in Israele, una circostanza che ha risvegliato l’estremismo islamico in tutto il mondo. Basti pensare che dal 7 ottobre 2023 ad oggi, in Italia, sono stati espulsi e rimpatriati per motivi di sicurezza 51 soggetti, di cui 9 con provvedimento del Viminale. Per la maggior parte si tratta di cittadini tunisini (19), poi marocchini (10) ed egiziani (7). Nei primi tre mesi del 2024 sono state rimpatriate in totale già 24 persone pericolose, una cifra in aumento del 20% rispetto all’anno precedente.
Ora è stato espulso anche Ahmed Kabir, dopo il decreto emesso dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, per motivi di ordine e sicurezza pubblica. Lunedì la polizia lo ha accompagnato su un volo per il rimpatrio. Gravato da numerosi precedenti penali e di polizia per reati contro la persona tra cui violenza, minaccia e molestie (oltre che sulla moglie anche sui vicini), già nell’ottobre scorso, data la sua pericolosità sociale, il questore di Milano aveva emesso nei suoi confronti una prima misura restrittiva. Non è bastata. Era già stato condannato per stalking con una condanna 4 anni e 7 mesi. Durante il processo dello scorso anno il portiere dello stabile di fronte alla moschea abusiva aveva raccontato di come «Kabir» minacciasse «tutte le persone che passavano […], è solito dire “terroni di merda” a chiunque parcheggia una vettura», spiegò l’uomo. «Ha minacciato anche me più volte, una volta mi ha detto che mi avrebbe tagliato la testa».
A novembre 2023 era stato protagonista di un servizio televisivo dal titolo «La moschea della paura nel cuore di Milano», trasmesso durante il programma Diritto e Rovescio di Paolo Del Debbio. Nella trasmissione televisiva, attraverso numerose testimonianze, erano stati evidenziati i comportamenti violenti dell’uomo nei confronti dei vicini. Per di più durante l’intervista era arrivato a minacciare la giornalista mimando il gesto di tagliarle la gola. Kabir - che postava sui social i momenti di preghiera in moschea e frasi di Allah - nel settembre del 2023 era già stato denunciato dalla moglie per maltrattamenti in famiglia. Secondo le testimonianze raccolte dalle forze dell’ordine, l’aveva più volte aggredita per essersi opposta alla sua decisione di diventare poligamo così come previsto dai dettami dell’islam. Non solo. Nel luglio del 2020 aveva persino partecipato a una manifestazione per chiedere il permesso di soggiorno a tutti gli immigrati, una richiesta di sanatoria generalizzata per tutti gli stranieri. Il suo estremismo era cresciuto negli anni. In parallelo, il laboratorio culturale che era stato preso in gestione più di 10 anni fa aveva iniziato a fare proselitismo. Già nel 2014 la polizia locale avevano rilevato che dentro quelle stanze vi era una vera e propria moschea. Situazione che era stata poi confermata dai giudici della seconda sezione del Tar di Milano, con una sentenza dove era stata evidenziata «la correlazione tra i lavori di ristrutturazione dei bagni e la realizzazione di un bagno per disabili da un lato e la funzione religiosa dall’altro», scrivevano giudici, «è facilmente desumibile dal fatto che si tratta di servizi presenti normalmente in luoghi aperti al pubblico destinati a soddisfare le esigenze di persone che provengono dall’esterno». Anche perché l’associazione non aveva fornito «prova di alcun uso dell’immobile diverso da quello religioso, è del tutto ragionevole ritenere che i bagni siano a servizio degli avventori della moschea».
Salgono così a 760 i casi espulsione o allontanamento eseguiti dal 2015 ad oggi (170 emessi dal ministro dell’Interno, 439 dal Prefetto, 119 dall’autorità giudiziaria, 5 per riammissione «procedura Dublino», 2 in base agli accordi di riammissione Ue, 4 dalla commissione per il Riconoscimento della protezione internazionale, 21 respingimenti e altri 15 ex art. 10 Tui). Quest’anno, come detto, siamo già a 24. Dopo un lieve calo nel 2023, quando furono 74, già nel 2022 se ne calcolarono 79, mentre nel 2021, in piena pandemia, erano stati 59. Anche nel 2020 i provvedimenti furono 59 mentre nel 2019 se ne calcolarono 98. Nel 2015 erano stati appena 66.
«Questa espulsione arriva dopo soli due mesi da quando, a inizio febbraio, è stato espulso un cittadino egiziano estremista islamico che dal 2017 perseguitava e molestava una giovane ragazza, accanendosi anche contro i familiari della stessa», ricorda Riccardo De Corato, membro della commissione Sicurezza delle periferie in Italia. «Stiamo parlando di persone molto pericolose, come i fatti hanno più volte confermato, per la sicurezza di tutti noi e, il governo Meloni, sta facendo quello che per anni non è stato fatto, ovvero proteggere il Paese da ogni forma di criminalità, illegalità, abusivismo e terrorismo».
L’Isis punta gli stadi della Champions. «Attaccate Londra, Madrid e Parigi»
Stadi nel mirino dei terroristi. Da giorni l’Isis, tramite il suo braccio mediatico Al Azaim, continua a diffondere via Telegram e sul dark web elaborazioni grafiche nelle quali identifica come possibili bersagli gli stadi delle città di Londra, Parigi e Madrid. «Uccideteli tutti», si legge nelle illustrazioni. Nel mirino il Parco dei Principi, il Santiago Bernabeu, il Metropolitano e lo Stadio Emirates. Come noto, non ci sono più squadre italiane in Champions tuttavia, Atalanta, Milan e Roma sono ancora in Europa League mentre la Fiorentina è impegnata nella Conference League e queste partite possono essere quegli «obiettivi soft» dei quali ha parlato l’Isis nelle scorse settimane. L’arresto di lunedì del terrorista tagiko dalle mille identità fermato a Fiumicino mostra come gli uomini dell’Isis sono già in Europa e non devono certo venire dalla Siria per compiere attacchi spettacolari come quelli della notte di Parigi del novembre 2015. Gli basta attraversare una frontiera. In Francia, Germania, Austria, Inghilterra, Belgio solo per citarne alcuni, vivono migliaia di ceceni, tagiki, daghestani, ingusci, kirghizi o uzbeki fuggiti dopo la dissoluzione dell’ex Urss e dalla repressione operata da Vladimir Putin durante le guerre caucasiche, e tra loro il virus dell’estremismo islamico ha fatto molti proseliti come visto in diversi attacchi terroristici. Inoltre, lo Stato islamico può contare su decine di migliaia di cittadini con passaporto europeo radicalizzati e pronti all’atto di forza, senza dimenticare le migliaia di fanatici che vivono in Europa, dove negli anni sono arrivati spesso come rifugiati ad esempio da Afghanistan, Nord Africa, Pakistan, Bangladesh Iraq e Siria. Occhio anche ai prossimi campionati europei di calcio in Germania e alle Olimpiadi di Parigi: due eventi che si terranno (blindati) quest’estate e che sono obbiettivi dichiarati dell’Isis.
A proposito del dipartimento dell’Isis che si occupa di produrre i contenuti utili alla propaganda jihadista, non si può non notare come il numero, la qualità e l’efficacia della produzione sia tornata quasi ai livelli del sedicente califfato. Nel periodo tra il 2015 e il 2017, il territorio controllato dall’Isis era più grande della Gran Bretagna. L’organizzazione, secondo un report dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) del 2019, era composta da circa 40.000 foreign fighters (circa 6.000 europei), che si sono uniti allo Stato islamico in Iraq e Siria. Quanti sono oggi? Le stime attuali si aggirano intorno ai 20.000 uomini ancora attivi, di cui circa 10.000 in Iraq e Siria e 10.000 in altri Paesi ma il numero è certamente più grande. Cinque anni fa gli ultimi resti del cosiddetto califfato dello Stato Islamico venivano annientati dalle Forze democratiche siriane (Sdf), la milizia curda sostenuta dagli Stati Uniti e dai suoi alleati, che è stata fondamentale nello sconfiggere il gruppo terroristico. Quella che viene ancora oggi definita «la battaglia finale contro l’Isis» è avvenuta nella città siriana di Al Baghuz Fawqani tra il 9 febbraio e il 23 marzo del 2019. Migliaia i jihadisti morti e altrettanti quelli in fuga mentre oggi 9.000 combattenti, tra i quali molti foreign fighter europei, sono detenuti nei centri gestiti dalle Sdf dai quali basta pagare per scappare. Poi è arrivata la pandemia (2019) e l’organizzazione ne ha approfittato per riorganizzarsi pur continuando ad agire con attacchi isolati «mordi e fuggi» in tutto il mondo. In seguito, come avvenuto in passato, l’Isis ha saputo approfittare degli errori altrui; ad esempio, ha sfruttato lo scriteriato ritiro degli occidentali dall’Afghanistan per rafforzare l’Isis-Khorasan (Iskp) che fino ad allora era un oscuro gruppo di fuoriusciti da altre organizzazioni. Oggi i talebani non controllano più il Paese, incalzati dall’Iskp. L’Isis Khorasan è molto ben strutturato e può contare su 4.000/6.000 effettivi reclutati in Afghanistan, Pakistan e in tutto il Caucaso, che resta uno straordinario serbatoio di estremisti islamici. E non è certo un caso che a Mosca abbiano colpito gli uomini dell’Iskp ai quali il Comando centrale dell’organizzazione ha appaltato l’operazione.
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Matteo Piantedosi rimanda Ahmed Kabir in Bangladesh. Aveva creato una moschea abusiva e picchiava la moglie perché non accettava la poligamia. Si credeva vittima del razzismo e chiedeva permessi per tutti i migranti.Torna la paura degli attentati. Timore anche per le italiane in Europa league.Lo speciale contiene due articoliNel 2019 i giudici del Tar confermarono che l’Associazione culturale Shah Jalal di Milano altro non era che una moschea abusiva. Ma in questi anni Ahmed Kabir, 50 anni, cittadino del Bangladesh, ha comunque continuato a professare la religione islamica come un vero e proprio imam, in questo angolo del capoluogo lombardo dove si era insediato nel 2013 tra Affori e la Bovisa, in via Zambelli. Teneva in scacco l’intero quartiere, minacciando di morte chiunque si avvicinasse e accusando gli abitanti della zona di razzismo. In realtà la persona pericolosa era lui. La Digos lo teneva monitorato da tempo, soprattutto dopo le denunce dei vicini e della moglie (che veniva picchiata regolarmente perché si opponeva alla poligamia dell’uomo) e anche dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre del 2023 in Israele, una circostanza che ha risvegliato l’estremismo islamico in tutto il mondo. Basti pensare che dal 7 ottobre 2023 ad oggi, in Italia, sono stati espulsi e rimpatriati per motivi di sicurezza 51 soggetti, di cui 9 con provvedimento del Viminale. Per la maggior parte si tratta di cittadini tunisini (19), poi marocchini (10) ed egiziani (7). Nei primi tre mesi del 2024 sono state rimpatriate in totale già 24 persone pericolose, una cifra in aumento del 20% rispetto all’anno precedente.Ora è stato espulso anche Ahmed Kabir, dopo il decreto emesso dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, per motivi di ordine e sicurezza pubblica. Lunedì la polizia lo ha accompagnato su un volo per il rimpatrio. Gravato da numerosi precedenti penali e di polizia per reati contro la persona tra cui violenza, minaccia e molestie (oltre che sulla moglie anche sui vicini), già nell’ottobre scorso, data la sua pericolosità sociale, il questore di Milano aveva emesso nei suoi confronti una prima misura restrittiva. Non è bastata. Era già stato condannato per stalking con una condanna 4 anni e 7 mesi. Durante il processo dello scorso anno il portiere dello stabile di fronte alla moschea abusiva aveva raccontato di come «Kabir» minacciasse «tutte le persone che passavano […], è solito dire “terroni di merda” a chiunque parcheggia una vettura», spiegò l’uomo. «Ha minacciato anche me più volte, una volta mi ha detto che mi avrebbe tagliato la testa».A novembre 2023 era stato protagonista di un servizio televisivo dal titolo «La moschea della paura nel cuore di Milano», trasmesso durante il programma Diritto e Rovescio di Paolo Del Debbio. Nella trasmissione televisiva, attraverso numerose testimonianze, erano stati evidenziati i comportamenti violenti dell’uomo nei confronti dei vicini. Per di più durante l’intervista era arrivato a minacciare la giornalista mimando il gesto di tagliarle la gola. Kabir - che postava sui social i momenti di preghiera in moschea e frasi di Allah - nel settembre del 2023 era già stato denunciato dalla moglie per maltrattamenti in famiglia. Secondo le testimonianze raccolte dalle forze dell’ordine, l’aveva più volte aggredita per essersi opposta alla sua decisione di diventare poligamo così come previsto dai dettami dell’islam. Non solo. Nel luglio del 2020 aveva persino partecipato a una manifestazione per chiedere il permesso di soggiorno a tutti gli immigrati, una richiesta di sanatoria generalizzata per tutti gli stranieri. Il suo estremismo era cresciuto negli anni. In parallelo, il laboratorio culturale che era stato preso in gestione più di 10 anni fa aveva iniziato a fare proselitismo. Già nel 2014 la polizia locale avevano rilevato che dentro quelle stanze vi era una vera e propria moschea. Situazione che era stata poi confermata dai giudici della seconda sezione del Tar di Milano, con una sentenza dove era stata evidenziata «la correlazione tra i lavori di ristrutturazione dei bagni e la realizzazione di un bagno per disabili da un lato e la funzione religiosa dall’altro», scrivevano giudici, «è facilmente desumibile dal fatto che si tratta di servizi presenti normalmente in luoghi aperti al pubblico destinati a soddisfare le esigenze di persone che provengono dall’esterno». Anche perché l’associazione non aveva fornito «prova di alcun uso dell’immobile diverso da quello religioso, è del tutto ragionevole ritenere che i bagni siano a servizio degli avventori della moschea».Salgono così a 760 i casi espulsione o allontanamento eseguiti dal 2015 ad oggi (170 emessi dal ministro dell’Interno, 439 dal Prefetto, 119 dall’autorità giudiziaria, 5 per riammissione «procedura Dublino», 2 in base agli accordi di riammissione Ue, 4 dalla commissione per il Riconoscimento della protezione internazionale, 21 respingimenti e altri 15 ex art. 10 Tui). Quest’anno, come detto, siamo già a 24. Dopo un lieve calo nel 2023, quando furono 74, già nel 2022 se ne calcolarono 79, mentre nel 2021, in piena pandemia, erano stati 59. Anche nel 2020 i provvedimenti furono 59 mentre nel 2019 se ne calcolarono 98. Nel 2015 erano stati appena 66.«Questa espulsione arriva dopo soli due mesi da quando, a inizio febbraio, è stato espulso un cittadino egiziano estremista islamico che dal 2017 perseguitava e molestava una giovane ragazza, accanendosi anche contro i familiari della stessa», ricorda Riccardo De Corato, membro della commissione Sicurezza delle periferie in Italia. «Stiamo parlando di persone molto pericolose, come i fatti hanno più volte confermato, per la sicurezza di tutti noi e, il governo Meloni, sta facendo quello che per anni non è stato fatto, ovvero proteggere il Paese da ogni forma di criminalità, illegalità, abusivismo e terrorismo». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/espulso-limam-violento-di-milano-minacce-dellisis-alla-champions-2667732383.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="lisis-punta-gli-stadi-della-champions-attaccate-londra-madrid-e-parigi" data-post-id="2667732383" data-published-at="1712689699" data-use-pagination="False"> L’Isis punta gli stadi della Champions. «Attaccate Londra, Madrid e Parigi» Stadi nel mirino dei terroristi. Da giorni l’Isis, tramite il suo braccio mediatico Al Azaim, continua a diffondere via Telegram e sul dark web elaborazioni grafiche nelle quali identifica come possibili bersagli gli stadi delle città di Londra, Parigi e Madrid. «Uccideteli tutti», si legge nelle illustrazioni. Nel mirino il Parco dei Principi, il Santiago Bernabeu, il Metropolitano e lo Stadio Emirates. Come noto, non ci sono più squadre italiane in Champions tuttavia, Atalanta, Milan e Roma sono ancora in Europa League mentre la Fiorentina è impegnata nella Conference League e queste partite possono essere quegli «obiettivi soft» dei quali ha parlato l’Isis nelle scorse settimane. L’arresto di lunedì del terrorista tagiko dalle mille identità fermato a Fiumicino mostra come gli uomini dell’Isis sono già in Europa e non devono certo venire dalla Siria per compiere attacchi spettacolari come quelli della notte di Parigi del novembre 2015. Gli basta attraversare una frontiera. In Francia, Germania, Austria, Inghilterra, Belgio solo per citarne alcuni, vivono migliaia di ceceni, tagiki, daghestani, ingusci, kirghizi o uzbeki fuggiti dopo la dissoluzione dell’ex Urss e dalla repressione operata da Vladimir Putin durante le guerre caucasiche, e tra loro il virus dell’estremismo islamico ha fatto molti proseliti come visto in diversi attacchi terroristici. Inoltre, lo Stato islamico può contare su decine di migliaia di cittadini con passaporto europeo radicalizzati e pronti all’atto di forza, senza dimenticare le migliaia di fanatici che vivono in Europa, dove negli anni sono arrivati spesso come rifugiati ad esempio da Afghanistan, Nord Africa, Pakistan, Bangladesh Iraq e Siria. Occhio anche ai prossimi campionati europei di calcio in Germania e alle Olimpiadi di Parigi: due eventi che si terranno (blindati) quest’estate e che sono obbiettivi dichiarati dell’Isis. A proposito del dipartimento dell’Isis che si occupa di produrre i contenuti utili alla propaganda jihadista, non si può non notare come il numero, la qualità e l’efficacia della produzione sia tornata quasi ai livelli del sedicente califfato. Nel periodo tra il 2015 e il 2017, il territorio controllato dall’Isis era più grande della Gran Bretagna. L’organizzazione, secondo un report dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) del 2019, era composta da circa 40.000 foreign fighters (circa 6.000 europei), che si sono uniti allo Stato islamico in Iraq e Siria. Quanti sono oggi? Le stime attuali si aggirano intorno ai 20.000 uomini ancora attivi, di cui circa 10.000 in Iraq e Siria e 10.000 in altri Paesi ma il numero è certamente più grande. Cinque anni fa gli ultimi resti del cosiddetto califfato dello Stato Islamico venivano annientati dalle Forze democratiche siriane (Sdf), la milizia curda sostenuta dagli Stati Uniti e dai suoi alleati, che è stata fondamentale nello sconfiggere il gruppo terroristico. Quella che viene ancora oggi definita «la battaglia finale contro l’Isis» è avvenuta nella città siriana di Al Baghuz Fawqani tra il 9 febbraio e il 23 marzo del 2019. Migliaia i jihadisti morti e altrettanti quelli in fuga mentre oggi 9.000 combattenti, tra i quali molti foreign fighter europei, sono detenuti nei centri gestiti dalle Sdf dai quali basta pagare per scappare. Poi è arrivata la pandemia (2019) e l’organizzazione ne ha approfittato per riorganizzarsi pur continuando ad agire con attacchi isolati «mordi e fuggi» in tutto il mondo. In seguito, come avvenuto in passato, l’Isis ha saputo approfittare degli errori altrui; ad esempio, ha sfruttato lo scriteriato ritiro degli occidentali dall’Afghanistan per rafforzare l’Isis-Khorasan (Iskp) che fino ad allora era un oscuro gruppo di fuoriusciti da altre organizzazioni. Oggi i talebani non controllano più il Paese, incalzati dall’Iskp. L’Isis Khorasan è molto ben strutturato e può contare su 4.000/6.000 effettivi reclutati in Afghanistan, Pakistan e in tutto il Caucaso, che resta uno straordinario serbatoio di estremisti islamici. E non è certo un caso che a Mosca abbiano colpito gli uomini dell’Iskp ai quali il Comando centrale dell’organizzazione ha appaltato l’operazione.
Il direttore Maurizio Belpietro durante l'evento dello scorso anno. Nel riquadro la locandina della terza edizione de «Il giorno de La Verità», in programma martedì 23 giugno a Roma
Praticamente tutti i ministri in carica, e i protagonisti di questo momento storico, attraverso speech e interviste esclusive parleranno di economia, politica, difesa e sicurezza, sostenibilità energetica, agroalimentare, lavoro e formazione. L’obiettivo è sempre il solito: mettere nel mirino i nodi cruciali dell’agenda politica nazionale e internazionale mentre però è ancora in corso la guerra tra Russia e Ucraina e l’intesa sulla pace tra gli Usa e Iran appare meno solida di quanto si vorrebbe.
Per la prima volta, un leader dell’opposizione si confronterà con Belpietro nella splendida cornice dell’Acquario romano, lo storico edificio di fine Ottocento a due passi dalla stazione Termini, sede della Casa dell’architettura. La chiusura, come nella scorsa edizione, sarà riservata al faccia a faccia tra Belpietro e il presidente del Consiglio Giorgia Meloni. L’intero evento, costituito da una serie di panel tematici, si potrà seguire in diretta sui nostri canali social e sul sito Web della Verità.
Ad aprire le danze per sviluppare il tema «Una nuova Primav(era)», intervistato sempre da Belpietro, sarà Giuseppe Conte, il leader del M5s già al lavoro nel campo largo in vista delle prossime elezioni politiche.
Delle sfide sulla sicurezza si parlerà nel secondo panel della giornata, con l’intervento dal ministro della Difesa Guido Crosetto. A seguire, lo spazio dedicato all’economia dove sarà protagonista il ministro Giancarlo Giorgetti.
Si guarderà poi in avanti con «La fabbrica del futuro», spazio dedicato alla competitività nella rivoluzione digitale italiana, dove si confronteranno, con la conduzione del vicedirettore della Verità Giuliano Zulin, Georg Gufler, chief executive officer di Doppelmayr Italy, Fulvio Giuliani, giornalista e responsabile comunicazione di Flash entertainment, Stefano Paggi, chief technology e operation officer di Fibercop, Marco Gay, presidente dell’Unione industriali di Torino, e i rappresentanti di Autostrade per l’Italia e Fs.
È intitolato «Il tesoro d’Italia» il panel dedicato a cibo, filiere e sovranità in cui il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, spiegherà quale sarà la sfida per nutrire il futuro. Con la conduzione del condirettore del nostro quotidiano, Massimo de’ Manzoni, nello stesso spazio è previsto l’intervento di Federico Vecchioni, ceo di BF.
Altro argomento di grande attualità e partita decisiva per l’Europa è «L’energia del potere», panel in cui si confronteranno Riccardo Toto, direttore generaledi Renexia, Edoardo Antonio De Luca, head of central affairs di Enel, Lorenzo Fiorillo, director technology, R&D/Digital Eni, Regina Corradini D’Arienzo, amministratore delegato e direttore generale Simest.
Seguirà l’intervista a Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.
Nello spazio condotto dalla giornalista Rai Manuela Moreno, «Le reti della sovranità», si parlerà di infrastrutture, investimenti e sicurezza energetica nell’era delle crisi. Interverranno Acea, Andrea Giordano, chief infrastructure officer di Adr, Lorenzo Giussani, direttore strategy and growth di A2a.
Inevitabile un focus sul «Lavoro che cambia», con salari, contratti, formazione e occupazione. La domanda cruciale è come alimentare lo sviluppo davanti alla grande trasformazione del mercato. Risponderà nella sua intervista il ministro del Lavoro Elvira Calderone.
Quindi gli interventi di Andrea Stazi, professore di Diritto comparato e Diritto delle nuove tecnologie all’Università San Raffaele di Roma, Rosario Rasizza, ceo di Openjobmetis e presidente di Assosomm, e di Daniele Grassucci, direttore di skuola.net.
Concluderà i lavori, come nella scorsa edizione, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni che, intervistata in esclusiva dal direttore Belpietro, oltre al bilancio del suo governo, potrà anticipare i prossimi passi in agenda per chiudere la sua legislatura tra le richieste dei cittadini, la campagna elettorale già iniziata, i sondaggi e il programma della coalizione di centrodestra «incalzata» dal neo Futuro nazionale dell’ex generale Roberto Vannacci.
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