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L’Ungheria smentisce l’accordo Erdö-Parolin

L’Ungheria smentisce l’accordo Erdö-Parolin
A sinistra il cardinale Peter Erdö. A destra il cardinale Pietro Parolin (Getty Images)
L’ambasciatore magiaro presso la Santa Sede pubblica un post su X dove definisce «speculazioni» le presunte trame con al centro l’ex segretario di Stato e il cardinale conservatore. Che in un’omelia pre-conclave tuona: «Dobbiamo definire la nostra missione».
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Orcel supera il 30% della banca tedesca, ma con i derivati la quota è ben superiore. E mancano due settimane alla chiusura dell’offerta pubblica di scambio. Il mercato dà una lezione al governo di Berlino che da tempo si sta opponendo all’operazione.

Alla fine il mercato ha fatto quello che la politica tedesca sperava di evitare. Ha dato ragione all’ad di Unicredit Andrea Orcel e torto al cancelliere Friedrich Merz. Mentre a Berlino continuano a spiegare che l’offerta della banca italiana su Commerzbank non sarebbe adeguata, gli azionisti stanno mandando un messaggio molto più semplice.

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Trump striglia Bibi: «Pazzo, ti sto salvando il culo. È ora dell’intesa con l’Iran»
Donald Trump (Ansa)
  • Il tycoon furioso con l’alleato: «Colpa tua se adesso tutti quanti odiano Israele». Marco Rubio positivo sui negoziati per il nucleare, da cui dipende lo sblocco dei fondi.
  • Fox diffonde voci sulle dimissioni del presidente iraniano Masoud Pezeshkian. Che lamenta l’ascesa dei pasdaran.

Lo speciale contiene due articoli

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Il Maestro fa il bis e raduna un coro di 3.546 voci amatoriali, spiegando la teologia musicale dell’«Ave verum» e lavorando su Verdi, Boito e Bellini. Tra i cantanti, il genitore di Riccardo Minghetti, morto a 16 anni nel rogo.

La maschera con la maglietta gialla e la scritta «Tenori» dirige il traffico e indica gli ultimi posti liberi in platea. La collega in rosso istruisce mezzosoprani e contralti. Baritoni e bassi si dirigono sicuri verso le tribune verdi, mentre i soprani non si tengono e già intonano Azzurro e Volare. Il Pala De André di Ravenna è stracolmo, eppure stavolta il pubblico non c’è.

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La Chiesa non deve scusarsi per la schiavitù
Vincenzo Gioacchino Raffaele Luigi Pecci, Papa Leone XIII dal 1878 al 1903 (Getty Images)
Le condanne risalgono almeno al 1400. Sull’Africa non arrivò tardi: si espresse quando aveva un senso farlo.

Com’era prevedibile, non è passata inosservata, negli organi di stampa, la parte dell’enciclica Magnifica humanitas nella quale papa Leone XIV, a nome della Chiesa, chiede perdono per l’asserito «ritardo con cui la Chiesa e la società hanno condannato il flagello della schiavitù», essendosi dovuto attendere - egli afferma - «il XIX secolo per trovare una condanna formale, assoluta e universale della schiavitù, in particolare con Leone XIII».

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