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2019-08-27
Trump appoggia Conte a sorpresa e mette in imbarazzo il Pd
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Ansa
Non dimentichiamo che una eventuale maggioranza giallo-rossa vedrebbe al governo forze politiche non certo ostili a Pechino: forze che, anzi, potrebbero auspicare una maggiore convergenza geopolitica e commerciale proprio con la Repubblica Popolare. Non bisogna del resto trascurare che sia stato il Movimento 5 stelle ad affossare di fatto, poche settimane fa, il decreto legge sul golden power: una misura che aveva l'obiettivo di arginare potenziali influenze cinesi nel campo delle telecomunicazioni. Un decreto che era stato auspicato soprattutto dal sottosegretario leghista, Giancarlo Giorgetti, e che andava incontro alla linea dura, stabilita proprio da Trump contro i colossi cinesi, come Huawei. Un ulteriore elemento paradossale è poi costituito dai rapporti con l'asse franco-tedesco. L'eventuale nuovo governo di cui Conte potrebbe essere premier si reggerebbe sulla cosiddetta "maggioranza Ursula", visto che sia Pd che Movimento 5 stelle hanno dato il proprio sostegno all'elezione di Ursula von der Leyen come presidentessa della Commissione europea: un nome vicinissimo alla cancelliera tedesca, Angela Merkel. Quella stessa Angela Merkel contro cui Trump si batte dai tempi della campagna elettorale del 2016, soprattutto sul versante della politica commerciale.
Un terzo elemento di stranezza riguarda poi il contrasto all'immigrazione clandestina. Soprattutto nel 2018, uno dei punti di maggiore convergenza tra Trump e la maggioranza gialloblu in Italia risiedeva proprio nella linea dura, adottata dal Viminale, guidato da Matteo Salvini. Una linea dura che il presidente americano ha sempre mostrato di gradire, soprattutto contro quello che giudicava il lassismo tedesco in materia. Non è chiaro se l'inquilino della Casa Bianca abbia ben presente che un'eventuale nuovo governo Conte adotterebbe probabilmente politiche antitetiche sul fronte migratorio. Inoltre, troviamo l'annosa questione degli F-35: ricordiamo infatti che le lungaggini che hanno non poco irritato Washington negli ultimi mesi sono in buona sostanza da ascrivere alla responsabilità di un potenziale ministro della nuova maggioranza: Elisabetta Trenta.
Infine, paradosso del paradosso, il presidente americano dà di fatto l'endorsement a un potenziale governo, in cui compare il partito che, in Italia, ha sempre duramente osteggiato la sua linea politica: il Pd. Non dimentichiamo che Matteo Renzi - grande regista della nascente maggioranza - abbia ripetutamente ostentato un ottimo rapporto con Barack Obama e che - nel 2016 - si dichiarò favorevole a Hillary Clinton. Più in generale, il Pd non ha mai fatto mistero di considerare Trump un bieco populista, probabilmente aiutato dai russi ad arrivare alla Casa Bianca. Chissà se dal Nazareno adesso inizieranno a considerarlo uno statista.
Detto questo, bisogna comunque riportare le cose alle loro giuste dimensioni. Lo stile dell'attuale presidente americano è noto: si tratta infatti di una figura che punta molto sui rapporti personali diretti. E in questo senso, al di là della suddetta simpatia, Conte rappresenta probabilmente per lui l'unico interlocutore realmente noto nel caos del nascituro governo (un caos politico-istituzionale, rispetto a cui non sappiamo quanto Trump sia realmente addentro). In secondo luogo, non trascuriamo che - almeno per il momento - si tratti di un post su Twitter. È vero: Trump è abituato a comunicare sui social network ma resta comunque valida la distinzione tra opinione personale e atto formale. L'endorsement c'è indubbiamente stato. Ma ha valore fino a un certo punto. Gli schieramenti politici del centrodestra (a partire dalla Lega) restano comunque di fatto le forze maggiormente atlantiste nello scacchiere politico italiano. E l'incontro tra Matteo Salvini e il vicepresidente americano Mike Pence a Washington, lo scorso giugno, sta a dimostrare questo stato di cose. Un atlantismo che - alla prova dei fatti - un eventuale Conte bis ben difficilmente sarebbe in grado di garantire. E Trump a quel punto non sarebbe più tanto tenero.
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Sorpresa nella crisi di governo italiana. Donald Trump ha dato, abbastanza inaspettatamente, il suo endorsement a Giuseppe Conte. In un post su Twitter, il presidente americano ha infatti dichiarato: «Si stanno mettendo bene le cose per il presidente del Consiglio italiano, molto rispettato, Giuseppe Conte. Ha rappresentato l'Italia con forza al G7, ama molto il suo Paese e lavora bene con gli Stati Uniti. È un uomo di grande talento ed è auspicabile che rimanga primo ministro!». Il tweet è stato tra l'altro corretto a causa di un refuso relativo al nome del premier, chiamato «Giuseppi». Un endorsement in piena regola, tanto più perché pronunciato nel corso delle ore decisive per la formazione del governo targato Pd-M5s. Si tratta di una mossa fondamentalmente inattesa, visto che tutto lasciava presagire che l'attuale inquilino della Casa Bianca non potesse che essere contrario al ribaltone italiano. Soprattutto per la questione cinese.Non dimentichiamo che una eventuale maggioranza giallo-rossa vedrebbe al governo forze politiche non certo ostili a Pechino: forze che, anzi, potrebbero auspicare una maggiore convergenza geopolitica e commerciale proprio con la Repubblica Popolare. Non bisogna del resto trascurare che sia stato il Movimento 5 stelle ad affossare di fatto, poche settimane fa, il decreto legge sul golden power: una misura che aveva l'obiettivo di arginare potenziali influenze cinesi nel campo delle telecomunicazioni. Un decreto che era stato auspicato soprattutto dal sottosegretario leghista, Giancarlo Giorgetti, e che andava incontro alla linea dura, stabilita proprio da Trump contro i colossi cinesi, come Huawei. Un ulteriore elemento paradossale è poi costituito dai rapporti con l'asse franco-tedesco. L'eventuale nuovo governo di cui Conte potrebbe essere premier si reggerebbe sulla cosiddetta "maggioranza Ursula", visto che sia Pd che Movimento 5 stelle hanno dato il proprio sostegno all'elezione di Ursula von der Leyen come presidentessa della Commissione europea: un nome vicinissimo alla cancelliera tedesca, Angela Merkel. Quella stessa Angela Merkel contro cui Trump si batte dai tempi della campagna elettorale del 2016, soprattutto sul versante della politica commerciale.Un terzo elemento di stranezza riguarda poi il contrasto all'immigrazione clandestina. Soprattutto nel 2018, uno dei punti di maggiore convergenza tra Trump e la maggioranza gialloblu in Italia risiedeva proprio nella linea dura, adottata dal Viminale, guidato da Matteo Salvini. Una linea dura che il presidente americano ha sempre mostrato di gradire, soprattutto contro quello che giudicava il lassismo tedesco in materia. Non è chiaro se l'inquilino della Casa Bianca abbia ben presente che un'eventuale nuovo governo Conte adotterebbe probabilmente politiche antitetiche sul fronte migratorio. Inoltre, troviamo l'annosa questione degli F-35: ricordiamo infatti che le lungaggini che hanno non poco irritato Washington negli ultimi mesi sono in buona sostanza da ascrivere alla responsabilità di un potenziale ministro della nuova maggioranza: Elisabetta Trenta.Infine, paradosso del paradosso, il presidente americano dà di fatto l'endorsement a un potenziale governo, in cui compare il partito che, in Italia, ha sempre duramente osteggiato la sua linea politica: il Pd. Non dimentichiamo che Matteo Renzi - grande regista della nascente maggioranza - abbia ripetutamente ostentato un ottimo rapporto con Barack Obama e che - nel 2016 - si dichiarò favorevole a Hillary Clinton. Più in generale, il Pd non ha mai fatto mistero di considerare Trump un bieco populista, probabilmente aiutato dai russi ad arrivare alla Casa Bianca. Chissà se dal Nazareno adesso inizieranno a considerarlo uno statista. Detto questo, bisogna comunque riportare le cose alle loro giuste dimensioni. Lo stile dell'attuale presidente americano è noto: si tratta infatti di una figura che punta molto sui rapporti personali diretti. E in questo senso, al di là della suddetta simpatia, Conte rappresenta probabilmente per lui l'unico interlocutore realmente noto nel caos del nascituro governo (un caos politico-istituzionale, rispetto a cui non sappiamo quanto Trump sia realmente addentro). In secondo luogo, non trascuriamo che - almeno per il momento - si tratti di un post su Twitter. È vero: Trump è abituato a comunicare sui social network ma resta comunque valida la distinzione tra opinione personale e atto formale. L'endorsement c'è indubbiamente stato. Ma ha valore fino a un certo punto. Gli schieramenti politici del centrodestra (a partire dalla Lega) restano comunque di fatto le forze maggiormente atlantiste nello scacchiere politico italiano. E l'incontro tra Matteo Salvini e il vicepresidente americano Mike Pence a Washington, lo scorso giugno, sta a dimostrare questo stato di cose. Un atlantismo che - alla prova dei fatti - un eventuale Conte bis ben difficilmente sarebbe in grado di garantire. E Trump a quel punto non sarebbe più tanto tenero.
«Wonder Man» (Disney+)
La nuova serie, su Disney+ da mercoledì 28 gennaio, segue Simon Williams, supereroe con identità segreta, alle prese con una carriera da attore e la sorveglianza del Dipartimento per il controllo dei danni. Tra quotidiano e straordinario, lo show intrattiene senza promettere rivoluzioni.
L'idea è ormai sedimentata. I supereroi, la cui narrazione un tempo era appannaggio di pochi e magnifici film, sarebbero stati sfruttati dalla serialità televisiva. Un do ut des, perché la domanda non rimanesse mai senza risposta e perché anche i personaggi minori degli universi fumettistici potessero trovare un loro spazio. Ci sarebbe stata reciprocità, uno scambio consensuale fra il pubblico e la parte creativa. E così, in questi ultimi anni, è stato. Così continuerà ad essere.
Wonder Man, su Disney+ da mercoledì 28 gennaio, sembra portare avanti quel che è iniziato diverse stagioni fa, l'idea ormai sedimentata. Al centro, dunque, non ha alcun personaggio noto. Non ai più. Protagonista dello show è Simon Williams, un ragazzo all'apparenza ordinario, impegnato a intraprendere una carriera da attore. Parrebbe desiderare quello che tanti, come lui, desiderano: un posto nel mondo patinato dello spettacolo, sotto i riflettori, dove il lavoro si possa mescolare al gioco e il gioco al divertimento. Per farlo, parrebbe anche disposto a tutto. Ivi compreso nascondere quel che più lo renderebbe straordinario, i suoi super poteri. Simon Williams, di cui è stato raccontato (ad oggi) solo all'interno dei fumetti, non è un uomo qualunque, ma un supereroe. Un supereroe che il Dipartimento per il Controllo dei Danni, guidato dall'agente P. Cleary, considera alla stregua di una minaccia. Troppo spesso i supereroi si sono ritagliati ruoli che, all'interno della società, non avrebbero dovuto ricoprire. Troppo spesso i media sono andati loro dietro, accecati da quell'abbaglio che il Dipartimento vuole denunciare come tale.Williams abbozza, concentrando ogni energia su di sé, l'occultamento dei poteri e la carriera da attore. Una carriera che potrebbe prendere il volo, qualora il ragazzo riuscisse ad aggiudicarsi la parte del protagonista in un remake d'autore.Wonder Man si muove così, su un binario duplice, sfruttando l'alterità tra identità segreta e identità pubblica. C'è l'uomo, quello semplice e comune, con i drammi e le difficoltà, le gioie e l'evolversi di un quotidiano che in nulla differisce da quello di chi guardi. E c'è il supereroe, messo alle strette da un'istituzione ambigua, che vorrebbe controllarne il potenziale. Non è irrinunciabile e non promette di inaugurare un nuovo filone, una nuova epopea. Però, intrattiene, con quel po' di genuina magia che i supereroi sanno portarsi appresso.
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