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2024-05-15
Ai macroniani la destra non fa più schifo
Charles Michel (Ansa)
Todos caballeros. A meno di un mese dalle elezioni europee il presidente del Consiglio Ue Charles Michel scopre che «con i partiti politici definiti di estrema destra si può collaborare». La conversione sulla via di Bruxelles è uno schiaffo in pieno volto alla galassia socialista e rossoverde che in questi cinque anni ha condizionato le politiche comunitarie, trasformando la transizione green e digitale in un incubo per i cittadini del continente. Quella che avviene durante il Forum per la Democrazia di Copenaghen è una presa di distanza neppure sfumata: «Al Consiglio europeo c’erano dubbi e preoccupazioni prima delle elezioni di Stati membri, poi abbiamo visto che era possibile lavorare con i governi di quei Paesi anche se nella coalizione c’era un partito di estrema destra».
Continua ad aggiungere «estrema» per tenere fede alla narrazione distorta da slogan mediatici compiacenti, ma il succo è facilmente individuabile: un’apertura ai conservatori di Ecr e ai sovranisti di Id. Michel, di fatto emanazione di Emmanuel Macron, aggiunge: «Non voglio fare esempi specifici». Poiché non si tratta di Spagna, Francia, Germania, Polonia (la destra non è più al governo) e l’Ungheria non è così centrale nel dibattito elettorale, è fin troppo facile intuire che sta parlando dell’Italia del governo di Giorgia Meloni, rappresentato a Bruxelles in un modo così grottesco da rendere lunare quella raffigurazione nell’impatto con la realtà.
Il belga numero due della Ue ha pulito gli occhiali e arriva ad ammettere: «Se osservo i partiti politici che vengono definiti di estrema destra, noto che vi sono al loro interno delle personalità con cui si può collaborare, perché condividono gli stessi obiettivi sui temi chiave, mentre ci sono altri con cui non è possibile collaborare. Al nuovo Parlamento europeo la questione principale sarà riconoscere i partiti politici pronti a cooperare per sostenere l’Ucraina, difendere i principi democratici e rendere l’Ue più forte». Improvvisamente non si parla d’altro. E deliri come i desideri Lgbtq, l’aborto nella Costituzione, il suicidio assistito universale, il fascismo marziano, la tassazione feroce degli immobili sono finiti nel deposito di Indiana Jones.
Quello di Michel è pragmatismo puro che arriva a smentire il «mai accordi con l’estrema destra» di Ursula von der Leyen, peraltro invisa all’euroburocrate belga di Renew Europe, quindi da contrastare con argomentazioni opposte. Ora diventa importante capire se l’uscita del colonnello macroniano che fu al centro del Sofagate (quando ad Ankara non aprì bocca mentre Recep Erdogan lasciava in piedi lady Ursula fra gli imbarazzi del mondo) sia spontanea o determinata da interessi elettorali maturati dopo aver preso visione degli ultimi sondaggi. Non è più così scontato che Ppe e alleati non marcatamente di sinistra abbiano i numeri per tenere fuori dagli accordi i Conservatori riformisti di Giorgia Meloni e i sovranisti di Identità e Democrazia, dove alberga la Lega di Matteo Salvini. A destra è in atto una ristrutturazione dei gruppi con l’obiettivo di un avvicinamento sulle posizioni mediane, con la marginalizzazione e l’espulsione di qualche frangia impresentabile. Un cammino che può avere appeal presso il blocco centrista del parlamento.
Per il capo delegazione di Fratelli d’Italia a Bruxelles, Carlo Fidanza, l’endorsement va accolto con molta prudenza. «Fa piacere questa conversione, ma noi ribadiamo l’impegno per creare una maggioranza alternativa alla sinistra e riprodurre il sistema di governo italiano. Con due temi cardine: una transizione verde sostenibile per i cittadini e un controllo serio e regolamentato delle frontiere esterne, dossier sui quali abbiamo avuto un’ampia conversione. Il nostro obiettivo principale rimane quello di mandare la sinistra all’opposizione, come abbiamo fatto in Italia». Sulla spontaneità delle parole di Michel, Fidanza non si sbilancia: «Mi auguro che sia sincero e non solo mosso da interessi elettorali. Che ci sia in atto un ripensamento dei centristi nei confronti della sinistra rossoverde è fuor di dubbio, anche perché l’elettorato di liberali e popolari non sta da quella parte. Solo non vorrei che si trattasse della solita logica dei “due forni”: prendere voti a destra per poi sedersi a sinistra».
Anche la Lega osserva la dichiarazione in controluce. L’europarlamentare presidente del gruppo Id, Marco Zanni, ricorda cinque anni di disastri e intuisce nelle parole di Michel un certo interesse di facciata. «Finalmente, ora che è al termine di un mandato fallimentare dove è stato ininfluente quando non dannoso, Michel apre le porte al centrodestra che è in crescita in tutta Europa. E lo fa con la sua famiglia politica in picchiata nei sondaggi. Troppo poco, troppo tardi, specialmente dopo una legislatura in cui questa Ue ha fatto di tutto per escludere vergognosamente la Lega e i suoi alleati insultando il voto democratico di milioni di cittadini europei».
Secondo Zanni, più che le aperture tardive di euroburocrati in scadenza, «conta un cambio radicale di chi ha comandato e mal governato a Bruxelles finora, portando avanti una serie di politiche folli e fortemente penalizzanti verso imprese, lavoratori e famiglie. A cominciare dalle eurofollie green. Grazie lo stesso a Michel per avere evidenziato l’ovvio e ciò che sapevamo da tempo». Si sente il rumore di una porta che si chiude, magari non a chiave.
Un tribunale mette sotto tutela Afd il secondo partito della Germania
Il Tribunale amministrativo superiore della Renania Settentrionale-Vestfalia, con sede a Münster, ha respinto il ricorso presentato dall’Afd contro l’Ufficio federale per la protezione della Costituzione (Verfassungsschutz), ossia i servizi segreti interni della Germania, i quali avevano classificato il partito sovranista tedesco come un «caso sospetto» di estremismo di destra. I giudici, in sostanza, hanno dato torto al partito guidato da Alice Weidel e Tino Chrupalla, che attualmente è la seconda forza politica del Paese, data dai sondaggi intorno al 20%, dietro alla Cdu (30%) ma davanti ai tre partiti di governo.
Le motivazioni della sentenza non sono ancora note, ma il giudice Gerald Buck ha già spiegato che esisterebbero «prove sufficienti» per affermare che l’Afd starebbe «perseguendo obiettivi che attentano alla dignità umana di determinati gruppi di persone e ai princìpi democratici». La fondatezza di un’accusa tanto grave, tuttavia, non risiederebbe in presunte attività eversive del partito volte a rovesciare le istituzioni. Al contrario, sostengono i giudici, «c’è il fondato sospetto» che «una parte rilevante dell’Afd» non consideri veri tedeschi gli immigrati che hanno conseguito la cittadinanza». Il che, secondo il tribunale, «costituisce una discriminazione inammissibile ai sensi della Costituzione».
Il fatto che l’Afd conti tra le sue file diversi esponenti di origine straniera non ha convinto i togati. A pesare sarebbero piuttosto «numerose dichiarazioni rivolte contro i migranti» da alcuni membri del partito. I giudici, peraltro, si sono rifiutati di esaminare circa 470 istanze probatorie presentate dai legali dell’Afd, giudicandole irrilevanti. La decisione del tribunale permetterà al Verfassungsschutz di tenere sotto osservazione il partito e persino di infiltrarlo con agenti dei servizi segreti.
I vertici dell’Afd hanno contestato la sentenza, annunciando un ricorso presso il Tribunale amministrativo federale e, in caso, presso la Corte costituzionale. «Siamo stupiti che non debbano essere fornite prove a sostegno delle accuse e che il tribunale non le abbia neppure richieste», ha dichiarato la presidente Alice Weidel . «Per noi è un verdetto inaccettabile». Le ha fatto eco il copresidente Tino Chrupalla, il quale ha aggiunto che l’annuncio della sentenza «nel bel mezzo della campagna elettorale dimostra che dietro c’è una motivazione politica». In effetti, oltre alle Europee, in autunno si terranno le elezioni regionali in Turingia, Brandeburgo e Sassonia: tre Stati federati orientali in cui l’Afd è primo in tutti i sondaggi.
Nel frattempo, diversi avversari politici hanno colto l’occasione per rilanciare la proposta di mettere al bando l’Afd. Marco Wanderwitz, esponente della Cdu, ha persino affermato, in un’intervista a Die Zeit, che «soprattutto all’Est il partito non può più essere sconfitto politicamente». Dove non arriva la politica, insomma, devono arrivare i giudici. Di diverso avviso è Marco Buschmann (Fdp), il ministro della Giustizia: la sentenza, ha dichiarato, «non apre automaticamente la strada a una procedura di messa al bando dell’Afd». E comunque, ha aggiunto, sarebbe opportuno continuare a combattere l’Afd con la forza degli argomenti: «Questa dovrebbe rimanere l’aspirazione dei veri democratici».
Occorre ricordare che il Verfassungsschutz dipende dal ministro dell’Interno e che i suoi presidenti sono dirette emanazioni della politica. L’attuale, Thomas Haldenwang, è un membro della Cdu, che sin dalla sua nomina nel 2018 (sotto l’ultimo governo di Angela Merkel) aveva dichiarato che avrebbe rilanciato la lotta contro l’estremismo di destra. Di recente, inoltre, il presidente della succursale in Turingia, Stephan Kramer (membro della Spd), ha promesso che farà tutto ciò che è in suo potere per scongiurare la vittoria elettorale dell’Afd. Che, attualmente, in Turingia veleggia intorno al 30%.
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Michel, il presidente del Consiglio Ue, si converte sulla via delle Europee: «Ci preoccupavamo per certe forze andate al governo, invece con loro si può collaborare». Ma Fdi e Lega non abboccano: «Troppo tardi, noi lavoriamo a maggioranze alternative».Gli 007 potranno infiltrare Afd, secondo partito in Germania. E tra i rivali c’è chi torna a chiederne lo scioglimento.Lo speciale contiene due articoli.Todos caballeros. A meno di un mese dalle elezioni europee il presidente del Consiglio Ue Charles Michel scopre che «con i partiti politici definiti di estrema destra si può collaborare». La conversione sulla via di Bruxelles è uno schiaffo in pieno volto alla galassia socialista e rossoverde che in questi cinque anni ha condizionato le politiche comunitarie, trasformando la transizione green e digitale in un incubo per i cittadini del continente. Quella che avviene durante il Forum per la Democrazia di Copenaghen è una presa di distanza neppure sfumata: «Al Consiglio europeo c’erano dubbi e preoccupazioni prima delle elezioni di Stati membri, poi abbiamo visto che era possibile lavorare con i governi di quei Paesi anche se nella coalizione c’era un partito di estrema destra».Continua ad aggiungere «estrema» per tenere fede alla narrazione distorta da slogan mediatici compiacenti, ma il succo è facilmente individuabile: un’apertura ai conservatori di Ecr e ai sovranisti di Id. Michel, di fatto emanazione di Emmanuel Macron, aggiunge: «Non voglio fare esempi specifici». Poiché non si tratta di Spagna, Francia, Germania, Polonia (la destra non è più al governo) e l’Ungheria non è così centrale nel dibattito elettorale, è fin troppo facile intuire che sta parlando dell’Italia del governo di Giorgia Meloni, rappresentato a Bruxelles in un modo così grottesco da rendere lunare quella raffigurazione nell’impatto con la realtà. Il belga numero due della Ue ha pulito gli occhiali e arriva ad ammettere: «Se osservo i partiti politici che vengono definiti di estrema destra, noto che vi sono al loro interno delle personalità con cui si può collaborare, perché condividono gli stessi obiettivi sui temi chiave, mentre ci sono altri con cui non è possibile collaborare. Al nuovo Parlamento europeo la questione principale sarà riconoscere i partiti politici pronti a cooperare per sostenere l’Ucraina, difendere i principi democratici e rendere l’Ue più forte». Improvvisamente non si parla d’altro. E deliri come i desideri Lgbtq, l’aborto nella Costituzione, il suicidio assistito universale, il fascismo marziano, la tassazione feroce degli immobili sono finiti nel deposito di Indiana Jones. Quello di Michel è pragmatismo puro che arriva a smentire il «mai accordi con l’estrema destra» di Ursula von der Leyen, peraltro invisa all’euroburocrate belga di Renew Europe, quindi da contrastare con argomentazioni opposte. Ora diventa importante capire se l’uscita del colonnello macroniano che fu al centro del Sofagate (quando ad Ankara non aprì bocca mentre Recep Erdogan lasciava in piedi lady Ursula fra gli imbarazzi del mondo) sia spontanea o determinata da interessi elettorali maturati dopo aver preso visione degli ultimi sondaggi. Non è più così scontato che Ppe e alleati non marcatamente di sinistra abbiano i numeri per tenere fuori dagli accordi i Conservatori riformisti di Giorgia Meloni e i sovranisti di Identità e Democrazia, dove alberga la Lega di Matteo Salvini. A destra è in atto una ristrutturazione dei gruppi con l’obiettivo di un avvicinamento sulle posizioni mediane, con la marginalizzazione e l’espulsione di qualche frangia impresentabile. Un cammino che può avere appeal presso il blocco centrista del parlamento. Per il capo delegazione di Fratelli d’Italia a Bruxelles, Carlo Fidanza, l’endorsement va accolto con molta prudenza. «Fa piacere questa conversione, ma noi ribadiamo l’impegno per creare una maggioranza alternativa alla sinistra e riprodurre il sistema di governo italiano. Con due temi cardine: una transizione verde sostenibile per i cittadini e un controllo serio e regolamentato delle frontiere esterne, dossier sui quali abbiamo avuto un’ampia conversione. Il nostro obiettivo principale rimane quello di mandare la sinistra all’opposizione, come abbiamo fatto in Italia». Sulla spontaneità delle parole di Michel, Fidanza non si sbilancia: «Mi auguro che sia sincero e non solo mosso da interessi elettorali. Che ci sia in atto un ripensamento dei centristi nei confronti della sinistra rossoverde è fuor di dubbio, anche perché l’elettorato di liberali e popolari non sta da quella parte. Solo non vorrei che si trattasse della solita logica dei “due forni”: prendere voti a destra per poi sedersi a sinistra».Anche la Lega osserva la dichiarazione in controluce. L’europarlamentare presidente del gruppo Id, Marco Zanni, ricorda cinque anni di disastri e intuisce nelle parole di Michel un certo interesse di facciata. «Finalmente, ora che è al termine di un mandato fallimentare dove è stato ininfluente quando non dannoso, Michel apre le porte al centrodestra che è in crescita in tutta Europa. E lo fa con la sua famiglia politica in picchiata nei sondaggi. Troppo poco, troppo tardi, specialmente dopo una legislatura in cui questa Ue ha fatto di tutto per escludere vergognosamente la Lega e i suoi alleati insultando il voto democratico di milioni di cittadini europei».Secondo Zanni, più che le aperture tardive di euroburocrati in scadenza, «conta un cambio radicale di chi ha comandato e mal governato a Bruxelles finora, portando avanti una serie di politiche folli e fortemente penalizzanti verso imprese, lavoratori e famiglie. A cominciare dalle eurofollie green. Grazie lo stesso a Michel per avere evidenziato l’ovvio e ciò che sapevamo da tempo». Si sente il rumore di una porta che si chiude, magari non a chiave.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/elezioni-europee-macroniani-2668260507.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="un-tribunale-mette-sotto-tutela-afd-il-secondo-partito-della-germania" data-post-id="2668260507" data-published-at="1715719606" data-use-pagination="False"> Un tribunale mette sotto tutela Afd il secondo partito della Germania Il Tribunale amministrativo superiore della Renania Settentrionale-Vestfalia, con sede a Münster, ha respinto il ricorso presentato dall’Afd contro l’Ufficio federale per la protezione della Costituzione (Verfassungsschutz), ossia i servizi segreti interni della Germania, i quali avevano classificato il partito sovranista tedesco come un «caso sospetto» di estremismo di destra. I giudici, in sostanza, hanno dato torto al partito guidato da Alice Weidel e Tino Chrupalla, che attualmente è la seconda forza politica del Paese, data dai sondaggi intorno al 20%, dietro alla Cdu (30%) ma davanti ai tre partiti di governo. Le motivazioni della sentenza non sono ancora note, ma il giudice Gerald Buck ha già spiegato che esisterebbero «prove sufficienti» per affermare che l’Afd starebbe «perseguendo obiettivi che attentano alla dignità umana di determinati gruppi di persone e ai princìpi democratici». La fondatezza di un’accusa tanto grave, tuttavia, non risiederebbe in presunte attività eversive del partito volte a rovesciare le istituzioni. Al contrario, sostengono i giudici, «c’è il fondato sospetto» che «una parte rilevante dell’Afd» non consideri veri tedeschi gli immigrati che hanno conseguito la cittadinanza». Il che, secondo il tribunale, «costituisce una discriminazione inammissibile ai sensi della Costituzione». Il fatto che l’Afd conti tra le sue file diversi esponenti di origine straniera non ha convinto i togati. A pesare sarebbero piuttosto «numerose dichiarazioni rivolte contro i migranti» da alcuni membri del partito. I giudici, peraltro, si sono rifiutati di esaminare circa 470 istanze probatorie presentate dai legali dell’Afd, giudicandole irrilevanti. La decisione del tribunale permetterà al Verfassungsschutz di tenere sotto osservazione il partito e persino di infiltrarlo con agenti dei servizi segreti. I vertici dell’Afd hanno contestato la sentenza, annunciando un ricorso presso il Tribunale amministrativo federale e, in caso, presso la Corte costituzionale. «Siamo stupiti che non debbano essere fornite prove a sostegno delle accuse e che il tribunale non le abbia neppure richieste», ha dichiarato la presidente Alice Weidel . «Per noi è un verdetto inaccettabile». Le ha fatto eco il copresidente Tino Chrupalla, il quale ha aggiunto che l’annuncio della sentenza «nel bel mezzo della campagna elettorale dimostra che dietro c’è una motivazione politica». In effetti, oltre alle Europee, in autunno si terranno le elezioni regionali in Turingia, Brandeburgo e Sassonia: tre Stati federati orientali in cui l’Afd è primo in tutti i sondaggi. Nel frattempo, diversi avversari politici hanno colto l’occasione per rilanciare la proposta di mettere al bando l’Afd. Marco Wanderwitz, esponente della Cdu, ha persino affermato, in un’intervista a Die Zeit, che «soprattutto all’Est il partito non può più essere sconfitto politicamente». Dove non arriva la politica, insomma, devono arrivare i giudici. Di diverso avviso è Marco Buschmann (Fdp), il ministro della Giustizia: la sentenza, ha dichiarato, «non apre automaticamente la strada a una procedura di messa al bando dell’Afd». E comunque, ha aggiunto, sarebbe opportuno continuare a combattere l’Afd con la forza degli argomenti: «Questa dovrebbe rimanere l’aspirazione dei veri democratici». Occorre ricordare che il Verfassungsschutz dipende dal ministro dell’Interno e che i suoi presidenti sono dirette emanazioni della politica. L’attuale, Thomas Haldenwang, è un membro della Cdu, che sin dalla sua nomina nel 2018 (sotto l’ultimo governo di Angela Merkel) aveva dichiarato che avrebbe rilanciato la lotta contro l’estremismo di destra. Di recente, inoltre, il presidente della succursale in Turingia, Stephan Kramer (membro della Spd), ha promesso che farà tutto ciò che è in suo potere per scongiurare la vittoria elettorale dell’Afd. Che, attualmente, in Turingia veleggia intorno al 30%.
Brigitte Macron (Ansa)
Dei commenti malevoli nei confronti della first lady transalpina circolavano già poco tempo dopo la prima elezione di Emmanuel Macron all’Eliseo, nel 2017. Poi, nel 2021, su Youtube, è stato pubblicato un video che faceva insinuazioni nei confronti di Brigitte Macron. L’autrice del video, della durata di quattro ore, è Delphine J., conosciuta sui social con lo pseudonimo di Amandine Roy. Il video, successivamente cancellato, insinuava che Brigitte Macron non sarebbe mai esistita. Al suo posto ci sarebbe stato invece il fratello, Jean-Michel Trogneux. Sempre secondo queste illazioni, l’uomo avrebbe cambiato sesso e dato vita all’identità della première dame. Come riportato dalla tv pubblica France info, Delphine J. aveva dichiarato in un’udienza precedente che «in quanto donna anatomica» si era sentita «attaccata» dalla presunta identità transgender della moglie del presidente francese. Ieri, dopo la lettura della sentenza, la youtuber non ha rilasciato dichiarazioni ai giornalisti, ma ha preferito lasciar parlare una delle sue sostenitrici che ha dichiarato: «Siamo in un sistema monarchico».
Bertrand Scholler, presentato come «gallerista» da vari media transalpini, tra i quali Bfm tv e Le Monde, è stato condannato a sei mesi di carcere con la condizionale per un fotomontaggio di Brigitte Macron, realizzato nel 2024. La reazione del condannato non si è fatta attendere. Uscendo dall’aula del tribunale Scholler ha dichiarato che «se ciò che dite non piace» allora «sarete condannati. È un fatto del principe!». E ancora che «in Francia non si ha più il diritto di pensare!»
Delphine J. e Scholler erano i soli imputati presenti ieri in tribunale. Mancava invece Aurélien Poirson-Atlan, noto sui social come Zoé Sagan e ritenuto colpevole per aver pubblicato dei testi su X riguardanti la moglie del presidente francese. Nelle fasi precedenti del processo, ha ricordato ancora il canale pubblico, Poirson-Atlan aveva affermato che esisteva un «segreto di Stato scioccante» che implicava «una pedofilia tollerata dallo Stato».
Come Poirson-Atlan mancavano dall’aula anche tutti gli altri imputati. In primo luogo Jean-Christophe P., condannato a sei mesi di carcere «puri» anche in relazione alla sua assenza all’udienza. Un quasi omonimo, Jean-Christophe D., è stato invece condannato semplicemente a partecipare ad uno stage di sensibilizzazione sui comportamenti da tenere su internet. Quest’ultimo era stato l’unico a presentare delle scuse a Brigitte Macron. Gli altri imputati, che hanno ottenuto la condizionale, erano Christelle L., Philippe D., Jean-Luc M., Jérôme A. e Jérôme C.
Come ricordato da Le Monde, il processo conclusosi con la sentenza di ieri non ha riguardato il giornalista Xavier Poussard, il cui caso è stato separato perché risiede a Milano. Il quotidiano francese ha scritto che Poussard, autore del best seller Becoming Brigitte (che tradotto in italiano significa «diventando Brigitte») è «l’altro grande istigatore della fake news di portata mondiale» contro la première dame. Tra l’altro, alcuni dei condannati di ieri avevano ripreso delle pubblicazioni di Poussard. I media francesi hanno ricordato anche la denuncia presentata da Macron e dalla moglie negli Stati Uniti contro l’influencer americana Candace Owens.
Domenica sera, Brigitte Macron era intervenuta al tg della prima rete privata francese, Tf1, per parlare di un’iniziativa solidale. La conduttrice le ha però posto delle domande sul processo, alle quali la première dame ha risposto: «mi batto costantemente. Voglio aiutare gli adolescenti a battersi contro il bullismo». La moglie del presidente ha anche detto che nessuno «toccherà la mia genealogia» perché «con questo non si scherza».
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Ecco #DimmiLaVerità del 6 gennaio 2026. Il deputato della Lega Giampiero Zinzi commenta la falsa partenza di Fico in Campania tra incompatibilità e conflitti di interesse.
In questa puntata di Segreti si ricostruisce il delitto di Aurora a Milano: un omicidio brutale, preceduto da aggressioni, segnali ignorati e una lunga scia di precedenti. Un’analisi che mette al centro il profilo dell’assassino, le falle del sistema e una domanda che resta aperta: come è stato possibile che un soggetto così pericoloso fosse ancora libero di colpire?
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La piccola exclave per decenni ha avuto un’economia particolarmente florida, basata sugli introiti del locale casinò, gestito da una società interamente partecipata dal Comune. Fino al 2018, quando il fallimento della casa da gioco (riaperta nel 2021 dopo l’omologa del concordato) ha trascinato l’ente locale in un dissesto milionario, come detto tuttora gestito da un organismo straordinario di liquidazione che affianca il lavoro dell’attuale primo cittadino, eletto nel 2020 dopo due anni di commissariamento.
Prima del tracollo di otto anni fa, i dipendenti comunali erano circa 120 (poco meno del 10% della popolazione), di cui una quarantina deputati ai controlli all’interno del casinò; adesso, il drastico taglio al budget comunale ha falcidiato il personale, ridotto a 15 unità, di cui due part-time. Ma gli stipendi d’oro, derivanti da una norma risalente agli anni Ottanta, basata sul fatto che la «particolare situazione geografica e il contesto economico svizzero in cui è inserito il Comune di Campione d’Italia ove la valuta corrente è il franco svizzero», stabiliva trattamento un economico dei dipendenti comunali con decorrenza 1° gennaio 1986, prevedendo un assegno ad personam da 4.000 a 5.000 franchi svizzeri, e assegno di exclave da 5.000 a 6.000 franchi per un totale mensile netto a dipendente fra gli 8.000 e i 13.000 franchi. A oggi una cifra che spazia all’incirca tra gli 8.000 e i 13.000 euro netti mensili.
Sulle nuove assunzioni Verda e Marchesini, hanno prodotto un’interrogazione a risposta scritta diretta al sindaco Roberto Canesi: «In un momento dove non si pagano gli arretrati degli ex dipendenti, dei pensionati, dei carabinieri, si cerca solo di favorire figure singole senza a nostro avviso una strategia, basti pensare che la pianta organica dal 1° gennaio 2026 passerà da 15 a 21, con cinque di loro componenti della polizia locale, tra cui addirittura marito e moglie, e la spesa passa da 2 milioni e 700.000 euro a 4 milioni e 700.000».
Secondo quanto risulta a La Verità tra i nuovi assunti ci sarebbe anche una persona che si era licenziata dopo il dissesto e che è stata riassunta direttamente, grazie a una norma che permette di far tornare nel posto di lavoro chi si era dimesso nei cinque anni precedenti. Anche su questo caso i due consiglieri di Campione 2.0 hanno presentato un’interrogazione. Anche perché, in virtù della procedura di dissesto, il Comune di Campione d’Italia, come prevede la normativa, riceve fondi da Roma. «Il contributo dello Stato a Campione d’Italia è di 10 milioni di euro, la metà viene spesa per tutti i dipendenti», spiega a La Verità il consigliere Verda. In passato i maxi stipendi venivano coperti dai proventi che generava il casinò, che riempivano le casse del Comune, con cifre che oscillavano, prima del 2018, tra i 40 e i 50 milioni di euro.
L’ente locale è tuttora l’azionista unico della società partecipata che gestisce la casa da gioco. Ma con l’entrata in vigore del concordato, indispensabile per sanare il debito da circa 132 milioni di euro della casa da gioco, quest’ultima paga al Comune una somma fissa per tutta la durata della procedura. Si parte dai 500.000 euro del 2022, per arrivare ai 2,5 milioni che la casa da gioco verserà nel 2026 e 2027. Detto in parole povere, senza il contributo di Stato, il Comune probabilmente farebbe fatica a pagare gli stipendi. Ma c’è di più. Il dissesto di un Comune impone vincoli che rendono pressoché impossibile assumere nuovo personale. E anche su questo argomento la tensione tra la maggioranza e l’opposizione è alle stelle. Per quest’ultima, infatti, se da un lato è vero che esiste il decreto ministeriale del 24 dicembre 2021 di approvazione dell’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato 2018-2022, dall’altro c’è stato in seguito l’esito negativo del controllo della Corte dei Conti e la decisione delle Sezioni riunite che porterebbero a escludere che il Comune possa qualificarsi come dotato di un bilancio stabilmente riequilibrato.
Di conseguenza, l’ente sarebbe ancora in dissesto. A rafforzare la teoria degli esponenti di Campione 2.0 anche il fatto che l’Osl sia ancora attivo, tanto che l’ultima delibera firmata dal commissario porta la data del 17 dicembre 2025.
I due consiglieri di opposizione chiedono all’amministrazione chiarezza anche sulle conseguenze delle assunzioni, convinti che, per espressa giurisprudenza contabile, l’ente non possa disporre di un numero di dipendenti superiore al rapporto massimo previsto dalla legge in relazione agli abitanti, che sarebbe di 15 posizioni professionali. Un tetto che, già con la prima assunzione, verrebbe sforato. Secondo quanto risulta a La Verità, Verda e Marchesini, per fare chiarezza sulla vicenda, starebbero anche valutando di presentare una denuncia alla magistratura.
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