True
2018-07-17
Ecco gli altri vitalizi da tagliare
Il giorno del taglio dei vitalizi
Luigi Di Maio deve aver un po' esagerato con i brindisi se è arrivato a dichiarare che l'Italia attendeva il provvedimento da sessant'anni. Sessant'anni fa gli onorevoli in pensione si contavano sulle dita di una mano e di certo le somme che percepivano, non essendo ancora lievitate per effetto dei continui aggiustamenti al rialzo, non suscitavano lo scandalo di oggi. Tuttavia, comprendiamo l'esultanza di Giggino, perché noi al pari di lui ci siamo battuti contro il privilegio che consentiva a chi era stato parlamentare per una sola legislatura di campare tutta la vita sulle spalle degli italiani. Ciò detto, nell'entusiasmo generale non vorremmo che ci si dimenticasse degli altri vitalizi. Già, perché se alla Camera la pensione degli eletti è stata limata e non di poco, altrove resiste e, in alcuni casi, addirittura aumenta. Al Senato la misura che doveva sforbiciare la pensione della Casta, per esempio, è sparita dai radar dei lavori d'aula. Dopo qualche giorno di discussione, infatti, il provvedimento è stato inghiottito dalle sabbie mobili del Palazzo e prevediamo che non riemergerà prima dell'estate, con il risultato che passate le vacanze in pochi si ricorderanno del taglio da approvare.
E dire che i pensionati della nostra Camera alta non sono pochi. Secondo l'ultimo rapporto sul sistema previdenziale, i vitalizi diretti, cioè quelli liquidati agli ex senatori, sono 891, mentre gli indiretti, quelli pagati alle vedove o agli eredi, sono 378. Quasi 1.300 persone che ogni anno si mettono in tasca poco meno di 80 milioni, con una pensione media che oscilla fra i 47.000 e i 68.000 euro l'anno, ovviamente lordi.
E se la spesa per gli ex senatori non è poca cosa, ancor più pesante è l'assegno staccato dalle Regioni. In totale a beneficiare di un vitalizio sono 3.538 ex consiglieri, spesso senza limite di età. Il tutto alla fine dell'anno costa agli italiani più di 150 milioni di euro. Ogni pensionato in media incassa 42.000 euro lordi l'anno, ma come sempre la media dice poco, perché ci sono Regioni come la Toscana che liquidano vitalizi per 27.000 euro lordi (meno di 1.500 euro netti mensili) e altre come la Puglia che invece con gli appartenenti alla Casta si dimostrano assai più generose, regalando agli ex un assegno di 77.000 euro l'anno (all'incirca 4.000 euro netti al mese). In genere si tratta di Regioni che non sono in lizza per il premio al miglior bilancio o per la classifica dell'oculata gestione. A spendere di più per i consiglieri, regalando vitalizi d'oro, sono infatti, oltre alla Puglia, la Sicilia, la Sardegna, il Lazio e la Campania, che guarda caso sono anche le Regioni che erogano il maggior numero di vitalizi. Tradotto, non solo pagano di più delle altre, ma hanno una media di «vitaliziati» che si aggira intorno ai 300 ciascuna.
Le sorprese tuttavia non sono finite, perché a scrutare le tabelle in cui sono riassunte le cifre che riguardano quella particolare categoria di privilegiati che sono i consiglieri regionali, si scopre che in Italia c'è un vitalizio ogni 17.000 abitanti, ovvero ci sono 17.000 italiani che mantengono un consigliere regionale pagandogli la pensione. Tuttavia, come nel caso del «peso» degli assegni, la media tradisce la realtà. Già, perché se in Lombardia di mantenuti ce n'è uno ogni 45.000 abitanti, altrove si esagera. Un esempio? In Molise ogni 3.852 abitanti c'è un vitalizio e in Sardegna ogni 5.300. Non sono da meno neppure la Basilicata e il Trentino Alto Adige, che si giocano il posto in classifica con circa 5.600 contribuenti per «vitaliziato».
Nessuna tra le altre Regioni però batte il record della Calabria, che non detiene il primato di spesa per le pensioni ai politici, ma ne ha uno tutto suo, ovvero può vantarsi di avere un baby pensionato della politica, che alla giovane età assomma pure il merito di essere finito in galera. Il fortunato risponde al nome di
Alberto Sarra, già braccio destro del governatore Giuseppe Scopelliti. Come racconta Mario Giordano in Vampiri, eletto in Consiglio regionale, nel 2010 Sarra subisce uno choc emorragico e per tale motivo l'ufficio di presidenza gli attribuisce un'invalidità permanente del 100 per cento, cui corrisponde un vitalizio da record di 7.490 euro lordi, con pagamento di arretrati per 225.000 euro. Così a 44 anni il consigliere si ritrova a essere un pensionato d'oro. Ma, direte voi, il poveretto ha un'invalidità del 100 per cento. Vero. Tuttavia, la grave malattia che lo ha colpito non gli ha impedito di intraprendere una carriera di sottosegretario alla presidenza del Consiglio regionale calabrese e di svolgere con scrupolo il nuovo ruolo, inaugurando strade, gestendo trattative sindacali e partecipando a numerosi impegni istituzionali. Né gli ha impedito di continuare a essere compagno di partite di basket del governatore calabrese. Un miracolo? Sì, ma quello che viene dopo è ancora più sorprendente. Nel 2016 il baby pensionato con il vitalizio d'oro viene arrestato con accuse da far tremare le vene dei polsi, in un'inchiesta che mette nel mirino 'ndrangheta, politica e massoneria. Secondo i pm l'invalido al 100 per cento era lo «strumento esecutivo della 'ndrangheta» per infiltrare le istituzioni. Insomma, un «vitaliziato» con il vizio. Che da allora nonostante le accuse si vede accreditare un bonifico mensile di circa 7.500 euro lordi.
E non li volete abolire?
Continua a leggereRiduci
Tra ex senatori ed ex consiglieri regionali ne paghiamo quasi 5.000, alcuni dei quali particolarmente scandalosi. Come quello del calabrese invalido al 100% che gioca a basket ed è stato arrestato con l'accusa di essere uno strumento della 'ndrangheta. Il giorno del taglio dei vitalizi Luigi Di Maio deve aver un po' esagerato con i brindisi se è arrivato a dichiarare che l'Italia attendeva il provvedimento da sessant'anni. Sessant'anni fa gli onorevoli in pensione si contavano sulle dita di una mano e di certo le somme che percepivano, non essendo ancora lievitate per effetto dei continui aggiustamenti al rialzo, non suscitavano lo scandalo di oggi. Tuttavia, comprendiamo l'esultanza di Giggino, perché noi al pari di lui ci siamo battuti contro il privilegio che consentiva a chi era stato parlamentare per una sola legislatura di campare tutta la vita sulle spalle degli italiani. Ciò detto, nell'entusiasmo generale non vorremmo che ci si dimenticasse degli altri vitalizi. Già, perché se alla Camera la pensione degli eletti è stata limata e non di poco, altrove resiste e, in alcuni casi, addirittura aumenta. Al Senato la misura che doveva sforbiciare la pensione della Casta, per esempio, è sparita dai radar dei lavori d'aula. Dopo qualche giorno di discussione, infatti, il provvedimento è stato inghiottito dalle sabbie mobili del Palazzo e prevediamo che non riemergerà prima dell'estate, con il risultato che passate le vacanze in pochi si ricorderanno del taglio da approvare. E dire che i pensionati della nostra Camera alta non sono pochi. Secondo l'ultimo rapporto sul sistema previdenziale, i vitalizi diretti, cioè quelli liquidati agli ex senatori, sono 891, mentre gli indiretti, quelli pagati alle vedove o agli eredi, sono 378. Quasi 1.300 persone che ogni anno si mettono in tasca poco meno di 80 milioni, con una pensione media che oscilla fra i 47.000 e i 68.000 euro l'anno, ovviamente lordi. E se la spesa per gli ex senatori non è poca cosa, ancor più pesante è l'assegno staccato dalle Regioni. In totale a beneficiare di un vitalizio sono 3.538 ex consiglieri, spesso senza limite di età. Il tutto alla fine dell'anno costa agli italiani più di 150 milioni di euro. Ogni pensionato in media incassa 42.000 euro lordi l'anno, ma come sempre la media dice poco, perché ci sono Regioni come la Toscana che liquidano vitalizi per 27.000 euro lordi (meno di 1.500 euro netti mensili) e altre come la Puglia che invece con gli appartenenti alla Casta si dimostrano assai più generose, regalando agli ex un assegno di 77.000 euro l'anno (all'incirca 4.000 euro netti al mese). In genere si tratta di Regioni che non sono in lizza per il premio al miglior bilancio o per la classifica dell'oculata gestione. A spendere di più per i consiglieri, regalando vitalizi d'oro, sono infatti, oltre alla Puglia, la Sicilia, la Sardegna, il Lazio e la Campania, che guarda caso sono anche le Regioni che erogano il maggior numero di vitalizi. Tradotto, non solo pagano di più delle altre, ma hanno una media di «vitaliziati» che si aggira intorno ai 300 ciascuna. Le sorprese tuttavia non sono finite, perché a scrutare le tabelle in cui sono riassunte le cifre che riguardano quella particolare categoria di privilegiati che sono i consiglieri regionali, si scopre che in Italia c'è un vitalizio ogni 17.000 abitanti, ovvero ci sono 17.000 italiani che mantengono un consigliere regionale pagandogli la pensione. Tuttavia, come nel caso del «peso» degli assegni, la media tradisce la realtà. Già, perché se in Lombardia di mantenuti ce n'è uno ogni 45.000 abitanti, altrove si esagera. Un esempio? In Molise ogni 3.852 abitanti c'è un vitalizio e in Sardegna ogni 5.300. Non sono da meno neppure la Basilicata e il Trentino Alto Adige, che si giocano il posto in classifica con circa 5.600 contribuenti per «vitaliziato». Nessuna tra le altre Regioni però batte il record della Calabria, che non detiene il primato di spesa per le pensioni ai politici, ma ne ha uno tutto suo, ovvero può vantarsi di avere un baby pensionato della politica, che alla giovane età assomma pure il merito di essere finito in galera. Il fortunato risponde al nome di Alberto Sarra, già braccio destro del governatore Giuseppe Scopelliti. Come racconta Mario Giordano in Vampiri, eletto in Consiglio regionale, nel 2010 Sarra subisce uno choc emorragico e per tale motivo l'ufficio di presidenza gli attribuisce un'invalidità permanente del 100 per cento, cui corrisponde un vitalizio da record di 7.490 euro lordi, con pagamento di arretrati per 225.000 euro. Così a 44 anni il consigliere si ritrova a essere un pensionato d'oro. Ma, direte voi, il poveretto ha un'invalidità del 100 per cento. Vero. Tuttavia, la grave malattia che lo ha colpito non gli ha impedito di intraprendere una carriera di sottosegretario alla presidenza del Consiglio regionale calabrese e di svolgere con scrupolo il nuovo ruolo, inaugurando strade, gestendo trattative sindacali e partecipando a numerosi impegni istituzionali. Né gli ha impedito di continuare a essere compagno di partite di basket del governatore calabrese. Un miracolo? Sì, ma quello che viene dopo è ancora più sorprendente. Nel 2016 il baby pensionato con il vitalizio d'oro viene arrestato con accuse da far tremare le vene dei polsi, in un'inchiesta che mette nel mirino 'ndrangheta, politica e massoneria. Secondo i pm l'invalido al 100 per cento era lo «strumento esecutivo della 'ndrangheta» per infiltrare le istituzioni. Insomma, un «vitaliziato» con il vizio. Che da allora nonostante le accuse si vede accreditare un bonifico mensile di circa 7.500 euro lordi. E non li volete abolire?
Jens-Frederik Nielsen, primo ministro della Groenlandia (Ansa)
Nella stessa intervista, Trump ha anche attaccato esplicitamente gli alleati europei, accusati di non essere in grado di garantire la propria sicurezza senza il sostegno americano: «Russia e Cina non sono affatto preoccupate della Nato senza di noi».
Le esternazioni del presidente statunitense hanno provocato una netta reazione da parte del governo della Groenlandia, arrivata ieri con un comunicato ufficiale. L’esecutivo di Nuuk ha respinto recisamente l’ipotesi che gli Stati Uniti possano prendere il controllo del territorio artico, sottolineando che la Groenlandia fa parte del Regno di Danimarca e che, in quanto tale, è membro della Nato. «Gli Stati Uniti hanno ribadito ancora una volta il loro desiderio di prendere possesso della Groenlandia», si legge nella nota, «e questo non può essere accettato in alcun modo». La replica groenlandese insiste sul fatto che la difesa dell’isola debba avvenire esclusivamente nel quadro dell’Alleanza atlantica e, pertanto, ha annunciato l’intenzione di intensificare gli sforzi affinché la sicurezza del territorio sia garantita sotto l’egida Nato. Insomma: una cooperazione multilaterale è bene accetta, ma senza alcuna pretesa unilaterale sulla sovranità dell’isola.
Sul caso è intervenuto anche il segretario generale della Nato, Mark Rutte, che ha ridimensionato l’idea di una crisi dell’Alleanza legata alle parole di Trump. Rutte ha sostenuto che il presidente americano «sta facendo la cosa giusta per la Nato», sollecitando gli alleati a spendere di più per la difesa, e ha ricordato che al recente vertice dell’Aia è stato fissato l’obiettivo di portare le spese militari al 5% del Pil. «Sono convinto che senza Trump non saremmo mai arrivati a questo risultato», ha detto, rivendicando un rafforzamento complessivo dell’Alleanza. Il segretario ha poi richiamato l’attenzione sull’Artico, sottolineando che i Paesi dell’area stanno aumentando la cooperazione e che la Danimarca ha già aumentato gli investimenti militari, dagli F-35 ai droni a lungo raggio, anche per garantire la sicurezza della Groenlandia.
L’Italia, dal canto suo, si sta distinguendo per la una posizione improntata alla cautela. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha chiarito ieri che a Roma non è mai arrivata una richiesta per l’invio di truppe italiane in Groenlandia nell’ambito Nato. «È un’ipotesi di Keir Starmer, (Regno Unito e Germania stanno discutendo di piani per rafforzare la propria presenza militare in Groenlandia, ndr) ma non se n’è mai parlato», ha precisato il titolare della Farnesina, ribadendo che sulla questione «si deve lasciare alla Groenlandia e alla Danimarca la libertà di decidere del loro destino». Tajani ha inoltre annunciato che nei prossimi giorni verrà presentato il piano dell’Italia per l’Artico, che comprenderà anche la Groenlandia, confermando la linea di Roma a favore di una gestione multilaterale e coordinata delle nuove tensioni geopolitiche che attraversano la regione.
Continua a leggereRiduci