2022-06-20
Sul mercato il dispositivo che isola il covid nelle stanze chiuse
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Sconfiggere, o quantomeno limitare, il virus con la tecnologia è possibile. Lo ha dimostrato Elettronica Group, azienda leader mondiale nei sistemi di difesa elettronica guidata dal presidente e Ceo Enzo Benigni, dal direttore generale e Ceo Domitilla Benigni e dal vicepresidente e direttore relazioni istituzionali Lorenzo Benigni, grazie al progetto realizzato in collaborazione con Lendlease, gruppo internazionale leader nel settore del real estate, in particolare nello sviluppo di aree urbane. Si tratta di E4Shield, una tecnologia che attraverso una carica disruptiva - ossia una scarica elettrica che si produce quando la differenza di potenziale tra due conduttori genera un campo elettrico talmente elevato al punto da vincere la rigidità dielettrica del mezzo interposto - è in grado di inattivare il virus del Covid 19 e le sue varianti, entro un tempo di tre minuti. Si può applicare all'interno di spazi e ambienti chiusi, come possono essere le aule di una scuola o i mezzi di trasporto, ma anche gli ascensori.
Il dispositivo, che è stato presentato alla stampa e al pubblico nella giornata di lunedì 20 giugno negli spazi del Mind - Milano innovation district, presso l'auditorium Human Technopole in occasione della conferenza intitolata Verso un new normal: soluzioni per la vita dopo la pandemia, è stato elaborato in due versioni: una da parete, dal costo di 500 euro e in grado di coprire una superficie di 50 metri quadri, e una portatile, dal costo di 250 euro, in grado di offrire una protezione nell'ambito di tre metri quadri. La prima sarà disponibile sul mercato su scala mondiale a partire dal prossimo autunno, mentre per la seconda ci sarà da attendere fino all'inizio del 2023, come specificato da Domitilla Benigni a margine dell'evento. Per mettere a punto un device simile ci sono voluti numerosi test, oltre 120 nel corso degli ultimi due anni, effettuati sulle tre varianti del Covid 19, Wuhan, Delta e Omicron. Test che hanno permesso di far raggiungere al dispositivo un risultato pari al 90% di abbattimento del rischio di diffusione del virus: in un primo momento sono stati condotti sulle superfici, poi si è passati ai test in aerosol nei laboratori Virostatics, per simulare la principale via di trasmissione di Sars-CoV-2, e infine ci si è concentrati su emissioni compatibili con la presenza dell’uomo, confermando l'inattivazione del virus del 90% in areosol. È stato illustrato e spiegato come il principio fisico della risonanza elettromagnetica che sta alla base della tecnologia abbia una valenza universale, per cui i dati ottenuti e riprodotti in laboratorio fanno presumere che la tecnologia possa essere applicabile a nuove minacce virali, a virus respiratori e batteri che rappresentano la maggiore minaccia per l’uomo.
Il Ceo di Elettronica Group, Enzo Benigni
Una tecnologia innovativa e unica al mondo, completamente made in Italy e sviluppata all'interno dell'ecosistema Mind che contribuisce in maniera molto importante ad affrontare la minaccia pandemica, e che si basa sulle evidenze scientifiche riportate in diversi contributi della letteratura di settore, tra cui uno studio pubblicato dalla rivista Nature, che hanno ampiamente dimostrato la capacità delle onde elettromagnetiche di inibire la carica virale degli agenti patogeni. Proprio grazie alla partnership tra Elettronica e Lendlease, formatasi all'interno dell'ecosistema di imprese di Mind dedicato alla ricerca nei settori delle scienze per la vita e delle città del futuro, è nato questo prezioso progetto di innovazione con l'obiettivo e l'impegno di realizzare spazi costruiti che garantiscano standard sempre più elevati per il benessere e la salute delle persone e del pianeta. «E4Shield è un sistema unico al mondo attraverso il quale il nostro gruppo ha messo a disposizione della società civile le proprie competenze nel settore militare» - ha dichiarato il presidente e Ceo di Elettronica Enzo Benigni - «Elettronica ha nella propria natura il contrasto alle minacce emergenti e, insieme a una continua attività di ricerca e sviluppo, ha creato le basi per l’elaborazione di questa innovativa tecnologia, che speriamo possa rappresentare un ulteriore valido aiuto nella gestione della post pandemia».
Andrea Ruckstuhl, Head of Italy and Continental Europe di Lendlease, in collegamento da Sydney si è detto particolarmente orgoglioso: «Presentiamo uno dei primi progetti di innovazione realizzato grazie all’ecosistema di Mind Milano Innovation District, che ha reso possibile lo sviluppo condiviso di questa tecnologia pionieristica in risposta a una straordinaria sfida a livello globale. Come sviluppatori urbani, ci impegniamo per innovare continuamente gli standard più all’avanguardia che certificano la qualità e il benessere dei luoghi, nei quali sarà sempre più cruciale garantire soluzioni tecnologiche integrate e cooperanti per anticipare e risolvere nuove possibili crisi sanitarie o climatiche».
Per lo sviluppo di questa tecnologia sono state fondamentali le collaborazioni con il dipartimento scientifico del Policlinico Militare Celio, l’ospedale Sacco, con i laboratori Virostatics e soprattutto con il partner Lendlease. «Ci auguriamo che questo innovativo sistema possa costituire un primo passo per il ritorno a una nuova normalità» ha aggiunto il numero uno di Elettronica. Tra gli ospiti della conferenza, da sottolineare la presenza dei politici Giancarlo Giorgetti e Andrea Costa. Il ministro allo Sviluppo Economico ha commentato con queste parole la nuova tecnologia: «Noi diamo per scontata la libertà, invece non lo è. Come coniugare la normalità con questo tipo di ricerca che deve convivere con la paura che fa parte del nostro dna. Con l'instancabile ricerca pubblica e privata. Questa nuova tecnologia fa parte di questo percorso». Il sottosegretario al ministero della Salute ha dichiarato: «Quando parliamo di innovazione e digitalizzazione capiamo quanto la pandemia ha accelerato tutto questo. Dobbiamo certamente mantenere prudenza e senso di responsabilità, messaggi come questi sono messaggi importanti per affrontare con fiducia il futuro. Oggi c'è bisogno di una politica che ascolti i cittadini».
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Si chiama E4Shield ed è una tecnologia per la biodifesa delle persone che si applica all’interno di ambienti chiusi, dalle scuole ai mezzi di trasporto, in grado di inattivare il virus del 90% in areosol entro 3 minuti. Un sistema ideato e realizzato da Elettronica group, azienda leader mondiale nel settore della difesa elettronica, in collaborazione con Lendlease.Sconfiggere, o quantomeno limitare, il virus con la tecnologia è possibile. Lo ha dimostrato Elettronica Group, azienda leader mondiale nei sistemi di difesa elettronica guidata dal presidente e Ceo Enzo Benigni, dal direttore generale e Ceo Domitilla Benigni e dal vicepresidente e direttore relazioni istituzionali Lorenzo Benigni, grazie al progetto realizzato in collaborazione con Lendlease, gruppo internazionale leader nel settore del real estate, in particolare nello sviluppo di aree urbane. Si tratta di E4Shield, una tecnologia che attraverso una carica disruptiva - ossia una scarica elettrica che si produce quando la differenza di potenziale tra due conduttori genera un campo elettrico talmente elevato al punto da vincere la rigidità dielettrica del mezzo interposto - è in grado di inattivare il virus del Covid 19 e le sue varianti, entro un tempo di tre minuti. Si può applicare all'interno di spazi e ambienti chiusi, come possono essere le aule di una scuola o i mezzi di trasporto, ma anche gli ascensori.Il dispositivo, che è stato presentato alla stampa e al pubblico nella giornata di lunedì 20 giugno negli spazi del Mind - Milano innovation district, presso l'auditorium Human Technopole in occasione della conferenza intitolata Verso un new normal: soluzioni per la vita dopo la pandemia, è stato elaborato in due versioni: una da parete, dal costo di 500 euro e in grado di coprire una superficie di 50 metri quadri, e una portatile, dal costo di 250 euro, in grado di offrire una protezione nell'ambito di tre metri quadri. La prima sarà disponibile sul mercato su scala mondiale a partire dal prossimo autunno, mentre per la seconda ci sarà da attendere fino all'inizio del 2023, come specificato da Domitilla Benigni a margine dell'evento. Per mettere a punto un device simile ci sono voluti numerosi test, oltre 120 nel corso degli ultimi due anni, effettuati sulle tre varianti del Covid 19, Wuhan, Delta e Omicron. Test che hanno permesso di far raggiungere al dispositivo un risultato pari al 90% di abbattimento del rischio di diffusione del virus: in un primo momento sono stati condotti sulle superfici, poi si è passati ai test in aerosol nei laboratori Virostatics, per simulare la principale via di trasmissione di Sars-CoV-2, e infine ci si è concentrati su emissioni compatibili con la presenza dell’uomo, confermando l'inattivazione del virus del 90% in areosol. È stato illustrato e spiegato come il principio fisico della risonanza elettromagnetica che sta alla base della tecnologia abbia una valenza universale, per cui i dati ottenuti e riprodotti in laboratorio fanno presumere che la tecnologia possa essere applicabile a nuove minacce virali, a virus respiratori e batteri che rappresentano la maggiore minaccia per l’uomo. Il Ceo di Elettronica Group, Enzo BenigniUna tecnologia innovativa e unica al mondo, completamente made in Italy e sviluppata all'interno dell'ecosistema Mind che contribuisce in maniera molto importante ad affrontare la minaccia pandemica, e che si basa sulle evidenze scientifiche riportate in diversi contributi della letteratura di settore, tra cui uno studio pubblicato dalla rivista Nature, che hanno ampiamente dimostrato la capacità delle onde elettromagnetiche di inibire la carica virale degli agenti patogeni. Proprio grazie alla partnership tra Elettronica e Lendlease, formatasi all'interno dell'ecosistema di imprese di Mind dedicato alla ricerca nei settori delle scienze per la vita e delle città del futuro, è nato questo prezioso progetto di innovazione con l'obiettivo e l'impegno di realizzare spazi costruiti che garantiscano standard sempre più elevati per il benessere e la salute delle persone e del pianeta. «E4Shield è un sistema unico al mondo attraverso il quale il nostro gruppo ha messo a disposizione della società civile le proprie competenze nel settore militare» - ha dichiarato il presidente e Ceo di Elettronica Enzo Benigni - «Elettronica ha nella propria natura il contrasto alle minacce emergenti e, insieme a una continua attività di ricerca e sviluppo, ha creato le basi per l’elaborazione di questa innovativa tecnologia, che speriamo possa rappresentare un ulteriore valido aiuto nella gestione della post pandemia».Andrea Ruckstuhl, Head of Italy and Continental Europe di Lendlease, in collegamento da Sydney si è detto particolarmente orgoglioso: «Presentiamo uno dei primi progetti di innovazione realizzato grazie all’ecosistema di Mind Milano Innovation District, che ha reso possibile lo sviluppo condiviso di questa tecnologia pionieristica in risposta a una straordinaria sfida a livello globale. Come sviluppatori urbani, ci impegniamo per innovare continuamente gli standard più all’avanguardia che certificano la qualità e il benessere dei luoghi, nei quali sarà sempre più cruciale garantire soluzioni tecnologiche integrate e cooperanti per anticipare e risolvere nuove possibili crisi sanitarie o climatiche».Per lo sviluppo di questa tecnologia sono state fondamentali le collaborazioni con il dipartimento scientifico del Policlinico Militare Celio, l’ospedale Sacco, con i laboratori Virostatics e soprattutto con il partner Lendlease. «Ci auguriamo che questo innovativo sistema possa costituire un primo passo per il ritorno a una nuova normalità» ha aggiunto il numero uno di Elettronica. Tra gli ospiti della conferenza, da sottolineare la presenza dei politici Giancarlo Giorgetti e Andrea Costa. Il ministro allo Sviluppo Economico ha commentato con queste parole la nuova tecnologia: «Noi diamo per scontata la libertà, invece non lo è. Come coniugare la normalità con questo tipo di ricerca che deve convivere con la paura che fa parte del nostro dna. Con l'instancabile ricerca pubblica e privata. Questa nuova tecnologia fa parte di questo percorso». Il sottosegretario al ministero della Salute ha dichiarato: «Quando parliamo di innovazione e digitalizzazione capiamo quanto la pandemia ha accelerato tutto questo. Dobbiamo certamente mantenere prudenza e senso di responsabilità, messaggi come questi sono messaggi importanti per affrontare con fiducia il futuro. Oggi c'è bisogno di una politica che ascolti i cittadini».
Giancarlo Giorgetti (Ansa)
Così le manovre del centrodestra sono state scritte con l’inchiostro di Bruxelles: nessuna sbavatura circa gli impegni economico/finanziari, sguardo sul contenimento della spesa pubblica, a maggior ragione dopo la riforma del Patto di stabilità votato da questo esecutivo. Poche concessioni alle promesse elettorali, se non qualcosa sul taglio delle tasse a favore dei più deboli.
Per dirla in breve, il ministro dell’Economia, Giorgetti, ha agito in linea di continuità con lo spirito di Mario Draghi, del quale è stato ministro dello Sviluppo economico ed è amico. Più gli chiedevano di allargare i cordoni della borsa e più il Mef si trincerava dietro il rigore dei conti. Chi conosce le cose interne dei Palazzi ci dice che tanto rigore nascondeva una strategia: far fieno in cascina da liberare con l’ultima manovra, quella del rush finale elettorale. «Speravamo di poter essere tranquilli per un’operazione sulla falsariga dei fuochi d’artificio tipo gli 80 euro di Renzi».
Invece, cosa è accaduto è noto: non bastando la guerra in Ucraina, si è messo pure l’«amico» Donald Trump a complicare le cose andando a bombardare l’Iran, creando lo strozzamento nello Stretto di Hormuz con quel cortocircuito che ora preoccupa imprese e famiglie. Soprattutto sul fronte energetico, cioè le bollette.
A complicare ancor più il quadro ci si è messa infine l’Unione europea con la sua intransigenza contabile, negando di derogare il Patto di stabilità. Era stato il lettone Valdis Dombrovskis, all’inizio del mese, a sbattere la porta in faccia a chi chiedeva maggiore elasticità: «Le condizioni per attivare una clausola generale di salvaguardia per sospendere il Patto di stabilità debbono avere una grave recessione economica e attualmente non siamo in questo scenario». Come a dire, siccome non siamo ancora in rianimazione, le regole non si toccano e il tabù non si infrange.
E così per un pelino contabile (un deficit pubblico leggermente superiore al 3% del Pil) ci ritroviamo ancora dentro la procedura d’infrazione e quindi ancora sotto osservazione per tutto il 2026. Noi come dieci altri Stati della Ue. Sorvegliati speciali, dicono, per un fanatismo fiscale che a Bruxelles non ammette deroghe e sbavature. Ma quel che in Europa non capiscono è che la concessione di una deroga coincideva con un rilancio dell’economia, delle imprese, delle famiglie, dei consumi. Invece no: intransigenza assoluta. Ma non è tutto. Laddove fossimo stati bravi coi conticini e quindi fossimo usciti dalla procedura d’infrazione, la Commissione ci avrebbe «obbligati» a indebitarci per comprare in primis le armi e poi dare un po’ di fiato sulle bollette.
Una assurdità totale. Tanto che persino il mite e misurato Giorgetti alla fine ha perso quella pazienza trasmessa dal papà pescatore, il mitico Natale, presidente della Cooperativa. E, con eleganza, ha fatto capire le prossime intenzioni del governo nella premessa del Documento di finanza pubblica (cioè l’intesa che definisce il perimetro della prossima manovra). «I margini di bilancio risultano particolarmente assottigliati in ragione sia del lieve deterioramento dei principali indicatori di finanza pubblica, sia della necessità di intervenire in maniera ancora più decisa per contrastare con interventi mirati gli effetti del rincaro delle materie prime energetiche. Di conseguenza, sarà necessario ridefinire le priorità e riprogrammare gli aumenti previsti in altri ambiti, ivi inclusa la Difesa».
Una glossa in perfetto vocabolario finanziario, una bella avvertenza politica che noi gazzettieri populisti così traduciamo: al diavolo le armi. Le parole di Giorgetti rappresentano il nuovo paradigma del governo Meloni: i soldi li metteremo per alleggerire le bollette degli italiani e non per comprare armi come da intese di Ursula Von der Leyen. Da Roma il messaggio verso la Commissione sta partendo forte e chiaro: se lo capiscono bene, altrimenti si arrangiassero perché noi faremo così lo stesso. Non si può morire per andar dietro alle fisime contabili della Ue.
Mi sembra un cambio di passo notevole, una spallata a quelle regole assurde che difendono come il Sacro Graal. Non so se questa nuova dimensione è il ripristino delle vecchie regole della casa «sovranista» che tanto piacquero nel 2022 alla maggioranza degli elettori, ma è un bene che nelle stanze del Mef si siano convinti che essere troppo ligi non serve a niente e che i compitini ci hanno rovinato. Ha ragione Gabriele Guzzi, autore del prezioso libro EuroSuicidio: «Le regole di bilancio sono il simbolo massimo del suicidio dell’Europa. Negli ultimi 30 anni l’Italia ha fatto oltre 1.000 miliardi di avanzo primario per seguire queste regole, e ci hanno portato meno crescita e più debito in rapporto al Pil. Ma non sono il frutto di un errore: sono servite sempre a favorire le nazioni più potenti e la loro egemonia, anche quando venivano applicate ai nemici e condonate agli amici. Ma forse il gioco gli si sta rompendo in mano».
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Giuseppe Conte (Ansa)
Peccato che i numeri e le relazioni delle autorità finanziarie dicano altro e cioè da tempo abbiano riconosciuto che il provvedimento introdotto da Conte e da lui più volte sventolato in campagna elettorale abbia creato gravi problemi di finanza pubblica. Ve lo ricordate quando l’ex premier concludeva i comizi dicendo che grazie a lui gli italiani avevano la possibilità di ristrutturare la casa gratuitamente? Scandiva con forza l’avverbio perché avesse più presa sull’elettorato: gra-tui-ta-men-te. In realtà il bonus 110 per cento non era affatto gratuito. A pagare era lo Stato e di conseguenza i contribuenti. Così si sono scaricati sui conti pubblici gli affari di alcune centinaia di migliaia di famiglie che con il denaro statale si sono rifatti casa.
Conte si nasconde dietro la scusa che questo è servito a rilanciare l’economia nazionale dopo il Covid. Gli studi di Banca d’Italia - istituto indipendente - hanno già abbondantemente smentito questa frottola. L’aumento del Pil ottenuto con il Superbonus non solo è stato più basso di quanto viene detto, e dunque non è stato ripagato da un aumento delle entrate, ma almeno la metà dei lavori sussidiati con denaro pubblico sarebbero stati fatti ugualmente, perché i proprietari degli immobili erano già intenzionati a farli. Dunque, quello di Conte e dei 5 stelle è stato un autentico regalo, fatto utilizzando risorse che potevano essere destinate a sostenere sanità e scuola, ma anche la riduzione delle tasse. Cito non a caso settori che avrebbero potuto beneficiare dei soldi sprecati con il Superbonus, perché sono quelli su cui la coalizione giallorossa oggi all’opposizione insiste di più, accusando l’attuale maggioranza di non aver fatto nulla per migliorare istruzione, liste d’attesa negli ospedali e pressione fiscale. Che cosa sarebbe stato possibile finanziare con 120 miliardi, cifra che è pari al bilancio dell’intero settore scolastico e poco di meno di quello della salute? Aggiungo di più. Le ricerche di Banca d’Italia e dell’Ufficio parlamentare di bilancio, altra authority indipendente, hanno chiarito che il Superbonus è andato a vantaggio dei ceti più abbienti e questo mentre l’opposizione giallorossa continua a parlare di un aumento della povertà in Italia (per altro smentita dall’Istat). Quante famiglie avrebbero potuto essere aiutate con i fondi regalati a chi si è ristrutturato il castello a spese dello Stato?
Infine, due ultime osservazioni. Pagella politica, sito indipendente di fact checking, ha passato al setaccio le dichiarazioni dei leader sulla questione del Superbonus. Quella che riporto è la sintesi pubblicata a dicembre 2025: «Il peso del Superbonus continua a farsi sentire, anche se non influisce direttamente sul deficit. Lo Stato ha accumulato oltre 100 miliardi di debito aggiuntivo e dovrà gradualmente far fronte a una raccolta delle tasse più bassa a mano a mano che i crediti da ripagare maturano. È vero che lo Stato non deve più “scrivere” che ha speso un certo numero di miliardi in più, perché lo ha già fatto nel momento in cui ha concesso il credito. Ma questo non toglie che è proprio quest’anno che dovrà rinunciare a delle risorse dal punto di vista finanziario a causa delle mancate entrate fiscali».
Ultima citazione da Liberi oltre le illusioni, associazione che promuove il pensiero critico e la divulgazione scientifica: «Il Rapporto sulla politica di bilancio 2025 dell’Ufficio parlamentare di bilancio e numerose fonti indipendenti mostrano che il Superbonus è stato caratterizzato da inefficienza economica, effetti regressivi, inflazione settoriale e un’eredità fiscale pesantissima. Questa misura non è un modello da imitare, ma un caso scuola di come l’emergenza può essere usata per giustificare interventi populisti, con benefici di breve periodo e costi che ci accompagneranno per decenni».
Che altro c’è da dire? Caro Conte, basta balle, ne abbiamo sentite troppe.
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Andrea Orcel (Ansa)
Un semplice investimento in un gruppo come Generali che assicura grandi rendimenti. Sono in pochi però a crederci. Il mercato si interroga visto che, con questa iniziativa, la banca guidata da Andrea Orcel diventa il terzo azionista del colosso triestino. Generali non è una società qualunque. È il centro di gravità permanente del capitalismo italiano. Gestisce montagne di risparmio, compra debito pubblico, distribuisce potere. Chi conta in Generali, conta anche altrove. Per questo Trieste non è periferia: è centrocampo. Per decenni Enrico Cuccia l’ha presidiato con feroce determinazione. La sua eredità è il 13,2% del gruppo assicurativo di proprietà di Mediobanca. Poi c’è Delfin, la holding degli eredi Del Vecchio, che presidia caselle e snodi vitali in Mps, in Mediobanca e con il 10,2% anche Generali. C’è il 6,6% di Francesco Gaetano Caltagirone, che quando entra in una partita lo fa per cambiare il gioco.
Il tempismo di Unicredit non è casuale. Solo pochi giorni fa il sistema bancario aveva assistito al nuovo ribaltone. L’assemblea di Monte dei Paschi ha confermato contro ogni pronostico Luigi Lovaglio come amministratore delegato e rimesso in movimento equilibri che molti consideravano definitivi. Ieri le nomine che segnano la vittoria della nuova governance interamente assegnata alla lista che ha vinto in assemblea: Cesare Bisoni alla presidenza e due vice, Flavia Mazzarella e Carlo Corradini. Nulla alle minoranze: Corrado Passera, considerato in pole position per una delle vicepresidenze, resta consigliere. Doveva essere il ponte fra maggioranza e minoranza. Invece nulla. Il risiko, dunque, riparte da dove si era interrotto: Siena, Milano, Trieste. Da Roma, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti osserva la scacchiera con l’aria di chi vorrebbe mettere ordine in una stanza dove tutti spostano i mobili. Il progetto preferito del Tesoro resta una qualche forma di integrazione tra Banco Bpm e Mps: dimensioni maggiori, razionalizzazione industriale, un’uscita più elegante dello Stato dal capitale del gruppo toscano Peccato che tra i desideri del governo e la realtà si frappongano fondazioni, azionisti irrequieti, personalismi, veti incrociati. E poi c’è il convitato di pietra. O meglio, di granito. Si chiama Intesa Sanpaolo. Il primo gruppo bancario del Paese osserva in apparente immobilità. l’amministratore delegato Carlo Messina ha ripetuto più volte di non voler partecipare al Far West delle aggregazioni. Ma spesso quando il leader di mercato dice di non voler ballare, probabilmente sta solo scegliendo quale musica ballare. Per ora tutti fermi e tutti in allerta.
Unicredit sale in Generali e sostiene che si tratta solo di investimento finanziario. Il mercato ascolta e annuisce con la stessa convinzione con cui a Capodanno si fanno le promesse per la dieta definitiva. Possibile, certo. Credibile, meno. Come se non bastasse, Orcel gioca su due tavoli contemporaneamente. Perché mentre entra con più decisione nel cuore del capitalismo italiano, rafforza anche la presenza in Germania. Unicredit ha infatti aumentato leggermente la partecipazione diretta con diritto di voto in Commerzbank al 26,77%, mentre la quota potenziale complessiva sale al 32,64%, grazie anche a strumenti derivati pari al 5,87% del capitale. Tradotto: mentre a casa tutti guardano Generali, Orcel allunga la mano anche su Berlino. Tutto questo perché le vecchie rendite di posizione si assottigliano, i margini si stringono, la tecnologia costa, l’Europa spinge verso campioni più grandi e il risiko non è più un capriccio da salotto: è una necessità industriale.
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