True
2026-05-12
E Concita: «Spunta un’altra amante»
Concita De Gregorio (Imagoeconomica)
Viene persino definita “bellissima e vistosissima, molto più di CC”». Nessun nome, solo l’identikit della nuova protagonista del gossip romano: «Di sicuro ha più follower sui social (oltre il triplo, e la giornalista ciociara sfonda comunque la soglia dei 300.000), ma la stessa implacabile attitudine al collezionismo di selfie col potente di turno. Fatto sta che le antenne sono alzate al massimo livello da parte delle potenziali “vittime”». Ovviamente Dagospia rilanciò la notizia, che cominciò a circolare con ancora più forza. Poi il silenzio.
Nessuno ha più parlato di questa storia fino a quando, l’altro ieri, Concita De Gregorio l’ha rilanciata in coda a un suo pezzo su Repubblica: «Sono settimane che in tutta Roma non si parla d’altro che della prossima “bomba”, un altro ministro, non Piantedosi (Sangiuliano è storia trapassata, gli scandali si consumano rapidi), un altro ancora, un’altra ragazza, eccetera. Mogli al corrente, naturalmente». Stesso tono di Lettera 43 e di Dago, ripreso poi da Paolo Mieli nella sua rassegna stampa su Radio 24. Chi sia la misteriosa ragazza, «bellissima e vistosissima», non è dato sapere.
Anche se un’utente social, Valentina Pelliccia, pare aver fatto coming out, nonostante nessuno l’abbia mai tirata in ballo direttamente. Certo, anche lei, proprio come la ragazza descritta da Madron, ha quasi un milione di follower (questo il numero al momento della pubblicazione dell’articolo di Lettera 43, oggi sono un po’ meno, circa 985.000); certo anche nel suo feed di Instagram sono presenti numerosi selfie con diverse autorità, siano esse politiche o giornalistiche; certo, pure lei è molto bella, «molto di più di CC», e molto più vistosa. E sì, proprio la Pelliccia ha pubblicato diverse storie per prendere le distanze dall’articolo di di Dagospia che rilanciava quello della De Gregorio: «Ora parlo io», aveva scritto nella tarda mattinata di ieri. Già, ma che dirà? Farà il nome del presunto ministro? La bomba è davvero pronta ad esplodere? Silenzio per ore. Tic tac, tic tac. L’orologio continua implacabile la sua corsa contro il tempo, fino a quando, nel tardo pomeriggio, una nuova storia su Instagram: «Dagospia ha pubblicato un articolo falso su di me, senza fare il mio nome. E io so chi sta cercando di rovinare la mia reputazione e tutta la mia vita. Nego totalmente ogni affermazione negativa. Non ho mai avuto relazioni con ministri».
Ora, nessuno l’aveva mai citata. Nessuno sapeva chi fosse Valentina Pelliccia. Certo, magari le redazioni giornalistiche sì. Del resto ha pubblicato qualche articolo per Il Tempo e lei stessa aveva provato a entrare in diversi giornali. Nel suo curriculum sfoggiava nomi altisonanti: «Sono stata collaboratrice del presidente del Consiglio di Stato, dottor Alberto de Roberto (noto magistrato)». E poi, con un tono abbastanza fumoso: «Ho svolto il praticantato (da avvocato, ndr) presso il governo della Repubblica italiana (ministero della Giustizia); sono stata consulente (testi social media) per conto di personaggi politici con il compito di elaborare, mediante precise strategie d’immagine, un’apparenza del politico adeguata da sottoporre attraverso i media all’opinione pubblica». Che sa un po’ di supercazzola con scappellamento a destra ma che - riferendosi ai social media, dove spesso trionfano i fuffaguru - può anche starci.
Contattata dalla Verità la Pelliccia prima non risponde al telefono. «Chi sei?», scrive. Forniamo le generalità, passiamo il test. È disposta a parlare, anche se il suo avvocato preferirebbe di no: «Io non voglio far comparire il mio nome perché Dagospia ha negato che si tratti di me! Ma molti giornalisti dicono che si parla di me anche se non mi conoscono! C’è confusione. Se fossi io, di sicuro è un articolo architettato per screditarmi», ci scrive. Ora, non è dato sapere se sia o meno lei l’incredibile bellezza di cui tutti a Roma parlano. Però delle due l’una. E l’involontaria ammissione pubblicata sui social non fa che peggiorare la situazione. Nessuno aveva mai fatto il suo nome. Nessuno aveva mai parlato pubblicamente di lei. Certo, «un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova», come insegna Agatha Christie. Però nessuno, fino a ieri, aveva mai parlato in chiaro. Più che una smentita sembra quasi voler mettere le mani avanti: non sono io, ma se mai Dagospia dovesse parlare di me, allora è tutto un complotto. Ma, se così fosse, verrebbe da chiedersi: chi lo ha ordito? E perché?
In questa storia pare che tutti lancino un sasso, per poi nascondere la mano. Un po’ come quando, qualche settimana fa, Sigfrido Ranucci, in diretta da Bianca Berlinguer, ha raccontato che una sua fonte gli aveva rivelato di aver visto il ministro Carlo Nordio mentre faceva visita al ranch di Giuseppe Cipriani. «A marzo», aggiunse. Di quale anno? Non è dato sapere. Lo stesso fa la De Gregorio, che rilancia voci. E pure la Pelliccia che, allo stesso tempo, smentisce e conferma. Pare di rivedere la telefonata di un telespettatore a Maurizio Mosca, che «era stato visto in piazza Aspromonte comprando (sic) 400.000 lire di cocaina». Solo che in questa storia non c’è nessuna Marisa. Nessun arresto per direttissima. E nessuna storia che ci faccia ridere un po’.
Continua a leggereRiduci
Concita De Gregorio: «Bomba in arrivo su un ministro». Paolo Mieli rilancia il pettegolezzo. E una certa Valentina Pelliccia alza la mano: «Falsità su di me». Il metodo Ranucci fa scuola.In principio fu Lettera 43. Il 10 aprile scorso, in pieno gossip amoroso tra il ministro Matteo Piantedosi e Claudia Conte, il sito diretto da Paolo Madron pubblicò alcune voci che circolavano tra i palazzi della Capitale: «Da tempo si agita una scalpitante presenza a Roma, che chiede incontri diretti ai ministri, con alcune nette somiglianze nei metodi che evocano la “strategia Claudia Conte”.Viene persino definita “bellissima e vistosissima, molto più di CC”». Nessun nome, solo l’identikit della nuova protagonista del gossip romano: «Di sicuro ha più follower sui social (oltre il triplo, e la giornalista ciociara sfonda comunque la soglia dei 300.000), ma la stessa implacabile attitudine al collezionismo di selfie col potente di turno. Fatto sta che le antenne sono alzate al massimo livello da parte delle potenziali “vittime”». Ovviamente Dagospia rilanciò la notizia, che cominciò a circolare con ancora più forza. Poi il silenzio.Nessuno ha più parlato di questa storia fino a quando, l’altro ieri, Concita De Gregorio l’ha rilanciata in coda a un suo pezzo su Repubblica: «Sono settimane che in tutta Roma non si parla d’altro che della prossima “bomba”, un altro ministro, non Piantedosi (Sangiuliano è storia trapassata, gli scandali si consumano rapidi), un altro ancora, un’altra ragazza, eccetera. Mogli al corrente, naturalmente». Stesso tono di Lettera 43 e di Dago, ripreso poi da Paolo Mieli nella sua rassegna stampa su Radio 24. Chi sia la misteriosa ragazza, «bellissima e vistosissima», non è dato sapere. Anche se un’utente social, Valentina Pelliccia, pare aver fatto coming out, nonostante nessuno l’abbia mai tirata in ballo direttamente. Certo, anche lei, proprio come la ragazza descritta da Madron, ha quasi un milione di follower (questo il numero al momento della pubblicazione dell’articolo di Lettera 43, oggi sono un po’ meno, circa 985.000); certo anche nel suo feed di Instagram sono presenti numerosi selfie con diverse autorità, siano esse politiche o giornalistiche; certo, pure lei è molto bella, «molto di più di CC», e molto più vistosa. E sì, proprio la Pelliccia ha pubblicato diverse storie per prendere le distanze dall’articolo di di Dagospia che rilanciava quello della De Gregorio: «Ora parlo io», aveva scritto nella tarda mattinata di ieri. Già, ma che dirà? Farà il nome del presunto ministro? La bomba è davvero pronta ad esplodere? Silenzio per ore. Tic tac, tic tac. L’orologio continua implacabile la sua corsa contro il tempo, fino a quando, nel tardo pomeriggio, una nuova storia su Instagram: «Dagospia ha pubblicato un articolo falso su di me, senza fare il mio nome. E io so chi sta cercando di rovinare la mia reputazione e tutta la mia vita. Nego totalmente ogni affermazione negativa. Non ho mai avuto relazioni con ministri». Ora, nessuno l’aveva mai citata. Nessuno sapeva chi fosse Valentina Pelliccia. Certo, magari le redazioni giornalistiche sì. Del resto ha pubblicato qualche articolo per Il Tempo e lei stessa aveva provato a entrare in diversi giornali. Nel suo curriculum sfoggiava nomi altisonanti: «Sono stata collaboratrice del presidente del Consiglio di Stato, dottor Alberto de Roberto (noto magistrato)». E poi, con un tono abbastanza fumoso: «Ho svolto il praticantato (da avvocato, ndr) presso il governo della Repubblica italiana (ministero della Giustizia); sono stata consulente (testi social media) per conto di personaggi politici con il compito di elaborare, mediante precise strategie d’immagine, un’apparenza del politico adeguata da sottoporre attraverso i media all’opinione pubblica». Che sa un po’ di supercazzola con scappellamento a destra ma che - riferendosi ai social media, dove spesso trionfano i fuffaguru - può anche starci. Contattata dalla Verità la Pelliccia prima non risponde al telefono. «Chi sei?», scrive. Forniamo le generalità, passiamo il test. È disposta a parlare, anche se il suo avvocato preferirebbe di no: «Io non voglio far comparire il mio nome perché Dagospia ha negato che si tratti di me! Ma molti giornalisti dicono che si parla di me anche se non mi conoscono! C’è confusione. Se fossi io, di sicuro è un articolo architettato per screditarmi», ci scrive. Ora, non è dato sapere se sia o meno lei l’incredibile bellezza di cui tutti a Roma parlano. Però delle due l’una. E l’involontaria ammissione pubblicata sui social non fa che peggiorare la situazione. Nessuno aveva mai fatto il suo nome. Nessuno aveva mai parlato pubblicamente di lei. Certo, «un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova», come insegna Agatha Christie. Però nessuno, fino a ieri, aveva mai parlato in chiaro. Più che una smentita sembra quasi voler mettere le mani avanti: non sono io, ma se mai Dagospia dovesse parlare di me, allora è tutto un complotto. Ma, se così fosse, verrebbe da chiedersi: chi lo ha ordito? E perché? In questa storia pare che tutti lancino un sasso, per poi nascondere la mano. Un po’ come quando, qualche settimana fa, Sigfrido Ranucci, in diretta da Bianca Berlinguer, ha raccontato che una sua fonte gli aveva rivelato di aver visto il ministro Carlo Nordio mentre faceva visita al ranch di Giuseppe Cipriani. «A marzo», aggiunse. Di quale anno? Non è dato sapere. Lo stesso fa la De Gregorio, che rilancia voci. E pure la Pelliccia che, allo stesso tempo, smentisce e conferma. Pare di rivedere la telefonata di un telespettatore a Maurizio Mosca, che «era stato visto in piazza Aspromonte comprando (sic) 400.000 lire di cocaina». Solo che in questa storia non c’è nessuna Marisa. Nessun arresto per direttissima. E nessuna storia che ci faccia ridere un po’.
Alessandro Giuli (Ansa)
Qualcuno lo ha definito, forse esagerando, «un terremoto». Sicuramente si può dire che al Mic in queste ultime due settimane c’è stato grande fermento. Nelle ricostruzioni, tuttavia, c’è qualcosa che non torna. Merlino viene definito «l’uomo di fiducia di Fazzolari», si sostiene quindi che il ministro firmando la sua revoca avrebbe voluto colpire il sottosegretario di Palazzo Chigi, considerato la mente di questo esecutivo. Eppure, fino al giorno prima, a fare da sponda a Giuli nella battaglia contro il padiglione russo alla Biennale c’era proprio Fazzolari, che con ben due note a stretto giro ha spalleggiato la posizione del numero uno del Mic ribadendo, come già fatto dal premier Meloni, che la linea di Giuli fosse la stessa del governo. Quindi perché attaccare l’uomo di governo che ha legittimato la tua posizione? E se anche fosse lui l’obiettivo, perché proprio ora? Non avrebbe avuto molto senso. Merlino oltretutto non è un politico, si fa fatica a considerarlo «l’uomo di Fazzolari». Il capo della segreteria tecnica viene nominato al Mic in quanto tecnico per la sua professionalità e competenza perché si è sempre occupato di cultura nella sua ricca carriera che, di certo, non comincia a via del Collegio romano nel 2022. Un tecnico quindi, probabilmente maldigerito da Giuli così come la Proietti per dinamiche squisitamente interne al Mic. Certo è che le motivazioni addotte nei retroscena non trovano motivo di esistere e hanno più l’aria di deboli scuse per legittimare la revoca degli incarichi. Revoche che forse Giuli avrebbe voluto firmare ben prima, dal giorno del suo ingresso al Mic, e non per incapacità dei due stimati dirigenti, ma per criticabili equilibri di potere. Tradotto: Giuli si è trovato due tecnici di alto profilo che avevano il difetto di non esser stati scelti da lui.
Tra i palazzi si vocifera che questi due nomi non fossero gli unici della lista nera del ministro. Alcune fonti parlano di altri due dirigenti «morti che camminano» e che soprattutto sanno di esserlo. Voci non confermate naturalmente e che si sono magicamente sopite dopo il colloquio con il presidente Meloni.
Un colloquio che, secondo le fonti di Palazzo Chigi, è servito a «confermare e a ribadire la piena sintonia all’interno dell’azione di governo». Chigi nega anche le «presunte divergenze di opinione tra il ministro Giuli, il presidente del Consiglio e altri esponenti del governo, ricostruzioni prive di fondamento. Da parte del presidente del Consiglio è stata ribadita la piena volontà di sostenere l’azione di un ministero centrale per l’Italia. È emersa, anche sul piano formale, la solidità di un rapporto cordiale e proficuo tra il capo del governo e il ministro Giuli, relegando le polemiche emerse nelle ultime settimane alla normale dialettica politica, in un contesto reso particolarmente complesso dall’attuale scenario internazionale». Insomma traspare un confronto cordiale e disteso che più verosimilmente è stato invece più franco e chiarificatorio. L’impressione è che si siano messe le cose in chiaro: «Testa bassa e lavorare», come si ripete da settimane nelle stanze di Palazzo Chigi.
Uscito da Palazzo Chigi, Giuli avrebbe dovuto proseguire i suoi impegni come da programma: ha fatto rientro nella sede del ministero e oggi si sarebbe dovuto recare alla riunione dei ministri della Cultura a Bruxelles. Appuntamento che però salterà. Il che consente alle opposizioni di tornare all’attacco del governo. A cominciare da Piero De Luca (Pd): «L’Italia non verrà rappresentata, qualcosa si è incrinato per la Biennale nei rapporti con l’Ue. Giuli non ha più l’agibilità politica». Mentre il collega di partito Walter Verini torna a criticare le epurazioni: «Non è un normale avvicendamento di persone che hanno rapporti fiduciari. È una guerra di potere che riguarda Fratelli d’Italia come epicentro, ma che riguarda questa destra».
I capigruppo del Movimento 5 stelle in commissione Cultura al Senato e alla Camera, Luca Pirondini e Antonio Caso, si chiedono cosa si siano detti per più di un’ora Giuli e Meloni a Palazzo Chigi. Mentre il leader di Azione, Carlo Calenda, allarga il perimetro commentando così: «Salvini polemizza con Tajani, Giuli e anche Meloni. O esiste un problema Salvini per il governo o c’è un problema del governo nel suo complesso. Decidete».
Continua a leggereRiduci
Imagoeconomica
Che è già stato rimesso in libertà. E anche questa non è fiction. Ma un copione reale che si ripete troppo spesso. L’ennesimo caso di un aggressore che nel giro di poche ore si ritrova a piede libero. Libero magari di colpire di nuovo. Come farebbe presagire il suo curriculum che vanta precedenti per lesioni personali e invasione di terreni. E che ora, dopo i fatti di sabato sera, si arricchisce di due denunce: lesioni personali aggravate e porto abusivo d’armi. A quanto pare non abbastanza però per far scattare eventuali misure cautelari. Così come non deve essere bastato il sangue davanti alla quale si sono trovati gli agenti dell’Upgsp. (Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico) della Questura quando sono arrivati sul posto attorno alle 23, in seguito ad una segnalazione. Un uomo sanguinante riverso a terra e una donna con profonde ferite al volto. È lei che avrebbe indicato agli agenti il presunto responsabile dell’aggressione, il trentaseienne tunisino, che in quel momento si stava allontanando rapidamente dal luogo dell’accaduto. Secondo quanto riferito dalla Polizia di Stato, tutto sarebbe scaturito da una lite tra l’uomo e la coppia che passeggiava nei pressi del lago. Poi la discussione sarebbe degenerata fino a trasformarsi in aggressione. Pur di colpire, l’uomo, armato di coltello serramanico, avrebbe inseguito i due fino a raggiungerli e sferrare i colpi. Contro ginocchio, fianco e gluteo nel caso di lui, e poi fendendo il viso di lei. Secondo alcune ricostruzioni, una volta aggrediti i due, l’uomo avrebbe cercato di disfarsi di un oggetto gettandolo sotto un’autovettura parcheggiata. Oggetto che poi si sarebbe rivelato essere un coltello a serramanico, sequestrato dagli agenti come prova dell’aggressione. Una volta fermato, l’uomo avrebbe opposto resistenza. Prima cercando di darsi alla fuga, poi vestendo le parti della presunta vittima. Avrebbe infatti tentato di giustificare il proprio comportamento lamentandosi di essere stato colpito agli occhi da uno spray urticante durante una colluttazione. Salvo poi dichiarare di non sapere chi lo avesse utilizzato contro di lui. Una serie di dettagli che stando a quanto comunicato dalla questura, le forze dell’ordine starebbero ora cercando di approfondire proseguendo le indagini, così da chiarire ulteriormente la dinamica dei fatti e accertare eventuali responsabilità aggiuntive.
Certo è che l’episodio ha destato particolare preoccupazione tra i residenti di Como per la violenza con cui si è consumata la lite, per il coinvolgimento dell’arma da taglio e per la scelta di denunciare l’uomo in stato di libertà. «Vergogna», è uno dei commenti più frequenti che si leggono a compendio degli articoli pubblicati dai giornali locali. «Ogni giorno questo continuo stillicidio di crimini... Basta. Vanno puniti severamente», scrive un altro residente della provincia di Como, notando come il profilo del presunto aggressore confermi un trend costante, quello che vede gli stranieri commettere più reati degli italiani, specialmente nei casi di aggressioni con lama dove il tasso di coinvolgimento degli stranieri sarebbe di circa 6,5 volte più alto. Chiaramente in proporzione e quindi considerando che gli stranieri rappresentano il 10% della popolazione.
Secondo gli ultimi dati diffusi dal Viminale, solo a Como, i cittadini stranieri rappresenterebbero il 43% delle segnalazioni relative a persone denunciate, arrestate o fermate dalle forze di polizia. Spesso e volentieri poi rimesse subito in libertà. Come raccontano i casi di cronaca in tutto il territorio nazionale. Tra i casi più recenti quello di due giovani tunisini che lo scorso gennaio erano stati accusati di aver aggredito un rider nella zona della stazione Termini a Roma. Nonostante il giudice avesse convalidato il fermo, poi la richiesta di custodia cautelare in carcere era stata respinta per mancanza di «gravi indizi di colpevolezza» sufficienti a giustificare la detenzione preventiva. A febbraio era stata la volta di una maxi aggressione tra stranieri avvenuta a Castrovillari. Sei persone erano state identificate e denunciate ma non era stata applicata nessuna misura restrittiva. Uno dei casi più eclatanti resta però quello di un cittadino straniero di 38 anni accusato di aver picchiato e rapinato un cinquantenne che viveva in un camper a Rimini. Già noto per maltrattamenti, il presunto aggressore finisce in manette ma viene scarcerato poco dopo su decisione del giudice per le indagini preliminari. A quanto pare, a detta della toga, non si sarebbe configurata una rapina ma una «semplice» aggressione con un coltello. Era l’aprile del 2023, e da allora, le aggressioni all’arma bianca non sono certo diminuite, ma con circa 30.000 episodi violenti nel biennio 2024/2025, sono aumentate del 5.5%. Chissà perché.
Continua a leggereRiduci
iStock
Condividevano un appartamento ed erano conoscenti. Ma - da quanto si è appreso - l’uomo avrebbe approfittato proprio dell’assenza del marito della giovane mamma per approfittare di lei. La ragazza si è trovata a vivere un dramma. Quel giovane con cui condivideva la casa, gli spazi e le giornate l’avrebbe brutalmente violentata davanti agli occhi del suo piccolo di soli tre mesi di vita. Un incubo.
Quando la giovanissima mamma è riuscita a divincolarsi e l’uomo è scappata, ha potuto avvisare le forze dell’ordine. I carabinieri sono giunti sul posto e hanno trovato la ragazza in evidente stato di choc. La diciassettenne si è recata in ospedale dove è stata sottoposta alle cure del caso e soprattutto a una serie di analisi. La giovane bengalese ha denunciato la violenza subita e ai militari ha raccontato quanto accaduto indicando il suo coinquilino come l’autore dello stupro. Intanto, i carabinieri hanno avviato le indagini e sono alla ricerca di riscontri che possano individuare nel coinquilino bengalese il responsabile della violenza. L’attività investigativa procede, adesso, ad ampio raggio. Sono in corso verifiche pure per accertare le condizioni in cui i tre bengalesi vivevano e la situazione della giovanissima vittima già mamma a diciassettenne anni. Lo stupro di Marghera ha riacceso i riflettori su diverse problematiche che riguardano sia le condizioni di vita degli stranieri in Italia che nuovamente la questione della sicurezza. Sono tanti gli interrogativi che, adesso, preoccupano i residenti di Marghera, ma anche le istituzioni e i cittadini. Non sono rimasti indifferenti all’accaduto i rappresentanti della Lega e, in particolare, il consigliere comunale di Venezia, Alex Bazzaro e l’europarlamentare Anna Maria Cisint. «Un episodio inaccettabile, uno stupro vergognoso che ha avuto come preda una minorenne bengalese. Un’altra vittima della violenza dell’Islam radicale e probabilmente del sistema marcio basato sulle ospitalità. Lo stesso schema che ho già visto a Monfalcone. Una minorenne bengalese già con figli: mi chiedo, una sposa bambina?», ha commentato Cisint. Il consigliere comunale di Venezia va oltre evidenziando la gravità dell’accaduto perché la giovane diciassettenne è stata «stuprata dall’ospite, anche lui islamico». Per Bazzarro, è la punta dell’iceberg di una situazione molto più grave: «Una presenza dietro alla quale spesso si nasconde un mercato nero di subaffitti illegali e posti letto abusivi. Un mercato islamico dell’orrore, dove la donna viene doppiamente svenduta: prima come sposa e madre a soli diciassette e anni, poi viene data in pasto agli ospiti abusivi. Secondo i due esponenti leghisti «per loro la donna vale zero, un oggetto da mercificare. Questa è la pseudo-cultura che la sinistra vuole portare anche nel Comune di Venezia. Per noi questi soggetti devono essere reimpacchettati e spediti da dove sono venuti». Non è la prima volta che la cronaca racconta episodi di violenze e abusi perpetrati da cittadini stranieri ai danni di donne, giovani e adulti. Da Nord a Sud negli ultimi mesi, si è assistito a un’escalation di episodi di violenza e di brutalità. I cittadini si sentono sempre più insicuri e chiedono maggiori controlli e più attenzione verso chi arriva in Italia e delinque. Negli scorsi mesi alcune donne sono state stuprate a Roma mentre facevano una passeggiata nel parco. Episodi diversi per i quali le forze dell’ordine hanno individuato un unico responsabile, un cittadino straniero che girovaga seminando terrore e paura.
Continua a leggereRiduci