Il fumo avvolge ancora lo skyline di Dubai, con il regime iraniano che ha preso di mira il distretto finanziario vicino al Burj Khalifa, a conferma che Teheran intende mettere sotto scacco l’economia degli Emirati Arabi Uniti.A essere danneggiata, in seguito alla caduta dei detriti di un drone intercettato, è una delle torri del Dubai international financial centre (Difc), ovvero il distretto che ospita più di 1.500 aziende e oltre 50.000 lavoratori.
Dagli anni 2000, il quartiere finanziario è stato il volano dello sviluppo di Dubai, attirando banche come Goldman Sachs e Morgan Stanley. A seguire, grazie alla sicurezza e alla bassa tassazione, il panorama di Dubai si è arricchito con società fintech e fondi speculativi.
In merito all’attacco, mentre le autorità emiratine si limitavano ad annunciare un «piccolo incidente» sulla facciata di un edificio nel centro di Dubai, senza precisare il luogo, circolavano su internet i video e le foto della torre malridotta, con le finestre in frantumi. Tramite i filmati dei residenti, girati non senza rischio visto che possono scattare le manette, Reuters ha confermato la posizione della struttura, confrontando la facciata e la planimetria con le immagini satellitari.
Secondo le testimonianze raccolte dal Financial Times, si è trattato dell’esplosione più forte dall’inizio del conflitto. Un dirigente che ha la sede proprio nel Difc ha rivelato che gli iraniani «hanno solo bisogno di terrorizzarci per strangolare l’economia». Dello stesso avviso è l’ex ambasciatrice degli Emirati Arabi Uniti all’Onu, Lana Nusseibeh: ha dichiarato a Reuters che Teheran sta cercando di attaccare il modello economico emiratino che negli anni ha attirato 700.000 iraniani. Va detto che l’area sta diventando sempre più deserta: diverse aziende hanno chiesto ai dipendenti di lavorare da casa, mentre alcuni funzionari del Paese e banchieri hanno spiegato al Financial Times che la ripresa economica dipende da un cessate il fuoco che risolva la minaccia missilistica iraniana.
Che il quartiere con la più alta concentrazione di società finanziarie della regione sia nel mirino del regime iraniano è evidente anche da due incidenti che si sono verificati giovedì. Un drone è stato avvistato nei cieli sopra il Difc prima di puntare verso la costa e poco dopo i detriti di un altro velivolo senza pilota intercettato sono caduti nei pressi della metropolitana, con il fumo che era ben visibile dagli uffici del distretto finanziario.
Oltre all’episodio del Difc, nel tardo pomeriggio il ministero della Difesa ha confermato che sono stati intercettati altri missili balistici e droni provenienti da Teheran. Nell’ultimo bollettino le autorità emiratine hanno riferito che il Paese ha intercettato sette missili e 27 droni. E in totale, dall’inizio «della palese aggressione iraniana», gli Emirati Arabi Uniti hanno abbattuto 285 missili balistici, 15 missili da crociera e 1.567 velivoli senza pilota. I feriti sono 141.
In questo contesto, Dubai ha attivato una linea telefonica gratuita per la salute mentale, disponibile in arabo e in inglese, denominata «state tranquilli». L’obiettivo è offrire sostegno ai residenti e ai turisti che si trovano alle prese con continue allerte missilistiche. Nel frattempo, la frase pronunciata il 7 marzo dal presidente degli Emirati, Mohamed bin Zayed al-Nahyan, è diventata un simbolo della forza del Paese. Il presidente, rivolgendosi all’Iran, aveva detto: «Gli Emirati Arabi Uniti hanno la pelle dura e la carne amara: non siamo una preda facile». E come riportato dal Khaleej Times, quella dichiarazione è stata adottata dai residenti: appare scritta sui copriruota di scorta delle auto, sulle custodie per cellulari, sulle tele dipinte a mano. E a chiarire il futuro rapporto con Teheran è stata l’ex ambasciatrice Lana Nusseibeh: ha detto a Reuters che sarà difficile ripristinare i rapporti come se nulla fosse successo considerando «la distruzione e il caos che l’Iran ha causato». Peraltro, ha spiegato che quando si era recata a Teheran per risolvere la crisi a livello diplomatico, due settimane prima dall’inizio delle ostilità, i funzionari iraniani non le avevano fatto presente che gli Emirati Arabi Uniti sarebbero potuti diventare un bersaglio.




