
Come spiega Martin Sellner nel suo libro «Remigrazione», da oggi disponibile in edicola con «La Verità» e «Panorama».
Mentre gruppi di magistrati festeggiano intonando Bella ciao e si fanno beffe di una collega schieratasi a favore del Sì, intanto che i liderini progressisti gongolano concedendo interviste smargiasse ai giornali, la destra italiana ha l’occasione di cogliere i segnali che giungono dall’esito del voto referendario. Si potrebbe ovviamente fare finta di nulla e proseguire come se la sconfitta del Sì riguardasse soltanto una complicata discussione sulla giustizia su cui non si è stati in grado di convincere una parte degli italiani.
Oppure si può tentare di decifrare gli spunti politici che le urne offrono, a partire dalla curiosa posizione di quella fetta - non troppo consistente ma comunque visibile - di elettori potenziali che hanno scelto il No. Sono in tanti a vederci una spia di malcontento, e può anche darsi che siano tutte speculazioni giornalistiche. Ma prenderle in considerazione male non farebbe, a prescindere. Identico discorso vale per il tanto commentato voto giovanile: può darsi che sia naturalmente volto a sinistra, ma forse qualcosa in più si può fare, a patto di scegliere i mezzi di comunicazione adeguati e di toccare i tasti giusti. Insomma, si può scegliere di ascoltare il brontolio della tanto vituperata pancia dell’elettorato, anche perché molto spesso non è affatto pancia ma testa e cuore. Questi organi insieme dicono che su alcune questioni - specie in vista di una campagna elettorale per le prossime politiche che sarà violentissima - bisogna essere più incisivi, sui media ma soprattutto nella realtà.
Superate le dispute sulla giustizia - che rimane un problema ma viene di fatto messa in soffitta - tocca concentrarsi su faccende che scaldano maggiormente gli animi e che probabilmente sono percepite dalla popolazione come una più impellente esigenza. Più volte, durante la campagna referendaria, abbiamo raccontato di stranieri colpevoli di reati che sono stati scarcerati, hanno potuto evitare il Cpr o sono stati gentilmente rimpatriati dall’Albania in virtù di opinabili decisioni dei tribunali. Referendum o meno, il problema resta e non è piccolo. E prima ancora che la giustizia riguarda la gestione dell’immigrazione, che è uno dei grandi temi su cui con tutta evidenza l’elettorato destrorso si aspetta qualche atto concreto in più. Si torni allora a prendere di petto la questione, su cui qualcosa è stato fatto ma evidentemente non abbastanza. Del resto è complicato smantellare un sistema mortifero accuratamente costruito e raffinato con anni di manovre più o meno esplicite e propaganda. Per farlo ci vuole una enorme determinazione e ci vogliono obiettivi chiari da presentare alla popolazione. La remigrazione può essere uno di questi. E non certo per calcolo elettorale, ma perché ormai risulta evidente che ogni tentativo di arginare i flussi adattandosi ai tempi dell’Unione europea o alle richieste delle varie organizzazioni sovranazionali è destinato a fallire o a compiersi solo a metà. La remigrazione è una proposta di approccio sicuramente più radicale, il che non significa però più estrema o spietata. Al contrario, si tratta a tutti gli effetti di un modello certamente più umanitario, rispettoso delle differenze e delle identità dei popoli, basato sul rifiuto totale della logica dello sradicamento.
Certo, siamo totalmente realisti: non è una passeggiata, soprattutto perché la proposta raccoglie una dura opposizione dagli ambienti cosiddetti progressisti e falsamente umanitari, e di certo non può risultare gradita a quel sistema sovranazionale che ha basato la sua stessa esistenza sulla distruzione dei confini e sullo sgretolamento delle identità, oltre che sullo sfruttamento dei più deboli. Ma poco importa: quel che conta è iniziare il cammino, e cominciare a discutere di un modello diverso, realmente rivoluzionario, basato su fasi molto chiare e facilmente comprensibili ai più, almeno a coloro che abbiano voluto davvero comprendere di che si tratti.
La Verità oggi pubblica il saggio di Martin Sellner intitolato appunto Remigrazione, in cui viene illustrata la proposta nella sua forma originaria. Non è detto che la si debba condividere in toto, e la si può ovviamente anche respingere. Ma la si deve considerare, se non altro perché offre agli elettori europei parte delle risposte che chiedono ai politici. È facile rifiutare tutto a priori, sostenere che sia irrealizzabile o peggio che si tratti di un piano razzista o fascistoide. Chi dice questo semplicemente non sa di che parla.
Un radioso esempio lo forniscono l’Osservatorio sulle nuove destre e l’Osservatorio repressione, due realtà afferenti alla sinistra radicale che hanno il vizio di schedare i presunti fascisti, come facevano i picchiatori rossi negli anni di piombo.
Che questi figuri non abbiano titoli per fare la morale a chicchessia è più che ovvio, ma hanno comunque il potere di sollevare polemiche in rete e di aizzare il loro pubblico di riferimento. Ieri scrivevano addirittura che, pubblicando il libro di Sellner, il nostro giornale starebbe sponsorizzando la pulizia etnica. A loro dire, la remigrazione sarebbe «un progetto politico che implica la selezione delle persone in base all’origine, alla cultura, all’appartenenza. Significa stabilire che milioni di individui - anche regolarmente residenti, anche integrati - possano essere espulsi perché non conformi a un modello identitario imposto dall’alto. Significa introdurre un principio di esclusione permanente fondato su criteri etnici e culturali».
Posto che gli unici a voler fare pulizia con metodi ruvidi degli avversari politici sono proprio questi vecchi arnesi dell’antagonismo, e posto che il nostro giornale non ha acriticamente abbracciato alcuna tesi, ma sta solo sollecitando un dibattito e fornendo strumenti per avviarlo, è del tutto evidente che nessuno di costoro abbia la minima idea di che cosa sostenga davvero Martin Sellner. Il suo progetto non prevede alcuna deportazione, alcuna selezione su base razziale, alcuna discriminazione sommaria. Anzi, favorisce persino il rientro in patria retribuito e volontario degli stranieri non integrati. È facile da capire, è tutto scritto nel libro. Agli amici antagonisti basterà, per informarsi, acquistarlo da oggi in edicola. Ammesso che vogliano, e sappiano, leggere.






