I «ciccioni» di Real Time in mostra a Milano per cambiare la televisione
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L'obesità è una patologia che colpisce in Italia 6 milioni di persone e che ha implicazioni psicologiche dovute spesso a traumi profondi. Per sensibilizzare il pubblico, in occasione della nuova stagione di La Clinica per Rinascere – Obesity Center Caserta, Real Time e Discovery hanno inaugurato a Milano Beyond the body - the exhibition, quattro storie di persone «xxl» raccontate con disegni sui loro corpi.
All'interno video e una gallery fotografica.
La televisione, di solito, non è nulla più che televisione. Quando lo spettacolo volge al termine, le luci s'abbassano e sulla scena cala il sipario, la televisione si spegne e quel che si è guardato svanisce nell'aria stanca che precede il momento di andare a letto. La tv resta tv e, come tale, non si porta appresso che qualche vaga riflessione. Niente, per lo meno, che possa conferire ulteriore significato a quel che si è visto, approfondirlo. Perciò, l'iniziativa di Real Time, che alla Forma Meravigli di Milano ha organizzato una mostra di tre giorni, aperta al pubblico dal 7 al 9 maggio, ha dell'incredibile. Il canale, parte del gruppo Discovery, ha deciso di concretizzare il proprio impegno televisivo con un evento extra-televisivo. E di precedenti simili, in Italia, se ne contano pochi.
La mostra, intitolata Beyond the body ("Oltre il corpo", in inglese, ndr), è tanto piccola quanto efficace. Le storie, raccontate attraverso una serie di fotografie, sono quattro e così pure gli artisti che, coadiuvati dai fotografi Winkler+Noah, vi hanno partecipato. L'illustratrice Elisa Macellari, lo street artist Millo, la tatuatrice Amanda Toy e il calligrafo Nicolò Visioli hanno avuto modo, ciascuno, di disegnare sul corpo di una persona obesa la ragione di quel suo peso. Una ragione che travalica i confini dell'estetica per arrivare alla psicologia, ad un dolore profondo, radicato nell'animo di chi ha tentato di soffocarne la voce con il cibo. Beyond the body ha dato forma alle storie che, in televisione, sono raccontate ne La Clinica per Rinascere – Obesity Center Caserta, su Real Time (da ieri ogni lunedì alle 21.10 sul canale 31 del digitale terrestre). Le ha trasformate in vignette e dipinte su persone reali: sulle pance strabordanti, sulle braccia adipose, su seni troppo grandi per essere invidiabili. Lì, sui corpi dei protagonisti, si sono consumate le loro vicende. E una, su tutte, è utile a spiegare come l'obesità non sia la risultante di un amore troppo grande, quello per il cibo.
Antonio, che si è presentato alla clinica del dottor Giardiello per sottoporsi ad un intervento di bypass gastrico, non è stato sempre sovrappeso. Tutto è iniziato, racconta nello show televisivo così come nelle vignette che, in mostra, ne riassumono il calvario, quando si è dato al gioco d'azzardo. Antonio giocava e perdeva. E perdendo tornava a giocare. In breve, ha perso tutto. Seicento venti mila euro e la pizzeria che possedeva. La vergogna, il dispiacere e il disprezzo di sé sono stati tali da essersi tramutati in un isolamento coatto. Antonio s'è chiuso in casa e da lì ha rifiutato di uscire. Allora, il cibo è diventato suo compagno e amico, la consolazione per le opportunità bruciate al gioco. Antonio è ingrassato. Tanto, tantissimo. E come lui Nora, Roberta, Lillino, protagonisti di uno show che – insieme alla mostra fotografica di Milano – ha saputo concretizzare l'impegno di Real Time per la salute.
Il canale, e con questo l'intero gruppo Discovery, negli anni hanno usato la televisione per rendere note alcune malattie altrimenti ignorate. Ha portato alla ribalta i disturbi ossessivo compulsivi, la mania dell'accumulo che porta qualcuno a vivere sepolto dagli oggetti che raccatta. Ha costruito prime serate sulle patologie rare e il bisogno di amore che gli handicappati hanno. Il tutto, con grande gentilezza, senza mai strumentalizzare il disagio ai fini dello spettacolo. Real Time è stato precursore di un filone che, solo oggi, dopo anni passati a cannibalizzare mediaticamente il dolore altrui, comincia a farsi largo. E la mostra, sfociata da La Clinica per Rinascere, ne è la testimonianza più tangibile.
L'obesità è una patologia che colpisce in Italia 6 milioni di persone e che ha implicazioni psicologiche dovute spesso a traumi profondi. Per sensibilizzare il pubblico, in occasione della nuova stagione di La Clinica per Rinascere – Obesity Center Caserta, Real Time e Discovery hanno inaugurato a Milano Beyond the body - the exhibition, quattro storie di persone «xxl» raccontate con disegni sui loro corpi.All'interno video e una gallery fotografica.La televisione, di solito, non è nulla più che televisione. Quando lo spettacolo volge al termine, le luci s'abbassano e sulla scena cala il sipario, la televisione si spegne e quel che si è guardato svanisce nell'aria stanca che precede il momento di andare a letto. La tv resta tv e, come tale, non si porta appresso che qualche vaga riflessione. Niente, per lo meno, che possa conferire ulteriore significato a quel che si è visto, approfondirlo. Perciò, l'iniziativa di Real Time, che alla Forma Meravigli di Milano ha organizzato una mostra di tre giorni, aperta al pubblico dal 7 al 9 maggio, ha dell'incredibile. Il canale, parte del gruppo Discovery, ha deciso di concretizzare il proprio impegno televisivo con un evento extra-televisivo. E di precedenti simili, in Italia, se ne contano pochi.La mostra, intitolata Beyond the body ("Oltre il corpo", in inglese, ndr), è tanto piccola quanto efficace. Le storie, raccontate attraverso una serie di fotografie, sono quattro e così pure gli artisti che, coadiuvati dai fotografi Winkler+Noah, vi hanno partecipato. L'illustratrice Elisa Macellari, lo street artist Millo, la tatuatrice Amanda Toy e il calligrafo Nicolò Visioli hanno avuto modo, ciascuno, di disegnare sul corpo di una persona obesa la ragione di quel suo peso. Una ragione che travalica i confini dell'estetica per arrivare alla psicologia, ad un dolore profondo, radicato nell'animo di chi ha tentato di soffocarne la voce con il cibo. Beyond the body ha dato forma alle storie che, in televisione, sono raccontate ne La Clinica per Rinascere – Obesity Center Caserta, su Real Time (da ieri ogni lunedì alle 21.10 sul canale 31 del digitale terrestre). Le ha trasformate in vignette e dipinte su persone reali: sulle pance strabordanti, sulle braccia adipose, su seni troppo grandi per essere invidiabili. Lì, sui corpi dei protagonisti, si sono consumate le loro vicende. E una, su tutte, è utile a spiegare come l'obesità non sia la risultante di un amore troppo grande, quello per il cibo.Antonio, che si è presentato alla clinica del dottor Giardiello per sottoporsi ad un intervento di bypass gastrico, non è stato sempre sovrappeso. Tutto è iniziato, racconta nello show televisivo così come nelle vignette che, in mostra, ne riassumono il calvario, quando si è dato al gioco d'azzardo. Antonio giocava e perdeva. E perdendo tornava a giocare. In breve, ha perso tutto. Seicento venti mila euro e la pizzeria che possedeva. La vergogna, il dispiacere e il disprezzo di sé sono stati tali da essersi tramutati in un isolamento coatto. Antonio s'è chiuso in casa e da lì ha rifiutato di uscire. Allora, il cibo è diventato suo compagno e amico, la consolazione per le opportunità bruciate al gioco. Antonio è ingrassato. Tanto, tantissimo. E come lui Nora, Roberta, Lillino, protagonisti di uno show che – insieme alla mostra fotografica di Milano – ha saputo concretizzare l'impegno di Real Time per la salute.Il canale, e con questo l'intero gruppo Discovery, negli anni hanno usato la televisione per rendere note alcune malattie altrimenti ignorate. Ha portato alla ribalta i disturbi ossessivo compulsivi, la mania dell'accumulo che porta qualcuno a vivere sepolto dagli oggetti che raccatta. Ha costruito prime serate sulle patologie rare e il bisogno di amore che gli handicappati hanno. Il tutto, con grande gentilezza, senza mai strumentalizzare il disagio ai fini dello spettacolo. Real Time è stato precursore di un filone che, solo oggi, dopo anni passati a cannibalizzare mediaticamente il dolore altrui, comincia a farsi largo. E la mostra, sfociata da La Clinica per Rinascere, ne è la testimonianza più tangibile.
«Il Senato della Repubblica aderisce al Giorno del Ricordo, istituito con la legge n. 92 del 30 marzo 2004 in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata e delle vicende del confine orientale. Le bandiere sono esposte a mezz’asta per tutta la giornata di martedì 10 febbraio. La facciata di Palazzo Madama è stata illuminata con i colori della Bandiera dal tramonto del 9 febbraio all’alba di oggi e, nuovamente, sarà illuminata dal tramonto alla mezzanotte di martedì 10 febbraio».
L’ad Rossi vede il direttore: niente cerimonia finale. Silenzio sul blitz del Quirinale.
Gli effetti sono dirompenti, le cause restano accuratamente sotto il tappeto. Il «caso Bulbarelli» è diventato il «caso Petrecca», e la Rai - per mano del suo amministratore delegato Giampaolo Rossi -, ha battuto un colpo. Ieri infatti Rossi ha incontrato il direttore di RaiSport al centro della impacciata telecronaca dell’evento inaugurale dei XXV Giochi olimpici invernali chiedendo una «assunzione di responsabilità» a Paolo Petrecca stesso e all’azienda tutta. Tradotto: niente conduzione della cerimonia di chiusura di Milano-Cortina e parziale contentino all’agitazione del comitato di redazione della testata pubblica.
In mattinata, infatti, l’organo sindacale dei giornalisti del canale sportivo della tv di Stato era nuovamente sceso in campo contro Petrecca annunciando il ritiro delle firme fino alla fine dei Giochi «in attesa che l’azienda prenda finalmente coscienza del danno che il direttore di RaiSport ha recato ai telespettatori, alla Rai e a tutta la redazione». «Questa non è una questione politica, come qualcuno vorrebbe far credere», prosegue il comunicato, «ma di rispetto e di dignità per il servizio pubblico». Segue annuncio di tre giorni di sciopero, a Giochi finiti, che la redazione ha votato dopo la doppia bocciatura del piano editoriale del direttore.
Che non sia una «questione politica» resta però piuttosto discutibile, se è vero che neppure ieri - sotto il profluvio di comunicati, dichiarazioni e rivendicazioni - c’è stato qualcuno che abbia avuto la minima dignità di citare il motivo per cui la telecronaca incriminata di Roberto Petrecca sia andata in onda: ovvero la cacciata, documentata e mai smentita, di Auro Bulbarelli a opera del Quirinale. Il vicedirettore della testata, diventato un fantasma dopo aver fatto un «passo di lato» decisamente «spintaneo» dalla conduzione, ha pagato carissimo l’aver anticipato una notizia vera: la sorpresa che ha visto protagonista il capo di Stato nell’inaugurazione dei Giochi. Come rivelato infatti da un altro vicedirettore, quello di questo quotidiano - Giacomo Amadori -, Sergio Mattarella ha acconsentito a partecipare a un cameo a bordo di un tram guidato da Valentino Rossi, prendendo così parte alla cerimonia dello scorso 6 febbraio. Ma quando Bulbarelli aveva «spoilerato» senza dettagli il blitz di Mattarella, si era beccato gli strali e le smentite di mezzo mondo, e un successivo intervento degli uomini del presidente aveva fatto sì che il giornalista venisse escluso dalla telecronaca forse più attesa della sua carriera.
Nel frattempo la storia si è incaricata di certificare che Bulbarelli aveva detto la pura verità, e la (nostra) cronaca di svelare il pressing del Colle sulla Rai. Risultato: Petrecca si è intestato una diretta che forse oggi non rifarebbe, e su di lui si è rovesciato un putiferio. A opposizione, cdr e Usigrai non è parso vero di avere un motivo valido per tornare all’assalto del direttore di RaiSport. Ma hanno dovuto fare le contorsioni per evitare di pronunciare due nomi: quello di Auro Bulbarelli e quello di Sergio Mattarella. Sempre perché, ovviamente, «non è una questione politica».
L’anno scorso il senatore di Italia viva si è regalato un appartamento, nel quartiere Trieste, da 1,25 milioni. La proprietà si aggiunge a due ville fiorentine che in tutto ne valgono 3,2. Dal 2018 i redditi complessivi sarebbero pari a 17 milioni di euro.
Paperone e immobiliarista. Matteo Renzi, mentre polemizzava con Giorgia Meloni per l’acquisto da parte della premier di una villa da 1,25 milioni di euro, zitto zitto si è comprato pure lui casa a Roma, investendo 1,25 milioni in una delle zone più esclusive della Capitale, il quartiere Trieste. Un immobile che si aggiunge a due ville fiorentine acquistate nella stessa via: una da 1,3 milioni e 11 vani (2018) e a un’altra da 1,825 milioni e 11,5 locali.
Quest’ultima è stata comprata nel dicembre 2024. Nell’occasione si è presentato davanti al notaio, in qualità di procuratore dell’ex premier, l’amico e senatore Francesco Bonifazi, il quale, per conto dell’ex sindaco, ha formalizzato l’affare con un noto avvocato fiorentino. La magione (accatastata come «villino») misura 266 metri quadrati e ha un giardino con un pozzo artesiano (per una superficie catastale complessiva di 1910 metri). L’ex premier ha acquistato, al prezzo di 100.000 euro, anche un terreno adiacente di «forma e giacitura irregolari» grande 2.410 metri quadrati. Per questa compravendita non sono stati utilizzati mediatori. Nel febbraio del 2024 Renzi ha anticipato 200.000 euro agli ex proprietari e, a fine novembre dello stesso anno, ha saldato l’intero importo. Sembra senza bisogno di accendere alcun mutuo. Pochi mesi dopo la realizzazione di questo affare, Matteo ha fatto il bis.
Il 27 maggio 2025 ha acquistato da un cinquantatreenne manager residente in Svizzera un appartamento posto al quarto piano di un palazzo signorile e composto da 9 vani (accatastati come «A2», abitazione civile residenziale, ma non di lusso) e una cantina per un totale di 174 metri quadrati, a cui va aggiunto un locale soffitta di altri 9 metri. Per questo immobile Renzi ha investito, come detto, 1,25 milioni e si è accaparrato una casa spaziosa a prezzo di mercato (nella zona gli immobili valgono tra i 6.000 e i 7.500 euro): 50.000 euro sono stati pagati attraverso la società mediatrice, la Engel & Völkers Market Center, specializzata in immobili di pregio. Altri 424.000 euro sono stati girati a Banca Intesa per estinguere il mutuo e altri 775.000 sono andati al venditore, con la causale «saldo compravendita».
Ma come ha fatto Renzi a comprare immobili del valore di circa 3,5 milioni di euro? In molti ricordano come il 17 gennaio 2018, durante la trasmissione Matrix di Canale 5, l’ex sindaco di Firenze avesse esibito, in un rigurgito di pauperismo, il suo estratto conto da 15.859 euro. Era ancora segretario del Pd ed era stato per tre anni primo ministro. Ma da allora tutto è cambiato. Nel 2018 Renzi è entrato in Senato. Da quell’anno al 2024 (redditi del 2023) ha dichiarato entrate per un totale di 12,1 milioni. A queste occorre aggiungere gli ultimi due anni di incassi, che farebbero crescere il tesoretto di altri 4,6 milioni, per un totale di 16,7. Per mettere da parte lo stesso denaro un normale parlamentare dovrebbe lavorare 160 anni. Il tutto grazie alla sua attività di consulente legato alla politica.
Ma questa età dell’oro sembrava essere stata messa in discussione nel dicembre del 2024, quando l’attuale governo ha introdotto il divieto per i parlamentari di svolgere incarichi retribuiti per soggetti pubblici o privati con sede fuori dall'Unione europea. Una norma che Renzi ha contestato ferocemente, ritenendola una misura ad personam, pensata per punirlo. Per questo la sua risposta non si è fatta attendere. Nel libro dedicato alla Meloni (L’influencer) e in alcune interrogazioni presentate dai parlamentari di Italia viva l’ex segretario dem e i suoi fedelissimi hanno cercato di accendere i riflettori sui regali istituzionali ricevuti dalla premier e su eventuali agevolazioni o sconti legati all'acquisto e alla ristrutturazione della villa da lei acquistata in zona Eur.
In particolare il senatore fiorentino ha rinfacciato alla Meloni le critiche che lei stessa gli aveva rivolto nel 2018 per l'acquisto della sua villa toscana.
Secondo il quotidiano DomaniRenzi, che non ha ancora depositato la dichiarazione dei redditi del 2025, avrebbe messo a disposizione del Senato la documentazione di adesione al Concordato preventivo biennale introdotto dal governo Meloni nel 2024 per semplificare il rapporto tra Fisco e contribuenti di minori dimensioni.
Si tratta di un accordo con l'Agenzia delle entrate che consente di fissare in anticipo il reddito su cui pagare le tasse per un periodo di due anni, indipendentemente dai guadagni effettivi. Il dovuto viene calcolato dall’Agenzia sulla base delle ultime dichiarazioni presentate e gli eventuali maggiori redditi non vengono tassati. Le entrate previste da Renzi per 2024-2025 sarebbero state di 2,3 milioni l’anno, a fronte delle quali l’ex premier avrebbe versato nelle casse del Fisco meno di due milioni. Secondo il quotidiano, Renzi avrebbe scelto questa strada per non rendere pubblico il calo dei suoi affari dall’entrata in vigore della norma sopracitata. Ma, in realtà, il fu Rottamatore, in questo modo, potrebbe anche avere schermato un aumento degli incassi.
In ogni caso sono lontani gli anni delle ristrettezze. Nel 2012 Matteo fu costretto, insieme con i fratelli, ad accollarsi un mutuo per comprare la casa dei genitori, in difficoltà economiche. Nel 2018 arriva la prima svolta con il sontuoso contratto come autore e speaker televisivo del documentario Firenze secondo me e di altri due format. Un affare che venne gestito dall’agente delle star Lucio Presta. Alla fine Renzi incassò circa 800.000 euro, in parte utilizzati per rifondere il prestito versatogli da un amico fiorentino per l’acquisto della sua prima villa fiorentina. Per quella vicenda il fu Rottamatore e Presta vennero indagati e poi archiviati dalla Procura di Roma. I pm, infatti, avevano inizialmente ipotizzato i reati di emissione e utilizzo di fatture per prestazioni inesistenti e di finanziamento illecito. Alla fine la Procura stabilì che i contratti erano reali e che le prestazioni avevano una concreta valenza commerciale.
Nel frattempo Renzi ha iniziato la sua carriera all’estero di conferenziere lautamente retribuito, ma soprattutto di consulente. In Cina venne aperto un conto con il suo nome per fargli incassare i sudati emolumenti e in Arabia Saudita, grazie ai rapporti con il principe Mohamed bin Salman, è entrato in diversi comitati consultivi collegati ad alcuni grandi progetti culturali e infrastrutturali. Renzi ha pure ricoperto un ruolo nel consiglio di amministrazione di Delimobil, la più grande società russa di car sharing. Tutti incarichi che lo hanno fatto diventare uno dei parlamentari più ricchi e un appassionato investitore nel settore del mattone.