2018-09-04
Di Maio parla troppo, l’Italia rischia grosso
Dietro la presa di posizione di Fitch c'era un assist ai gialloblù: rimandare il giudizio sul Paese alla presentazione del bilancio. Giovanni Tria e Matteo Salvini hanno saputo coglierlo, il vicepremier grillino no. E con le sue minacce velleitarie all'Europa può scatenare l'attacco.In un'Italia con un debito enorme, tale anche perché non bilanciato da una crescita sufficiente del Pil, e che nel 2019 dovrà rifinanziarlo per circa 400 miliardi, convincendo il mercato finanziario a comprarlo senza pretendere un premio di rischio troppo elevato che lo renderebbe insostenibile per le casse statali, le azioni e le espressioni dei politici in posizione di governo devono essere consapevoli del requisito di produrre fiducia nei confronti del mercato stesso per evitare un disastro economico. Tale criterio è realistico, non ideologico, e si basa sulla definizione di interesse nazionale oggettivo, sintetizzabile come primo comandamento di un governo: prima di tutto evitare guai alla nazione. In questo governo, invece, la componente M5s mostra una stupefacente propensione a creare sfiducia, mettendo in difficoltà chi tenta di rispettare il primo comandamento stesso, in particolare il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, e la componente Lega che cerca, pur con evidenti difficoltà di elaborazione e conciliazione, di armonizzare un progetto fiscale rivoluzionario con la consistenza richiesta dal governo di una nazione ad alto debito. Il governo ha solo 100 giorni e molti, tra cui chi scrive, hanno sperato che anche la componente M5s cercasse di apprendere come armonizzare il proprio progetto con il primo comandamento detto. Ma nei fatti e, soprattutto, nelle parole ciò non è avvenuto, creando un inutile rischio Paese che è già costato parecchi miliardi in termini di costo del debito, effetto sfiducia in Borsa, rallentamento degli investimenti privati per incertezza politica - per onestà intellettuale anche per il contributo, secondo me, irriflessivo delle dichiarazioni di alcuni esponenti leghisti - e potrebbe costarne molti di più se questa musica stonata non cambiasse. La Lega sembra avvicinarsi al realismo, almeno sul piano dell'economia. Il M5s, invece, resta molto lontano: o si allinea al realismo, e per interesse nazionale è sperabile che ciò avvenga, allo scopo di evitare i danni dell'instabilità politica, oppure l'interesse nazionale oggettivo stesso, come sopra definito, richiederà di pensare a soluzioni diverse di governo perché i rischi di instabilità sono minori di quelli della continuità di questa maggioranza. Da un lato, chi scrive ritiene razionale concedere, entro limiti, l'assistenzialismo neocomunista proposto dal Movimento in cambio della riforma fiscale eccezionalmente promettente proposta dalla Lega. Inoltre, 5 milioni di poveri assoluti e quasi 1 milione di adolescenti fuori dal processo di scolarizzazione per difficoltà delle famiglie, per lo più al Sud, certamente richiedono un programma straordinario di contrasto alla povertà. Dall'altro, sarebbe suicida per l'Italia mantenere al governo il M5s se questo confermasse l'indifferenza al realismo, lo statalismo nonché l'ostilità verso gli investimenti di sviluppo, in particolare le infrastrutture strategiche. Questa posizione è condivisa dal ceto produttivo e la Lega dovrebbe tenerne conto. Preoccupa, poi, l'inesperienza dimostrata dal vicepremier pentastellato, Luigi Di Maio, nella dichiarazione ostile all'agenzia Fitch. Questa, in realtà, ha dato un aiuto all'Italia anticipando un giudizio di mantenimento del voto di affidabilità (rating) corrente, limitandosi a correggere in negativo solo le previsioni, influenzando così le altre agenzie di rating che erano pronte, invece, a declassare subito l'affidabilità del debito italiano, favorendo la speculazione al ribasso sull'Italia con intensità tale da invertire la pur poca, ma esistente, ripresa (Pil 2018 verso l'1,2%). In sostanza, Fitch ha detto al mercato e alle altre agenzie: prima di prendere posizione sull'Italia aspettate di vederne il progetto di bilancio 2019-20, dando così al governo una fiducia preventiva che il governo stesso non è finora riuscito a conquistare. Probabilmente c'è stata la manina di una potenza amica. Tria ha colto l'assist e ha risposto indirettamente e correttamente indicando un deficit 2019 di solo il 2%. Matteo Salvini si è allineato proponendolo sotto il 3%. L'altro vicepremier, invece, ha mostrato di non (voler?) capire e ciò genera un dubbio sulla sua capacità di governare. Dubbio confermato dall'espressione «se l'Ue non prende i migranti, allora l'Italia non pagherà i contributi al suo bilancio». Tutti i nemici europei dell'Italia, Francia in particolare, hanno gioito perché tale minaccia li ha compattati contro l'Italia stessa, isolandola. Il problema non è la dissuasione come metodo, strumento geopolitico normale, ma il fatto che se la si vuole fare sul serio bisogna esercitarla in silenzio. Da un lato è comprensibile che il M5s senta il clima elettorale per le europee, come gli altri partiti. Dall'altro è incomprensibile e pericoloso esercitare l'azione di governo infischiandosene se è in contrasto con l'interesse nazionale. Primo avvertimento.
Giornata cruciale per le relazioni economiche tra Italia e Arabia Saudita. Nel quadro del Forum Imprenditoriale Italia–Arabia Saudita, che oggi riunisce a Riyad istituzioni e imprese dei due Paesi, Cassa depositi e prestiti (Cdp), Simest e la Camera di commercio italo-araba (Jiacc) hanno firmato un Memorandum of Understanding volto a rafforzare la cooperazione industriale e commerciale con il mondo arabo. Contestualmente, Simest ha inaugurato la sua nuova antenna nella capitale saudita, alla presenza del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.
L’accordo tra Cdp, Simest e Jiacc – sottoscritto alla presenza di Tajani e del ministro degli Investimenti saudita Khalid A. Al Falih – punta a costruire un canale stabile di collaborazione tra imprese italiane e aziende dei Paesi arabi, con particolare attenzione alle opportunità offerte dal mercato saudita. L’obiettivo è facilitare l’accesso delle aziende italiane ai mega-programmi legati alla Vision 2030 e promuovere partnership industriali e commerciali ad alto valore aggiunto.
Il Memorandum prevede iniziative congiunte in quattro aree chiave: business matching, attività di informazione e orientamento ai mercati arabi, eventi e missioni dedicate, e supporto ai processi di internazionalizzazione. «Questo accordo consolida l’impegno di Simest nel supportare l’espansione delle Pmi italiane in un’area strategica e in forte crescita», ha commentato il presidente di Simest, Vittorio De Pedys, sottolineando come la collaborazione con Cdp e Jiacc permetterà di offrire accompagnamento, informazione e strumenti finanziari mirati.
Parallelamente, sempre a Riyad, si è svolta la cerimonia di apertura del nuovo presidio SIMEST, inaugurato dal ministro Tajani insieme al presidente De Pedys e all’amministratore delegato Regina Corradini D’Arienzo. L’antenna nasce per fornire assistenza diretta alle imprese italiane impegnate nei percorsi di ingresso e consolidamento in uno dei mercati più dinamici al mondo, in un Medio Oriente considerato sempre più strategico per la crescita internazionale dell’Italia.
L’Arabia Saudita, al centro di una fase di profonda trasformazione economica, ospita già numerose aziende italiane attive in settori quali infrastrutture, automotive, trasporti sostenibili, edilizia, farmaceutico-medicale, alta tecnologia, agritech, cultura e sport. «L’apertura dell’antenna di Riyad rappresenta un passo decisivo nel rafforzamento della nostra presenza a fianco delle imprese italiane, con un’attenzione particolare alle Pmi», ha dichiarato Corradini D’Arienzo. Un presidio che, ha aggiunto, opererà in stretto coordinamento con la Farnesina, Cdp, Sace, Ice, la Camera di Commercio, Confindustria e l’Ambasciata italiana, con l’obiettivo di facilitare investimenti e cogliere le opportunità offerte dall’economia saudita, anche in settori in cui la filiera italiana sta affrontando difficoltà, come la moda.
Le due iniziative – il Memorandum e l’apertura dell’antenna – rafforzano dunque la presenza del Sistema Italia in una delle aree più strategiche del panorama globale, con l’ambizione di trasformare le opportunità della Vision 2030 in collaborazioni concrete per le imprese italiane.
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«Sono molto soddisfatta dell’approvazione all’unanimità in Parlamento del disegno di legge del governo che introduce il reato di femminicidio. È un segnale importante di coesione della politica contro la barbarie della violenza sulle donne. Aggiungiamo uno strumento in più a quelli che avevamo già previsto».
Lo afferma in un video il premier Giorgia Meloni, commentando il via libera definitivo alla Camera del ddl sui femminicidi.
Il presidente del Consiglio ricorda poi gli altri interventi, che vanno dal «rafforzamento del Codice Rosso» al raddoppio delle risorse «per i centri antiviolenza e per le case rifugio».
«Sono passi concreti che ovviamente non bastano, ma dobbiamo continuare a fare ogni giorno di più per difendere la libertà e la dignità di ogni donna».