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2020-10-13
Da Harvard a Oxford, appello anti lockdown
Spencer Platt/Getty Images
Una severa critica al lockdown indiscriminato. È questo, in estrema sintesi, il contenuto della Great Barrington declaration: un appello, sottoscritto lo scorso 4 ottobre presso l'American institute for Economic research da alcuni autorevoli epidemiologi e medici. In particolare, gli autori del documento sono: Sunetra Gupta dell'università di Oxford; Jay Bhattacharya dell'università di Stanford; e Martin Kulldorff dell'università di Harvard.
«In qualità di epidemiologi delle malattie infettive e di scienziati della salute pubblica, siamo molto preoccupati per gli effetti dannosi sulla salute fisica e mentale causati dalle politiche adottate dai governi in materia di Covid-19, e raccomandiamo un approccio che chiamiamo protezione mirata», si legge nel documento. Nella fattispecie, la critica di questi scienziati si concentra sull'adozione del lockdown generalizzato. «Le attuali politiche di blocco stanno producendo effetti devastanti sulla salute pubblica, a breve e lungo periodo», prosegue la dichiarazione. Il problema, secondo gli autori, non è infatti esclusivamente di natura socioeconomica ma anche sanitaria: si parla in tal senso di «peggioramento degli esiti delle malattie cardiovascolari, meno screening per il cancro e deterioramento della salute mentale».
La soluzione proposta da questi scienziati è quindi quella di restrizioni mirate, che si concentrino esclusivamente sulle categorie a rischio. «L'approccio più umano, che bilancia i rischi e i benefici nel raggiungimento dell'immunità di gregge, è quello di permettere a coloro che sono a minimo rischio di morte di vivere normalmente la loro vita per costruire l'immunità al virus attraverso l'infezione naturale, proteggendo al meglio coloro che sono a più alto rischio», sostiene non a caso la dichiarazione. «Le attività extrascolastiche, come lo sport, dovrebbero essere riprese. I giovani adulti a basso rischio dovrebbero lavorare normalmente, piuttosto che da casa. Dovrebbero essere aperti i ristoranti e le altre attività commerciali. Arte, musica, sport e tutte le attività culturali dovrebbero riprendere normalmente», si legge ancora. Obiettivo finale per il documento è quello di «ridurre al minimo la mortalità e i danni sociali fino a raggiungere l'immunità di gregge».
La dichiarazione non ha mancato di suscitare polemiche. Stephen Griffin, docente presso l'Università di Leeds, ha dichiarato alla Bbc che questo tipo di approccio comporterebbe una indebita disparità di trattamento tra le persone. Tutto questo, mentre William Hanage, epidemiologo di Harvard, pur riconoscendo la necessità di salvaguardare maggiormente le attività economiche, ha espresso perplessità sul concetto di immunità di gregge. Tra l'altro, oltre alle critiche tecniche, se ne sono registrate altre di più strumentali, con il Guardian che ha riportato come alcune decine degli attuali 340.000 firmatari (molti dei quali accademici) siano in realtà dei nomi fittizi.
Come che sia, al di là delle polemiche, i dati di fatto sono due. In primo luogo, non si può non ammettere come gli autori della dichiarazione siano scienziati di fama e che il documento non possa essere derubricato a qualcosa di pseudoscientifico: lo stesso Griffin, pur nella sua posizione critica, ha riconosciuto che la dichiarazione nasca da «buone intenzioni». In secondo luogo, l'altro dato è che di questo documento si sia al momento parlato molto (forse troppo) poco sia in Italia che all'estero. Quasi che possa irritare che alcuni importanti scienziati esprimano dei dubbi sull'opportunità e l'efficacia di un lockdown indiscriminato.
Per il momento, un chiaro segnale di interesse è arrivato dalla Casa Bianca. La scorsa settimana, il ministro della Sanità americano, Alex Azar, ha tenuto un incontro proprio con Gupta, Kulldorff e Bhattacharya. Come riportato dal sito The Hill, «durante l'incontro, i tre medici hanno detto ad Azar che consentire al virus di diffondersi in modo incontrollato tra i giovani e le persone sane, proteggendo gli anziani e quelli a più alto rischio di malattie gravi, creerebbe una sufficiente immunità della popolazione per impedirne la diffusione ampia, evitando blocchi e altri misure di mitigazione che hanno avuto un impatto dannoso sull'economia». Bhattacharya ha comunque precisato come l'idea - presente nella dichiarazione - di una «protezione mirata» risulti differente dalla «strategia dell'immunità di gregge» in senso stretto.
Non è al momento chiaro se l'amministrazione Trump sceglierà di seguire questa linea. Quel che è certo è che, a inizio ottobre, Azar, nel corso di un'audizione alla Camera, aveva detto che «l'immunità di gregge non è la strategia del governo degli Stati Uniti per quanto riguarda il coronavirus». Resta comunque il fatto che l'incontro della settimana scorsa abbia evidenziato una manifestazione di interesse, da parte di un presidente - Trump - che ha sempre cercato di evitare un blocco totale dell'economia americana. Con la variante che, almeno in questo caso, non potrà prendersi del «negazionista» o del «nemico della scienza», visto il calibro dei tre medici in questione. Un calibro che, certo, non rende automatico dare ragione alla loro idea. Si tratta ciononostante di una proposta che ha una sua autorevolezza e che meriterebbe di essere diffusa e conosciuta, per ricevere adeguata valutazione. Eppure, come detto, ancora dopo dieci giorni dalla sua sottoscrizione, quasi nessuno ne parla. Per quale ragione?
Trump torna su un palco in Florida e striglia i repubblicani sulla Barrett
Donald Trump è tornato in campo. Nella serata di ieri, il presidente americano ha tenuto il suo primo comizio elettorale fuori Washington, da quando è stato dimesso dall'ospedale. L'evento si è tenuto in un aeroporto a Sanford, in Florida. Luogo scelto non a caso: Trump ha infatti assoluto bisogno di espugnare questo Stato se vuole essere riconfermato e deve in tal senso recuperare lo svantaggio del 3,7% che sta registrando in loco rispetto al rivale, Joe Biden. Non sarà del resto un caso che, sabato scorso, anche il vicepresidente, Mike Pence, abbia fatto campagna nel cosiddetto Sunshine State.
Sempre nella giornata di ieri, l'inquilino della Casa Bianca ha twittato: «Grande impennata della peste cinese in Europa e in altri luoghi che le Fake News erano solite presentare come esempi di luoghi che stanno andando bene, al fine di far sembrare gli Stati Uniti cattivi. Sii forte e vigile, farà il suo corso. Vaccini e cure stanno arrivando velocemente!». Un messaggio volto a ribaltare la tesi secondo cui la gestione della pandemia da parte sua sia stata fallimentare: un elemento che proprio in Florida si rivela particolarmente delicato tra le frange più anziane della popolazione. Del resto, sempre per attirare il sostegno degli elettori del Sunshine State, Trump è tornato ieri a spingere sul pedale dell'anticastrismo. «Il nostro Paese», ha twittato, «non può sopravvivere come una nazione socialista, e questo è quello che i democratici vogliono. Gli Stati Uniti non diverranno mai una versione del Venezuela su larga scala».
Nel frattempo, ieri sono cominciate le audizioni del giudice Amy Coney Barrett alla commissione Giustizia del Senato. La Barrett sarà ascoltata per tutto il corso di questa settimana, mentre il voto per la sua ratifica in commissione è teoricamente previsto per il 22 ottobre. Successivamente sarà il Senato in plenaria ad avere l'ultima parola: secondo la tabella di marcia prevista dai repubblicani, la conferma definitiva dovrebbe avvenire entro la fine del mese. Nella giornata di ieri si sono tenute le dichiarazioni introduttive. Il presidente della commissione, il senatore repubblicano Lindsey Graham, ha invocato delle audizioni «rispettose», mentre i democratici hanno già fatto sapere di voler pressare la Barrett sulle sue posizioni in materia sanitaria (soprattutto per quanto concerne l'Obamacare). I senatori dell'asinello (a partire da Chris Coons) sono anche tornati a criticare il fatto che Trump abbia nominato un nuovo giudice a così poco tempo dalle elezioni del 3 novembre. Una tesi respinta al mittente ieri dallo stesso Graham. «Non c'è nulla di incostituzionale in questo processo», ha dichiarato.
Come che sia, il presidente non ha apprezzato le lungaggini del procedimento senatoriale e ha quindi twittato: «I repubblicani stanno dando ai democratici molto tempo, il che non è obbligatorio, per fare le loro dichiarazioni egocentriche relative al nostro nuovo e fantastico giudice della Corte Suprema». Non è del resto una novità che il presidente abbia polemizzato col suo stesso partito. Già la settimana scorsa, durante un'intervista rilasciata a Fox News, Trump aveva detto che, se la Barrett non verrà confermata, sarà solo colpa dei repubblicani.
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Tre luminari di epidemiologia si schierano contro le chiusure indiscriminate: «Effetti devastanti sulla salute pubblica». Piuttosto, «si tutelino gli anziani lasciando libertà di circolare agli altri». Si tratta di scienziati «buoni», ma la tesi è fastidiosa. E viene censurata.Nuovo comizio dal vivo per Donald Trump. Al Senato via all'audizione per la Corte suprema: «Fate presto».Lo speciale contiene due articoli.Una severa critica al lockdown indiscriminato. È questo, in estrema sintesi, il contenuto della Great Barrington declaration: un appello, sottoscritto lo scorso 4 ottobre presso l'American institute for Economic research da alcuni autorevoli epidemiologi e medici. In particolare, gli autori del documento sono: Sunetra Gupta dell'università di Oxford; Jay Bhattacharya dell'università di Stanford; e Martin Kulldorff dell'università di Harvard. «In qualità di epidemiologi delle malattie infettive e di scienziati della salute pubblica, siamo molto preoccupati per gli effetti dannosi sulla salute fisica e mentale causati dalle politiche adottate dai governi in materia di Covid-19, e raccomandiamo un approccio che chiamiamo protezione mirata», si legge nel documento. Nella fattispecie, la critica di questi scienziati si concentra sull'adozione del lockdown generalizzato. «Le attuali politiche di blocco stanno producendo effetti devastanti sulla salute pubblica, a breve e lungo periodo», prosegue la dichiarazione. Il problema, secondo gli autori, non è infatti esclusivamente di natura socioeconomica ma anche sanitaria: si parla in tal senso di «peggioramento degli esiti delle malattie cardiovascolari, meno screening per il cancro e deterioramento della salute mentale».La soluzione proposta da questi scienziati è quindi quella di restrizioni mirate, che si concentrino esclusivamente sulle categorie a rischio. «L'approccio più umano, che bilancia i rischi e i benefici nel raggiungimento dell'immunità di gregge, è quello di permettere a coloro che sono a minimo rischio di morte di vivere normalmente la loro vita per costruire l'immunità al virus attraverso l'infezione naturale, proteggendo al meglio coloro che sono a più alto rischio», sostiene non a caso la dichiarazione. «Le attività extrascolastiche, come lo sport, dovrebbero essere riprese. I giovani adulti a basso rischio dovrebbero lavorare normalmente, piuttosto che da casa. Dovrebbero essere aperti i ristoranti e le altre attività commerciali. Arte, musica, sport e tutte le attività culturali dovrebbero riprendere normalmente», si legge ancora. Obiettivo finale per il documento è quello di «ridurre al minimo la mortalità e i danni sociali fino a raggiungere l'immunità di gregge».La dichiarazione non ha mancato di suscitare polemiche. Stephen Griffin, docente presso l'Università di Leeds, ha dichiarato alla Bbc che questo tipo di approccio comporterebbe una indebita disparità di trattamento tra le persone. Tutto questo, mentre William Hanage, epidemiologo di Harvard, pur riconoscendo la necessità di salvaguardare maggiormente le attività economiche, ha espresso perplessità sul concetto di immunità di gregge. Tra l'altro, oltre alle critiche tecniche, se ne sono registrate altre di più strumentali, con il Guardian che ha riportato come alcune decine degli attuali 340.000 firmatari (molti dei quali accademici) siano in realtà dei nomi fittizi.Come che sia, al di là delle polemiche, i dati di fatto sono due. In primo luogo, non si può non ammettere come gli autori della dichiarazione siano scienziati di fama e che il documento non possa essere derubricato a qualcosa di pseudoscientifico: lo stesso Griffin, pur nella sua posizione critica, ha riconosciuto che la dichiarazione nasca da «buone intenzioni». In secondo luogo, l'altro dato è che di questo documento si sia al momento parlato molto (forse troppo) poco sia in Italia che all'estero. Quasi che possa irritare che alcuni importanti scienziati esprimano dei dubbi sull'opportunità e l'efficacia di un lockdown indiscriminato. Per il momento, un chiaro segnale di interesse è arrivato dalla Casa Bianca. La scorsa settimana, il ministro della Sanità americano, Alex Azar, ha tenuto un incontro proprio con Gupta, Kulldorff e Bhattacharya. Come riportato dal sito The Hill, «durante l'incontro, i tre medici hanno detto ad Azar che consentire al virus di diffondersi in modo incontrollato tra i giovani e le persone sane, proteggendo gli anziani e quelli a più alto rischio di malattie gravi, creerebbe una sufficiente immunità della popolazione per impedirne la diffusione ampia, evitando blocchi e altri misure di mitigazione che hanno avuto un impatto dannoso sull'economia». Bhattacharya ha comunque precisato come l'idea - presente nella dichiarazione - di una «protezione mirata» risulti differente dalla «strategia dell'immunità di gregge» in senso stretto.Non è al momento chiaro se l'amministrazione Trump sceglierà di seguire questa linea. Quel che è certo è che, a inizio ottobre, Azar, nel corso di un'audizione alla Camera, aveva detto che «l'immunità di gregge non è la strategia del governo degli Stati Uniti per quanto riguarda il coronavirus». Resta comunque il fatto che l'incontro della settimana scorsa abbia evidenziato una manifestazione di interesse, da parte di un presidente - Trump - che ha sempre cercato di evitare un blocco totale dell'economia americana. Con la variante che, almeno in questo caso, non potrà prendersi del «negazionista» o del «nemico della scienza», visto il calibro dei tre medici in questione. Un calibro che, certo, non rende automatico dare ragione alla loro idea. Si tratta ciononostante di una proposta che ha una sua autorevolezza e che meriterebbe di essere diffusa e conosciuta, per ricevere adeguata valutazione. Eppure, come detto, ancora dopo dieci giorni dalla sua sottoscrizione, quasi nessuno ne parla. 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Non sarà del resto un caso che, sabato scorso, anche il vicepresidente, Mike Pence, abbia fatto campagna nel cosiddetto Sunshine State. Sempre nella giornata di ieri, l'inquilino della Casa Bianca ha twittato: «Grande impennata della peste cinese in Europa e in altri luoghi che le Fake News erano solite presentare come esempi di luoghi che stanno andando bene, al fine di far sembrare gli Stati Uniti cattivi. Sii forte e vigile, farà il suo corso. Vaccini e cure stanno arrivando velocemente!». Un messaggio volto a ribaltare la tesi secondo cui la gestione della pandemia da parte sua sia stata fallimentare: un elemento che proprio in Florida si rivela particolarmente delicato tra le frange più anziane della popolazione. Del resto, sempre per attirare il sostegno degli elettori del Sunshine State, Trump è tornato ieri a spingere sul pedale dell'anticastrismo. «Il nostro Paese», ha twittato, «non può sopravvivere come una nazione socialista, e questo è quello che i democratici vogliono. Gli Stati Uniti non diverranno mai una versione del Venezuela su larga scala». Nel frattempo, ieri sono cominciate le audizioni del giudice Amy Coney Barrett alla commissione Giustizia del Senato. La Barrett sarà ascoltata per tutto il corso di questa settimana, mentre il voto per la sua ratifica in commissione è teoricamente previsto per il 22 ottobre. Successivamente sarà il Senato in plenaria ad avere l'ultima parola: secondo la tabella di marcia prevista dai repubblicani, la conferma definitiva dovrebbe avvenire entro la fine del mese. Nella giornata di ieri si sono tenute le dichiarazioni introduttive. Il presidente della commissione, il senatore repubblicano Lindsey Graham, ha invocato delle audizioni «rispettose», mentre i democratici hanno già fatto sapere di voler pressare la Barrett sulle sue posizioni in materia sanitaria (soprattutto per quanto concerne l'Obamacare). I senatori dell'asinello (a partire da Chris Coons) sono anche tornati a criticare il fatto che Trump abbia nominato un nuovo giudice a così poco tempo dalle elezioni del 3 novembre. Una tesi respinta al mittente ieri dallo stesso Graham. «Non c'è nulla di incostituzionale in questo processo», ha dichiarato. Come che sia, il presidente non ha apprezzato le lungaggini del procedimento senatoriale e ha quindi twittato: «I repubblicani stanno dando ai democratici molto tempo, il che non è obbligatorio, per fare le loro dichiarazioni egocentriche relative al nostro nuovo e fantastico giudice della Corte Suprema». Non è del resto una novità che il presidente abbia polemizzato col suo stesso partito. Già la settimana scorsa, durante un'intervista rilasciata a Fox News, Trump aveva detto che, se la Barrett non verrà confermata, sarà solo colpa dei repubblicani.
Silvia Salis (Ansa)
È quello che ha fatto il comune di Amsterdam, che dal 1° maggio è diventata la prima capitale al mondo a vietare la pubblicità di combustibili fossili (voli, auto a benzina, crociere) e carne negli spazi pubblici, seguendo l’esempio di altre città olandesi. Scelta dettata forse dall’ideologia centrata sullo Stato etico, tanto cara al governo locale (dal 2022 guidato da una coalizione di centrosinistra e progressista), forse dall’ingenuità o verosimilmente da entrambe. Sta di fatto che, da venerdì scorso, nei cartelloni pubblicitari, nelle pensiline dei tram e nelle stazioni della metropolitana della capitale olandese sono spariti gli annunci pubblicitari di hamburger, automobili e compagnie aeree. E come sempre, la giustificazione dei politici locali è la solita: la «consapevolezza ambientale».
L’intento è quello di allineare il paesaggio urbano di Amsterdam agli obiettivi ambientali dell’esecutivo cittadino, che prevedono che la capitale dei Paesi Bassi raggiunga la cosiddetta neutralità carbonica entro il 2050 e che la popolazione locale dimezzi il consumo di carne nello stesso periodo. Ci sono voluti anni di trattative e di feroci battaglie politiche, guidate dagli Angelo Bonelli locali, per partorire questo capolavoro green, scattato proprio quando in Occidente, e soprattutto nei Paesi dell’Unione europea, le conseguenze del conflitto in Iran si fanno sentire. Soprattutto in Olanda, dove lo stoccaggio di gas è precipitato sotto il 7%, toccando il 5,8%: una situazione critica che riflette una forte disomogeneità rispetto ad altri Paesi Ue, a partire dall’Italia (attualmente leader in Europa per volumi stoccati). L’ordinanza comunale che bandisce gli spot non si limita soltanto alla messa al bando delle attività che usano il fossile, compresi i contratti delle compagnie elettriche che usano queste fonti, ma si estende anche alla carne. Secondo il consiglio comunale, non è infatti possibile ignorare l’impatto degli allevamenti intensivi sulle emissioni globali.
I sostenitori dell’iniziativa puntano dritto alle multinazionali, colpevoli di orientare attivamente le scelte dei cittadini attraverso il marketing. Il bando della pubblicità, nell’ambito della campagna internazionale «World Without Fossil Ads», rientra nella strategia di «responsabilizzazione», che fa però a pugni con la libertà d’impresa e con le scelte dei consumatori. E guai ad affrontare la crisi energetica aumentando o diversificando la produzione: molto meglio ridurre la domanda colpevolizzando i singoli e indirizzandone i cambiamenti comportamentali.
Una strategia che comincia a fare proseliti: mentre il comune di Copenaghen, accanendosi sugli anziani, ha deciso di somministrare nelle Rsa carne di manzo, vitello e agnello in quantità limitate, fino a un massimo di 80 grammi a settimana a persona, nell’ambito di una politica alimentare incentrata sulla sostenibilità ambientale, anche la maggioranza progressista che sostiene il sindaco di Genova Silvia Salis ha accolto una mozione di Avs per introdurre restrizioni alla pubblicità legata alle fonti fossili. Con buona pace della «blue economy», motore trainante della città, con un indotto diretto e indiretto stimato in circa 10,5-11 miliardi di euro annui, soltanto a Genova, tra ricavi immediati di porto, terminal, cantieri e trasporti, spese vive di crocieristi e compagnie in porto, forniture industriali e artigianali (arredi navali, officine), servizi logistici, assicurativi e legali e consumi generati dai lavoratori del settore sul territorio. Genova si conferma la capitale italiana del settore, sì, ma guai a parlarne.
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Ecco #DimmiLaVerità del 5 maggio 2026. L'esperto di geopolitica Daniele Ruvinetti commenta la nuova alta tensione tra Usa e Iran e i riflessi sul costo del carburante.
Getty Images
A pochi giorni dall’adunata nazionale, prevista da venerdì 8 a domenica 10 maggio, ancora si grida attenti agli assatanati calpestando l’immagine e l’onore degli Alpini. «Abbiamo pensato di fornire alle donne e alle persone della comunità Lgbtqia+ strumenti per affrontare queste giornate di potenziali disagi, molestie e cat calling», ovvero apprezzamenti e commenti volgari, scrive l’associazione del Terzo settore, assieme a Non una di meno, Unione donne Italia (Udi) e Centro antiviolenza Mascherona.
Invitano alla mobilitazione, a non abbassare la guardia, nemmeno fosse in arrivo un raduno internazionale di incel o di adepti della manosfera, comunità di uomini che odiano le donne. «Per reagire sul momento», scrivono, «automunitevi di fischietto. Può servire da deterrente e per attirare l’attenzione di chi vi sta intorno». Inoltre, raccomandano di andare nei loro centri «se avete subito comportamenti inappropriati o molestie/violenze e sentite la necessità di un supporto».
Così pure di segnalare molestie perché, spiegano, «intendiamo monitorare e raccogliere testimonianze per dare ascolto e visibilità a esperienze troppo spesso sottovalutate». Aspettiamoci un libro nero post adunata degli alpini, con nostri contributi veicolati dalla sinistra compiacente. Donne ed Lgbt sarebbero infatti oltremodo preoccupati: «La città verrà occupata da un’associazione di ex militari in un’Italia sempre più militarizzata, dove l’esercito si insinua nelle scuole e il linguaggio bellico cerca di pervadere le menti dei più giovani», è l’allarmismo che si vuole veicolare. Purtroppo, potranno esserci infiltrati solo per creare problemi e confermare che i timori erano fondati.
L’attacco agli Alpini così prosegue: «Dietro alla narrazione simpatica e solidale che parla di uomini pronti a intervenire per alluvioni e terremoti, dietro all’immagine di allegre compagnie di vecchietti goliardi, si nasconde quella cultura che da sempre vogliamo cambiare. Perché il militarismo è ideologia basata sulla forza, sull’autorità gerarchica, sul machismo». Insuperabile il delirio conclusivo: «Il fascino della divisa indora il suo scopo, quello di essere pronti a combattere in nome della Patria e degli interessi nazionali. Anche questo è patriarcato».
Insomma, penne nere sporche (perché si dice che insozzeranno Genova) e cattive, in quanto godrebbero di privilegio sociale. Poveri Alpini, loro che sono sempre così orgogliosi delle manifestazioni che organizzano, occasione di incontro, di rimpatriata ma anche all’insegna di motti che ne sottolineano i valori solidi, la capacità di sacrificio e lo spirito comunitario.
«Esprimo piena solidarietà agli Alpini per i manifesti offensivi comparsi oggi a Genova. Le penne nere sono memoria viva della nostra Nazione, presidio di valori ed esempio di solidarietà», ha dichiarato sui social il presidente del Senato, Ignazio La Russa, la cui «condanna per questi gesti vergognosi è ferma e senza ambiguità».
In una nota, Edoardo Rixi, deputato della Lega e viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha così protestato: «Distorcere la realtà, generalizzare e infangare una storia costruita su sacrificio e solidarietà significa superare il limite del rispetto e della civiltà. Genova è una città che conosce bene il valore della presenza degli Alpini, soprattutto nei momenti più difficili».
A provocare questo clima di rifiuto delle penne nere era stata Lorena Lucattini, direttore della Procura di Genova, già candidata al consiglio comunale per Avs alle ultime elezioni comunali, che aveva affidato ai social un violento attacco. «Ci siamo ereditati questa pagliacciata del raduno degli Alpini, che ci occupano scuole e palestre, almeno si pagassero gli alberghi! Bloccano una città per tre giorni, la sporcano, bevono, fanno casino, ma a cosa servono questi raduni a spese della collettività. Non vedo l’ora se ne vadano ancora prima che arrivino», aveva scritto, tra un post sul Liguria Pride e la condivisione di un elogio al premier spagnolo Pedro Sánchez che «avrebbe ridato dignità alla parola “sinistra”»
Dopo le reazioni indignate da ogni parte d’Italia, la funzionaria ha inviato una lettera di scuse all’Associazione nazionale alpini (Ana), definendo «breve ed infelice» il suo commento su Facebook. «Con questa mia intendo esprimere le mie scuse circa l’uso improprio del termine “pagliacciata” utilizzato per lamentarmi dei disagi che i cittadini genovesi potrebbero subire», si legge nel documento pubblicato dall’Ana sulla sua pagina social.
Spiega: «Non avevo intenzione alcuna di offendere il valoroso corpo degli Alpini, di cui ben conosco gli interventi nel caso di bisogno […] spero che l’incontro con la città di Genova dimostrerà ancora di più il mio torto». Tra i tantissimi commenti sempre di critica a Lucattini malgrado la lettera, un utente osserva: «Non una parola di scuse sull’affermazione “bevono, sporcano, si pagassero gli alberghi”. Scuse tardive e su suggerimento, non sue».
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