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2020-10-13
Da Harvard a Oxford, appello anti lockdown
Spencer Platt/Getty Images
Una severa critica al lockdown indiscriminato. È questo, in estrema sintesi, il contenuto della Great Barrington declaration: un appello, sottoscritto lo scorso 4 ottobre presso l'American institute for Economic research da alcuni autorevoli epidemiologi e medici. In particolare, gli autori del documento sono: Sunetra Gupta dell'università di Oxford; Jay Bhattacharya dell'università di Stanford; e Martin Kulldorff dell'università di Harvard.
«In qualità di epidemiologi delle malattie infettive e di scienziati della salute pubblica, siamo molto preoccupati per gli effetti dannosi sulla salute fisica e mentale causati dalle politiche adottate dai governi in materia di Covid-19, e raccomandiamo un approccio che chiamiamo protezione mirata», si legge nel documento. Nella fattispecie, la critica di questi scienziati si concentra sull'adozione del lockdown generalizzato. «Le attuali politiche di blocco stanno producendo effetti devastanti sulla salute pubblica, a breve e lungo periodo», prosegue la dichiarazione. Il problema, secondo gli autori, non è infatti esclusivamente di natura socioeconomica ma anche sanitaria: si parla in tal senso di «peggioramento degli esiti delle malattie cardiovascolari, meno screening per il cancro e deterioramento della salute mentale».
La soluzione proposta da questi scienziati è quindi quella di restrizioni mirate, che si concentrino esclusivamente sulle categorie a rischio. «L'approccio più umano, che bilancia i rischi e i benefici nel raggiungimento dell'immunità di gregge, è quello di permettere a coloro che sono a minimo rischio di morte di vivere normalmente la loro vita per costruire l'immunità al virus attraverso l'infezione naturale, proteggendo al meglio coloro che sono a più alto rischio», sostiene non a caso la dichiarazione. «Le attività extrascolastiche, come lo sport, dovrebbero essere riprese. I giovani adulti a basso rischio dovrebbero lavorare normalmente, piuttosto che da casa. Dovrebbero essere aperti i ristoranti e le altre attività commerciali. Arte, musica, sport e tutte le attività culturali dovrebbero riprendere normalmente», si legge ancora. Obiettivo finale per il documento è quello di «ridurre al minimo la mortalità e i danni sociali fino a raggiungere l'immunità di gregge».
La dichiarazione non ha mancato di suscitare polemiche. Stephen Griffin, docente presso l'Università di Leeds, ha dichiarato alla Bbc che questo tipo di approccio comporterebbe una indebita disparità di trattamento tra le persone. Tutto questo, mentre William Hanage, epidemiologo di Harvard, pur riconoscendo la necessità di salvaguardare maggiormente le attività economiche, ha espresso perplessità sul concetto di immunità di gregge. Tra l'altro, oltre alle critiche tecniche, se ne sono registrate altre di più strumentali, con il Guardian che ha riportato come alcune decine degli attuali 340.000 firmatari (molti dei quali accademici) siano in realtà dei nomi fittizi.
Come che sia, al di là delle polemiche, i dati di fatto sono due. In primo luogo, non si può non ammettere come gli autori della dichiarazione siano scienziati di fama e che il documento non possa essere derubricato a qualcosa di pseudoscientifico: lo stesso Griffin, pur nella sua posizione critica, ha riconosciuto che la dichiarazione nasca da «buone intenzioni». In secondo luogo, l'altro dato è che di questo documento si sia al momento parlato molto (forse troppo) poco sia in Italia che all'estero. Quasi che possa irritare che alcuni importanti scienziati esprimano dei dubbi sull'opportunità e l'efficacia di un lockdown indiscriminato.
Per il momento, un chiaro segnale di interesse è arrivato dalla Casa Bianca. La scorsa settimana, il ministro della Sanità americano, Alex Azar, ha tenuto un incontro proprio con Gupta, Kulldorff e Bhattacharya. Come riportato dal sito The Hill, «durante l'incontro, i tre medici hanno detto ad Azar che consentire al virus di diffondersi in modo incontrollato tra i giovani e le persone sane, proteggendo gli anziani e quelli a più alto rischio di malattie gravi, creerebbe una sufficiente immunità della popolazione per impedirne la diffusione ampia, evitando blocchi e altri misure di mitigazione che hanno avuto un impatto dannoso sull'economia». Bhattacharya ha comunque precisato come l'idea - presente nella dichiarazione - di una «protezione mirata» risulti differente dalla «strategia dell'immunità di gregge» in senso stretto.
Non è al momento chiaro se l'amministrazione Trump sceglierà di seguire questa linea. Quel che è certo è che, a inizio ottobre, Azar, nel corso di un'audizione alla Camera, aveva detto che «l'immunità di gregge non è la strategia del governo degli Stati Uniti per quanto riguarda il coronavirus». Resta comunque il fatto che l'incontro della settimana scorsa abbia evidenziato una manifestazione di interesse, da parte di un presidente - Trump - che ha sempre cercato di evitare un blocco totale dell'economia americana. Con la variante che, almeno in questo caso, non potrà prendersi del «negazionista» o del «nemico della scienza», visto il calibro dei tre medici in questione. Un calibro che, certo, non rende automatico dare ragione alla loro idea. Si tratta ciononostante di una proposta che ha una sua autorevolezza e che meriterebbe di essere diffusa e conosciuta, per ricevere adeguata valutazione. Eppure, come detto, ancora dopo dieci giorni dalla sua sottoscrizione, quasi nessuno ne parla. Per quale ragione?
Trump torna su un palco in Florida e striglia i repubblicani sulla Barrett
Donald Trump è tornato in campo. Nella serata di ieri, il presidente americano ha tenuto il suo primo comizio elettorale fuori Washington, da quando è stato dimesso dall'ospedale. L'evento si è tenuto in un aeroporto a Sanford, in Florida. Luogo scelto non a caso: Trump ha infatti assoluto bisogno di espugnare questo Stato se vuole essere riconfermato e deve in tal senso recuperare lo svantaggio del 3,7% che sta registrando in loco rispetto al rivale, Joe Biden. Non sarà del resto un caso che, sabato scorso, anche il vicepresidente, Mike Pence, abbia fatto campagna nel cosiddetto Sunshine State.
Sempre nella giornata di ieri, l'inquilino della Casa Bianca ha twittato: «Grande impennata della peste cinese in Europa e in altri luoghi che le Fake News erano solite presentare come esempi di luoghi che stanno andando bene, al fine di far sembrare gli Stati Uniti cattivi. Sii forte e vigile, farà il suo corso. Vaccini e cure stanno arrivando velocemente!». Un messaggio volto a ribaltare la tesi secondo cui la gestione della pandemia da parte sua sia stata fallimentare: un elemento che proprio in Florida si rivela particolarmente delicato tra le frange più anziane della popolazione. Del resto, sempre per attirare il sostegno degli elettori del Sunshine State, Trump è tornato ieri a spingere sul pedale dell'anticastrismo. «Il nostro Paese», ha twittato, «non può sopravvivere come una nazione socialista, e questo è quello che i democratici vogliono. Gli Stati Uniti non diverranno mai una versione del Venezuela su larga scala».
Nel frattempo, ieri sono cominciate le audizioni del giudice Amy Coney Barrett alla commissione Giustizia del Senato. La Barrett sarà ascoltata per tutto il corso di questa settimana, mentre il voto per la sua ratifica in commissione è teoricamente previsto per il 22 ottobre. Successivamente sarà il Senato in plenaria ad avere l'ultima parola: secondo la tabella di marcia prevista dai repubblicani, la conferma definitiva dovrebbe avvenire entro la fine del mese. Nella giornata di ieri si sono tenute le dichiarazioni introduttive. Il presidente della commissione, il senatore repubblicano Lindsey Graham, ha invocato delle audizioni «rispettose», mentre i democratici hanno già fatto sapere di voler pressare la Barrett sulle sue posizioni in materia sanitaria (soprattutto per quanto concerne l'Obamacare). I senatori dell'asinello (a partire da Chris Coons) sono anche tornati a criticare il fatto che Trump abbia nominato un nuovo giudice a così poco tempo dalle elezioni del 3 novembre. Una tesi respinta al mittente ieri dallo stesso Graham. «Non c'è nulla di incostituzionale in questo processo», ha dichiarato.
Come che sia, il presidente non ha apprezzato le lungaggini del procedimento senatoriale e ha quindi twittato: «I repubblicani stanno dando ai democratici molto tempo, il che non è obbligatorio, per fare le loro dichiarazioni egocentriche relative al nostro nuovo e fantastico giudice della Corte Suprema». Non è del resto una novità che il presidente abbia polemizzato col suo stesso partito. Già la settimana scorsa, durante un'intervista rilasciata a Fox News, Trump aveva detto che, se la Barrett non verrà confermata, sarà solo colpa dei repubblicani.
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Tre luminari di epidemiologia si schierano contro le chiusure indiscriminate: «Effetti devastanti sulla salute pubblica». Piuttosto, «si tutelino gli anziani lasciando libertà di circolare agli altri». Si tratta di scienziati «buoni», ma la tesi è fastidiosa. E viene censurata.Nuovo comizio dal vivo per Donald Trump. Al Senato via all'audizione per la Corte suprema: «Fate presto».Lo speciale contiene due articoli.Una severa critica al lockdown indiscriminato. È questo, in estrema sintesi, il contenuto della Great Barrington declaration: un appello, sottoscritto lo scorso 4 ottobre presso l'American institute for Economic research da alcuni autorevoli epidemiologi e medici. In particolare, gli autori del documento sono: Sunetra Gupta dell'università di Oxford; Jay Bhattacharya dell'università di Stanford; e Martin Kulldorff dell'università di Harvard. «In qualità di epidemiologi delle malattie infettive e di scienziati della salute pubblica, siamo molto preoccupati per gli effetti dannosi sulla salute fisica e mentale causati dalle politiche adottate dai governi in materia di Covid-19, e raccomandiamo un approccio che chiamiamo protezione mirata», si legge nel documento. Nella fattispecie, la critica di questi scienziati si concentra sull'adozione del lockdown generalizzato. «Le attuali politiche di blocco stanno producendo effetti devastanti sulla salute pubblica, a breve e lungo periodo», prosegue la dichiarazione. Il problema, secondo gli autori, non è infatti esclusivamente di natura socioeconomica ma anche sanitaria: si parla in tal senso di «peggioramento degli esiti delle malattie cardiovascolari, meno screening per il cancro e deterioramento della salute mentale».La soluzione proposta da questi scienziati è quindi quella di restrizioni mirate, che si concentrino esclusivamente sulle categorie a rischio. «L'approccio più umano, che bilancia i rischi e i benefici nel raggiungimento dell'immunità di gregge, è quello di permettere a coloro che sono a minimo rischio di morte di vivere normalmente la loro vita per costruire l'immunità al virus attraverso l'infezione naturale, proteggendo al meglio coloro che sono a più alto rischio», sostiene non a caso la dichiarazione. «Le attività extrascolastiche, come lo sport, dovrebbero essere riprese. I giovani adulti a basso rischio dovrebbero lavorare normalmente, piuttosto che da casa. Dovrebbero essere aperti i ristoranti e le altre attività commerciali. Arte, musica, sport e tutte le attività culturali dovrebbero riprendere normalmente», si legge ancora. Obiettivo finale per il documento è quello di «ridurre al minimo la mortalità e i danni sociali fino a raggiungere l'immunità di gregge».La dichiarazione non ha mancato di suscitare polemiche. Stephen Griffin, docente presso l'Università di Leeds, ha dichiarato alla Bbc che questo tipo di approccio comporterebbe una indebita disparità di trattamento tra le persone. Tutto questo, mentre William Hanage, epidemiologo di Harvard, pur riconoscendo la necessità di salvaguardare maggiormente le attività economiche, ha espresso perplessità sul concetto di immunità di gregge. Tra l'altro, oltre alle critiche tecniche, se ne sono registrate altre di più strumentali, con il Guardian che ha riportato come alcune decine degli attuali 340.000 firmatari (molti dei quali accademici) siano in realtà dei nomi fittizi.Come che sia, al di là delle polemiche, i dati di fatto sono due. In primo luogo, non si può non ammettere come gli autori della dichiarazione siano scienziati di fama e che il documento non possa essere derubricato a qualcosa di pseudoscientifico: lo stesso Griffin, pur nella sua posizione critica, ha riconosciuto che la dichiarazione nasca da «buone intenzioni». In secondo luogo, l'altro dato è che di questo documento si sia al momento parlato molto (forse troppo) poco sia in Italia che all'estero. Quasi che possa irritare che alcuni importanti scienziati esprimano dei dubbi sull'opportunità e l'efficacia di un lockdown indiscriminato. Per il momento, un chiaro segnale di interesse è arrivato dalla Casa Bianca. La scorsa settimana, il ministro della Sanità americano, Alex Azar, ha tenuto un incontro proprio con Gupta, Kulldorff e Bhattacharya. Come riportato dal sito The Hill, «durante l'incontro, i tre medici hanno detto ad Azar che consentire al virus di diffondersi in modo incontrollato tra i giovani e le persone sane, proteggendo gli anziani e quelli a più alto rischio di malattie gravi, creerebbe una sufficiente immunità della popolazione per impedirne la diffusione ampia, evitando blocchi e altri misure di mitigazione che hanno avuto un impatto dannoso sull'economia». Bhattacharya ha comunque precisato come l'idea - presente nella dichiarazione - di una «protezione mirata» risulti differente dalla «strategia dell'immunità di gregge» in senso stretto.Non è al momento chiaro se l'amministrazione Trump sceglierà di seguire questa linea. Quel che è certo è che, a inizio ottobre, Azar, nel corso di un'audizione alla Camera, aveva detto che «l'immunità di gregge non è la strategia del governo degli Stati Uniti per quanto riguarda il coronavirus». Resta comunque il fatto che l'incontro della settimana scorsa abbia evidenziato una manifestazione di interesse, da parte di un presidente - Trump - che ha sempre cercato di evitare un blocco totale dell'economia americana. Con la variante che, almeno in questo caso, non potrà prendersi del «negazionista» o del «nemico della scienza», visto il calibro dei tre medici in questione. Un calibro che, certo, non rende automatico dare ragione alla loro idea. Si tratta ciononostante di una proposta che ha una sua autorevolezza e che meriterebbe di essere diffusa e conosciuta, per ricevere adeguata valutazione. Eppure, come detto, ancora dopo dieci giorni dalla sua sottoscrizione, quasi nessuno ne parla. 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Non sarà del resto un caso che, sabato scorso, anche il vicepresidente, Mike Pence, abbia fatto campagna nel cosiddetto Sunshine State. Sempre nella giornata di ieri, l'inquilino della Casa Bianca ha twittato: «Grande impennata della peste cinese in Europa e in altri luoghi che le Fake News erano solite presentare come esempi di luoghi che stanno andando bene, al fine di far sembrare gli Stati Uniti cattivi. Sii forte e vigile, farà il suo corso. Vaccini e cure stanno arrivando velocemente!». Un messaggio volto a ribaltare la tesi secondo cui la gestione della pandemia da parte sua sia stata fallimentare: un elemento che proprio in Florida si rivela particolarmente delicato tra le frange più anziane della popolazione. Del resto, sempre per attirare il sostegno degli elettori del Sunshine State, Trump è tornato ieri a spingere sul pedale dell'anticastrismo. «Il nostro Paese», ha twittato, «non può sopravvivere come una nazione socialista, e questo è quello che i democratici vogliono. Gli Stati Uniti non diverranno mai una versione del Venezuela su larga scala». Nel frattempo, ieri sono cominciate le audizioni del giudice Amy Coney Barrett alla commissione Giustizia del Senato. La Barrett sarà ascoltata per tutto il corso di questa settimana, mentre il voto per la sua ratifica in commissione è teoricamente previsto per il 22 ottobre. Successivamente sarà il Senato in plenaria ad avere l'ultima parola: secondo la tabella di marcia prevista dai repubblicani, la conferma definitiva dovrebbe avvenire entro la fine del mese. Nella giornata di ieri si sono tenute le dichiarazioni introduttive. Il presidente della commissione, il senatore repubblicano Lindsey Graham, ha invocato delle audizioni «rispettose», mentre i democratici hanno già fatto sapere di voler pressare la Barrett sulle sue posizioni in materia sanitaria (soprattutto per quanto concerne l'Obamacare). I senatori dell'asinello (a partire da Chris Coons) sono anche tornati a criticare il fatto che Trump abbia nominato un nuovo giudice a così poco tempo dalle elezioni del 3 novembre. Una tesi respinta al mittente ieri dallo stesso Graham. «Non c'è nulla di incostituzionale in questo processo», ha dichiarato. Come che sia, il presidente non ha apprezzato le lungaggini del procedimento senatoriale e ha quindi twittato: «I repubblicani stanno dando ai democratici molto tempo, il che non è obbligatorio, per fare le loro dichiarazioni egocentriche relative al nostro nuovo e fantastico giudice della Corte Suprema». Non è del resto una novità che il presidente abbia polemizzato col suo stesso partito. Già la settimana scorsa, durante un'intervista rilasciata a Fox News, Trump aveva detto che, se la Barrett non verrà confermata, sarà solo colpa dei repubblicani.
«Quando ci si adopera per una cura adeguata della nostra Casa comune e di tutti, deve essere considerato un approccio integrale», scrivono i cardinali Michael Czerny e Kevin Joseph Farrell - prefetti rispettivamente dei due citati dicasteri - nell’introduzione al testo dove, peraltro, non manca una citazione di papa Benedetto XVI.
Certo, ci sono pure vari richiami a papa Francesco, com’è inevitabile avendo egli dedicato all’ecologia un’intera enciclica, la Laudato si' (2015). Tuttavia, il testo è del tutto coerente con la linea di papa Leone XIV, il quale, pur citando spesso papa Bergoglio, guida ora la Chiesa su acque dottrinalmente ben più tranquille. Prova ne è il fatto che L’ecologia integrale nella vita della famiglia non si limita, si potrebbe ironizzare, a invitare a fare la raccolta differenziata, ma dedica più passaggi a richiamare il ruolo stesso di quella che, per i cattolici, è la cellula fondamentale della società. Il documento infatti non parla genericamente di famiglia, ma lo fa sempre in riferimento al sacramento matrimoniale; non è un caso che il termine «matrimonio» ricorra ben dieci volte.
A tal proposito, sovvengono le parole di papa Prevost, che nell’omelia in occasione della Messa per il giubileo delle Famiglie, nelle prime settimane del suo pontificato, aveva precisato, esprimendo una linea cristallina, che «il matrimonio non è un ideale ma il canone del vero amore». Non stupisce, allora, che nelle pagine del documento appena pubblicato la famiglia fondata sul sacramento del matrimonio sia richiamata così spesso. Ma c’è più. In un testo che si presenta come di «ecologia integrale», con cioè una prospettiva che si prende cura del creato nel suo insieme, traspare con forza l’idea che non esista cura dell’ambiente senza quella dell’uomo, tanto che viene sottolineata con forza la necessità di far «rispettare la vita umana dal concepimento alla morte naturale dicendo no all’aborto, all’eutanasia, alla maternità surrogata e alle tecniche di fecondazione assistita e alla loro promozione» (p. 34).
Poco prima, anche una condanna all’ideologia antinatalista: «Oggi c’è la tendenza a considerare la crescita demografica come la principale minaccia per l’umanità» (p. 29). A seguire, un ammonimento ai governi che «operano attivamente per la diffusione dell’aborto, promuovendo talvolta l’adozione della pratica della sterilizzazione» e impongono «un forte controllo delle nascite» (p. 30).
Anche le proposte educative alle giovani generazioni, sia pure calibrate sul tema ambientale, sposano sempre un’antropologia cristiana. Così, nelle pagine dedicate all’istruzione, troviamo sì riferimenti all’importanza di «chiedere alla scuola di aggiornare le proprie attività e manuali didattici in materia di ecologia» e a quella di «educare a non sprecare il cibo» (p. 58); ma quest’ultimo impegno arriva comunque dopo l’esortazione a «parlare in maniera adeguata all’età della necessità di proteggere la vita umana da aborto, maternità surrogata ed eutanasia» (p. 57). Il solco tra l’ecologia integrale cristiana e l’ambientalismo caro al mainstream è davvero lampante.
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Il professor Pier Luigi Petrillo ha dato l’anima per questo traguardo. Ieri 27 aprile s’è scoperto grazie alla mobilitazione della Coldiretti - ha portato al passo del Brennero 10.000 agricoltori - che alcuni piatti simbolo di questa cucina sono fatti con ingredienti che d’italiano hanno solo l’etichetta. Una rivelazione scioccante riguarda le mozzarelle campane della serie «tu vulive a pizza c’ha mozzarella e a pummarola in coppa e niente chiù». Secondo l’analisi di Coldiretti e Centro Studi Divulga su dati del ministero della Salute, «l’Italia ha importato nel 2025 circa 1,5 milioni di quintali di cagliate su un totale di 6,4 milioni di quintali di formaggi che arrivano nel nostro Paese (+9% rispetto al 2024)». Passano quasi tutti dal Brennero e «oltre la metà delle cagliate importate finiscono a Napoli (306.000 quintali) a Benevento (183.000 quintali), Campobasso (134.000) e Salerno (92.000)». Due terzi delle cagliate tedesche e polacche sono lavorate al Sud con la Campania che ne assorbe il 46,7%. Ieri al Brennero – Coldiretti aveva il supporto della Guardia di Finanza - hanno scoperto i «Tir dell’orrore». Correva il 9 gennaio 2026 quando sempre il ministro Francesco Lollobrigida annunciava che contrariamente a quanto sostenuto per anni l’Italia diceva sì al Mercosur - il trattato commerciale col Sud America – perché si erano ottenute da Ursula von der Leyen stringenti garanzie sulle clausole di reciprocità, sull’applicazione dell’etichetta d’origine e sullo stabilire in Italia l’autorità doganale europea visto che nessuno si fida dei controlli che fanno gli olandesi. La dogana europea ora sta Lille in Francia che ha detto no al Mercosur. Ursula forse s’è distratta. Al Brennero sono saltati fuori kiwi cileni (l’Italia è il primo produttore al mondo di questi frutti avendo superato anche la Nuova Zelanda) fettine di pollo sudamericano che diventano crocchette italiane, carciofi egiziani, lavorati e venduti come sottaceto italiani, arance sudafricane che diventano succhi di frutta italiani, grano canadese trasformato in pasta italiana. Tutta roba che passa da Rotterdam mentre i nostri partner europei ci danno le cosce di maiale fresche – sono le più «spacciate» al Brennero - che arrivano dalla Germania, dall’Olanda, dalla Danimarca, dalla Francia e diventano prosciutti italiani, così come tonnellate di miele tedesco, centinaia di migliaia di litri di latte francese e polacco e le mozzarelle tedesche già confezionate col tricolore. Un danno enorme alla nostra agricoltura, ma anche alla nostra reputazione commerciale dovuto al codice doganale europeo che consente di etichettare come italiano il prodotto che subisce in Italia anche solo il confezionamento.
«Al centro della mobilitazione che da mesi ha coinvolto almeno 100.000 agricoltori e ha la sua tappa finale qui al Brennero», spiega il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo, «c’è la battaglia per la revisione della normativa sull’ultima trasformazione che penalizza il lavoro agricolo nazionale e altera profondamente la trasparenza del mercato. E poi vogliamo l’etichetta di origine». Ettore Prandini, che di Coldiretti è il presidente, ribadisce: «L’agroalimentare rappresenta una filiera strategica per il Paese, che vale 707 miliardi di euro e garantisce 4 milioni di posti di lavoro, assistiamo a meccanismi che alterano la concorrenza, comprimono il reddito degli agricoltori e compromettono l’immagine del vero Made in Italy. Vogliamo un intervento europeo immediato. A partire da tre elementi: la sicurezza alimentare, la salute dei consumatori, il reddito degli agricoltori». E giovedì in Coldiretti si replica. A Roma si parla di cibo e salute con il commissario europeo Olivér Várhelyi.
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Matteo Salvini e coniugi Trevaillon (Ansa)
Dopo un colloquio di un’ora nel Municipio dove ha incontrato il sindaco Giuseppe Masciulli, Salvini si è recato nella casa nel bosco dove tutto ha avuto inizio. E dove, dopo la scadenza del contratto con il B&B che la ospitava, la coppia ha fatto ritorno proprio in questi giorni. Ma senza figli. «Ci sono i pannelli solari, il bosco, il fiume, le piante, l’asino. È stato chiesto loro di sistemare casa, fatto. La questione sanitaria, c’è il pediatra, le vaccinazioni, fatto. Sistemate le domande educative, c’è l’insegnante pronta. Non capisco cosa si deve aspettare!», ha detto ancora Salvini. «Io sono sicuro che tutti hanno agito in buona fede ma probabilmente qualcuno ha sbagliato valutazione», ha proseguito riferendosi alla decisione del tribunale per i minorenni dell’Aquila dello scorso 20 novembre con cui aveva sospeso la responsabilità genitoriale della coppia sui tre figli. E all’odissea che ne è seguita. Come l’allontanamento di mamma Catherine dalla casa famiglia deciso lo scorso 6 marzo, in quanto ritenuta un possibile ostacolo al percorso educativo dei minori.
Da allora gli incontri sono stati limitati al massimo. Solo negli ultimi giorni è arrivata la concessione di una videochiamata, forse un piccolo segnale di riavvicinamento, mentre per un incontro in presenza si dovranno attendere ulteriori sviluppi nel percorso stabilito dal tribunale. Che ancora non è chiaro. Come ha sottolineato il sindaco, che ha puntato il dito contro l’assenza di un programma che faccia intravedere un esito finale positivo della vicenda. Una lacuna inaccettabile, spiega, a cinque mesi dall’ordinanza e dopo la soluzione di gran parte delle criticità. Anche perché la gestione dell’intera vicenda è costata al Comune di 850 abitanti già 50.000 euro. Una spesa che, in assenza di un percorso definito, potrebbe raddoppiare.
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Ecco #DimmiLaVerità del 28 aprile 2026. Il nostro Alessandro Da Rold ci spiega perché giovedì sarà il giorno cruciale per l'inchiesta su Rocchi e gli arbitri.